Paradiso

Di

Editore: Einaudi (Supercoralli)

4.2
(81)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 569 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo , Tedesco

Isbn-10: 8806159895 | Isbn-13: 9788806159894 | Data di pubblicazione: 

Curatore: Glauco Felici ; Postfazione: Mario Vargas Llosa

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Narrativa & Letteratura

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  • 5

    “Cemí è un habanero del centro della città, che ha sufficiente tempo libero per girare molte volte attorno a ogni cosa, per insignificante che possa essere. È asmatico, la sua ingestione anormale dell ...continua

    “Cemí è un habanero del centro della città, che ha sufficiente tempo libero per girare molte volte attorno a ogni cosa, per insignificante che possa essere. È asmatico, la sua ingestione anormale dell’aria lo fa stare sempre teso, come in agguato, tende a collocare tutto sulla scala di Giacobbe, tra cielo e terra come i semidei. La sua faccia ha qualcosa di strano, una tristezza ironica, sembra dire, tutto può arrivare alla grandezza, ma tutto è una miseria, cosa vogliamo farci”.

    José Cemí, eteronimo di José Lezama Lima, solo apparentemente protagonista di una autobiografia, è in realtà una emanazione letteraria dotata della capacità di suscitare, sostenere ed espandere un processo creativo che, radicato nella memoria, si ramifica, attratto da ogni possibile lontananza, innamorato di ogni insondabile profondità, instancabile ricercatore di impossibili sfide intellettuali. “Paradiso” è un libro dotato di un non comune fascino esotico, e non certo solo per il suo radicamento nella cultura cubana, quanto per il suo essere gloriosamente altro rispetto ai canoni letterari più ambiziosi; per la naturalezza con cui la sterminata cultura del suo autore diviene materia narrativa, a tratti addirittura disperante perché rappresenta per il lettore una sfida, ad altissimi livelli, sfida alla comprensione, certo, ma anche richiamo a seguire le mille sollecitazioni che propone. E ancora per il ritmo contraddittorio di una scrittura che induce contemporaneamente all’impeto e alla sosta: la sterminata materia narrativa che sostiene procede infatti come un fiume in piena e assume il suo senso più profondo proprio da una natura multiforme, in un certo senso esplosiva, da quel suo disperdersi in mille rivoli attraverso spazi e tempi, ma tutto ciò che trascorre sotto gli occhi del lettore possiede una tale intensità, una tale ricchezza di riferimenti letterari, filosofici, storici, artistici, che ogni pagina meriterebbe una sosta, perché ogni pagina è apertura ad altro e indicazione di un nuovo percorso. Così, quasi ogni pagina è fonte insieme di entusiasmo e di disagio, ammirazione e disarmata resa, in una contraddizione che tiene desti, nel tentativo di dare una definizione a ciò che si sta leggendo, che è forse solo un modo per tentare di penetrarlo e di possederlo appieno, di esaurirlo. Ma Lezama Lima proprio a questo si sottrae e tiene perciò acceso lo stimolo di una curiosità intellettuale che finisce per essere disposta a qualsiasi nuovo gioco, a qualsiasi nuova impresa. Non c’è dubbio che ci si trovi di fronte ad una narrazione, esito del processo creativo con cui l’autore intende ripercorrere gli anni della sua infanzia e della sua formazione intellettuale, spirituale e affettiva nella Cuba dei primi decenni del Novecento, ma si tratta di una narrazione amplificata, esaltata, si potrebbe dire felicemente distorta, camuffata oppure rivelata per vie traverse, da un surrealismo mistico e visionario, sostenuto da una scrittura florida, sanguigna e vivacemente barocca. Narrazione enciclopedica dunque, nel senso della vastità e della completezza, narrazione che rende conto di un percorso di crescita e di maturazione spirituale e intellettuale, sulle orme, probabilmente, del testo dantesco, ma solo in riferimento all’ascesi e non certo alla conversione religiosa. Insomma il libro di una vita, perché possiede l’ambizione di comprenderla e anche perché letteralmente la occupa – essendo la vicenda della sua composizione e della sua pubblicazione praticamente estesa lungo tutti gli anni della maturità dell’autore. “Paradiso” è un lunghissimo racconto soggetto ad un continuo sconfinamento, perché non possiede argini che lo possano contenere e così finisce per strabordare nel territorio della poesia – ammesso che simili distinzioni siano sensate e soprattutto utili – e persino in quello del saggio erudito. Curioso il modo in cui questa intensa narrazione si