One, No One, and One Hundred Thousand

(Eridanos Library, No 18)

By

Publisher: Marsilio Publishers

4.2
(10511)

Language: English | Number of Pages: 176 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Spanish , Italian , French , Dutch , Portuguese , Polish

Isbn-10: 0941419746 | Isbn-13: 9780941419741 | Publish date:  | Edition Reprint

Translator: William Weaver

Also available as: Hardcover

Category: Fiction & Literature , Humor , Philosophy

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Book Description
novel, tr w/intro by William Weaver
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  • 3

    non mi importa chi sono; mi importa che faccio

    Vitangelo Mostarda, detto Gengè, il protagonista : nome, cognome e vezzeggiativo che, come tutti i nomi, cognomi e vezzeggiativi in Pirandello, funziona da spoiler. Sappiamo già che si infilerà in un ...continue

    Vitangelo Mostarda, detto Gengè, il protagonista : nome, cognome e vezzeggiativo che, come tutti i nomi, cognomi e vezzeggiativi in Pirandello, funziona da spoiler. Sappiamo già che si infilerà in un vicolo cieco, se va bene, o in un labirinto di specchi come è più probabile.
    Certo il suo fascino ce l’ha. Un fascino che resiste al quasi secolo che ha sulle spalle. Il fascino del dejà vu. Chi non ha giocato, a due anni, a nascondino con lo specchio e balzargli all’improvviso davanti per sorprendere l’immagine e ritrovarsela puntualmente davanti, scarmigliata e affannata come voi ?
    A chi non è capitato di vedersi venire incontro, avvicinandosi ad una vetrina, una faccia sconosciuta, e antipatica e scoprire, una frazione di secondo dopo, che è la propria, con sconcerto e rassegnazione?
    E chi non si è studiato a lungo in uno specchio per convincersi, una volta per tutte, che è quel corpo che porta a spasso le sue metafisiche elucubrazioni sul mondo e che attraverso quello sarà pensato dagli altri e non da tutti allo stesso modo?
    Chi poi non ha cercato di spiarsi guardandosi allo specchio mentre compie un’azione di cui automaticamente esegue lo schema, che so, ripetere la materia prima di dare un esame?
    Guardarsi vivere, in pratica. Cosa impossibile dice giudiziosamente Pirandello. Un po’ meno giudiziosamente, però, sta dalla parte di chi, avendo scoperto di non potersi guardare e di conseguenza di non potersi conoscere, non sopporta di essere i centomila sé in cui è scissa la sua unica immagine dai centomila con cui ha o può avere contatti, immagini a lui stesso sconosciute e di cui spesso si chiede: chi, io?.
    Fatto salvo il sobbalzo davanti alla vetrina e la stizza di scoprire che l’elevatissima autostima è cosa da dover ridimensionare se si vuole un minimo di calore umano attorno, non è che dopo l’adolescenza ci arrovelliamo molto sul rapporto tra l’io, il sé e l’altro.
    Datala per equazione irrisolvibile, si accantona e si cerca di costruire una rete di rapporti naturalmente codificati da regole più o meno condivise che si accetteranno o respingeranno in un incessante movimento di costruzione e decostruzione, vero nocciolo duro della realtà.
    Contro questa mania umana, materiale e cerebrale, di costruire si accanisce il Moscarda/Pirandello non accorgendosi di stare costruendo a sua volta una teoria. Dà ragione a Gengè, lo asseconda, gli spiana la strada a raggiugere una specie di Nirvana. Gengè, infatti, si libera della ricchezza ereditata che tanto dolore gli dà (l’essere tacciato da usuraio ma non per remore morali, piuttosto per il disconoscimento di un’etichetta che altri affibbiano ad una delle sue centomila personalità) e abbandona il mondo umano ‘cosato’ per morire e rinascere, inconsapevole del sé e dell’io, ogni giorno.
    Ho fatto di tutto per farmelo piacere, questo signor Nessuno, consapevole dell’arrovellamento talentuoso del mio conterraneo. Ma, come diceva la fresca buon’anima di Dario Fo, io non sono vecchia ma solo anziana. Io non ho nostalgia del passato, pur letterario, e men che meno di quello amniotico. Io sono qua, vivo e lotto insieme a voi. Anche se di me voi, miei quattro amici e vicini, avete un’immagine diversa di quella che mi sono creata perché della mia vera né voi né io ne sappiamo nulla.

    said on 

  • 4

    All'inizio ho arrancato, non riuscivo a capire come leggere la storia di Moscarda. Ricordo ancora l'entusiasmo che mi aveva travolto leggendo Il fu Mattia Pascal e la fatica che ho fatto all'inizio de ...continue

