Pastoral americana

Per

Editor: LA MAGRANA

4.2
(5916)

Language: Català | Number of Pàgines: 492 | Format: Others | En altres llengües: (altres llengües) English , Spanish , French , Italian , Russian , German , Dutch , Slovenian , Portuguese , Swedish , Finnish , Czech , Greek

Isbn-10: 8482649957 | Isbn-13: 9788482649955 | Data publicació: 

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Descripció del llibre
El protagonista de Roth és Swede Levov, atleta llegendari al seu institut de Newark, que creix durant els anys de postguerra, es casa amb una antiga Miss New Jersey, hereta la fàbrica de guants del seu pare i es trasllada a una casa de pedra a la vila idílica d'Old Rimrock. Fins que un bon dia de 1968 a Swede l'abandona la sort americana que l'havia somrigut fins llavors. Merry, la seva filla estimada, ha crescut. Abans era una noieta adorable i desperta. Ara s'ha convertit en una adolescent malcarada i fanàtica -una adolescent capaç de dur a terme un extravagant acte de terrorisme polític. De la nit al dia, Swede és separat de la pastoral americana i llançat a la bogeria americana idiosincràtica.
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  • 4

    Pastorale americana. P. Roth.

    Giudizio ovviamente più che positivo per questo importante romanzo in cui, ancora una volta, si dimostra che sotto la superficie di ognuno di noi e oltre l'immagine che gli altri hanno di noi stessi, ...continua

    Giudizio ovviamente più che positivo per questo importante romanzo in cui, ancora una volta, si dimostra che sotto la superficie di ognuno di noi e oltre l'immagine che gli altri hanno di noi stessi, si celi una complessità e un abisso da cui nessuno può trarti in salvo, e che la famiglia è spesso (sempre?) il luogo da cui tutto questo ha origine.
    Le molte digressioni, certamente necessarie a rendere la completezza dell'insieme, vedasi l'interminabile e assurda cena del ringraziamento, e il finale grottesco mi hanno lasciato un po' perplesso, ma confermo il giudizio e ne consiglio caldamente la lettura.

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  • 3

    Quanto so' bbello, quanto so' bbravo!

    Leggere Pastorale americana ai tempi di Trump Presidente USA e Bob Dylan premio Nobel per la Letteratura è uno di quegli esempi in cui il contesto storico influenza in misura più amplificata la percez ...continua