tenga saldamente in piedi nonostante sia priva di una riconoscibile impalcatura strutturale, e ancora più curioso – ma sarebbe meglio dire geniale – il fatto che affidi la sua natura più profonda ad una parola che è essenzialmente poetica. Le parole di Lima, estratte dal lussureggiante repertorio lessicale del loro autore, subiscono un processo di trasposizione per adattare la loro provenienza poetica al tessuto narrativo. Dall’esito fortunatamente fallimentare di tale impossibile operazione si deve forse la grandezza di un romanzo in cui felicemente ci si perde, in cui, come succede tra un verso e l’altro, le parole riecheggiano a lungo, catturano e predispongono, vivono della loro sonorità, irretiscono con tutto l’armamentario del loro potere allusivo. Così il giovane Cemí le scopre e le gusta: “… le parole si innalzavano strappate dalla loro stessa terra, con il loro raggruppamento artificiale e il loro movimento pieno di allegria nel penetrare nei loro canali oscuri, invisibili e ineffabili. Nell’ascoltare quella sfilata verbale, provava la stessa sensazione di quando seduto sul muro del Malecón, vedeva i pescatori tirare su i pesci, come si contorcevano mentre la morte li accoglieva fuori dalla loro cabina naturale. Ma nella lettera, quei pesci verbali tirati su si contorcevano a loro volta, ma era un contorcimento di allegria gioiosa, nel formare un nuovo coro, un esercito di oceanine che cantavano perdendosi tra le nebbie. […] sentiva come le parole acquistavano il loro rilievo, sentiva anche sulle guance come un vento lieve faceva sussultare quelle parole, e comunicava loro una spinta, come anche la brezza sospinge i pepli nelle panatenee, il cui senso oscillava, si perdeva, ma ricompariva come una colonna in mezzo alle onde, piena di invisibili alveoli formati dal morso dei pesci”. D'altronde è l’autore stesso a riconoscere la natura poetica della sua prosa, come riporta nella “Nota” alla presente edizione Glauco Felici, il traduttore a cui si deve la versione italiana del romanzo, citando un brano tratto dalle “Cartas” di Lezama Lima: “Non credo che si debba scindere la mia opera tra poesia e prosa, perché lo stesso Paradiso ha molto del testo poetico. Parto, per fare il mio romanzo, da una radice poetica, metafora come personaggio, immagine come situazione, dialogo come forma di riconoscimento alla maniera greca. Nella mia poesia, saggio e romanzo fanno parte dello stesso rovistare nel midollo del sambuco”. E lì, nel midollo del sambuco c’è un tale accumulo di materiale che si può solo tentare di estrarlo, senza presumere di esaurirlo e tanto meno di incasellarlo ordinatamente. Qualcosa si può raccontare – i ricordi familiari, gli anni dell’infanzia e dell’università, le vicende di un paese “afflitto a morte”, la miseria – qualcosa deve essere fatto rinascere riproponendolo con la stessa tumultuosa intensità – gli amici, le conversazioni di giorno e di notte, “gli odi, le immagini, Platone, i bestiari, l’angeologia tomista, la resurrezione” – qualcosa si può solo cantare – “mia madre, le tentazioni e l’infinitezza della conoscenza, il molto vicino, il caos e l’Eros della lontananza”. L’erudizione infine, perché “Paradiso” è il libro di un uomo erudito che riversa nelle sue pagine il condensato di una conoscenza enciclopedica ma, soprattutto, profondissima. Il lettore procede in una sorta di labirinto culturale, attratto dalle sirene di riferimenti che sente a sé affini e nei quali si compiace di riconoscersi, ma insieme sconfortato ogni volta che, inoltrandosi in terreni sconosciuti, si scopre in grado di avvertire la passione della conoscenza senza poter comprendere appieno ciò che l’ha generata. Perché l’erudizione di Lezama Lima è senza dubbio passionale, frutto di un coinvolgimento emozionale che la illumina e la rende viva e affascinante, fatta di frammenti che tra le sue mani si ricompongono e si motivano a vicenda, costantemente tesi ad uniformare il pensiero filosofico, magico e religioso e a trovare conforto nelle voci dei grandi pensatori del passato. Così, ad esempio, conoscenza e memoria si ricompongono nel pensiero di Platone, così vengono rimpianti e tenacemente trattenuti nell’opera di Proust, e così, forse, sono essi stessi i semi generatori del frondoso e ramificato albero narrativo costituito da “Paradiso”: “Sappiamo solo quello che ricordiamo, era la conclusione delfica di quella cultura, che con il passar dei secoli avrebbe trovato in Proust la tristezza degli innumerevoli esseri e delle innumerevoli cose che muoiono in noi quando si estinguono i nostri ricordi”.

