Oliviero Twist

Di

Editore: Mursia

3.9
(3512)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 251 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Chi tradizionale , Chi semplificata , Francese , Ungherese , Olandese , Danese , Svedese , Greco , Portoghese , Ceco , Polacco , Catalano , Estonian , Croato

Isbn-10: A000187348 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Maria Ettlinger Fano ; Illustratore o Matitista: Angelo Bioletto

Disponibile anche come: Altri , Paperback , Tascabile economico , Copertina morbida e spillati , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Adolescenti

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Descrizione del libro
Collana Corticelli 14
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Para que luego digan que los libros no tienen alma. He tardado tantísimo en leer este libro porque en sí mismo, el propio libro me traía recuerdos muy dulces y muy amargos a la vez y no sabía si podrí ...continua

    Para que luego digan que los libros no tienen alma. He tardado tantísimo en leer este libro porque en sí mismo, el propio libro me traía recuerdos muy dulces y muy amargos a la vez y no sabía si podría terminarlo sin perder la compostura por el camino. Empecé a leer este libro un día en el tren junto a una persona maravillosa que desgraciadamente no está ya a mi lado... y terminar el libro ha sido como dejarla ir un poco más. Sin embargo y pese a haber tardado tanto tiempo me alegro de haberlo leído entero puesto que el señor Charles Dickens es un gran escritor que te transmite todo aquello que quiere hacerte ver con su prosa. Quizá el libro se debería llamar "las desgraciadas aventuras de un muchacho que está solo en el mundo" o algo del estilo porque madre mía todos los reveses que sufre el pobre chaval. Dejando a un lado todo esto me ha encantado la forma que tiene Dickens de retratar a la sociedad y cuán acertadamente lo hace: desde la más brutal crueldad, el engaño, la falsedad, la mentira, la indigencia y pobreza, la suciedad... hasta la bondad más absoluta, la devoción, la gratitud y el amor. Además, ha conseguido que me meta totalmente dentro del libro y sufra la ansiedad de los propios personajes, así, ha hecho que viva mis últimos días de vida en una celda siendo el propio Fagin, ha hecho que sea una Sally aterrorizada por traicionar a aquellos a los que cree deberle alguna lealtad y ha hecho que sea un Bill desesperado por escapar de un horrible destino creado por él mismo y perseguido por su propio pecado. Y esto hablando de los "malos" del libro. Por tanto, ha sido una absoluta delicia acabar de leerlo aunque me haya dado tantísima pena al mismo tiempo.

    ha scritto il 

  • 5

    Adoro Dickens

    Forse non è la sua opera migliore, nel senso che in qualche punto la trama è un po' forzatamente romanzesca e il protagonista sembra un santo martire coinvolto suo malgrado in mille peripezie. Ma lo s ...continua

    Forse non è la sua opera migliore, nel senso che in qualche punto la trama è un po' forzatamente romanzesca e il protagonista sembra un santo martire coinvolto suo malgrado in mille peripezie. Ma lo stile dell'autore inglese (era anche giornalista, non dimentichiamolo) continua ad essere ancora oggi affascinante, ironico, a volte spietato. Nessuno ha saputo descrivere come lui i sobborghi della Londra vittoriana. Per me la figura più riuscita di questo libro rimane la giovane Nancy, che nonostante viva al centro dell'abiezione riesce in modo tutto femminile a riscattarsi ma che pagherà questo tentativo con la morte. Almeno per me, Dickens resta uno di quegli autori dei quali, se leggi un libro, ti ritrovi poi a cercarne l'opera omnia.

    ha scritto il 

  • 3

    Il mio primo approccio a Dickens è stato tutto sommato positivo. Apprezzo il suo stile di scrittura, la sua satirica descrizione di avvenimenti e personaggi. Durante la lettura ci sono stati momenti i ...continua

    Il mio primo approccio a Dickens è stato tutto sommato positivo. Apprezzo il suo stile di scrittura, la sua satirica descrizione di avvenimenti e personaggi. Durante la lettura ci sono stati momenti in cui ho divorato pagine ed altre in cui volevo solo che finisse. Mi sono sempre tenuta lontana dalla storia di Oliver Twist in ogni sua versione, per cui ho intrapreso la lettura pressappoco alla cieca.

    ha scritto il 

  • 5

    In questa recensione voglio riportare un pezzo della postfazione di Antonio Faeti, dato che credo sia superfluo dire quanto geniale e bravissimo sia Charles Dickens.

