Paolo il caldo

Di

Editore: Bompiani (I delfini, 5)

3.8
(259)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 301 | Formato: Paperback

Isbn-10: A000017345 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida

Genere: Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
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  • 3

    Romanzo incompiuto (mancano solo i due ultimi capitoli). La sensualità allo stato massimo, che porta il protagonista ad una vita complessa, condita di molteplici pensieri (erotici per lo più) e turbam ...continua

    Romanzo incompiuto (mancano solo i due ultimi capitoli). La sensualità allo stato massimo, che porta il protagonista ad una vita complessa, condita di molteplici pensieri (erotici per lo più) e turbamenti. Scorrevole più del previsto e ben scritto. Le parti migliori sono quelli che si svolgono a Catania. Le giornate romane sembrano un prequel de La dolce vita di Fellini.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    La carne e i suoi turbamenti

    L’isolano Paolo Castorini non traligna da una discendenza baronale sopraffatta dal coito. La cieca bramosia di entrare nell’intimità di una donna portano il “caldo” Paolo da una iniziale baldanza ad ...continua

    L’isolano Paolo Castorini non traligna da una discendenza baronale sopraffatta dal coito. La cieca bramosia di entrare nell’intimità di una donna portano il “caldo” Paolo da una iniziale baldanza ad un ineluttabile abbruttimento della maschera demoniaca dell’erotomania; L’iniziazione sessuale che si consuma nella natia Sicilia ostello dei primi subliminali richiami della clitoride, e la successiva trasferta nei salotti della capitale, “città vecchia, che unisce le audacie della modernità con la pesantezza della sua secolare corruzione” non fanno che sovralimentare i marcatori di una frattura esistenziale già intercettati nei discorsi ieratici del diafano padre Michele.
    Opera fisica e metafisica di non facile lettura per l’incerta linearità che si frattura in tortuose congerie di speculazioni irrisolte e "ragionamenti barocchi", “Paolo il caldo” è il romanzo-testamento di Brancati. Malgrado resti un lavoro incompiuto, l'autore presago della sua precipitosa dipartita, con una laconica chiusa indirizza lo sbatter d'ali della stupidità verso il cervello di Paolo che ha ormai interiorizzato l'evidenza di avere una coscienza gabbata da un indomabile ”diavolo in groppa”.

    “Sa che cosa ho rimosso io, invece, che cosa ho scacciato fuori della coscienza, e buttato nelle fogne di me stesso? Il pudore, la carità, un Comandamento del Vangelo! Sa che cosa ho calpestato e ridotto al silenzio? Gesù Cristo in persona!”

    ha scritto il 

  • 0

    È un libro sincero in cui l’acutezza di Brancati non si cela dietro intenti parodistici, ma penetra nella condizione del “masculo” per sprofondare nell’idiozia
    del suo chiodo fisso. L’impianto filosof ...continua

    È un libro sincero in cui l’acutezza di Brancati non si cela dietro intenti parodistici, ma penetra nella condizione del “masculo” per sprofondare nell’idiozia
    del suo chiodo fisso. L’impianto filosofico (un determinismo dell’appagamento, rubizzo e iperteso) è affidato all’epopea baronale dei Castorini, la cui voracità erotizza e fotte, anche a tavola. Paolo emerge, sbilenco, come una sorta di monumento funebre che reca in mano la torcia fallica della famiglia, e ne segna il declino per una sorta di autocoscienza. Solo suo padre, l’esangue Michele, aveva presentito il tragico epilogo di una genia ingorda, ottenebrata, che, insieme al godimento, reitera l’impossibilità d’essere felice.
    C’è un distinguo fra sensualità e lussuria, e il romanzo la marca attraverso una vicenda barocca di continui inseguimenti fra il disegno della fantasia sessuale e la sua attuazione. Tutti i moti ascendenti dello spirito sono così disgregati dalla compulsione “bassa”, che precipita nutrendosi delle scorie prodotte. È questo il richiamo al Diavolo, o alla nevrosi, laddove il piacere non corrisponde agli istinti, ma all’abbrutimento; laddove il riscatto è morale, e anelante una specie di mistica geograficamente connotata (il Sud dei santi), una specie di ebetaggine rovesciata, casta.
    Sarebbe stato il capolavoro di Brancati, se non fosse intervenuta la morte, a sigillo. Ma è un romanzo che ha comunque ispirato moltissimo, perché mette davanti allo specchio gli struggimenti di tanti artisti che, né più né meno, hanno amato la Donna, senza poter essere all’altezza del loro amore.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    L’ala della stupidità

    Ira, accidia, superbia, gola e soprattutto lei, la lussuria: il baronetto Paolo Castorini è schiavo dei propri istinti. La sua è un’ossessione accecante, che non gli permette vedere tutto il resto e c ...continua

    Ira, accidia, superbia, gola e soprattutto lei, la lussuria: il baronetto Paolo Castorini è schiavo dei propri istinti. La sua è un’ossessione accecante, che non gli permette vedere tutto il resto e che lo spinge a travolgere la propria vita e quella altrui.
    Un romanzo cupo, lucido e disperato. Pubblicato postumo e incompiuto (mancano gli ultimi due capitoli), ha comunque una fine ben precisa, secondo le ultime disposizioni dello scrittore:
    “Si può anche pubblicare il mio ultimo romanzo Paolo il Caldo avvertendo il lettore che mancano ancora due capitoli, nei quali si sarebbe raccontato che la moglie non tornava (più) da Paolo ed egli, in successivi accessi di fantastica gelosia, si aggrovigliava sempre più in se stesso fino a sentire l'ala della stupidità sfiorargli il cervello.
    23 Settembre 1954”

    Come se Brancati stesso non potesse fare altro che lasciarlo andare incontro al suo triste destino.

    ha scritto il 

  • 3

    Quando la sensualità diventa una malattia...

