Paesi tuoi

Di

Editore: Arnoldo Mondadori Editore (Oscar)

3.9
(856)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 193 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Olandese

Isbn-10: A000011935 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Contributi: Antonio Pitamitz ; Prefazione: Marco Forti

Disponibile anche come: Copertina rigida , Tascabile economico , Altri , Copertina morbida e spillati

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Storia

Ti piace Paesi tuoi?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Una tragica storia di vita contadina, in un microcosmo chiuso e appena lambito dall'eco lontana della città.
Ordina per
  • 4

    “Case non se ne vedevano, ma stradette che ogni tanto sparivano sotto le piante… …Dall’altra parte della valle si vedevano i lumi di Monticello; ma tutto il vuoto era come una nebbia…”

    Fedele alle indicazioni di Italo Calvino, nella sua seconda prefazione a “Il sentiero dei nidi di ragno”, che indicava in un immaginario triangolo costituito da “Paesi tuoi” di Cesare Pavese, “Convers ...continua

    Fedele alle indicazioni di Italo Calvino, nella sua seconda prefazione a “Il sentiero dei nidi di ragno”, che indicava in un immaginario triangolo costituito da “Paesi tuoi” di Cesare Pavese, “Conversazione in Sicilia” di Elio Vittorini e “I malavoglia” di Giovanni Verga le basi della letteratura neorealista in Italia, e avendoli casualmente tutti a disposizione, eccomi dunque andarne alla scoperta con la lettura del primo dei tre romanzi in questione.

    Quest’opera di Cesare Pavese poco conosciuta al grande pubblico dei lettori e finanche da qualche addetto ai lavori ha, insieme alle altre due, il grande merito di aver inaugurato il filone neorealista in seno alla letteratura italiana, contribuendo così al suo rinnovamento.
    Protagonista assoluta della storia è la campagna torinese, ma sarebbe meglio dire il paesaggio, che per l’occasione assume il primo timido ruolo introspettivo in un romanzo.
    La narrazione è estremamente cruda, non viene fatta nessuna concessione sentimentalista, gli uomini sono temprati dalla fatica nei campi e l’unico linguaggio che capiscono è sangue, sudore e fatica; i dialoghi sono asciutti ed essenziali e nulla è lasciato che possa in qualche modo distorcere la realtà di quei luoghi, questo è relativo anche ai gravi fatti che succedono, raccontati con un realismo lucido e impressionante, che fa certamente capire il perché della considerazioni di Calvino su quest’opera di Pavese, inserita non a caso tra quelle inauguranti il nuovo filone neorealista in Italia…

    Per la serie “alla ricerca del neorealismo nella letteratura italiana”,
    la prossima puntata sarà dedicata a:
    “Conversazione in Sicilia” di Elio Vittorini…

    ha scritto il 

  • 4

    L'esordio di Pavese nel mondo della prosa è un lavoro ancora un po' spigoloso: la lingua è asprissima, e più che attingere al linguaggio contadino, è un italiano corrotto dall'oralitá agreste, con i ...continua

    L'esordio di Pavese nel mondo della prosa è un lavoro ancora un po' spigoloso: la lingua è asprissima, e più che attingere al linguaggio contadino, è un italiano corrotto dall'oralitá agreste, con incursioni nel piemontese stretto di Alba.
    Certe asperità sono state livellate nei romanzi successivi, e altre sono rimaste lì e va tutto molto bene, perchè Pavese, in fondo, ci piace così.
    La storia gira intorno all'omertà di una famiglia contadina, alla sensualità insolente e un po' selvaggia, e al ritmo spietato della vita di campagna, ritmo che a volte pare una marcia di guerra, davanti al quale non ci sono obiezioni, ma solo muta accettazione. Neanche il sangue, neanche la violenza, possono fermare la raccolta del grano. Fin dalle prime pagine si intuisce il lento (ma neanche poi tanto) avanzare della tragedia: ce lo suggeriscono passaggi e poche parole che Pavese "nasconde" fra tante altre. Trovarle, è un gioco spietato.
    Se da un lato mi indigna, dall'altro trovo comprensibilissimi certi tratti della questione, perchè vengo anche io da una famiglia contadina, piemontesi di una volta (i così detti "barott"), gente dura, di poche parole, gente che lavorava come le bestie senza conoscere riposo nè poesia, che tramandava rancori per un secolo, che aspettava la festa del santo patrono per mettere le scarpe e fingere di essere in una sala da ballo di Torino. E al secondo bicchiere di rosso, volavano parole e sedie.
    Le cose si facevano comunque: nascere, morire, innamorarsi, soffrire, scandalizzare; c'era chi scappava in città, chi si innamorava di una già fidanzata e finiva a botte da orbi, chi saltava nel fienile con il bracciante, e poi finiva a fare da serva ai cugini ricchi perchè una ragazza con precedenti non se la sarebbe presa più nessuno manco regalata con tutto il fiocco.
    Ma tutto veniva fatto nel riserbo più assoluto, che ad un certo punto veniva quasi da chiedersi se questa gente si rendesse conto che il mondo finiva oltre il prato. Forse. Però per carità non morire durante la vendemmia, altrimenti mancheranno un paio di braccia e poi saranno cavoli senza zucchero. E soprattutto non facciamo pubblicità con i vicini, che a sotterrarti sotto il pruno ci vuole meno tempo a farlo che a dirlo.
    Spietato, Cesare.
    (la ex fidanzata rompipalle del mio fidanzato abitava ad un tiro di schioppo dalla casa di Pavese. Io la rivedo in quasi tutte le donne dei romanzi pavesiani. Quindi, a prescindere, detesto tutte le donne di Pavese.)