    "Perchè non è attuale, in verità, ...continua

    In questa recensione voglio riportare un pezzo della postfazione di Antonio Faeti, dato che credo sia superfluo dire quanto geniale e bravissimo sia Charles Dickens.

    "Perchè non è attuale, in verità, solo perchè, purtroppo,esistono addirittura milioni di Oliver nel nostro pianeta. E' attuale anche perchè mostra tutto l'itinerario di una avventurosa lotta per la sopravvivenza,per la crescita,per una positiva evoluzione anche in questa palude,anche in questa fangosa metropoli del male. Ai piccoli Oliver di oggi,moltissimi privati di libri e di tempo per leggerli,l'Oliver dickensiano dell'Ottocento sa suggerire di resistere,di tenere duro,di guardare avanti,di guardare alla vita con impegno e con coraggio,perchè la vita è comunque un bene prezioso,anche nella miseria più bieca,proprio perchè consente di battersi,di non piegarsi,di non buttarsi via. Oliver e Dickens ricordano poi che i Fagin,prima o poi, finiscono sulla forca,senza perdonismi,senza pietismi,senza vergognose attenuanti. I Fagin la pagano,prima o poi,e questo deve dar speranza anche alle loro vittimi di oggi,a questi bambini smunti e atterriti che vediamo in tante immagini,in tanti filmati,in tanti servizi televisivi che ci stupiscono: possibile che i giornalisti,così bravi,onesti,coraggiosi,non ci mostrino mai un Fagin?"

    ha scritto il 

  • 4

    Oliver Twist o La Storia di un Orfanello

    Solitamente non scrivo commenti su quei libri che la società odierna definisce “classici”. Penso sia una perdita di tempo dato che persone più erudite e colte del sottoscritto passano anni, in accadem ...continua

    Solitamente non scrivo commenti su quei libri che la società odierna definisce “classici”. Penso sia una perdita di tempo dato che persone più erudite e colte del sottoscritto passano anni, in accademia e in corsi universitari vari, a cercare di cogliere gran parte che un autore ha voluto trasmettere nelle sue opere, il più delle volte magari fraintendendo il messaggio o dando un’interpretazione sbagliata. Per quale motivo, dunque, dall’alto della mia ignoranza, dovrei analizzare un manoscritto su cui è già stato speso del tempo e detto tutto l’immaginabile?

    Sebbene, per mia natura, in un primo momento fossi tentato di lasciar perdere, con Charles Dickens voglio fare un’eccezione, perché la storia del suo Oliver Twist, e di chi vi scrive, è stata tanto tormentata quasi quanto le gesta narrate nel libro stesso. Questa, ovviamente, è un’iperbole bella e buona, poiché non mi è capitato di finire in una banda di ladri o che il libro mi fosse preso a bastonate da un mazziere dedito al suo lavoro tanto da non comprenderne il nobile significato.