    Leggere Pastorale americana ai tempi di Trump Presidente USA e Bob Dylan premio Nobel per la Letteratura è uno di quegli esempi in cui il contesto storico influenza in misura più amplificata la percezione, il gusto e la successiva rielaborazione metabolica di un romanzo.
    L'effetto sorpresa (?) della vittoria del personaggino in questione (non che avessi una predilezione per la Clinton) e lo scardinamento di un codice attraverso il riconoscimento della canzone d'autore come genere letterario (senza entrare nel merito di quanto sia stato opportuno assegnarlo alla caricatura di quello che fu un grande cantore della cultura americana e che oggi non si fa trovare ne' si presenta a ritirare il premio) gettano una luce ancora più sinistra - mi verrebbe da dire, se sinistra oggi valesse ancora qualcosa - su questo cult della letteratura a stelle e strisce.
    Spiegherò in breve, o almeno ci proverò.
    Trump rappresenta l'elemento di rottura, qualcosa che mai ci si sarebbe potuti immaginare potesse verificarsi, qualcosa di terribile e apparentemente inspiegabile, che invece è lì e il prossimo 20 gennaio si insedierà alla Casa Bianca, a capo di quella che è stata la Potenza mondiale per eccellenza per decenni.
    Allo stesso modo, qualcosa di terribile ed apparentemente inspiegabile avviene nella vita perfetta dello Svedese, al secolo Seymour Levov, ebreo americano imprenditore di successo nell'industria tessile, nel New Jersey degli anni '60: sua figlia, appena sedicenne, porta letteralmente la rivoluzione in casa sua; fa saltare in aria l'ufficio postale della cittadina in cui vivono in segno di protesta contro la politica imperialista degli Stati Uniti e l'intervento militare in Vietnam. Nell'attentato rimane ucciso un uomo e, a seguito di questo drammatico evento, la vita dello Svedese e della sua famiglia non è più la stessa: la perfezione raggiunta col successo personale e professionale, con lo status sociale, con la bellezza sua (lo chiamano lo Svedese per i suoi tratti algidi e la prestanza fisica) e di sua moglie (Miss New Jersey '47), cade miseramente e fragorosamente a pezzi sotto i colpi proditori inferti dall'amatissima figlia Merry, ragazzina problematica sin dalla nascita, a rappresentare il "brutto" - a livello morale e persino fisico - attraverso la balbuzie congenita e l'odio viscerale verso l'America.
    La domanda che perseguita lo Svedese, dopo l'azione terroristica della figlia, è una sola: Perchè? E il dramma è che una risposta non c'è; non esiste un motivo, una causa scatenante alla base del Caos. Un po' come noi oggi, da spettatori inermi della politica americana, trovandoci davanti Trump, ci chiediamo: Perchè?
    Anche questo sembrerebbe un quesito senza risposta, se non fosse che, secondo il mio modestissimo punto di vista, Trump era un fenomeno "necessario", così come l'attentato terroristico di Merry nella vita perfetta dello Svedese. E sono convinta che Roth una risposta a questo Perchè l'avesse, quando ha scritto il libro, ma l'ha taciuta, forse confidando nella capacità intuitiva del lettore, forse non volendo "disturbare" ulteriormente l'immagine sbiadita di una Nazione già messa a dura prova da se stessa.
    Come a dire, critica un certo atteggiamento supponente degli Stati Uniti, ma non troppo. Come a dire, l'America resta sempre il miglior mondo possibile.
    E lo dice con aria tronfia, e questo è il vero grande limite che ho trovato in questo libro: Roth è bravo, sa di essere bravo e per tutto il tempo, per tutte le pagine, sembra che stia scrivendo guardandosi allo specchio e ripetendo a se stesso: Quanto so' bbello, quanto so' bbravo!
    Il narratore non si eclissa mai; invade la narrazione quasi in modo arrogante, non riconoscendo al lettore una sua autonomia di interpretazione e indulgendo in impulsi narcisistici che - soprattutto nella prima parte del libro - risultano davvero fastidiosi.
    Il secondo, dei tre capitoli, a mio avviso è il migliore: è il momento in cui vediamo i personaggi agire un po' più autonomamente, salvo poi tornare imbrigliati, come nel teatro delle marionette, nei fili del burattinaio che nella terza parte si riprende la scena con fare presuntuoso.
    Ecco, questo inficia terribilmente la godibilità di un romanzo che, se non fosse per i picchi di autocompiacimento dell'autore, sarebbe anche per me un capolavoro.
    Perciò, ben venga il Nobel a Dylan, che però ha anche lui da imparare quanto ad umiltà.

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  • *** Aquest comentari conté spoilers! ***

    3

    - Devono, tutti, andarsene e chiudere la porta e vivere isolati come fanno gli scrittori solitari, in una cella insonorizzata, creando i loro personaggi con le parole e poi suggerendo che questi perso ...continua

    - Devono, tutti, andarsene e chiudere la porta e vivere isolati come fanno gli scrittori solitari, in una cella insonorizzata, creando i loro personaggi con le parole e poi suggerendo che questi personaggi di parole siano più vicini alla realtà delle persone vere che ogni giorno noi mutiliamo con la nostra ignoranza? Rimane il fatto che, in ogni modo, capire bene la gente non è vivere. Vivere è capirla male, capirla male e male e poi male e, dopo un attento riesame, ancora male. Ecco come sappiamo di essere vivi: sbagliando. Forse la cosa migliore sarebbe dimenticare di avere ragione o torto sulla gente e godersi semplicemente la gita. Ma se ci riuscite... Beh, siete fortunati.

