Opinioni di un clown

Di

Editore: Mondadori (Oscar 1085)

4.2
(6112)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 304 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Portoghese , Francese

Isbn-10: A000006886 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri , Tascabile economico

Genere: Narrativa & Letteratura , Filosofia , Religione & Spiritualità

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Descrizione del libro
Dibattiti e polemiche tra critici e letterati accompagnarono in ermania l'apparizione di questo libro-parabola. La voce del narratore (il romanzo è in prima persona) è quella di Hans Schnier, discendenete di casata industriale fattosi clown per irrisione del mondo che l'ha cresciuto e lo circonda. Cosa cerca tornando, in piena crisi artistica e psicologica, nell'alveo paterno della casa di Bonn? Un obolo o molto di più, una mano tesa? Lo aspettano vanità, perbenismo ottuso, pietismo ipocrita. L'amante lo lascia per ritrovare in seno alla regola l' "ariua cattolica", la rispettabilità. Partita chiusa, ormai, le désert de l’âme per lo scettico, ma anche ostinatamente monogamo e innamorato Hans. Implicito in precedenti opere di Böll, l'attacco al neocapitalismo e alla farisaica società borghese della Germania Federale è, questa volta, scoperto fino ai limiti della crudeltà. Ma Böll, cattolico dissidente - diremmo anarchico - non è dominato da alcuna ideologia, né ammette il sussiego dell'intonazione didascalica, e saggiamente scansa le spire del romanzo impegnato. Enuncia e non predica, schivo della tesi ad oltranza e fiducioso piuttosto nella superiore eloquenza delle sue maschere disperate e grottesche.
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  • 4

    Opinioni di un clown è un romanzo scritto nel 1963 dallo scrittore tedesco Heinrich Böll.
    Ambientata nel periodo della ricostruzione industriale tedesca successiva al secondo conflitto mondiale, l'ope ...continua

    Opinioni di un clown è un romanzo scritto nel 1963 dallo scrittore tedesco Heinrich Böll.
    Ambientata nel periodo della ricostruzione industriale tedesca successiva al secondo conflitto mondiale, l'opera fu tradotta in italiano da Amina Pandolfi e pubblicata per la prima volta da Mondadori nel 1965.

    Descrizione: Come tutti i clown, Hans Schnier si serve di una maschera per svelare la verità, e così facendo le sue pantomime diventano una critica, sarcastica e feroce, al miracolo economico della Germania, che con il nuovo benessere liquida troppo sbrigativamente, insieme al passato, le proprie responsabilità storiche. Anche quando dovrà rinunciare alla professione per un ginocchio fratturato e finirà, incapace di accettare avvilenti compromessi, a mendicare sui gradini della stazione di Bonn, la caparbia capacità di fustigazione di Hans non si attenuerà e le sue "opinioni" saranno accuse sempre più feroci rivolte alla società opulenta e materialista in cui vive, un mondo che ha smarrito ogni autentico valore.

    Mi è sembrato molto attuale l’attacco ad un materialismo smodato, eccessivo, vitale. Opinioni di un clown segna il disfacimento di una vita di un uomo, che si corrode minuto dopo minuto (la vicenda si dipana in 3 ore nella città di Bonn), che arriverà a perdere anche l’amore per via delle sue idee, delle sue opinioni.
    Amore che traghetterà tra le braccia di quella parte avversa, di quel nemico (il cattolicesimo) motivo di ogni suo disappunto. Maria, ormai tra le braccia di un altro amore, di un’altra condizione, meno precaria, ma forse anche meno veritiera.
    Una famiglia assente che ritorna, una madre cupidigia e un fratello che sulle orme della fede sembra dargli aiuto, un aiuto infettato, invischiato di quell’amore andato, di quell’amore che non è più. Solo polvere.
    Un finale poetico, e l’unico possibile, per Hans che delle sue opinioni ha fatto una battaglia – forse troppo aspra – nel non rispetto delle pluralità di visioni, restano solo, mendicando, rimuginando tra i suoi mille pensieri, senza un soldo, con la ricchezza in tasca delle idee.

    ha scritto il 

  • 2

    Ho trovato questo libro piuttosto noioso e pesante, particolarmente i continui riferimenti a cattolicesimo e protestantesimo. Se la storia ha un significato non l'ho decisamente afferrato.

