Passavamo sulla terra leggeri

Di

Editore: Ilisso

4.3
(598)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 208 | Formato: Altri

Isbn-10: 8887825076 | Isbn-13: 9788887825077 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Copertina rigida , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Scienze Sociali

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  • 5

    Non è solo la storia meravigliosa della nascita del popolo della Sardegna, ma la storia meravigliosa e crudele della nascita della civiltà, coi suoi compromessi, le guerre,la cultura,la perdita dell'i ...continua

    Non è solo la storia meravigliosa della nascita del popolo della Sardegna, ma la storia meravigliosa e crudele della nascita della civiltà, coi suoi compromessi, le guerre,la cultura,la perdita dell'innocenza e la perdita delle tradizioni; l'uomo che trasforma i suoi riti, il suo credo...
    Lasciamo sempre qualcosa per conquistarne altre, e poi chissà se ne è valsa la pena...
    Scrittura raffinata e selvaggia,quasi omerica...
    "Dovevamo incontrare gli altri uomini per Crescere.L'incontro ha un costo, pagarlo è inevitabile"

    ha scritto il 

  • 5

    Diviene difficile riuscire a confrontarsi con un libro del genere e la sua portata, che non si auspica di raccontare una vicenda, ma di riferire, tramandare forse, la storia delle storie di una terra. ...continua

    Diviene difficile riuscire a confrontarsi con un libro del genere e la sua portata, che non si auspica di raccontare una vicenda, ma di riferire, tramandare forse, la storia delle storie di una terra.
    Poco importa quanto possa esserci di fantasia e quanto invece sia realistico l’intessuto. Atzeni, con questa sua opera uscita postuma, è stato capace di intessere le fila di una moltitudine di generazioni che hanno vissuto e calpestato i suoi dell’isola sarda fino a che il suo popolo, approdatoci dalla notte dei tempi, è stato libero. Libero soprattutto di essere popolo.
    Un romanzo ricco, che in 200 pagine condensa esistenze, leggende, un linguaggio arcaico e la fondazione delle prime città, la loro evoluzione nel tempo, basata sul ricordo che ogni custode del tempo ha tramandato, con l’unico compito, quando veniva il momento, di aggiungere il proprio pezzo di presente con quegli avvenimenti che, in cuor suo, valeva la pena raccontare e riportare ai posteri.
    Conosciamo uomini e donne che lottano, si ingegnano, si tradiscono oppure diventano loro malgrado persone eroiche, alla guida di un territorio tanto grande quanto affascinante, come solo la Sardegna può essere.

    Continua su:
    http://www.lastambergadeilettori.com/2016/04/passavamo-sulla-terra-leggeri-sergio.html

    ha scritto il 

  • 5

    La tecnica è stata quella di scrivere tante piccole storie in modo di fare nascere tantissime vicende fantastiche della nostra isola dell'Italia centrale. Scelto per caso perché non ricordavo l'autore ...continua

    La tecnica è stata quella di scrivere tante piccole storie in modo di fare nascere tantissime vicende fantastiche della nostra isola dell'Italia centrale. Scelto per caso perché non ricordavo l'autore di Bellas Mariposas, ho tentennato prima di leggerlo perché pensavo fosse triste, invece ho visto nascere la Sardegna sotto i miei occhi, la sua gente, le foreste, il mare, i riti e le danze. E' stato bello ritrovare il nome antico delle città in queste pagine, ripercorrerne con la fantasia i vicoli e le strade in un viaggio a ritroso nel tempo. Bellissimo il libro, dipinto l'A. usa le parole come una meravigliosa tavolozza di colori. Passavamo sulla terra leggeri è il compimento di una produzione letteraria di Atzeni tesa a creare un linguaggio, una ricerca, una mitologia originale e fantastica della Sardegna e dei sardi, di tutti i sardi, così diversi tra loro, così impregnati dalla terra e dall’acqua. Ma prima di ogni altra cosa questo è un libro che offre una narrazione ricchissima di eventi e personaggi, che unisce diversi registri, dal lirico, al drammatico all’ironico, che genera poesia non in ogni pagina, ma per tutte le sue pagine. E’ un libro che si muove sinuoso nelle pieghe del tempo e della storia cominciando ad affondare le sue prime parole nel mito.