    - Aveva imparato la lezione peggiore che la vita possa insegnare: che non c'è un senso. E quando capita una cosa simile, la felicità non è più spontanea. E' artificiale, e anche allora, comprata al prezzo di un ostinato estraniamento da se stessi e dalla propria storia.

    - Ma chi è pronto ad affrontare l'impossibile che sta per verificarsi? Chi è pronto ad affrontare la tragedia e l'incomprensibilità del dolore? Nessuno. La tragedia dell'uomo impreparato alla tragedia: cioè la tragedia di tutti.

    - E, nella vita di tutti i giorni, nient'altro da fare che continuare rispettabilmente ad avere l'enorme pretesa di essere se stesso, con tutta l'onta di essere, invece, solo la maschera di uomo ideale.

    - Sì, siamo soli, profondamente soli, e in serbo per noi, sempre, c'è uno strato di solitudine ancora più profondo. Non c'è nulla che possiamo fare per liberarcene. No, la solitudine non dovrebbe stupirci, per sorprendente che possa essere farne l'esperienza. Puoi cercare di tirar fuori tutto quello che hai dentro, ma allora non sarai altro che questo: vuoto e solo anziché pieno e solo.

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  • 4

    Un bel racconto della storia americana dalla guerra agli anni novanta in cui trova posto la storia dello svedese che sembra avere tutto dalla vita ma al quale la vita non fa sconti.

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  • 3

    La mia recensione completa la trovate qua
    http://katiusciarigogliosi.blogspot.it/2016/11/pastorale-americana.html

    Ad un ritrovo di ex studenti di un liceo tutti si chiedono che fine abbia fatto lo Sve ...continua

    La mia recensione completa la trovate qua
    http://katiusciarigogliosi.blogspot.it/2016/11/pastorale-americana.html

    Ad un ritrovo di ex studenti di un liceo tutti si chiedono che fine abbia fatto lo Svedese, il compagno di classe idolatrato per lo sport, invidiato per lo stuolo di ragazze che aveva al seguito ed invidiato per le sue capacità scolastiche. Jerry Levov, fratello dello Svedese, racconterà loro la vita del giovane Seymour: dalla famiglia apparentemente perfetta agli affari soddisfacenti sino alla figlia, Merry, tanto amata. Ma non tutto ciò che vediamo corrisponde esattamente alla realtà, e tante volte famiglia perfette nascondono disagi interiori.
    Dalla guerra del Vietnam allo scandalo Watergate, uno spaccato di vita americana condito da disabilità, terrorismo, amore e paura.

    E' uno di quei romanzi che, quando lo si comincia, ci si chiede dove cavolo voglia andare a parare.
    In alcune parti è lento, si perde in descrizioni pressoché inutili - come si costruiscono i guanti in fabbrica, detto tra noi, poteva anche ridurlo tranquillamente ad un paragrafo - e si dilunga in nozioni di vita che avrebbe potuto invece lasciare ad immaginazione del lettore.

    Ma è comunque una storia - uno spaccato di vita, come ho anticipato prima - che merita di essere conosciuto e su cui si potrebbero aprire tranquillamente infiniti dibattiti. Perchè il fatto che Merry difenda a spada tratta le sue ideologie è un fatto attuale - basti pensare all'Isis di oggi o alle Brigate Rosse di ieri - e, ammetto, in alcuni punti ho provato una sensazione di disagio, di brividi di paura.

    Si può credere ad un'idea, ad una ideologia, fino al punto di cercare - o provocare - la morte pur di raggiungere quell'obiettivo?

    Romanzo promosso.
    Non a pienissimi voti ma vale la pena di leggerlo.