    Nella più tranquilla delle avventure che possono nascere tra lettore e libro, vi basti sapere che iniziai la seconda fatica dello scrittore inglese nel “lontano” 2013, quando fui preso da un fervore innaturale nei confronti del più grande romanziere vittoriano. Come spesso capita, a tanta ardente passione, ne conseguì un’altrettanta lenta e veloce fine, e Oliver, dopo qualche settimana, con solo 60 pagine lette, fu riposto nella libreria, in attesa. Dopo tre anni, eccomi pronto a iniziare un nuovo viaggio con il piccolo Twist, quando ormai i miei problemi con Dickens sembravano non volersi risolvere e avessi quasi gettato la spugna. Amo Dickens, i suoi personaggi, le sue battute ricche di ironia e le sue tematiche, son persino andato al museo a lui dedicato a Londra, ma di lui ho letto un paio di libri e fatto qualche lettura generale. Fine, niente di straordinario. Mi sono detto: “Ehi, non ci siamo proprio!”. C’è da vergognarsene un poco, specie se vai in giro a dire che questi è il tuo autore preferito, cosa che magari è, pur non avendolo letto tutto, se hai comunque analizzato qualche suo testo, la sua critica sociale e letto e riletto la sua biografia.

    Ad ogni modo, bando alle ciance, parliamo adesso di Oliver Twist o La Storia di un Orfanello.

    La trama, bene o male, la conoscete tutti, e se non è stata inculcata nelle vostre teste da qualche frustrato insegnante o libro di scuole medie con accanto qualche foto dell’epoca o illustrazione fatta su due piedi, il consiglio è quello di andare a cercarvela su Internet. Qui dirò soltanto che il tutto parte con la nascita di Oliver, orfano di padre e madre, il quale viene mandato a vivere nell’ospizio della sua città natale, sotto le cure e la supervisione di un attento consiglio e di tanti altri personaggi particolari ed eccentrici. Cresciuto, lo sventurato, sarà mandato a lavorare in una ditta di pompe funebri per poi fuggire dai suoi padroni e rifugiarsi a Londra. Il suo viaggio lo porterà a conoscere, nella turbolenta capitale, persone piene di carisma e forti di un grande fiuto per gli affari. Fagin, l’ebreo, e la sua banda di giovani ladruncoli accoglieranno Oliver a braccia aperte, ma, dovessi fermarmi qui, mentirei nel dirvi, per coloro che ancora sono all’oscuro della storia, che le (dis)avventure del giovane orfano si conclusero con l’incontro tra questi e Fagin. In virtù del mio rispetto verso i colleghi lettori e lettrici, che invidio dal momento in cui potranno addentrarsi per la prima volta in questa magica triste vicenda, ho deciso di fermarmi e scrivere, come ultimo consiglio, di non perdere tempo prima di entrare nella vita di Oliver Twist e di correre in libreria a comprarvelo o rispolverare il vecchio tomo dai vostri scaffali togliendovi la polvere che si depositata sopra. Non ve ne pentirete.

    Passando ad un’analisi un po’ più attenta ed elaborata si nota immediatamente come una critica che ho sempre visto rivolgere a Charles Dickens, quale quella di sottintendere sempre, nei suoi lavori, una certa morale, un certo didascalismo ed una critica fin troppo buonista in alcuni frangenti, sia quasi totalmente fuori luogo. Questa lettura superficiale, a mio avviso, annienta completamente la complessa architettura dell’opera di cui sto parlando, non solo dal punto di vista dei contenuti, ma anche per quel che concerne lo stile dell’autore, poiché se è vero che da un lato Dickens cerca di tirar fuori dalle proprie parole una morale, è anche altrettanto vero che questa non viene mai sciorinata al lettore come un ipse dixit, né tanto meno è proposta dietro una patina retorica ed anacronistica. Charles colma di humour (talvolta anche molto nero) ogni sua pagina e attacco alla società, non lascia nessuno fuori dalla sua morsa e la sua penna ferisce crudelmente coloro verso i quali prova un forte rancore. Un dettaglio, inoltre, che ricorre sempre nei commenti alle sue opere è il continuo chiamare in causa le fabbriche e lo sfruttamento infantile. Nell’opera qui presa in analisi il romanziere non menziona quasi mai le fabbriche e gli operai, se non come elemento di contorno, concentrandosi piuttosto su l’opportunismo della società del tempo e le mancanze sociali dell’Inghilterra legate al modo in cui venivano trattati i bambini ed i poveri. Si prende a cuore, infine, non tanto l’utilitarismo, ripreso caldamente in Tempi Difficili, ma le condizioni di miseria in cui imperversa la città di Londra ed i suoi abitanti, mettendo in luce cosa questa condizione (in)umana può portare a far fare alle persone, come le annienti e le soggioghi al valore di coloro che le sfruttano. Le istituzioni sono prese di mira, ma non sono, tanto per far chiarezza, le stesse degli altri suoi romanzi; come capita ormai spesso, con Dickens si tende a far di tutta l’erba un fascio quando si parla di critica e tematiche ed Oliver Twist, se non vive di tematiche puramente proprie, riesce comunque ad iniziare (e sottolineo la parola con incisività) con leggerezza ed efficienza un percorso che si svilupperà nei romanzi successivi.