    ha scritto il 

  • 5

    “ Non credo che si debba scindere la mia opera tra poesia e prosa, perché lo stesso Paradiso ha molto del testo poetico. Parto, per fare il mio romanzo, da una radice poetica, metafora come personaggi ...continua

    “ Non credo che si debba scindere la mia opera tra poesia e prosa, perché lo stesso Paradiso ha molto del testo poetico. Parto, per fare il mio romanzo, da una radice poetica, metafora come personaggio, immagine come situazione, dialogo come forma di riconoscimento alla maniera greca. Nella mia poesia, saggio e romanzo fanno parte dello stesso rovistare nel midollo del sambuco.” José Lezama Lima

    Ancora:
    “Non ha una forma, ma è proiettato in tutte le direzioni della sua crescita, simile a un esplosivo, frondosissimo albero della conoscenza in cui si riconnettono, al di sopra degli spazi e dei tempi, fasi e alternanze del pensiero magico, filosofico, religioso.” Mario Luzi, Cronache dell’altro mondo, Marietti Milano 1989.

    Ancora:
    “ Si è deciso di praticare il massimo rispetto nei confronti del testo originale, il rispetto delle parole, in gran parte conservate nella loro cubanidad.” Glauco Felici nella postfazione.

    Ancora:
    “Coloritura subconscia, automazione surrealista, amplificazione barocca, accumulazione caotica.
    Si riscontrano alterazioni delle regole a vantaggio della creazione del linguaggio originale, che diventa protagonista dell’opera.”

    Sorrido idealmente all’amatissimo Julio Cortàzar che scrisse pensieri lucidi, esatti, profondi su Lezama Lima e il suo Paradiso, evidenziando una densità di materiale letterario stupefacente, proponendo frasi dall’opera, evocando voci lezamiane come:” Ha quello che i cinesi chiamano Li, cioè condotta d’orientamento cosmico, la configurazione, la forma perfetta che si adatta di fronte a un fatto, forse quello che nella nostra tradizione classica si può chiamare bellezza all’interno di uno stile.” Sorrido ripensando a Cortàzar che racconta e ricorda la sua lettura di Paradiso della durata di dieci giorni e interrotta solo per dare il latte al suo gatto Teodoro W. Adorno.