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  • 4

    "Ma cosa ha la loro vita che non va? Cosa diavolo c'è di meno riprovevole della vita dei Levov"? Con questa domanda si chiude il complesso romanzo di Roth, incentrato su tre generazioni di immigrati e ...continua

    "Ma cosa ha la loro vita che non va? Cosa diavolo c'è di meno riprovevole della vita dei Levov"? Con questa domanda si chiude il complesso romanzo di Roth, incentrato su tre generazioni di immigrati ebrei, i Levov, nel New Jersey, e in particolare sulla parabola esistenziale di Seymour Levov, detto lo Svedese, sviscerata da un compagno di scuola del fratello e suo ammiratore ai tempi della scuola, Zuckermann. Lo Svedese sembra baciato dalla fortuna in tutto: alto, biondo, con gli occhi azzurri, stella della scuola nel basket, in seguito imprenditore di successo nel ramo dei guanti nella fabbrica del padre e marito della bellissima Miss New Jersey, una shiksa( non ebrea), di famiglia irlandese e cattolica. Una coppia perfetta, una vita perfetta, che lo Svedese vive da americano felice in campagna in una tenuta molto antica. In questa perfezione irrompe la figlia della coppia, per nulla meravigliosa come i genitori e animata da una rabbia incontrollabile contro di loro e la loro America pittoresca. Animata dai ideali comunisti( che, come suggerisce il narratore, animano molto figli di famiglie agiate negli anni Sessanta), e assolutamente contraria alla guerra in Vietnam, distrugge il loro mondo pittoresco mettendo una bomba nell'ufficio postale. In particolare distrugge il padre, che è abituato a razionalizzare tutto ciò che gli succede e non accetta di non poter trovare la ragione per cui la figlia ha compiuto un gesto tanto efferato, per poi scomparire nel nulla. Perché lo ha fatto? Lo Svedese si interroga e non riesce a darsi pace. La facile via che sia stata strumentalizzata non convince neanche lui in fondo, perché non capisce da chi e per quale scopo ultimo. Teme che sia diventata così per colpa sua ma cosa si può rimproverare se è stato un padre aperto e progressivo e non le ha mai nemmeno impedito di parlare delle sue farneticazioni comuniste? Cosa c'è di sbagliato? La conclusione di Levov e anche del narratore è che non ci sia nessun senso e il mondo sia un posto governato dal caos, invece che dall'ordine, caos a cui aveva cercato di sottrarsi ma in cui era stato ributtato dalla figlia, lo annichilisce. Tutto si sgretola intorno a lui, il suo personale sogno americano va in fumo. L'ho trovato molto amaro e anche a tratti piuttosto difficile da seguire, perché il narratore non racconta avvenimenti, ma descrive il flusso di pensieri che animano lo Svedese in determinati momenti della sua vita dopo lo scoppio della bomba e dedica la parte iniziale al racconto dell'ultimo periodo della vita di Levov, che rimane sullo sfondo come la fine di Merry. Certo il romanzo è costruito molto bene e Roth è uno scrittore che affascina per come scrive e per la storia stessa, posto che fino all'ultimo il lettore immagina uno scioglimento positivo, una riconciliazione tra Seymour e la figlia o tra lui e la ricerca di un senso. Rimarchevoli nella parte iniziale le osservazioni sulla vecchiaia e sulla non conoscibilità delle persone che incontriamo, che sono riprese in un certo senso nella parte finale intorno ad una cena del Rongraziamento. Non capiamo le persone, perché abbiamo su di loro i nostri pregiudizi e le nostre certezze incrollabili, ma capire la gente non è vivere. Vivere è capirla male e continuare a sbagliare ancora e ancora.

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  • 5

    "Ecco come si era sviluppata la loro vita: lei viveva senza niente, lui viveva con tutto tranne lei."

