Orzowei

Di

Editore: Bompiani

4.0
(175)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 223 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo

Isbn-10: A000082041 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Paperback , Copertina rigida

Genere: Bambini , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
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  • 3

    RICORDATE IL TELEFILM DELLE SETTE E VENTI?

    LETTO IN CARTACEO - -- Chi come me è nato intorno al 1964 ricorderà di certo la rivoluzione culturale che stravolse le abitudini delle famiglie italiane introducendo alle ore 19,20, sulla RAI, l’abitu ...continua

    LETTO IN CARTACEO - -- Chi come me è nato intorno al 1964 ricorderà di certo la rivoluzione culturale che stravolse le abitudini delle famiglie italiane introducendo alle ore 19,20, sulla RAI, l’abitudine di trasmettere un breve telefilm per ragazzini. Queste trasmissioni mutarono innanzitutto l’orario della nostra cena, spostandola dalle 19,30 alle 20,00, ma, soprattutto crearono per la nostra generazione una cultura comune che difficilmente le nuove generazioni, bombardate da miriadi di programmi televisivi diversi oltre a tutto ciò che può essere liberamente reperito in rete, non potrà mai avere. Si comincio, negli anni ’70 con la serie “Amore in soffitta” cui seguirono altre serie mitiche come “Tre nipoti e un maggiordomo”, “Una casa nella prateria”, “Furia”, “Paul e Virginie”, “Mamma a quattro ruote”, “Le avventure di Rin Tin Tin”, “Lassie” e, soprattutto l’indimenticabile “Happy Days”. Quando si incontravano gli amici se ne parlava, si cantavano le sigle, si imitavano i gesti (soprattutto quelli di “Happy Days”). Erano la base di una vera cultura comune giovanile. Qui ho trovato un elenco abbastanza esaustivo di questi telefilm, che comprende anche le date di programmazione: http://www.tv-pedia.com/zapzaptv/viewtopic.php?f=2&t=1183
    Tra questi telefilm c’era anche “Orzowei” (trasmesso giornalmente dal 28 aprile 1977 al 12 maggio 1977, di cui ricordo soprattutto questo ragazzo bianco che non faceva altro che correre attraverso l’Africa, mentre tutti, bianchi e africani, gli davano addosso e la sigla, un vero tormentone, cantata dai mitici Oliver Onions (cui si deve anche un’altra fortunata sigla, quella di Sandokan, quella di “Spazio 1999” e molto altro che i ragazzini degli anni ’70 certo ricordano).
    Avendo dunque trovato una vecchia copia del romanzo da cui fu tratta la serie televisiva, ho voluto leggerlo. Il romanzo, anch’esso intitolato “Orzowei” fu scritto da Alberto Manzi e si presenta un po’ datato come impostazione letteraria ma ancora interessante.
    Non si può non notare una componente, che oggi diremmo “buonista”, piuttosto marcata. La volontà è chiaramente quella di voler lasciare un messaggio antirazzista (“Forse è un Swazi, o un bianco, o uno del piccolo popolo. È tutti e tre, o forse nessuno dei tre. Eppure io ho visto: boscimani, negri, bianchi sono stati capaci di amarlo e di sacrificarsi per lui quando lo hanno conosciuto. Ed egli ha amato tutti. Ecco: quando ci conosciamo, anche se la nostra pelle è di un altro colore, ci amiamo.”), ma i “negri” (ancora ripetutamente chiamati così), per quanto umani, sono visti come selvaggi. Non si mette in risalto una presunta superiorità dell’uomo bianco, presente nell’Africa descritta con piccoli deboli insediamenti che poco si discostano dai villaggi indigeni, ma si sente una certa vena di condiscendenza verso i popoli “primitivi”, di cui peraltro si esaltano le virtù. Insomma, il romanzo contiene buone intenzioni antirazziste, ma parla come un missionario del secolo scorso.
    Lasciando da parte queste considerazioni, che a tredici anni, quando vidi il telefilm, certo ben poco mi interessavano, rimane il fascino dell’avventura di questo orfano bianco, allevato dagli Swazi (un gruppo Bantù) ma trattato da loro più o meno come un cane e infine scacciato, accolto come un figlio dal Piccolo Popolo dei Boscimani, in fuga per cercare le sue vere origini tra i boeri, in lotta con gli inglesi e le popolazioni locali. Troverà amici e nemici in tutti i popoli, sarà parte di tutti e di nessuno, eterno apolide in eterna fuga, come canta la sigla iniziale del telefilm, scritta da Susan Duncan Smith e Cesare De Natale, su musica di Guido e Maurizio De Angelis:
    “Corri ragazzo vai e non fermarti mai
    la notte scenderà
    il freddo arriverà
    ma non pensare che
    tutto sia contro di te
    c'è l'amore
    il sole giallo sorriderà
    Orzowei na na na na na na na na na na na na na na naaa
    lotta per la tua vita
    Orzowei na na na na na na na na na na na na na na naaa
    prima che sia finita”
    Parteciperà a caccie e battaglie e sarà sempre in corsa.
    L’Africa in cui si muove è selvaggia e violenta, le zagaglie, le lance indigene, spesso colpiscono e il sangue scorre. Da bambino disprezzato (come indica il suo soprannome “Orzowei”, che vuol dire “Trovato”, ma che indica anche la sua non appartenenza al popolo degli Swazi), imparerà a difendersi e a farsi rispettare. Affronterà una prova tribale di iniziazione, ma tutta la sua giovane vita sarà una continua iniziazione, un continuo superare prove attraverso cui crescere. Ed è questo il grande fascino di questa storia, è di questo che parla ai ragazzi: la vita è difficile, ma puoi affrontarla, puoi attraversarla, puoi diventare qualcuno. Sebbene opera diversissima, si basa, in fondo, sullo stesso messaggio di “Harry Potter” e fu questo, io credo, a farcelo amare allora, come oggi i ragazzi amano le storie della Rowling.

