Ossi di seppia

Di

Editore: Euroclub

4.5
(1719)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 141 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo

Isbn-10: A000045436 | Data di pubblicazione:  | Edizione 6

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina morbida e spillati

Genere: Narrativa & Letteratura , Da consultazione , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
Edizione Club su licenza di Arnoldo Mondadori Editore S.p.A.
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  • 4

    E’ stato un percorso lungo quasi due mesi, perché Montale non regala nulla, un viaggio in salita, arduo, impervio, faticoso, fatto di inciampi, pause, soste forzate, note rimandi e ritorni sui propr ...continua

    E’ stato un percorso lungo quasi due mesi, perché Montale non regala nulla, un viaggio in salita, arduo, impervio, faticoso, fatto di inciampi, pause, soste forzate, note rimandi e ritorni sui propri passi due tre strofe indietro, due o tre liriche fa, e ancora non ho colto tutto, né ma riuscirò a cogliere ciò che sta sotto la superficie dei suoi versi, perché il percorso è come una muraglia che ha in cima anche aguzzi cocci di bottiglia.

    Ossi di seppia, è una raccolta di liriche, un libro equoreo che ha un aroma salino che sa di acqua e di mare.
    Gli ossi di seppia sono i miseri resti che rimangono dopo che la seppia si è sciolta al sole e che la risacca abbandona sulla battigia, sono ossi inzuppati del mare di Liguria, delle sue bufere che lo fanno ribollire in superficie, ossi arsi da un sole, cui la vegetazione mediterranea fatta di agavi, ulivi, canneti offre rara ombra di tregua, una solarità che acceca ma non come pienezza di vita bensì nel suo senso contrario, luce che non allegra mai, che non dà gioia di vivere, un mare che risucchia l’io del poeta e che poi lo espelle lo rigetta confinandolo a terra lasciandolo prostrato e privo di risposte.

    Eugenio Montale è al contempo poeta e filosofo esistenzialista, nei suoi versi facoltà poetica e filosofica colloquiano e si scambiano ruoli, celate nelle sue metafore canta la difficoltà del suo e del nostro vivere, e ancora prima la difficoltà di essere, nemmeno una natura così ospitale come quella mediterranea riesce a sedare il suo travaglio interiore.

    Da un punto di vista linguistico Montale è debitore di Dante, Leopardi, Pascoli, D’Annunzio i suoi modelli linguistici, ma attinge anche a piene mani dai dialettismi liguri.
    E’ un poeta che offre un plurilinguismo ricchissimo, scorrendo le sue rime si ha l’impressione di imparare quasi un’altra lingua.
    Il suo rigore lessicale arriva poi ad essere maniacale, a volte cade in un tecnicismo esasperato: si percepisce tra le strofe che quella parola messa lì nel bel mezzo di un endecasillabo o di una quartina non è collocata per ventura ma è frutto di una scelta precisa, ragionata a lungo dopo uno scarto di altre dieci parole troppo generiche e vaghe, e solo quella parola diventa non fungibile, l’unica efficace a indicare con chiarità un’idea, un sentire, a illuminare e musicare un paesaggio, a descrivere una specie vegetale della flora o un animale della fauna.

    E precipitano a cascata nuovi lemmi gli aggottare (togliere l’acqua da una imbarcazione), il meriggiare pallido e assorto il balbo parlare quel parlare che è quasi un balbettio, il falotico mutarsi della mia vita per bizzarro, pazzo, quel cielo bioccoso (nuvoloso) il colore falbo (giallo), lo strinato bruciacchiato, il suolo che s’abbevera, vocaboli che attingono dalla infinita ricchezza di un dizionario poetico che riesce ad ampliarsi all’inverosimile e che il poeta compone in una architettura complessa di strofe di metrica e di significati, quando accade di riuscire ad abbracciare nella sua interezza il tempio delle sue parole allora senti veramente di avere elevato alla enne quell’afflato metafisico che sta sopito o urgente dentro ognuno.

    La più nota degli Ossi:

    SPESSO IL MALE DI VIVERE
    Spesso il male di vivere ho incontrato
    era il rivo strozzato che gorgoglia
    era l'incartocciarsi della foglia
    riarsa, era il cavallo stramazzato.