    Me lo sono più e più volte immaginato, Charlie, ridere di gusto nel descrivere degne persone quali Jack Dawkins o Bumble, conscio che la storia ne avrebbe risentito enormemente se avesse deciso di sfornarci un lungo e pesante polpettone vittoriano. Qui, infatti, sta la grandezza dell’autore e la sua modernità, perché Oliver Twist vive ancor oggi di luce propria, non sente, ad eccezione i qualche frangente e empatia di troppo, gli acciacchi del tempo e sa regalare, a noi tutti, un campionario di personaggi tanto “manichei” quanto profondi e vivi.

    Dopo quasi cinquecento pagine ancora faccio fatica a comprendere Nancy, la poveretta costretta a vivere in un mondo fatto di sofferenza e malvagità, così come resto sempre più affascinato dall’animo nobile e generoso del signor Brownlow. Per quanto schierati in maniera netta in due fazioni rivali, i comprimari della storia godono di quella luce e di quella scintilla di umanità grazie alla quale si prova una profonda empatia e verso alcuni, perché no?, un profondissimo odio viscerale.

    Fagin resta l’antagonista iconico del romanzo e forse dell’opera omnia dell’autore, ma è proprio grazie a quella sua malvagia ambiguità, alla sua natura melliflua che l’ebreo ci conquista e affascina, forse, proprio perché, fino alla fine, il suo animo viscido e egoista hanno sempre quel non so che di unico capace di conquistare l’interesse del lettore, come quando si è attratti da un qualcosa di macabro.

    Oliver, se proprio la vogliamo dire tutta, è probabilmente il protagonista più limitato di Dickens, nella misura in cui non è questi a plasmare gli eventi o indirizzarli verso un certo indirizzo tramite le sue azioni, ma il contrario; il piccolo Twist è in continua balia del suo destino, che non gli risparmia niente nella maniera più assoluta, né gioie né difficoltà o dolori. In confronto ad un Copperfield o ad un Pirrip, Oliver si mostra fin troppo contenuto e passivo, non godendo di quel carisma che, fortunatamente, si trova nel campionario di personaggi che si animano intorno a quest’ultimo. Conoscendo le mancanze del suo protagonista, limiti coerenti data la giovane età e natura, Dickens rimpolpa la storia con uomini e donne straordinari, facendo salire loro in cattedra e trainando tutta una serie di rocambolesche avventure che continuano ad ammaliare il lettore pagina dopo pagina, anno dopo anno.

    Ultimo elemento di cui bisogna prender nota, ma di certo non meno importante, è Londra. La città vive e risplende, attraverso i quartieri per bene e le innumerevoli descrizioni dei vicoli più sudici e bui, dietro i nomi di pub e osterie, ricca di personalità e comparse di tutto rispetto. Ecco che Charles Dickens dimostra con tranquillità di conoscere la capitale quasi meglio delle sue tasche, ce la descrive magnificamente, la fa vivere, coglie il suo sporco cuore pulsante e sottolinea nel parlarne tutti quei particolari grazie ai quali oggi abbiamo una precisa immagine e visione del periodo Vittoriano o di poco precedente.