    La mia modesta copia è zeppa di post-it, sottolineature, appunti e via di questo passo. L’ossatura del romanzo, (romanzo?), è costituita dal racconto dell’infanzia e adolescenza di José Cemí, l’autore, anche se Lezama Lima evidenzia il fatto che nessuno dei suoi personaggi fa parte della realtà nel suo significato immediato. “Né il padre, né la madre nel mio romanzo fanno parte di quella realtà esterna[…] Non distinguo tra il reale e l’irreale, il visibile e l’invisibile, l’espandersi degli strati concentrici, tra il tellurico e lo stellare, offre un continuo, un cosmo infinitamente relazionabile.” Così, mi sembra di aver compreso che i personaggi, nell’intrecciarsi osseo e nello stratificarsi di muscoli e strati epidermici, vadano a indicare e suggerire l’archetipo della Madre, quello del Padre, degli Antenati: la polpa dell’Essere Remoto. Figure che conducono dal visibile all’invisibile, lo svelano a tratti, in una sorta d’ombreggiatura e riportano la visione alla riga stampata. Così può capitare che l’effetto si amplifichi a dismisura inglobando personaggi storici, filosofi, musicisti, poeti- citare tutti gli incontri è decisamente arduo- magistralmente vividi nella loro Presenza.
    L’impasto del linguaggio, un esempio: “Accarezzava un giorno Cemí, la parola copta Tamiela, che si scompone nella nostra lingua in parole dal significato molto diverso. Fluiva il cantare delle vocali e il gioioso assaporamento della l. Tamiela, gli suonava come flauto, silenzio, saggio, labiale, pelle.”

    Paradiso è anche un trattato ermetico, i confini tra le materie sono così simili alla pratica alchemica, che scriverne lascia sempre un ampio margine d’inesprimibile.
    Inesprimibile è la commozione e l’intensità, il vigore e la luminosità di alcuni personaggi di Paradiso e il desiderio che provo ora di tornare a visitare molte pagine per tentare di colmare la mia incolmabile ignoranza.

    ha scritto il 

  • 3

    Non so bene come mai l’ho comprato, forse perché sono parecchio scarso in letteratura latino-americana e questo libro è presentato come una pietra miliare della stessa (e anche di quella spagnola tout ...continua

    Non so bene come mai l’ho comprato, forse perché sono parecchio scarso in letteratura latino-americana e questo libro è presentato come una pietra miliare della stessa (e anche di quella spagnola tout-court). Però, dopo qualche pagina, ho capito benissimo perché il volume se ne era rimasto a riposare in libreria per una quindicina d’anni: ho già avuto a che fare con scrittori non semplici, ho letto – prendendone piacere malgrado le difficoltà – libri come ‘L’uomo senza qualità’, ma Lezama Lima richiede un impegno davvero estremo, ed era proprio dalla terza parte del libro di Musil che non facevo così fatica (altro che Pynchon…). Sullo schema di una storia familiare in gran parte autobiografica che si estende su tre generazioni – nel protagonista Josè Cemì rivivono le esperienze giovanili dell’autore – lo scrittore cubano riversa una marea di parole in cui si riflettono il suo essere soprattutto poeta nonché una mirabolante conoscenza degli aspetti culturali (spesso di nicchia) di mezzo mondo: il risultato sono paragrafi di accuratissimo intarsio barocco, in cui all’azione, in pratica nulla, si sovrappongono meditazioni, divagazioni varie, sensazioni e, soprattutto, ricercatissimi e sovente improbabili paragoni. A volte questi ultimi sono del tutto senza senso, come se per lo scrittore l’importante fosse il suono della parola – e, in questo caso, la traduzione non può far altro che essere traditrice - o l’immagine evocata: qui si sente il poeta, mentre l’uomo di cultura si fa notare nel fatto che, per capire ogni riferimento, sarebbe necessario leggere il libro con a fianco un’informata enciclopedia (per fortuna, al termine dell’edizione in mio possesso c’è un piccolo glossario di cubanismi e un elenco di riferimenti). Così, il piacere della lettura compare solo a tratti e quando arriva è talmente intenso che si passa volentieri attraverso le forche caudine delle parti più difficoltose: certe descrizioni della vecchia Cuba che riescono a trasportare il lettore sull’isola, la figura del cugino Alberto o quella del padre del protagonista sono solo alcuni esempi. La morte prematura di questi due personaggi conclude la prima parte, condotta in flashback che a volte possono disorientare, e Cemì si ritrova all’università a gestire il rapporto con (e le pulsioni omosessuali di) due personaggi controversi come i coetanei Fronesis e Focion. Le loro dissertazioni sull’omosessualità (c’è parecchio sesso, anche etero, in queste cinquecento pagine e, malgrado le trasfigurazioni, il libro ebbe problemi con la censura) sfociano in interminabili discussioni filosofiche e teologiche, oltre che sul significato dell’amicizia, inframezzate solo dal racconto di una rivolta studentesca narrata come Picasso racconta Guernica. Procedere fra le pagine è sempre complesso, ma, avendoci ormai fatto su l’orecchio, il lettore riesce a questo punto ad appassionarsi davvero, cosicchè l’improvvisa frenata lo lascia sorpreso: il racconto vero e proprio finisce, difatti, al termine del quart’ultimo capitolo, essendo gli ultimi tre accessori, diciamo così. Due di essi, però, con la loro struttura onirica e polifonica, sono con ogni probabilità i migliori, risultando in molte parti i più poetici: come se l’autore, con il procedere delle pagine e degli anni, si fosse lasciato un po’ andare al piacere della pura narrazione, impressione rafforzata dall’ultima sezione, ripresa in gran parte da un’opera giovanile, che risulta invece assai ostica e qua e là illeggibile. Si tratta dunque di un romanzo – già il termine è pertinente fino a un certo punto – che dà parecchio filo da torcere e l’unico modo che ho scovato per uscirne con agilità è stato prendere le frasi per quello che sono, senza ricamarci troppo su così da lasciar fluire ciò che i molteplici stimoli suscitano, e pazienza se alcune parti restano oscure: per sviscerare il trobar cluz di Lezama Lima sarebbero necessarie delle attente riletture, ma si tratta di un compito da studiosi, non da semplici lettori. Per chi voglia avventurarsi fra i suoi viluppi, valga perciò l’avvertimento che ‘Paradiso’ può regalare anche notevoli soddisfazioni, ma in cambio richiede un certo qual spirito di sacrificio.