    ha scritto il 

  • 4

    4 1/2

    Dietro un semplice racconto si celano importanti spunti di riflessione, molto attuale nonostante gli anni passati dalla prima pubblicazione.
    "..Ecco: l'uomo bianco fa molte cose,ha saputo fare ...continua

    4 1/2

    Dietro un semplice racconto si celano importanti spunti di riflessione, molto attuale nonostante gli anni passati dalla prima pubblicazione.
    "..Ecco: l'uomo bianco fa molte cose,ha saputo fare e farà ancora molte e molte cose. Ma non ha più cuore. Non sa più amare. Guarda noi, il popolo dei cespugli, [..] in confronto con l'uomo bianco siam privi di tutto. Dovremmo imparare dall'uomo bianco. Ma non vogliamo perchè non vogliamo perdere il cuore. Noi siamo più felici di loro.[..] E nessuno di noi lascerebbe morire il fratello di fame, quando avesse una sola radice da divedere con lui. L'uomo bianco non fa più così. Egli ha perso la sua anima. Al suo posto ha messo le pietre che luccicano ed i fucili che uccidono."

    ha scritto il 

  • 5

    Quando ho visto il libro di Orzowei mi è subito tornata in mente la canzone ma purtroppo niente altro. Credo di aver visto qualche puntata del telefilm ma non sapevo proprio che fosse tratto da un rom ...continua

    Quando ho visto il libro di Orzowei mi è subito tornata in mente la canzone ma purtroppo niente altro. Credo di aver visto qualche puntata del telefilm ma non sapevo proprio che fosse tratto da un romanzo.
    Mi butto a capofitto e riesco a leggerlo in brevissimo tempo. Una storia avvincente come e forse più di Tarzan (il primo ha troppi intermezzi comici forse inutili).
    Oltre al fatto di creare un certo spaesamento: il protagonista si chiama Isa, è un orfano bianco allevato ma anche discriminato da una tribù di zulu che non trova accoglienza nemmeno nel villaggio dei bianchi, rispetto a molta produzione per ragazzi l'ho trovato molto diretto e a tratti crudele, c'è molto odio razziale che pervade molti dei personaggi, ci sono combattimenti tra uomini ma anche con gli animali della foresta e quindi sangue e morte ma senza troppo compiacimento. C'è anche la morale fin troppo scontata "anche se il colore della pelle è diverso il cuore è sempre uguale" ma non infastidisce.
    Non è certo un inno alla lotta per ottenere l'uguaglianza ma nemmeno una visione troppo estremista del porgi l'altra guancia fino ad accettare il martirio. In ogni momento deve sempre valere il rispetto dell'avversario.

