Onzichtbaar

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3.8
(1559)

Language: Nederlands | Number of Pages: 240 | Format: Others | In other languages: (other languages) English , Spanish , Portuguese , French , German , Turkish , Swedish , Italian , Chi traditional

Isbn-10: 9029571624 | Isbn-13: 9789029571623 | Publish date: 

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Book Description
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  • 0

    Cronaca di una lettura.

    Comincio a leggere.
    Parte prima, 1967. Adam Walker, ventenne studente universitario, racconta dell’ incontro con il professor Rudolf Born e la sua compagna Margot.
    Born, argut ...doorgaan

    Cronaca di una lettura.

    Comincio a leggere.
    Parte prima, 1967. Adam Walker, ventenne studente universitario, racconta dell’ incontro con il professor Rudolf Born e la sua compagna Margot.
    Born, arguto, eccentrico e imprevedibile, quasi perverso, fa delle proposte scandalose e compie atti efferati, segnando per sempre il giovane Adam.
    [Mi annoio abbastanza]

    Continuo a leggere.
    Parte seconda, 2007. Jim, scrittore di fama, riceve da Adam ormai morente una lettera.
    Jim e Adam erano stati compagni di università, non amici né confidenti. Non si vedono da 40 anni.
    Adam gli affida il racconto di ciò che successe nel 1967 in Primavera.
    [Comincio ad appassionarmi.
    Penso.
    Non manderei cippa a chi non vedo da 20 anni, anche se ci fossero state un’intimità e una vicinanza esagerate, figurarsi in caso di conoscenza superficiale]

    Continuo a leggere fino a quando trovo un segno di evidenziatore rosa.
    Vacillo. Solo io posso evidenziare il testo sul mio ipad. Solo io leggo dall’ipad.
    Minchia.
    L’ho letto già. E comm’è che non mi ricordo proprio niente?
    Non mi ricordo manco del rapporto incestuoso tra Adam e la sorella, che è l’argomento centrale della seconda parte, Estate.
    Arrivo alla fine più con la curiosità di capire fino a dove arrivi il mio vuoto, con la speranza di trovare l’interruttore che accenda la lampadina, ma fino all’ultima pagina – e di sottolineature ne incontro molte altre – tutto mi sembra nuovo, una scoperta.

    C’è qualcosa che lo ha reso invisibile alla mia memoria, e devo capire cosa.
    Il titolo del libro rimanda a ciò che sottende l’animo e i comportamenti umani, dentro e fuori la finzione, con palesi traslati metaletterari.

    Chi conosce i desideri segreti di una persona? A meno che la persona non li metta in pratica, o ne parli, non ne abbiamo idea.

    Possiamo dire la verità, certo, ma siamo anche liberi di inventare qualcosa.
    - E a che scopo?
    - Per rendere la storia più interessante.

    Forse ho capito perché non si è incollato da nessuna parte quando l’ho letto la prima volta.
    Non c’è vita, solo finzione della vita in questo libro: troppo marcata e fittizia perché si inneschi un minimo di pathos.
    E’ un romanzo burattino.

    (chiossape per quanto tempo lo ricorderò, adesso. Di sicuro lo lessi sotto la spinta dell’entusiasmo dovuto alla scoperta di Auster, di cui mi piacquero molto – e ricordo ancora – Sunset Park e La musica del caso.)

    gezegd op 

  • 3

    Paul Auster

    Invisibile è un romanzo succinto. Il suo ritmo è dato dal continuo divenire della narrazione, che cambia tempi e persone, sterza bruscamente, fa rivelazioni improbabili, raccontando il 1967 del protag ...doorgaan

    Invisibile è un romanzo succinto. Il suo ritmo è dato dal continuo divenire della narrazione, che cambia tempi e persone, sterza bruscamente, fa rivelazioni improbabili, raccontando il 1967 del protagonista Walker e seguendo un presente narrativo (2007) relegato al racconto cornice, saltando a piedi pari i 40 anni trascorsi nel mezzo. 1967 è anche il titolo del romanzo (nel romanzo) incompiuto scritto da Walker.

