Otras inquisiciones

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Publisher: Alianza (Buenos Aires, AR)

4.2
(776)

Language: Español | Number of Pages: 296 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian , English

Isbn-10: 842063316X | Isbn-13: 9788420633169 | Publish date:  | Edition 3

Also available as: Hardcover , Mass Market Paperback , Others

Category: Fiction & Literature , Philosophy

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Book Description
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  • 5

    Il vestitino dei libri

    La tendenza umana è quella di semplificare la nostra vita, ed è probabilmente questa la principale tendenza che ha fatto sì che l’uomo abbia sviluppato i mezzi di locomozione (per muoversi sempliceme ...continue

    La tendenza umana è quella di semplificare la nostra vita, ed è probabilmente questa la principale tendenza che ha fatto sì che l’uomo abbia sviluppato i mezzi di locomozione (per muoversi semplicemente), i mezzi di comunicazione (per comunicare semplicemente, anche con un semplice gesto, anche un semplice simbolo, un semplice like), i caratteri di stampa (semplicemente per non dover ricordare tutto), il forno a microonde (per semplificare e velocizzare la cucina), e così potrei continuare ancora. Tale semplificazione però a volte porta con se delle gravi perdite nelle nostre qualità: si cammina sempre meno, si parla sempre meno, si ricorda sempre meno e diciamolo con sincerità: a chi piace veramente il cibo riscaldato al microonde?
    Dovremmo ben riflettere sulla semplificazione degli stati d’animo e dei sentimenti: crediamo di amare o lo abbiamo catalogato secondo quello che abbiamo visto nei film? Proviamo davvero delle emozioni quando riabbracciamo un amico o anche questo lo abbiamo iscritto nel registro delle emozioni di routine? Amiamo la nostra terra o il vederla ogni giorno l’ha fatta diventare una cosa dovuta ma che merita la frase ad effetto: amo la mia terra?
    Stesso discorso potrebbe essere fatto sui libri. Ogni libro deve, ma oggi è meglio dire dovrebbe, generare degli stati d’animo, ogni libro il suo, ogni pagina del libro il suo, ogni frase il suo, in alcuni rari casi anche ogni parola dovrebbe generare nel lettore un particolare stato d’animo. Uno stato d’animo che è diverso in base al lettore, perché il libro esiste solo in funzione del lettore. Ogni diversa lettura dello stesso libro dello stesso lettore genererà dei diversi stati d’animo perché ,in realtà, il lettore non è più lo stesso in quanto il lettore cambia con il tempo. Anche se il tempo non esiste (ma questa è un’altra storia).
    La nostra maledetta tendenza alla semplificazione ci ha portato invece a predisporci di uno stato d’animo preventivo che prendiamo dal nostro cassettino degli stati d’animi, rigorosamente catalogati per autore. Questo semplifica di molto la vita dei lettori e quasi sempre si rivela una scelta azzeccata. Quasi sempre. Ed è così che se stai per iniziare Sciascia ti si appesantisce il cuore e ti invade una tristezza infinita, con degli occhi che scrutano la bellezza della Sicilia attraverso un piccolo buco in un muro enorme con la consapevolezza che non riuscirai mai ad ammirare la Sicilia oltre quel muro. Così se ti accingi a leggere Benni cominci a vedere Berlusconi nel tuo collega di lavoro, nell’idiota che suona il clacson nel bel mezzo del traffico di punta e persino nella tua compagna di vita. Con Vian parli con i topi del parco, fai colazione con la spremuta d’arancia, suoni la tromba e pensi al suicidio. Se invece vuoi leggere borges in genere trovi del magico in tutto ciò che vedi, ma insieme a quello ti ritrovi anche un senso di angoscia e di mistero, qualcosa che oserei definire “argentinità”. Ed è proprio questo il vestitino pulito che avevo preso dal cassettino per leggere questo libro di Borges. Ma qualcosa non è andata come sarebbe dovuta andare. Nel bel mezzo della lettura mi sono ritrovato con il vestitino tutto enciclopedico di Queneau (quello, per intenderci, pieno di segni, cifre e lettere), e vistomi con quel bel vestitino ho proseguito la lettura convinto di essere coinvolto in una lettura di Queneau, poi tornava l’argentinità e interdetto dovevo guardare la copertina per accertarmi dell’autore. Insomma ho dovuto cambiare spesso vestitino e questo mi ha portato a riflettere sulla lettura: leggo nel modo migliore? Predisporsi alla lettura di un autore fa veramente bene alla lettura? Sarà mica meglio trattare ogni libro come un libro chiuso tutto da schiudere? E se devo leggere Saramago non posso mica affrontarlo con la predisposizione alla punteggiatura di Perec. Tante riflessioni che non hanno ancora portato ad una conclusione vera e propria.
    L’idea, tutta borgesiana, che sia lo scrittore a creare i suoi predecessori è una riflessione non del tutto estranea a ciò che mi è accaduto e che viene egregiamente affrontata in questo libro.