    All'inizio ho arrancato, non riuscivo a capire come leggere la storia di Moscarda. Ricordo ancora l'entusiasmo che mi aveva travolto leggendo Il fu Mattia Pascal e la fatica che ho fatto all'inizio della lettura rischiava di trarmi in inganno. Non vuole essere una storia facile, né una storia terribile. È una storia in cui il lettore, di pari passo col protagonista, acquista consapevolezza di sé e degli altri. Difficile rimanere impassibili di fronte all'inaffrontabile solitudine di Moscarda, difficile non pensare a quando gli altri ci svelano cose su di noi che non avevamo mai visto o pensato. Incredibile l'attualità di Pirandello dopo un secolo.
    Lo stato di lucidità in cui ti lascia è a tratti opprimente.

    said on 

  • 5

    Gengè

    "La solitudine non è mai con voi; è sempre senza di voi, e soltanto possibile con un estraneo attorno: luogo o persona che sia, che del tutto vi ignorino, che del tutto voi ignoriate, così che la vost ...continue

    "La solitudine non è mai con voi; è sempre senza di voi, e soltanto possibile con un estraneo attorno: luogo o persona che sia, che del tutto vi ignorino, che del tutto voi ignoriate, così che la vostra volontà e il vostro sentimento restino sospesi e smarriti in un’incertezza angosciosa e, cessando ogni affermazione di voi, cessi l’intimità stessa della vostra coscienza. La vera solitudine è in un luogo che vive per sé e che per voi non ha traccia né voce, e dove dunque l’estraneo siete voi"
    Se questo pensiero fosse un'opera unica, come un dipinto, che valore avrebbe?
    Uno, nessuno e centomila non è solo un bel racconto, scritto molto bene, in uno stile frammentato e vivo. In questo libro Pirandello cerca di metterci di fronte all'estraneo che siamo per noi stessi. Si scompone e si ricompone davanti allo specchio, diverso, sconosciuto.

    said on 

  • 5

    Capolavoro

    Ecco, questo Pirandello invece è un pessimista siciliano che ho sempre amato. Perché? Per il gusto del surreale e per la vena umoristica che lo distingue, per lo stile che si arresta, riflette, ripren ...continue

    Ecco, questo Pirandello invece è un pessimista siciliano che ho sempre amato. Perché? Per il gusto del surreale e per la vena umoristica che lo distingue, per lo stile che si arresta, riflette, riprende, incalza, trafigge, in un continuo movimento e in una sorta di interrogatorio che pare coinvolgere anche il lettore. Certo, la conclusione filosofica dell'autore (molteplicità degli io e quindi in fondo della sua inconsistenza, incomunicabilità, impossibilità di accedere al vero e di trovare un se stesso a cui appigliarsi, negazione delle sicurezze) non è che sia incoraggiante e neppure lontanamente ottimista. Ma affronta con una grazia e con un piglio coraggioso, mai melenso, mai vittimista, la difficoltà del vivere che ognuno di noi scopre nel suo percorso, ogni volte che pretende (o che gli viene affibbiato) un qualsiasi ruolo.

    said on 

  • 3

    Terrificante negazione del concetto di identità

    “Uno nessuno e centomila” racconta, attraverso una forma ibrida che unisce romanzo e analisi filosofica, la storia di un’amara ossessione che conduce alla follia. Ma è possibile definire “follia” la s ...continue

    “Uno nessuno e centomila” racconta, attraverso una forma ibrida che unisce romanzo e analisi filosofica, la storia di un’amara ossessione che conduce alla follia. Ma è possibile definire “follia” la scoperta dell’inesistenza del concetto di identità? 
Pirandello sembra conscio del fatto che l’identità non sia altro che la libera costruzione di un mondo personale, un modo di plasmare la materia esterna al nostro io, che muta da individuo a individuo a seconda del proprio gusto e delle proprie esigenze. 
L’identità è lo strumento con cui l’uomo, dotato di una coscienza capace di riflettere sul suo significato nel mondo, costruisce la propria sicurezza, appagando un disperato bisogno di razionalità. 
La riflessione di Pirandello sull’estrema soggettività delle opinioni ricorda il disincantato relativismo della sofistica greca, secondo la quale le idee condivise dalla maggioranza degli individui non rispondono a criteri di giustizia oggettiva, ma sono sempre quelle che si affermano con maggior forza e convinzione.
Personalmente, non riesco a condividere completamente queste tesi, essendo convinto che, pur nella diversa rappresentazione del mondo che ogni individuo mette in atto a seconda del proprio modo di valutare i fatti della vita, un’identità della persona esista. Certo, la costruiamo ogni giorno in modo relativo, ma si basa comunque su un “sentire” che riflette il nostro senso di dignità e che può esprimersi nel mondo trovando quel canale di comunicazione con l’altro che Pirandello nega. 
L’opera pirandelliana resta a suo modo spiazzante, esprimendo tutta la sua originalità nello stile e nella enigmatica scomposizione della psiche generata dalle riflessioni del protagonista.