    La storia si compie attraverso un passato che ritorna continuamente nel presente: lo scambio di lettere tra Walker anziano e il narratore del racconto cornice porta l’attenzione sul manoscritto che parla del passato; c’è la visita finale a uno dei personaggi del 1967 e la conclusione affidata al suo diario di qualche mese prima, un presente già passato. In Invisibile il racconto è sempre filtrato in questo modo, e a tratti questo strumento viene usato per concentrarsi su aspetti che non riguardano il plot principale. È come se il libro avesse una trama da psychothriller, tutto sommato classica, ma Paul Auster cercasse di girarci intorno e facesse di tutto per creare un movimento laterale, evitando alcuni dei meccanismi di quel genere letterario (pur usandone parecchi, come appunto la frammentazione del tempo). Applica però quelli del suo genere: literary fiction, brand Paul Auster. Il postmoderno ma non troppo, lo scrittore di New York, il gioco tra arte e realtà – qualche volta un po’ fine a se stesso, a volte azzeccato. La storia di Invisibile è quella del burrascoso 1967, momento violento di formazione del personaggio – e forse di un certo tipo di mondo occidentale, sembra dire Auster. La vicenda si insinua nel presente attraverso un manoscritto; forse è vera, forse è falsa, l’amico che lo riceve non lo potrà sapere con certezza.

    L’invisibilità del titolo è citata esplicitamente nel libro, riferita alla scrittura autobiografica (?) del protagonista: «Scrivendo di me in prima persona mi ero represso, mi ero fatto invisibile, mi ero reso impossibile scoprire ciò che stavo cercando. Occorreva che mi separassi da me stesso, facendo un passo indietro e scavando uno spazio fra me stesso e il mio tema (cioè me stesso)». Ma è anche attribuita alla descrizione del suo antagonista: «una bella faccia larga senza tratti caratteristici (una faccia, per cosí dire, generica, una faccia che in mezzo a qualsiasi folla sarebbe diventata invisibile)». Il romanzo gioca con le voci narranti, molteplici, e con le persone usate: la prima, la seconda e la terza singolari, scambiando narratori e tempi verbali, creando così il movimento.

    SPOILER ALERT

    Il personaggio principale è Walker, il suo avversario un ambiguo professore francese; il romanzo dovrebbe portare il lettore a dubitare dell’esistenza di alcuni personaggi e/o della veridicità dei fatti narrati. Quindi, l’invisibilità, quella di una verità nascosta tra le righe. Cosa non mi convince di questo meccanismo: la storia tiene sempre il lettore a distanza, non suscita una forte sospensione dell’incredulità, perché, come dicevo, non è uno psychothriller, ma un gioco intellettuale di specchi riflessi tra arte e realtà; ma questo gioco rimane sospeso in aria, generando una freddezza di fondo che non abbandona mai il lettore. A questo punto, la non attendibilità dei vari narratori mi piace, ma per l’appunto come gioco letterario. Lo percepisco come un espediente, non come una finalità. Ma forse la finalità di Auster in questo libro è un’altra: forse vuole parlare di un Occidente insano, per questo sceglie il 1967 e il presente, New York a confronto con Parigi, il viaggio finale in Thailandia. C’è l’uomo bianco, c’è un antagonista che è un borghese guerrafondaio colonialista, che uccide un nero per la strada e che potrebbe avere commesso molte altre cose terribili, e si è ritirato nella sua isola asiatica a farsi servire e riverire. Ma anche in questo caso, mi rimane tutto un po’ distante, freddo, un rompicapo da ricomporre a posteriori, andando a individuare metaforoni e immagini simboliche in mezzo ai vari meccanismi narrativi.

    FINE SPOILER

    Quello che voglio dire è che il libro mi è piaciuto, ma in modo tiepido. Sembra lo scheletro di un romanzo più lungo, che potrebbe essere noiosissimo oppure appassionante, chissà. Così, in questa forma, ci ritrovo la misura abituale di Auster, che forse è un po’ di maniera (in generale), ma non è certo spregevole – almeno basandomi sui pochi suoi romanzi che ho letto. Qui lo sfoggio di tecnica narrativa mi pare copra l’assenza di qualcos’altro. O magari non manca niente, ma quello che c’è non oltrepassa il livello del carino e del dignitoso.

    gezegd op 

  • 5

    La nostra vita che scorre invisibile

    C'è sempre un personaggio che si mette in viaggio, per fuggire dal proprio destino, o forse per andargli incontro. E' inevitabile. Ma è un destino incerto, che in ogni momento può cambiare inaspettata ...doorgaan

    C'è sempre un personaggio che si mette in viaggio, per fuggire dal proprio destino, o forse per andargli incontro. E' inevitabile. Ma è un destino incerto, che in ogni momento può cambiare inaspettatamente, può sballottarci di qua e di lá, anche nel nostro mondo interiore, e chi ci sembrava un amico era un nemico, e chi ci sembrava un nemico, forse lo era, forse no. E poi ci ritroviamo ad amare, senza poterne decidere le modalità, senza poterne fare a meno. E poi mentre ci ostiniamo cautamente a vivere, ci imponiamo dei valori e una sorte salvifica e d'improvviso siamo morti, e sarà qualcun altro a raccontare le nostre miserie, il nostro amore per una vita che abbiamo desiderato. E io amo questo umile, disincantato, fragile poeta che è Paul Auster.