    ha scritto il 

  • 5

    Poésie sous la forme de prose: un livre merveilleux

    In quest'alba parigina, lascio un ricordo di un libro che lessi più di dieci anni fa. Guardando la città che si svegliava, all'improvviso, mi è venuto in mento solo questo titolo. Non c'entra niente c ...continua

    In quest'alba parigina, lascio un ricordo di un libro che lessi più di dieci anni fa. Guardando la città che si svegliava, all'improvviso, mi è venuto in mento solo questo titolo. Non c'entra niente con quello che è accaduto nei giorni scorsi ma ho pensato al titolo di questo libro meraviglioso, che reputo un vero capolavoro di poesia in forma di prosa. Una cosa rarissima. Un autore che, scomparso tragicamente ancora giovane, mi è rimasto nel cuore per sempre. E mi fa piacere che sia molto più conosciuto in Francia che in Italia. "Passavamo sulla terra leggeri...". Che meraviglia!

    ha scritto il 

  • 5

    Antonio Setzu, un Custode del Tempo, tramanda al ragazzino che sarà suo successore il racconto originario della terra e delle genti di Sardegna: una narrazione fatta di leggende, di popoli, di storia ...continua

    Antonio Setzu, un Custode del Tempo, tramanda al ragazzino che sarà suo successore il racconto originario della terra e delle genti di Sardegna: una narrazione fatta di leggende, di popoli, di storia e di tanta poesia.

    ha scritto il 

  • 0

    Questo è un libro intenso, potente, ctonio. Parla del passato della Sardegna mescolando continuamente le forme del romanzo, del mito fondatore, della leggenda, della storia e della fiaba, fusi e reinv ...continua

    Questo è un libro intenso, potente, ctonio. Parla del passato della Sardegna mescolando continuamente le forme del romanzo, del mito fondatore, della leggenda, della storia e della fiaba, fusi e reinventati dalla straripante fantasia creatrice dell'autore. Anche se a volte si descrivono delitti efferati e il sangue si versa abbondante, da tutte le pagine spira un'aura di felicità, di libertà, di pienezza, di estasi, di, appunto, leggerezza: “Cantare, suonare, danzare, coltivare, raccogliere, mungere, intagliare, fondere, uccidere, morire, cantare, suonare, danzare era la nostra vita. Eravamo felici, a parte la follia di ucciderci l'un l'altro per motivi irrilevanti.” dice Atzeni a proposito dei misteriosi abitanti primigeni dell'isola, i S'ard che, nella sua personale inventata etimologia, sono i “danzatori delle stelle”.
    Ma non bisogna pensare all'autore come a uno scrittore legato a un passato mitico edenico e quindi nostalgico, si tratta di un'opera incredibilmente moderna proiettata verso il futuro, che si legge oggi, a 20 anni dalla sua composizione, come se fosse un testo contemporaneo. È moderna anche nel linguaggio meticciato, risonante del racconto orale, innervato dal sardo, e dall'immaginaria lingua degli antenati, nella struttura narrativa a due voci, una della quali si esprime con uno spiazzante “noi”-narrante, e nella mescolanza dei generi che rispecchia la miscela di genti che hanno contribuito all'identità “creola” dell'isola, qui fortemente sognata e affermata da Atzeni. È un libro che si legge con gioia, che fa amare la Sardegna anche a chi non è sardo (io non lo sono) e non la conosce, una gioia stemperata solo dal forte rimpianto di sapere che il suo autore, 6 giorni dopo aver consegnato il manoscritto, a soli 42 anni, annegava proprio in quel mare amato, lasciandoci solo le sue parole.

    ha scritto il 

  • 3

    Paleontologia, archeologia, antropologia, storia. leggende, racconti, prosa poetica.