    ha scritto il 

  • 5

    Nelle prime pagine è gia' capolavoro.
    Dopo, non so.
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    Dopo, forse rimane uguale, ma bisogna avere tempo, pazienza ed intelligenza emotiva - non e' corretto, ma ad ora non mi viene null'altro.
    Frasi ...continua

    Nelle prime pagine è gia' capolavoro.
    Dopo, non so.
    ---
    Dopo, forse rimane uguale, ma bisogna avere tempo, pazienza ed intelligenza emotiva - non e' corretto, ma ad ora non mi viene null'altro.
    Frasi rococo' cariche, altroche' barocche.
    Stucchevole nei periodi come un pasticciere nello zabaione montato - buona la prima cucchiaiata, ok per la seconda, la terza grazie no.
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    No, grazie. Non e' un romanzo, come avvisa Cortazar fin dalle prime copiose note di introduzione.
    Ma anche nel volerlo trasformare in qualcosa d'altro: cos'è'? Perche' tutta questa fatica, nel dover procedere?
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    Arrivato alla fine del terzo capitolo, non lo so piu', non lo voglio piu' sapere. Colpito dalle immagini - da alcune, altre non sono neppure state sfiorate; colpito dagli agganci narrativi - da alcuni, altre non sono stati punto compresi; colpito dal compulsivo onanismo verbale con troppi capi e troppe code.
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    Bravo, ma basta.
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    Se questo e' uno dei romanzi fulcro della narrativa sud-americana, avrei piacere di sapere dove se ne veggono le tracce successive.
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    "mestre si cambia"
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    ha scritto il 

  • 5

    La complessità di questo romanzo –monstrum (così lo definisce Salvatore S. Nigro), la vertigine che raggiunge e afferra chi legge, l’ansia che si mescola all’abbagliamento di fronte alla ricchezza del ...continua

    La complessità di questo romanzo –monstrum (così lo definisce Salvatore S. Nigro), la vertigine che raggiunge e afferra chi legge, l’ansia che si mescola all’abbagliamento di fronte alla ricchezza della lingua, derivano da ragioni diverse. Alcune di queste io le ho sperimentate in maniera evidente: lo spaesamento in cui sono affondata di fronte alle ramificazioni della storia[ma a che vale questa argomentazione? E’ questa la difficoltà di tutti i romanzi che si fondano su un albero genealogico], l’effervescenza della lingua che richiede allenamento e pazienza e propensione al formicolio intellettuale.
    Romanzo barocco, in cui gli aggettivi diventano sostantivi(se leggo di caldo e sudore lo avverto quel caldo e quel sudore)
    Romanzo di formazione con al centro la figura di Josè Cemì, in cui l’autore riversa parte della propria vita (ma non è una autobiografia) e pertanto:
    Romanzo “viaggio” in senso, anche, fisico del protagonista ( i capitoli chiaramente omosessuali furono a malapena tollerati nella Cuba castrista e solo grazie alla riconosciuta genialità dell’ opera).