    Bene non seppi, fuori del prodigio
    che schiude la divina Indifferenza:
    era la statua nella sonnolenza
    del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato

    ********************************
    Sempre sul male di vivere:

    AGAVE SULLO SCOGLIO
    O rabido ventare di scirocco
    che l'arsiccio terreno gialloverde
    bruci;
    e su nel cielo pieno
    di smorte luci
    trapassa qualche biocco
    di nuvola, e si perde.
    Ore perplesse, brividi
    d'una vita che fugge
    come acqua tra le dita;
    inafferrati eventi,
    luci-ombre, commovimenti
    delle cose malferme della terra;
    oh alide ali dell'aria
    ora son io
    l'agave che s'abbarbica al crepaccio
    dello scoglio
    e sfugge al mare da le braccia d'alghe
    che spalanca ampie gole e abbranca rocce;
    e nel fermento
    d'ogni essenza, coi miei racchiusi bocci
    che non sanno più esplodere oggi sento
    la mia immobilità come un tormento

    *********************************************

    Sul destino del poeta e dell’arte di fare poesia:

    NOI NON SAPPIAMO QUALE SORTIREMO
    Noi non sappiamo quale sortiremo
    domani, oscuro o lieto;
    forse il nostro cammino
    a non tòcche radure ci addurrà
    dove mormori eterna l’acqua di giovinezza;
    o sarà forse un discendere
    fino al vallo estremo,
    nel buio, perso il ricordo del mattino.
    Ancora terre straniere
    forse ci accoglieranno; smarriremo
    la memoria del sole, dalla mente
    ci cadrà il tintinnare delle rime.
    Oh la favola onde s’esprime
    la nostra vita, repente
    si cangerà nella cupa storia che non si racconta!
    Pur di una cosa ci affidi,
    padre, e questa è: che un poco del tuo dono
    sia passato per sempre nelle sillabe
    che rechiamo con noi, api ronzanti.
    Lontani andremo e serberemo un’eco
    della tua voce, come si ricorda
    del sole l’erba grigia
    nelle corti scurite, tra le case.
    E un giorno queste parole senza rumore
    che teco educammo nutrite
    di stanchezze e di silenzi,
    parranno a un fraterno cuore
    sapide di sale greco

    ha scritto il 

  • 5

    IL poeta

    Non amo la poesia. Sono cresciuta con i nostri poeti decadenti, tipo il Pascoli e il Leopardi, che esprimevano una vena di tristezza e pessimismo che non ha mai soddisfatto il mio animo di lettrice. L ...continua

    Non amo la poesia. Sono cresciuta con i nostri poeti decadenti, tipo il Pascoli e il Leopardi, che esprimevano una vena di tristezza e pessimismo che non ha mai soddisfatto il mio animo di lettrice. La maggioranza delle poesie narra di sentimenti negativi. Uniche eccezioni che mi fanno venire voglia di leggere in versi: Walt Withman e Eugenio Montale. Il primo per la forza vitale, il secondo per la potenza dei concetti, anche quando sono malinconici. Testi imperdibili.

    ha scritto il 

  • 5

    Ogni volta che leggo una poesia di Montale rimango senza fiato. Già qui, nella sua prima raccolta, "Ossi di seppia", uscita nel 1925, si delinea la poetica di uno dei poeti che caratterizzerà maggiorm ...continua

    Ogni volta che leggo una poesia di Montale rimango senza fiato. Già qui, nella sua prima raccolta, "Ossi di seppia", uscita nel 1925, si delinea la poetica di uno dei poeti che caratterizzerà maggiormente la letteratura in versi del '900. La Liguria fa da sfondo all'intera raccolta poichè essendo terra "arida e scarna" riesce a delineare la condizione dell'uomo attraverso il suo caratteristico paesaggio. Assolutamente da leggere e da vivere. Le migliori per me sono "Meriggiare pallido e assorto", "Non chiederci la parola" e " I limoni".

    ha scritto il 

  • 5

    La prima raccolta di poesie di Montale, dal 1920 al 1927, esprime tutto l'attaccamento del poeta alla sua terra, la Liguria, che dipinge con le parole usando una tavolozza di termini sorprendente, per ...continua

    La prima raccolta di poesie di Montale, dal 1920 al 1927, esprime tutto l'attaccamento del poeta alla sua terra, la Liguria, che dipinge con le parole usando una tavolozza di termini sorprendente, per musicalità, ritmo, suggestione visiva. L'uomo e la natura sono inscindibili, il destino dell'uno è legato a quella dell'altra, tutto può essere ricondotto alla natura in un intreccio filosofico e poetico che descrive la vita umana e il paesaggi con la stessa tavolozza. Avvicinarsi alla poesia con Ossi di seppia è intraprendere un viaggio che regala emozioni intense e indimenticabili.

    ha scritto il 

  • 5

    Guardare le forme della vita che si sgretola

    Io, animo sempliciotto poco avvezzo alla poesia, cosa posso dire su questi famosi versi?