    Paleontologia, archeologia, antropologia, storia.Queste materie mi affascinano e le ho trovate magistrali.
    Leggende, racconti: non mi appassionano ma le ho gradite.
    Prosa poetica. Mi è piaciuta a trat ...continua

    Paleontologia, archeologia, antropologia, storia.Queste materie mi affascinano e le ho trovate magistrali.
    Leggende, racconti: non mi appassionano ma le ho gradite.
    Prosa poetica. Mi è piaciuta a tratti.
    Libro ottimo, che consiglio agli appassionati di storia ed ai sardi.
    Io, che sardo non sono, di tanto in tanto mi sono annoiato.

    ha scritto il 

  • 3

    STORIA IMMAGINIFICA DI EPISCOPI, GIUDICI, DONNE E FALCHI DI SARDEGNA

    LETTO IN EBOOK
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    Scrivere la storia di una grande isola sotto forma di romanzo pare impresa non priva di presunzione. Scrivere la storia di un popolo in prima persona plurale può poi ...continua

    LETTO IN EBOOK
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    Scrivere la storia di una grande isola sotto forma di romanzo pare impresa non priva di presunzione. Scrivere la storia di un popolo in prima persona plurale può poi apparire ancor più presuntuoso. Per fortuna, dopo alcune pagine il romanzo di Sergio Atzeni, “Passavamo sulla terra leggeri” (1996), abbandona questo poetico e plurale punto di vista per passare a una miriade di terze persone, episcopi, giudici e loro donne e altri personaggi che si succedono in una cascata di eventi priva di reali riferimenti cronologici (qualche personaggio pare campare anche 200 anni! Molti si somigliano tra loro, quasi confondendosi l’uno nell’altro). Personaggi che sono tutti parti di quel “noi” iniziale, che, sinceramente all’inizio mi aveva un po’ irritato, anche se vi ritovavo la pluralità soggettiva del bel romanzo “Venivamo tutte per mare” (2011) di Julie Otsuka, che narra l’epopea dell’emigrazione giapponese in America nella prima metà del XX secolo. Ben altra, però è la magia ricreata dall’autrice nippo-americana, avvantaggiata forse dall’aver scelto un arco temporale minore. Se un autore però può aver imitato l’altro, dovrebbe essere casomai alla rovescia, dato che la recente opera di Otsuka è successiva alla pubblicazione postuma del libro di Atzeni. Appare però improbabile che l’autrice d’oltremare conoscesse l’opera del sardo.
    Peraltro, poi, come si diceva, la prima persona plurale viene abbandonata presto, anche se ne rimane traccia nella narrazione immaginifica e a volte quasi astratta del romanzo, che sembra dimenticarsi del reale scorrere del tempo.
    Se di romanzo storico possiamo parlare, dobbiamo immaginarne uno assai particolare in cui si capisce l’epoca degli eventi narrati solo indirettamente per alcuni accenni vaghi alla storia nazionale meglio nota. L’approccio è più poetico che razionale e i vari episcopi e giudici che si succedono da una pagina all’altra sembrano figure mitiche, esseri fantastici partoriti dall’amplesso di una tradizione isolana con la fantasia immaginifica di Atzeni. Il risultato è una leggerezza che ricorda quella del titolo, nel senso soprattutto di mancanza di concretezza, di sostanza narrativa che trasformi la favola poetica in narrazione fluida e coerente, in testimonianza storica credibile. Libro, insomma, da accettarsi come il frutto un po’ bastardo di romanzo storico e poesia, da amare, forse, o da abbandonare frettolosamente con un moto di stizza o di noia. Romanzo che lascia di sé più che un ricordo, una sensazione.

    ha scritto il 

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