    Cortàzar se ne innamorò, ne curò la pubblicazione fuori Cuba, salvando il romanzo dall’oblio.

    Ci si perde facilmente, ineluttabilmente, ma anche voluttuosamente, nel Paradiso di Lezama Lima

    <<Entrando nella stanza, vide che gli occhi della madre si posavano sul suo viso. Quegli occhi teneri, liquidi, speranti, che lo illuminavano sempre nella vicinanza e nella lontananza. Che avevano quella capacità sorprendente ed unica: gli avvicinavano quello che era lontano, gli allontanavano quello che era vicino. Cancellavano per lui l’immediato e il distante, per assumere l’affetto tenero, la compagnia onnicomprensiva>>

    http://www.youtube.com/watch?v=ZSEiyF64z3o&feature=related

    ha scritto il 

  • 5

    La parola fatta musica.

    Non so se, come disse Julio Cortázar a proposito di questo libro "Cambierei Il gioco del mondo, Cent'anni di solitudine e tutti gli altri con Paradiso": per me sono preziosi allo stesso modo.
    Leggere ...continua

    Non so se, come disse Julio Cortázar a proposito di questo libro "Cambierei Il gioco del mondo, Cent'anni di solitudine e tutti gli altri con Paradiso": per me sono preziosi allo stesso modo.
    Leggere Lezama Lima è come ascoltare Erik Satie, o le Variazioni Goldberg di Bach interpretate da Glenn Gould. Ogni singola parola diviene musica totalizzante.

    ha scritto il 

  • 0

    Impegnativo!!

    Mi sto ostinando molto per giungere alla conclusione di questo libro.
    Non che non sia bello, anzi, ma il modo in cui è scritto o forse la traduzione me lo rendono ostico.
    I periodi sono luuunghi e la ...continua

    Mi sto ostinando molto per giungere alla conclusione di questo libro.
    Non che non sia bello, anzi, ma il modo in cui è scritto o forse la traduzione me lo rendono ostico.
    I periodi sono luuunghi e la costruzione delle frasi non proprio lineari mi costringono il più delle volte ad una ripassata per ritrovare il filo del discorso.
    Diciamo che non ho trovato ancora una giusta chiave di lettura?!?
    O forse non è il momento giusto per affrontarlo?!?
    vedremo, vedremo.....
    Al momento lo leggo a rate...

    ha scritto il 

  • 1

    Dicen que se trata de una novela cumbre de la literatura latinoamericana, incluso precursora del realismo mágico. No me atrevo a ponerlo en duda. Pero he acabado rindiéndome. He acabado sucumbiendo a ...continua

    Dicen que se trata de una novela cumbre de la literatura latinoamericana, incluso precursora del realismo mágico. No me atrevo a ponerlo en duda. Pero he acabado rindiéndome. He acabado sucumbiendo a la verborrea de Lezama Lima. Tal vez no me resistiera demasiado. Pero es que cuando llevaba tres o cuatro páginas de paja, había perdido el hilo de la narración.

    ha scritto il 

  • 5

    Composizione barocca, molto elaborata e piena di dotte citazioni.
    Abbandonandosi alla sua musica e seguendo le tortuose volute della prosa, si provano sensazioni uniche e si scopre un mondo di raffina ...continua

    Composizione barocca, molto elaborata e piena di dotte citazioni.
    Abbandonandosi alla sua musica e seguendo le tortuose volute della prosa, si provano sensazioni uniche e si scopre un mondo di raffinata cultura.

    ha scritto il