    ha scritto il 

  • 4

    attualissimo

    appartengo alla generazione che ha conosciuto Orzowei attraverso quella splendida serie televisiva di cui però alla fine si ricorda soltanto la sigla... leggere l'intera storia, così ben narrata dal M ...continua

    appartengo alla generazione che ha conosciuto Orzowei attraverso quella splendida serie televisiva di cui però alla fine si ricorda soltanto la sigla... leggere l'intera storia, così ben narrata dal Maestro Manzi, è stata una sorprendente riscoperta: la vicenda del ragazzo bianco, negletto e ripudiato da (quasi) tutti, potrebbe essere facilmente trasposta nelle storie dei migranti dei nostri giorni, senza quasi cambiare una virgola. Bellissimo e forte il messaggio di Amore e Pace e Perdono che non sarà mai detto abbastanza (ma grazie, Maestro, magari davvero "non è mai troppo tardi"...!)

    ha scritto il 

  • 4

    "Si. Questa è la paura. E chi ha paura, muore. Perché la paura fa fare cose sciocche e senza senso che ti fanno perdere. Siediti. Ti farò vincere la paura."

    "Far capire al tuo popolo che siamo tutti u ...continua

    "Si. Questa è la paura. E chi ha paura, muore. Perché la paura fa fare cose sciocche e senza senso che ti fanno perdere. Siediti. Ti farò vincere la paura."

    "Far capire al tuo popolo che siamo tutti uguali, affinché non ci
    sia disprezzo, né odio. Perché, pur cambiando il colore della pelle, ed il taglio degli occhi, e la statura, abbiamo però un cuore che è uguale per tutti. Noi non siamo inferiori o migliori degli altri, bianchi o neri. Come gli altri non sono inferiori o migliori di noi. C'è chi ha saputo camminare di più, chi di meno. Chi combatte col fucile, chi ancora con l'arco; chi vive in capanne di pietra, chi in cespugli. Ma per il Grande Padre siamo tutti uguali"

    "Ecco: l'uomo bianco fa molte cose, ha saputo fare e farà ancora molte e molte cose. Ma non ha più cuore. Non sa più amare."

    ha scritto il 

  • 5

    So chi era il mitico maestro Manzi della televisione negli anni '60. Al motto "Non è mai troppo tardi" ha traghettato moltissimi italiani dalla sponda dell'analfabetismo a quella dove il gesso, la pen ...continua

    So chi era il mitico maestro Manzi della televisione negli anni '60. Al motto "Non è mai troppo tardi" ha traghettato moltissimi italiani dalla sponda dell'analfabetismo a quella dove il gesso, la penna è un simbolo di libertà.
    http://youtu.be/8OKC_BIcnBc
    Non sapevo che era anche autore del romanzo "Orzowei" da cui ha avuto origine la serie televisiva "Orzowei, il figlio della savana" trasmessa dalla Rai a fine anni '70.
    Il racconto è bello, coinvolgente. Scritto con un linguaggio fluido e chiaro.
    Affronta temi quali l'amicizia, il razzismo, l'amore, le lotte coloniali, il senso di appartenenza a uno stato/gruppo.
    Il finale mi stava lasciando perplesso. Possibile che cada in una banalità così spicciola. E' il classico finale dei film americani di tutti i tempi, lo scontro finale! Ci deve essere, la vendetta deve essere consumata, il bene e il male a confronto per stabilire chi regnerà (sempre a mezzo di uno scontro fisico violento, ben inteso). Ma con un rapido colpo di coda il finale prende una direzione forse inaspettata, anche se a questo punto avrei affondato per intero... il ramoscello di ulivo. Vabbè forse sarebbe caduto nel buonismo a tutti i costi.
    Romanzo per tutti, bambini e adulti. Perché l'amore non ha età!
    ...quando ci conosciamo, anche se la nostra pelle è di un altro colore, ci amiamo.

    ha scritto il 

  • 5

    Un capolavoro!
    «...far capire al tuo popolo che siamo tutti uguali, affinché non ci sia disprezzo, né odio. Perché, pur cambiando il colore della pelle, ed il taglio degli occhi, e la statura, abbiam ...continua

    Un capolavoro!
    «...far capire al tuo popolo che siamo tutti uguali, affinché non ci sia disprezzo, né odio. Perché, pur cambiando il colore della pelle, ed il taglio degli occhi, e la statura, abbiamo però un cuore che è uguale per tutti [...] Solo se ci comprenderemo a vicenda, solo se guarderemo al cuore, e non al colore della pelle che quel cuore ricopre, solo allora potremo vivere insieme, felici. Se no… se no sarà la fine di tutti».

    ha scritto il 

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