    ha scritto il 

  • 5

    amo amo amo amo boll. questo è stato il suo primo libro che ho letto, poi ne ho letti altri cercando di comprare tutte le edizioni italiane che erano in commercio. questo libro l'ho letto credo almeno ...continua

    amo amo amo amo boll. questo è stato il suo primo libro che ho letto, poi ne ho letti altri cercando di comprare tutte le edizioni italiane che erano in commercio. questo libro l'ho letto credo almeno 3 volte, l'ho amato, l'ho vissuto. ho provato la sofferenza di hans quando maria se n'è andata, la disperazione quando si trova sui gradini della stazione. ho avvertito forse l'anima del protagonista quasi come un legame invisibile che me l'ha fatto amare. crudo ed essenziale come solo boll riesce e sullo sfondo le critiche nei confronti della religione in una germania ormai lontana dalla guerra ma con dei ricordi ancora vividi nella memoria

    ha scritto il 

  • 4

    Payaso ácido y ateo

    Novela redactada en primera persona, que por medio de opiniones, recuerdos y charlas telefónicas, el personaje principal (un artista de profesión payaso y ateo), nos muestra a una Alemania ruda y crue ...continua

    Novela redactada en primera persona, que por medio de opiniones, recuerdos y charlas telefónicas, el personaje principal (un artista de profesión payaso y ateo), nos muestra a una Alemania ruda y cruenta, que todavía no puede reponerse del todo, luego del holocausto nazi y la segunda guerra mundial. Una Alemania que a pesar de haber sufrido, todavía debe convivir con pensamientos de extrema y con una iglesia opulenta y de mente cerrada.
    El personaje realiza su relato siempre con una gran carga de humor ácido y sarcástico, remarcando lo mejor y peor de su pasado, pero siempre escondiendo en sus líneas una gran melancolía.
    Dura crítica a la religión y a la Alemania conservadora.

    ha scritto il 

  • 5

    La solitudine, l'amarezza, il rancore caustico, l'insensatezza della "civiltà" industriale, lo squallore delle camere d'albergo, lo squallore morale dei cattolici, l'ironia feroce. A volte ho faticato ...continua

    La solitudine, l'amarezza, il rancore caustico, l'insensatezza della "civiltà" industriale, lo squallore delle camere d'albergo, lo squallore morale dei cattolici, l'ironia feroce. A volte ho faticato a seguire il filo. Atroce e straziante. Dovrei smetterla di leggere questi libri. Ma come si fa?

    ha scritto il 

  • 3

    Questa storia è il resoconto della vita di un uomo, un piccolo compendio dei risvolti più tragici e passionali di quella che oggi verrebbe definita un'esistenza "borderline". Il titolo si fa già garan ...continua

    Questa storia è il resoconto della vita di un uomo, un piccolo compendio dei risvolti più tragici e passionali di quella che oggi verrebbe definita un'esistenza "borderline". Il titolo si fa già garante del tesoro che le pagine schiudono: non vi è una precisa direzione narrativa, né tantomeno una morale da svelare. Il clown che parla a se stesso - e di se stesso - ripete incessantemente il gesto di confrontarsi con uno specchio che, per il lettore, è soprattutto metaforico. Egli continua ad analizzare il suo profilo di uomo squattrinato e solitario, riservato e stravagante, e nonostante questo non fa che proseguire la disperata ricerca delle ragioni per le quali l'amore della sua vita, Maria, lo abbia abbandonato. Hans Schnier non chiede nulla alla vita, se non di riavere indietro l'unico motivo per il quale le sue giornate continuano ad essere strazianti: sua moglie.

    I ritmi della narrazione si alternano senza mai stravolgere il quadro complessivo, arrivando persino a un grado di lentezza quasi asfissiante; tuttavia è proprio questa - a mio parere - l'intenzione di Böll: richiamando gli scheletri del passato storico tedesco, si racconta il flusso incessante di pensieri di un clown. Ma non un clown qualsiasi: qui a parlare è un emarginato per scelta, un refrattario dell'agiatezza e di quel lusso che il suo cognome avrebbe potuto garantirgli. Tutto sommato un libro profondamente emotivo e di una spietata sincerità.

    ha scritto il 

  • 4

    "Tutti sanno, cioè, che un clown dev'essere malinconico per essere un buon clown, ma che per lui la malinconia sia una faccenda seria da morire, fin lì non arrivano."

    ha scritto il 

  • 5

    Ambientato nella Germania del ’62 e precisamente a Bonn, Hans Schnier, clown di professione, non riesce a farsi una ragione che Maria, il suo grande amore lo abbia lasciato. Questo si ripercuote sui s ...continua

    Ambientato nella Germania del ’62 e precisamente a Bonn, Hans Schnier, clown di professione, non riesce a farsi una ragione che Maria, il suo grande amore lo abbia lasciato. Questo si ripercuote sui suoi disastrosi spettacoli e sulla sua vita sociale, Hans depresso e incapace di adattarsi, vede attorno a sé solo ipocrisie e falsità. Disperato cade nel baratro sostenendo sempre senza sosta le sue convinzioni.
    Heinrich Böll rivela il clawn dietro la maschera, scava a fondo nell’anima dell’artista e ci mostra un uomo infelice, che non nasconde la sua solitudine e il suo abbandono.
    In attesa di essere letto da anni questo libro amaro, il libro di un clown che ha perso il sorriso.

    ha scritto il 

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