    said on 

  • 5

    Abbiamo tutti un falso concetto dell'unità individuale

    Un vero capolavoro!!!
    Forse non proprio una lettura per tutti; se l'avessi letto anni fa non avrebbe avuto su di me lo stesso effetto avuto adesso. Bisogna essere pronti a mettersi in discussione perc ...continue

    Un vero capolavoro!!!
    Forse non proprio una lettura per tutti; se l'avessi letto anni fa non avrebbe avuto su di me lo stesso effetto avuto adesso. Bisogna essere pronti a mettersi in discussione perché il libro è molto introspettivo.
    Un dettaglio quasi insignificante (il naso che pende un po' in un lato) mette in crisi il personaggio principale che da quel momento guarderà al mondo con occhi diversi, rendendosi conto che gli altri non vedono quello che noi pensiamo di essere e nello stesso tempo ognuno vedrà una realtà diversa sulla base delle proprie idee.
    L'edizione della Newton-Compton comprende anche un altro romanzo di Pirandello: "Quaderni di Serafino Gubbio operatore". In questo romanzo il protagonista prova ad osservare la vita da spettatore impassibile, rassegnandosi all'impossibilità di riuscire a comprendere il significato dello scorrere degli eventi; il protagonista di "uno, nessuno e centomila" invece, alienandosi dal mondo che lo circonda, riesce alla fine a divenire NESSUNO.
    Se letto con attenzione, cambia il modo di raffrontarsi con gli altri.
    Concludo proprio con una citazione tratta dal libro:
    "Abbiamo tutti un falso concetto dell'unità individuale. Oggi unità nelle relazioni degli elementi tra loro; il che significa che, variando anche minimamente le relazioni, varia per forza l'unità. Si spiega così, come uno, che a ragione sia amato da me, possa con ragione essere odiato da un altro. Io che amo e quell'altro che odia, siamo due: non solo; ma l'uno, ch'io amo, e l'uno che quell'altro odia, non son punto gli stessi; sono uno e uno: sono anche due. E noi stessi non possiamo mai sapere, quale realtà ci sia data dagli altri; chi siamo per questo e per quello."

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  • 5

    Un capolavoro assoluto che rivoluziona la mente di chi lo legge. Una trama semplice lascia spazio al geniale ragionamento. Il romanzo che spalanca gli occhi di chi guarda ed è guardato. Semplicemente ...continue

    Un capolavoro assoluto che rivoluziona la mente di chi lo legge. Una trama semplice lascia spazio al geniale ragionamento. Il romanzo che spalanca gli occhi di chi guarda ed è guardato. Semplicemente il mio libro preferito.Leggetelo

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  • 4

    Pirandello, tanto di cappello!

    Primo libro che leggo del grande Pirandello e confermo: sa il fatto suo.
    All'inizio della storia ho pensato: "Che buffo questo Pirandello, originale ma anche un po' pazzo. Questa storia è troppo ridic ...continue

    Primo libro che leggo del grande Pirandello e confermo: sa il fatto suo.
    All'inizio della storia ho pensato: "Che buffo questo Pirandello, originale ma anche un po' pazzo. Questa storia è troppo ridicola per scalfirmi".
    Ma si sa, si inizia sempre così..
    un giorno ti guardi allo specchio e tua moglie ti fa notare che hai i naso storto.
    Sembrerebbe niente di importante ma... passi ore davanti a quello specchio ad analizzarti centimetro per centimetro.
    Finisci per non identificarti più in quel corpo, a rimuginare sulle centinaia di versioni di te stesso con cui gli altri ti identificano e a voler dimostrare a tutti che si sbagliano, anche a costo di perdere tutto.

    Leggere Pirandello è bello ma richiede concentrazione. Non la ritengo una lettura da passatempo. Bisogna saper riuscire a tenere il passo con i suoi ingarbugliati ragionamenti per entrare nel vivo del personaggio. Solo così si può apprezzare la profondità, comprendere che il povero Vitangelo, non era poi così pazzo...

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  • 5

    Bellissimo romanzo.
    Pubblicato nel 1926 il tema rimane e rimarrà attuale.
    E' un tema astratto, che riguarda noi umanità.
    Un libro che fa parecchio riflettere sulla realtà delle cose, sia per chi non c ...continue

    Bellissimo romanzo.
    Pubblicato nel 1926 il tema rimane e rimarrà attuale.
    E' un tema astratto, che riguarda noi umanità.
    Un libro che fa parecchio riflettere sulla realtà delle cose, sia per chi non ci ha mai riflettuto, sia per chi sulle questioni presenti nel libro ci ha già riflettuto, per ricordarsele, per tenerle a mente, per avere, si sa mai, qualche spunto in più.
    La lettura può risultare leggermente ostica essendo il lingaggio usato da Pirandello, ovviamente, datato e obsoleto in questi anni 2000, ma se si supera la forma e si entra nel contenuto, ne vale la pena finirlo fino all'ultima pagina!
    Fantastico.

    said on 

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