    Il sesso può essere una benedizione oppure un'aberrazione che conduce l'uomo...negli inferi dell'abbruttimento personale, fisico, mentale, psicologico...
    Se il sesso viene vissuto come un completament ...continua

    Il sesso può essere una benedizione oppure un'aberrazione che conduce l'uomo...negli inferi dell'abbruttimento personale, fisico, mentale, psicologico...
    Se il sesso viene vissuto come un completamento dell'amore, del sentimento...ne è la sublimazione, altrimenti sono guai seri...
    Questo romanzo, scritto da Brancati, rappresenta l'esempio lampante del concetto da me espresso.
    Il protagonista, Paolo, è un siciliano che in età giovanile sfoga la sua prorompente vitalità sessuale prima in Sicilia, in seguito a Roma, divenendo uno scatenato dongiovanni, spregiudicato...e avido di sempre nuove avventure...
    In seguito si sposa: egli crede di risolvere i suoi problemi con il matrimonio che pare almeno all'inizio quietare i suoi impulsi sensuali....
    Ma l'ossessione ritorna, portandolo lentamente all'autodistruzione, alla deriva di un disfacimento fisico, psicologico e morale...
    Il diavolo in groppa? Si, ma io parlerei piuttosto di una possessione sessuale, in cui...
    il "Satanello" ha condotto questo pover'uomo....a non essere più padrone di se stesso...
    Se pensiamo a tutte le malattie sessuali di cui l'uomo può essere vittima, si capisce che il concetto di sesso...deve essere comunque una faccenda che va...moderata e controllata...
    La ninfomania è una malattia femminile seria e così pure....le malattie veneree che sono la conseguenza di un tragico abuso, per ciò che riguarda il sesso, che al contrario dovrebbe costituire, se ben gestito, una delle gioie più profonde della vita.
    Consigliato (anche per le riflessioni profonde che suscita)
    Saluti.
    Ginseng666

    ha scritto il 

  • 4

    nella vita ciò che conta è essere liberi

    essì, perché quando nella nostra vita c'è un'ossessione, una qualsiasi: che sia fumare ansiosamente, o lo shopping compulsivo, o la sete di potere, o l'avidità, o la tifoseria, o la dieta maniacale, o ...continua

    essì, perché quando nella nostra vita c'è un'ossessione, una qualsiasi: che sia fumare ansiosamente, o lo shopping compulsivo, o la sete di potere, o l'avidità, o la tifoseria, o la dieta maniacale, o la sete di conoscenza, o (come in questo caso) la ricerca costante del sesso, vuol dire in definitiva che siamo schiavi.
    Non c'è differenza tra un'ossessione e l'altra: ciò che ci incatena, che ci domina, ci rende schiavi: punto.

    Brancati ce lo descrive in questo libro stupendo: se non riesci a fermarti o a controllarti nei tuoi impulsi sei uno schiavo, qualsiasi motivazione tu ti dia, qualsiasi scusa o giustificazione.
    Il mondo siciliano dei primi decenni del novecento con l'avvento del fascismo e gli impulsi erotomani e sensuali del protagonista e degli uomini della sua famiglia: impulsi elogiati ed incentivati sin da bambini come un vanto, ma che portano tutti loro ad essere "sanguigni e violenti", degli egoisti senza rimedio via via sempre più incapaci a vedere tutto il resto della vita e a far annegare "la ragione" nell'abisso.
    Perché questa ossessione porta Paolo a non vedere nulla, né la vita, né i sentimenti, né le persone care, né le donne che seduce, né la povertà di chi gli sta intorno, né eventuali suoi talenti, né "la ragione" che ogni tanto bussa alla sua coscienza con la voce del padre, unico membro della famiglia a non essere schiavo dei sensi (il sesso, il mangiare a crepapelle, il gridare, la violenza fisica).

    I sensi sono un avvoltoio con gli artigli piantati nella carne che portano Paolo e gli uomini e le donne a passare come ruspe su qualunque cosa, lasciandoli privi di idee e di sentimenti.

    Ho visto anche il film del '73 con Giancarlo Giannini, che purtroppo salta di palo in frasca e non riesce a rendere le profondità del pensiero di Brancati.

    ha scritto il 

  • 4

    La cosa più bella della vita è non far nulla. E libertà significa poter vivere senza far nulla. Questa è la vera libertà. Il resto è menzogne dei moralisti. Si son messi tutti d'accordo, possidenti, p ...continua

    La cosa più bella della vita è non far nulla. E libertà significa poter vivere senza far nulla. Questa è la vera libertà. Il resto è menzogne dei moralisti. Si son messi tutti d'accordo, possidenti, preti, generali e comunisti che ai popoli bisogna raccontare che il lavoro nobilita la vita, e ai soldati che morire è bello. E io mi rendo conto che alle masse è utile dire questo, perché altrimenti nessuno vorrà lavorare e nessuno farsi uccidere. Ma fra di noi diciamo la verità: bello è vivere e non morire, bello è disporre a completo piacimento della propria giornata e non lavorare. (pag. 110)

    ha scritto il 

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