    ha scritto il 

  • 4

    "Paesi tuoi" mi ha strappato lacrime sofferte. Non un pianto violento, solo qualche lacrima, quasi con rabbia, mi ha bagnato gli occhi e poi il viso e le labbra. Dolore, dolore di fronte alla crudeltà ...continua

    "Paesi tuoi" mi ha strappato lacrime sofferte. Non un pianto violento, solo qualche lacrima, quasi con rabbia, mi ha bagnato gli occhi e poi il viso e le labbra. Dolore, dolore di fronte alla crudeltà della vita, alla bestia che può essere l'uomo. Mi ritrovo a pensare a quanto siamo vulnerabili, a quella continua lotta tra istinto e ragione che affligge l'uomo.
    Ma il mio cuore durante la lettura ha conservato il suo calore, perché Pavese è così, ti fa innamorare della vita, di quegli attimi fugaci di poesia, e allo stesso tempo le sue storie ti struggono, ti si spezza qualcosa nel profondo.

    ha scritto il 

  • 3

    Paesi tuoi, cavoli miei.

    È il secondo libro che leggo di Pavese. Dopo La luna e i falò, mi sono buttata a capofitto su questo libro ma devo dire che fra questi due libri, le differenze sono abissali.
    Pavese in Paesi tuoi è an ...continua

    È il secondo libro che leggo di Pavese. Dopo La luna e i falò, mi sono buttata a capofitto su questo libro ma devo dire che fra questi due libri, le differenze sono abissali.
    Pavese in Paesi tuoi è ancora un po' acerbo, la storia all'inizio è confusa e non si sa dove voglia andare a parare, il linguaggio è un po' spigoloso e il finale mi ha fatto capire che, di queste 92 pagine, io ho capito ben poco di tutta la storia del libro.

    Credo che, però, il titolo della recensione sia da spiegare.
    La storia parte da Talino (paesi suoi) e Berto (problemi suoi), entrambi in carcere e buttati poi fuori. A Torino si incontrano e Talino propone al compagno di carcere di andare a lavorare per lui come meccanico. Dopo vari tentennamenti, Berto gli dice di sì ma essendo un uomo di città, sa già che in campagna non vivrà bene.
    Una volta accolto in casa, Berto trova intimità con una delle sorelle di Talino, ma dall'essere ingenuo che quest'ultimo è, si scopre che è anche impulsivo e violento tanto da poter far male alla sua stessa famiglia.

    Non avevo capito il senso del finale o meglio come finiva la storia, tant'è che ho dovuto fare delle ricerche su internet.
    Le tematiche del libro sono molto forti: morte, incesti e violenze in famiglia.
    Peccato però. Non sono delusa di aver letto questo libro in quanto è l'esordio di Pavese come scrittore neo realistico ma per ora, il miglior libro rimane senza dubbio La luna e i falò.

    ha scritto il 

  • 3

    Gli inizi

    Un Pavese agli inizi, ancora "acerbo", con un linguaggio "retrò", non capisco quanto volutamente e quanto frutto invece della ricerca di uno stile personale. Certo, i romanzi famosi sono un'altra cosa ...continua

    Un Pavese agli inizi, ancora "acerbo", con un linguaggio "retrò", non capisco quanto volutamente e quanto frutto invece della ricerca di uno stile personale. Certo, i romanzi famosi sono un'altra cosa, ma in confronto a quanto c'è in giro adesso ...

    ha scritto il 

  • 3

    strano come mi suona invecchiata questa lingua. mi chiedo perchè pavese ci tenesse tanto a parlare dei villici, di cui evidentemente sa poco o nulla. il suo racconto sembra realistico ma non c'è nient ...continua

    strano come mi suona invecchiata questa lingua. mi chiedo perchè pavese ci tenesse tanto a parlare dei villici, di cui evidentemente sa poco o nulla. il suo racconto sembra realistico ma non c'è niente di reale.

    ha scritto il 

Ordina per
Ordina per