    gezegd op 

  • 4

    Ho letto questo libro due volte. E la seconda, me ne rammarico, senza ricordare affatto la prima! Se nella prima valutazione le stellette erano 2, ora diventano 3 e mezza. Amo Auster.. mi trasporta, ...doorgaan

    Ho letto questo libro due volte. E la seconda, me ne rammarico, senza ricordare affatto la prima! Se nella prima valutazione le stellette erano 2, ora diventano 3 e mezza. Amo Auster.. mi trasporta, mi fa riflettere, mi riporta al mondo, per quanto tragico esso sia. Il personaggio principale è adorabile.. ingenuo, riflessivo, onesto. La storia nella storia è semplicemente bellissima. Da leggere, senza dubbio.

    gezegd op 

  • 2

    Poche righe evitabili, ma molto pesanti nel giudizio finale.

    Il titolo non si svela in modo evidente neanche al termine della lettura del romanzo, avanzo solo due ipotesi deboli, forse "Invisibile" si ...doorgaan

    Poche righe evitabili, ma molto pesanti nel giudizio finale.

    Il titolo non si svela in modo evidente neanche al termine della lettura del romanzo, avanzo solo due ipotesi deboli, forse "Invisibile" si riferisce ai vari coni d’ombra che tutti i personaggi hanno delle “non conoscenze” reciproche? Oppure alla vita invisibile del protagonista?

    Boh?

    Paul Auster è uno dei miei scrittori preferiti, perchè scrive libri sui libri e le trame sono ben articolate, mai banali e sempre di una certa complessità, ma fino ad un certo punto.

    Questa volta fin dall’inizio si capisce chi è il “cattivo” e chi è il “buono” e chi sono le varie potenziali “vittime”, compreso ovviamente lo stesso "buono", si capisce pure che il protagonista sta raccontando una storia che non avrà molto futuro, e la cosa viene apertamente dichiarata, insomma sembra che l’autore voglia mettere a riposo le aspettative del lettore rispetto allo sviluppo della trama per potersi dedicare allo scrivere di libri e di letteratura, e a dire la verità la cosa a me non ha dato proprio fastidio, come si dice: “patti chiari amicizia lunga”.

    Quello che invece mi ha dato molto fastidio sono alcuni punti specifici, in tutto saranno state meno di 10 righe, ma tali da far cadere del 20 % la valutazione di questo “bel” libro:
    1 - A pag. 96 ci parla delle curiosità su eventuali esperienze omosessuali dei due giovani fratelli, Adam e Gwin, prima la sorella chiede ad Adam “il famoso cerchio delle pippe? In uno ci sarai ben finito?”, alludendo ad esperienze omosessuali in ambiente cameratesco, poi, alla pagina successiva, è il fratello che alla risposta affermativa ricevuta da Gwyn su un numero limitato di esperienze di omosessualità adolescenziali afferma: “Meno trippa per la micia” e poi più esplicitamente “Diciamo pure baseball senza mazza”.

    Ma che finezza! Mi permetto di dire che tutto ciò non aggiunge niente al libro, anzi ne toglie tantissimo!

    2 - A pag. 119 l’amico del protagonista, verosimilmente lo stesso Paul Auster, nella figura metaforica di se stesso, va in visita presso la figlia del defunto amico e appena entrato in casa tira fuori un sigaro e la figlia dell’amico, mai vista prima, invece di buttarlo a calci nel sedere fuori dalla porta, come meriterebbe, gli porge un posacenere, e qui l’autore si permette di scrivere due righe che si sarebbe dovuto risparmiare: “Le prendo un posacenere. Pratica, comprensiva, una dei ultimi americani a non essersi arruolati nei reparti della Polizia Antitabacco”.

    Caro Auster, sarai anche uno dei miei scrittori preferiti, ma se scrivi queste cose o sei un dinosauro uscito da una stampa dell’800 che ancora non ha capito che se va in una casa di estranei non può tirare fuori un sigaro e fumarselo come se fosse a casa sua o, se non sei un dinosauro e non sei neanche un completo tamarro, vuol dire che ti piace appoggiare la pubblicità subliminale che tanti scrittori come te elargiscono nelle pagine dei loro libri gratuitamente, nel migliore dei casi e senza voler pensar male di compensi più o meno occulti, alle multinazionali del tabacco, che ti assicuro non ne hanno proprio bisogno, ché fanno già abbastanza danni da sole.

    gezegd op 

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