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  • 4

    Un grande del Novecento tra letteratura e filosofia

    Si può rimandare alle note finali magistralmente redatte da Fabio Rodríguez Amaya per tutto quel che concerne la storia del libro (a cominciare dal significato del titolo) e dei testi che lo compongon ...continue

    Si può rimandare alle note finali magistralmente redatte da Fabio Rodríguez Amaya per tutto quel che concerne la storia del libro (a cominciare dal significato del titolo) e dei testi che lo compongono e che erano apparsi singolarmente tra il 1934 e il 1952.
    Non è il Borges dei racconti ormai classici della letteratura novecentesca, ma quanto a scrittura la differenza è alquanto impalpabile. Come tutti i grandi Borges resta uguale a sé stesso in ogni riga che scrive su qualsiasi tema si voglia esprimere.
    La sua figura, che tanti epigoni ha prodotto nelle letterature che lo hanno seguito, resta comunque inimitabile e irripetibile per l’alternanza di filosofia, teologia e letteratura.
    Probabilmente se avesse optato per una sola di questa attività, no sarebbe risultato altrettanto grande e pervasivo. Così invece è stato e resta “incontournable”.

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  • 0

    Inquisire i miracoli

    Seth Lloyd , illustre informatico e fisico statunitense , raccontò che da studente a Cambridge, nel 1983, gli capitò di incontrare per caso il grande scrittore argentino ; con intento ,forse, provocat ...continue

    Seth Lloyd , illustre informatico e fisico statunitense , raccontò che da studente a Cambridge, nel 1983, gli capitò di incontrare per caso il grande scrittore argentino ; con intento ,forse, provocatorio, Lloyd fece notare a Borges che il suo racconto "Il giardino dei sentieri che si biforcano" presentava molti elementi in comune con le moderne teorie della fisica quantistica; l'anziano e ormai cieco autore sorrise placidamente e ribatté di non conoscere nulla di fisica e invitò lo studente a non stupirsi del fatto che la scienza potesse replicare quanto già detto dalla letteratura, visto che, dopotutto, anche i fisici leggono i libri.

    Questo piccolo aneddoto la dice lunga sull'importanza che Borges attribuiva alla letteratura; Kubrick disse che se qualcosa può essere pensato , allora può essere filmato; Borges avrebbe probabilmente detto che se qualcosa può essere scritto o raccontato, allora può essere pensato. Leggendo "Altre Inquisizioni" ciò che si percepisce costantemente, aldilà degli innumerevoli spunti, è l'idea di onnipotenza della letteratura. Se puoi raccontare qualcosa, puoi crearlo. E nel suo sforzo colossale di far confluire nei propri scritti ogni disciplina immaginabile (storia, geografia, antropologia, linguistica, matematica, geometria, filosofia, zoologia di animali mitologici...), Borges le annulla tutte quante per sgombrare la via alla bellezza della parola scritta. Molti critici ricercano nella letteratura i risvolti filosofici; alcuni vedono la letteratura come etica,altri come storia, altri come estetica; Borges è l'unico a cercare di vedere la letteratura come miracolo; non c'è un perché nella letteratura.

    Nel racconto dell'Aleph "Storia del guerriero e della prigioniera" , Borges si dice commosso dalla vicenda di un guerriero longobardo giunto con le sue orde dalle foreste ad assediare la città di Ravenna; una volta lì, Droctulf (così si chiama) rimane d'un tratto estasiato dall'immensità della meravigliosa civiltà con cui è entrato in contatto e , obbedendo ad un impulso di cui non sa spiegare l'origine, abbandona i propri compagni ed i propri cari , i propri dei e la propria gente, passa dalla parte della città assediata e cade difendendola. Non credo sia inopportuno sostituire Borges a Droctulf e la letteratura alla città di Ravenna.