    Oliver Twist, son sicuro, non è il miglior romanzo di Dickens, ma è un ottimo libro da cui iniziare se si vuole leggere le altre opere dell’autore. Tutt’altro che complesso o noioso, l’unica difficoltà può arrivare da uno stile a volte eccessivo e barocco, ricco di descrizioni particolarmente lunghe ed esaustive a cui oggi non siamo più abituati che può piacere o meno. In tutta franchezza, tale aspetto è poco importante nell’economia del romanzo. Come ogni grande Classico che si rispetti Oliver Twist riesce a toccare nel profondo, emozionare e far riflettere, senza mai proibirci del piacere della lettura ed accidenti, per dirla in parole povere, se non è stato un bel viaggio addentrarsi con il Volpone tra le vie di Londra!

    ha scritto il 

  • 3

    Non ho mai voluto leggere Dickens ed avevo ragione, certo la sua scrittura è ironica e il suo "Stai zitto cretino" detto da Mrs Bumble è una perla.
    Le situazioni sono d'impatto emotivo forte: morti p ...continua

    Non ho mai voluto leggere Dickens ed avevo ragione, certo la sua scrittura è ironica e il suo "Stai zitto cretino" detto da Mrs Bumble è una perla.
    Le situazioni sono d'impatto emotivo forte: morti precoci per parto, orfani maltrattati, ebrei (ma perchè gli scrittori inglesi ce l'avevano con gli ebrei) cattivi e maledetti, l'ultima notte del condannato che solitamente suscita tanta pietà tutto questo non riesce a creare empatia con il lettore o almeno con me.
    Rimane la denuncia di uno stato sociale dove che vive in miseria rischia veramente di morire di fame ed in questo aveva ragione la Stowe di sostenere 20 anni dopo che la condizione dei poveri nel vecchio continente non era migliore di quella degli schiavi neri in America, la sola differenza era lo stato di schiavitù.
    Scritto nel 1837 la lettura comunque risulta ancora gradevole.

    ha scritto il 

  • 4

    Ho affrontato con timore questo romanzo di Dickens perché pensavo che lo avrei trovato pesante, invece si è rivelato una lettura davvero piacevole, brillante, scorrevole e piena di avventure. Ho molt ...continua

    Ho affrontato con timore questo romanzo di Dickens perché pensavo che lo avrei trovato pesante, invece si è rivelato una lettura davvero piacevole, brillante, scorrevole e piena di avventure. Ho molto apprezzato in particolare l'ironia di Dickens nella descrizione delle ingiustizie e dei personaggi ambigui che popolavano la Londra ottocentesca.
    Vale la lettura.

    ha scritto il 

  • 0

    La storia è conosciutissima(anche perche sfruttata dal cinema , dalla tv, fumetti...) ma solo le pagine del romanzo ti sanno regalare emozioni uniche e irrepetibili, come Dickens era in grado di fare. ...continua

    La storia è conosciutissima(anche perche sfruttata dal cinema , dalla tv, fumetti...) ma solo le pagine del romanzo ti sanno regalare emozioni uniche e irrepetibili, come Dickens era in grado di fare...
    Storia di un orfanello, Oliver twist, che dopo varie tragiche peripezie,aiutato anche da amici che incontrera sulla sua strada, trovera la gioia e la felicita...
    Siamo nella Londra vittoriana dell'ottocento, all'epoca della prima rivoluzione industriale, dominata da conflitti tra classi sociali, dall'infelice condizione della classe operaia, dall'enorme distanza tra ricchi e poveri, e in cui si facevano strada quei valori borghesi, caratterizzati da ipocrisia, cinismo, doppiezza nei comportamenti, ambizione smodata,vuoto morale,ossessione per la posizione sociale, e attenzione all'apparenza e al buon nome.....
    Nella seconda parte del romanzo il protagonista quasi sparisce, e Dickens si concentrera soprattutto sugli altri personaggi...ed è proprio l'ottima caratterizzazione psicologica dei vari personaggi,insieme all'abilita narrativa, una delle cose migliori del romanzo...
    Nel romanzo c'è un evidente critica della societa del suo tempo, anche se Dickens non ci va mai pesante, e preferisce caratterizzare il tutto, con una certa leggerezza e dose di ironia...
    Certo il finale potra apparire un po fiabesco, con i cattivi, che devono affrontare anche i loro fantasmi interiori, che vengono puniti, e i buoni che finalmente possono vivere la loro vita serena e felice per il resto dei loro giorni..visto che nella realta non è sempre cosi...ma dopo tutto chi se ne frega? le fiabe piacciono per questo...non devono per forza imitare la realta .. .E' semplicemente bello lasciarsi trascinare da un fiume di emozioni...