    Posso solo provare a descrivere che tipo di esperienza è per me leggerli - intanto un'esperienza che coinvolge ...continua

    Io, animo sempliciotto poco avvezzo alla poesia, cosa posso dire su questi famosi versi?

    Posso solo provare a descrivere che tipo di esperienza è per me leggerli - intanto un'esperienza che coinvolge più sensi... Ah, il vento, le nuvole, il mare che romba e schiuma, le pietraie e le rocce aspre, il sole abbacinante, gli arbusti tenaci e riarsi - un paesaggio mediterraneo duro, intenso e metafisico.

    E' rileggere e sfogliare e assorbire parole e ritmi poco alla volta, recepire significati come per osmosi, mentre si formano dentro immagini e suoni e colori e odori. E' sentire pena o tristezza o paura o stupore, ma non riuscire ad afferrarli col pensiero razionale.

    E' "guardare le forme della vita che si sgretola".

    E' far galleggiare le parole nella mente, meditandole, per "sentirle" poco alla volta.
    E' trovare tristezza, senso di futilità, ma riuscire a non intristirsi, tale è la bellezza, la potenza espressiva ed evocativa di questi versi. E mi è più lieve allora "questo seguitare una muraglia che ha in cima cocci aguzzi di bottiglie".

    E mi scuso per queste povere parole e pensieri, assolutamente non all'altezza.

    [...]
    ora son io
    l'agave che s'abbarbica al crepaccio
    dello scoglio
    e fugge al mare da le braccia d'alghe
    che spalanca ampie gole e abbranca rocce;
    e nel fermento
    d'ogni essenza, coi miei racchiusi bocci
    che non sanno più esplodere oggi sento
    la mia immobilità come un tormento.

    ***

    CORNO INGLESE
    Il vento che stasera suona attento
    - ricorda un forte scotere di lame -
    gli strumenti dei fitti alberi e spazza
    l'orizzonte di rame
    dove strisce di luce si protendono
    come aquiloni al cielo che rimbomba
    (Nuvole in viaggio, chiari
    reami di lassù! D'alti Eldoradi
    malchiuse porte!)
    e il mare che scaglia a scaglia,
    livido, muta colore
    lancia a terra una tromba
    di schiume intorte;
    il vento che nasce e muore
    nell'ora che lenta s'annera
    suonasse te pure stasera
    scordato strumento
    cuore.

    ha scritto il 

  • 3

    Movimenti

    I limoni
    Questa poesia è un manifesto della poetica dello scrittore. La sua richiesta di ascolto è determinante per segnare le distanze da D'Annunzio e per identificare il suo atteggiamento ...continua

    Movimenti

    I limoni
    Questa poesia è un manifesto della poetica dello scrittore. La sua richiesta di ascolto è determinante per segnare le distanze da D'Annunzio e per identificare il suo atteggiamento esplicitamente diretto verso nuovi referenti, più quotidiani e meno nobili, della propria poesia. I limoni sono simbolo della bellezza poetica nella dimensione esistenziale dominata da un senso di inautenticità e disarmonia (la guerra a cui allude il poeta). Montale voleva e ha sempre voluto "torcere il collo" ai modelli letterari di un linguaggio aulico e ormai lontano alla nuova società. Questi "limoni" sono frammenti di felicità sfuggente e sempre in bilico, capaci di spezzare la convenzione del mondo (Schopenauer).

    Corno Inglese
    Il corno inglese altro non è che il cuore umano che cerca di trovare un accordo con il mondo naturale. La poetica simbolista tende a sciogliersi nella musicalità dei versi e nell'istantaneità delle sensazioni. Il teatro naturale a cui assiste il poeta, il tramonto sul mare e il vento che suona trai rami degli alberi, fa sentire il poeta escluso da questa teatralità.

    Ossi di seppia

    Non chiederci la parola
    E' forse una tra le più famose perché qui montale spiega ancora una volta il suo modello poetico. La satira dell'uomo che procede sicuro, nonostante i turbamenti ha due valenze, una politica e una esistenziale. Quest'ultima è sconvolta da un destino comune a tutta l'umanità: il fallimento. La consapevolezza dei fallimenti spinge il poeta a non credere e a non propagandare più i miti consolatori che spesso si creano a manifestazione delle crisi storiche e debolezze sociali. Il linguaggio prosastico utilizzato è simbolo del smascheramento della verità poetica.