    Nei racconti dei saggi ebraici chassidici compare talora la parola "lishma" ; viene detto che beato è chi riuscirà a leggere le Scritture non per desiderio di conoscenza, non per obbligo, non per timore del castigo divino, né per desiderio di essere salvato, bensì chi le leggerà per sé stesse , per la grazia di leggerle, le lettura disinteressata ed estatica ; questo è "lishma". Echkart disse che si salverà chi arriverà a donarsi a Dio rinunciando persino al desiderio di farlo. Non credo di sbagliare di molto nel sostenere che Borges fosse fortemente religioso, non importa che il suo dio fosse quello dei cristiani, la letteratura, o altro. Tutti sentiamo il bisogno di amare qualcosa per sé, di essere mistici a nostro modo e tuffarci in qualcosa senza saperne spiegare la ragione. I miracoli sono forse l'unica forma di religione che ci è concessa; ringraziamo Borges di averne creato uno per noi lettori, un rifugio dove la letteratura può ancora essere amata per sé stessa.

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  • 4

    Specchi paralleli

    Commentare un libro divino usando termini umani è impossibile.Mi limito a varcare lo specchio. E se in questo momento fossi un ragazzo di dodici anni che sta sognando di essere un vecchio? Cosa succed ...continue

    Commentare un libro divino usando termini umani è impossibile.Mi limito a varcare lo specchio. E se in questo momento fossi un ragazzo di dodici anni che sta sognando di essere un vecchio? Cosa succederebbe al risveglio? Sarebbe un sogno premonitore l'avermi visto con la barba grigia? Oppure sarei un vecchio che ha sognato un ragazzo che sognava un vecchio...

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  • 5

    come la grotta di aladino, abbaglia e seduce. qualche gemma:
    il sogno di coleridge. ho letto kubla khan all'università e mi ha ipnotizzata. il commento di borges mi ha fatto lo stesso effetto.
    il nost ...continue

    come la grotta di aladino, abbaglia e seduce. qualche gemma:
    il sogno di coleridge. ho letto kubla khan all'università e mi ha ipnotizzata. il commento di borges mi ha fatto lo stesso effetto.
    il nostro povero individualismo. è l'unico saggio che mi ha fatta sorridere alle spese dell'autore: parla di illusioni del patriottismo, ma si rivela comicamente campanilista quando ci compiace della libertà di pensiero degli argentini.
    nathaniel hawthorne. protagonista della mia tesi di laurea, n.h. secondo borges inventa situazioni, non personaggi: quindi sono migliori i racconti rispetto ai romanzi, dove i personaggi non reggono la misura della narrazione. un'osservazione illuminante. poi c'è questa frase, che traduco dalla mia copia in spagnolo: "hawthorne era uomo di continua e curiosa immaginazione, ma refrattario, diciamo così, al pensiero. non dico che fosse stupido; dico che pensava per immagini, per intuizioni, come sono solite pensare le donne, non tramite un meccanismo dialettico". be', ecco. andiamo avanti.
    il primo wells. una frase interessante sull'onniscienza del narratore: "quando un autore si limita a riferire dei fatti o a tracciare il tenue vagare di una coscienza, possiamo presumerlo onnisciente, possiamo confonderlo con l'universo o con dio; quando si abbassa a ragionare, lo scopriamo fallibile". autori, non sporcatevi le mani con le discussioni.

    la vastissima cultura di borges, le innumerevoli fonti cui attinge e le tante lingue in cui cita con naturalezza sono universi in cui ci si perde volentieri a bocca aperta. confesso però che a un certo punto l'ho tradito e non ho finito il saggio sulla refutazione del tempo - troppa filosofia, per me. preferisco la letteratura.

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  • 4

    Non solo saggi di letteratura ma lezioni di vita. Quel suo mescolare autori sconosciuti ad altri molto famosi con le sue "supposizioni" su quel che non è immediatamente comprensibile fa un po' venire ...continue

    Non solo saggi di letteratura ma lezioni di vita. Quel suo mescolare autori sconosciuti ad altri molto famosi con le sue "supposizioni" su quel che non è immediatamente comprensibile fa un po' venire i capogiri. Anche quando non si capisce esattamente cosa voglia dire obbliga a ricordarci della complessità, e in un mondo come il nostro che vorrebbe invece tutto spianato, uguale e facile diventa un antidoto efficace.

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