    Ma poi è un finale anche molto drammatico e con un retrogusto amaro, quindi non sempre gioioso , la gioia si alterna all'amarezza e alla tristezza(vedi la scoperta di Oliver della morte dell'amico), dove Dickens non risparimia nemmeno il cane...ammetto che ci sono rimasto male, che brutta fine gli ha fatto fare...Che gli avra fatto a Dickens?:)
    La scrittura è fluida e scorrevole, è un piacere leggere...
    Opera giovanile di Dickens ma veramente godibilissima..da leggere assolutamente

    Dickens crede nella capacita dell'amore di cambiare le cose(ed io sono d'accordo con lui...)
    Concludo con questa sua frase:

    "Quel velo lo di tristezza che nei giorni scorsi era calato su ogni minima cosa,anche la piu umile, sembrava essersi squarciato all'improvviso: la rugiada pareva brillare sulle foglie verdi,il fruscio del vento aveva un suono molto piu dolce e melodioso,il cielo stesso sembrava piu blu... Cio dipende dall'influenza che i nostri diversi stati d'animo esercitano sul'apparenza delle cose che ci circondano...Quando una persona si lamenta che tutto intorno a se è buio è spento , in realta non ha torto, ma quei toni cupi, non sono altro che il riflesso dell'amarezza che uno si porta dentro. I veri colori sono delicati e si possono cogliere soltanto con gli occhi di un animo terso"

    ha scritto il 

  • 3

    Solo Dickens riesce ad essere sempre diverso eppure lo stesso in ogni suo romanzo. Feroce sarcasmo e puro umorismo si mescolano in questo caso a freddo realismo e lacrimoso pietismo, per creare un rom ...continua

    Solo Dickens riesce ad essere sempre diverso eppure lo stesso in ogni suo romanzo. Feroce sarcasmo e puro umorismo si mescolano in questo caso a freddo realismo e lacrimoso pietismo, per creare un romanzo che ha per protagonista indiscussa la città di Londra. È una Londra cupa, avvolta da nebbia e fuliggine a coprirne carenze e misfatti, quella che si riesce a percorrere in lungo e in largo con Oliver Twist usato a mo’ di guida turistica. È la Londra dei bassifondi e della miseria più nera, dove vige la legge del più forte e dalla quale scappare sembra quasi impossibile. Ed è in queste strade che si concentra tutto il valore del racconto, da leggere prima di tutto come una critica rivolta alla presunte istituzioni caritatevoli che elargiscono vuota benevolenza, secondo il principio primo del soccorso esterno, cioè quello di "dare ai poveri esattamente ciò di cui non hanno bisogno, in modo che son dissuasi dal venire a chiedere".
    Un romanzo sociale più che di formazione dunque, che fa di Oliver una presenza muta ed immutabile nella maggior parte dei capitoli, il simbolo per eccellenza dell’innocenza e della purezza, che invano Ignoranza e Miseria, quelli che Dickens chiama figli dell’uomo in A Christmas Carol, tentano di insozzare.
    Come sempre accade quando la linea di demarcazione tra Bene e Male è così netta da non ammettere sbavature, la storia perde d’impatto e sconfina pericolosamente verso la favola con tanto di morale, bella da leggere ma, appunto, una favola.

    ha scritto il 

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