    Meriggiare pallido e assorto
    Il paesaggio ligure diventa emblema della desolata condizione umana, vittima del nuovo tormento sociale. Il poeta aveva già capito la desolazione della massificazione sociale. Il muro, parola-chiave della poesia, è simbolo del limite invalicabile che impedisce all'uomo di mettersi con gli altri e lo condanna all'isolamento e alla prigionia. Mi ricorda tanto "Is there anybody out there?" dei Pink Floyd (https://www.youtube.com/watch?v=aHN6AViJAvI).

    Spesso il male di vivere ho incontrato
    La negatività espressa dal poeta è descritta in pochi versi, radicando la consapevolezza del dolore in tre immagini: il rivo, la foglia e il cavallo. L'abilità e la scelta poetica sottolinea la radicale opposizione alla poesia aulica del poeta-vate, utilizzando per lo più parole dal suono aspro, anafore e forti enjambement che distruggono ogni musicalità per dar più forza alla ripetizione della distruzione che lega le tre immagini.

    Cigola la carrucola del pozzo
    Questa poesia ha una simbologia legata al ricordo che riemerge nella mente del poeta come la carrucola. La simbologia qui presente è collegata a una correlazione oggettiva in cui si adoperano oggetti e fatti affini ai propri sentimenti, per esporre il proprio universo.

    ha scritto il 

  • 5

    Cosa dire su questo libro che non sia già stato detto? Scritto in uno stato di grazia, sono poesie bellissime.
    Sempre alla ricerca del punto morto del mondo, dell'anello che non tiene che possa finalm ...continua

    Cosa dire su questo libro che non sia già stato detto? Scritto in uno stato di grazia, sono poesie bellissime.
    Sempre alla ricerca del punto morto del mondo, dell'anello che non tiene che possa finalmente lasciar intravedere una realtà altra, oltre a quella grigia e sofferente che ci è data.

    Forse un mattino andando in un'aria di vetro,
    arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
    il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
    di me, con un terrore di ubriaco.

    Poi come s'uno schermo, s'accamperanno di gitto
    alberi case colli per l'inganno consueto.
    Ma sarà troppo tardi; ed io me n'andrò zitto
    tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.

    MERIGGIARE
    Meriggiare pallido e assorto
    presso un rovente muro d'orto,
    ascoltare tra i pruni e gli sterpi
    schiocchi di merli, frusci di serpi.

    Nelle crepe dei suolo o su la veccia
    spiar le file di rosse formiche
    ch'ora si rompono ed ora s'intrecciano
    a sommo di minuscole biche.

    Osservare tra frondi il palpitare
    lontano di scaglie di mare
    mentre si levano tremuli scricchi
    di cicale dai calvi picchi.

    E andando nel sole che abbaglia
    sentire con triste meraviglia
    com'è tutta la vita e il suo travaglio
    in questo seguitare una muraglia
    che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.

    ha scritto il 

  • 5

    Tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.

    Questo poeta, questo libro, mi hanno folgorato sin dalla fanciullezza. Montale è uno dei miracoli che ancora tengono in piedi lo scalcinato programma delle scuole superiori, è una di quelle poche pagi ...continua

    Questo poeta, questo libro, mi hanno folgorato sin dalla fanciullezza. Montale è uno dei miracoli che ancora tengono in piedi lo scalcinato programma delle scuole superiori, è una di quelle poche pagine in grando di far sedere un adolescente qualche minuto a canrasi nella testa questi versi.
    Ossi di Seppia riesce in poche righe a cantare il mondo rimasto vuoto dopo la morte di Dio, meglio di dieci libri di Nietzsche. (Ciò che NON siamo, ciò che NON vogliamo. L'anello che non tiene). ED anche chi non è abituato a leggere poesie, Non chiederci la parola, Aria di vetro, Meriggiare pallido e assorto le dovrebbe tenere appese al muro.

    Un piccolo, rabbioso appunto. Montale è contemporaneo a D' Annunzio (di poco posteriore, in realtà): il fatto che si tolga spazio all'ermetismo per insegnare nelle scuole l'opera di questo borioso pezzo di merda, a partire da "Il Piacere" ovvero la versione bell'epoque delle 50 sfumature di grigio lo reputo uno scandalo. Che D'Annunzio non sia stato ancora coperto di vergogna per quello che ha scritto e fatto, e successivamente consegnato all'oblio, è un segno del declino dei tempi.

    ha scritto il 

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