    La fine delle illusioni e del "Grande Sogno Americano" nella vita dello Svedese: alto, bello, biondo, sportivo eccellente in varie discipline; imprenditore ricco e di successo, marito innamoratissimo ...continua

    La fine delle illusioni e del "Grande Sogno Americano" nella vita dello Svedese: alto, bello, biondo, sportivo eccellente in varie discipline; imprenditore ricco e di successo, marito innamoratissimo di una reginetta di bellezza e padre affettuoso di una bambina sveglia e intelligente. La sua vita perfetta, la sua famiglia "da copertina" e tutte le sue aspettative cominciano lentamente a sgretolarsi quando l'adolescente Merry viene accusata di essere una terrorista.
    Confesso e faccio mea culpa che avevo questo libro da un sacco di tempo e che ho iniziato a leggerlo perché avevo saputo che Ewan McGregor aveva scelto questo romanzo per il suo esordio alla regia, E allora ho capito che era arrivato il momento di cimentarmi nella sua lettura. Non è un libro semplice, né leggero e a volte Roth si perde in descrizioni interminabili e sfiancanti (adesso so tutto su come si fabbricano un paio di guanti, come si sceglie la pelle e come la si concia!), ma il dolore dello Svedese, i suoi sogni infranti, il suo amore struggente per questa figlia "perduta" ti sferrano un calcio dritto allo stomaco e ti rimangono dentro....tanto che finita l'ultima pagina avevo il desiderio di ricominciare questo romanzo da capo. CAPOLAVORO!!!!

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  • 5

    Pastorale Americana, l'infinita epopea di Levov lo Svedese raccontata da Philip Roth é un pugno nello stomaco del lettore.
    Lo Svedese, un uomo apparentemente perfetto che vuole solo vivere una vita or ...continua

    Pastorale Americana, l'infinita epopea di Levov lo Svedese raccontata da Philip Roth é un pugno nello stomaco del lettore.
    Lo Svedese, un uomo apparentemente perfetto che vuole solo vivere una vita ordinata, si ritrova a vivere in un mondo che di ordinato non ha proprio nulla. Una bella Miss come moglie? Non é abbastanza. Come non é abbastanza la sua casa e la sua azienda, come non é abbastanza neppure la piccola Merry.
    Nulla può salvare lo Svedese, che brancola in un mondo tetro che rigetta la sua perfezione, un mondo in cui, volenti o nolenti, viviamo quotidianamente.
    I personaggi di Roth, così finemente descritti, sono talmente umani da illuderci di poterli accarezzare attraverso la pagina scritta, di poter predire le loro espressioni, le loro parole.

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  • 4

    null

    Rimane il fatto che, in ogni modo, capire la gente non è vivere. Vivere è capirla male, capirla male e male e poi male e, dopo un attento riesame, ancora male. Ecco come sappiamo di essere vivi: sbagl ...continua

    Rimane il fatto che, in ogni modo, capire la gente non è vivere. Vivere è capirla male, capirla male e male e poi male e, dopo un attento riesame, ancora male. Ecco come sappiamo di essere vivi: sbagliando. Forse la cosa migliore sarebbe dimenticare di aver ragione o torto sulla gente e godersi semplicemente la gita. Ma se ci riuscite... Beh, siete fortunati. 

    dit a 

  • *** Aquest comentari conté spoilers! ***

    5

    Una grande esperienza di lettura

    Philip Roth non lo scopro certo io ed il Premio Pulitzer non viene sicuramente assegnato a caso. Ma posso dire con altrettanta certezza che leggere questo libro è una delle più intense esperienze che ...continua

    Philip Roth non lo scopro certo io ed il Premio Pulitzer non viene sicuramente assegnato a caso. Ma posso dire con altrettanta certezza che leggere questo libro è una delle più intense esperienze che chi ama i libri possa fare.
    La linea storica non è tracciata in modo regolare. Non esistono un inizio e una fine che vadano dalla prima all’ultima pagina. Il racconto è fatto di continui salti temporali che tuttavia permettono al lettore di ricostruire il puzzle e capire che esiste anche una logica diversa da quella temporale per raccontare una storia.
    La storia dello Svedese non è normale, ma nemmeno tale da incidere in modo importante sulla Storia del mondo o anche solo degli Stati Uniti. È la storia di chi pare destinato ad incarnare il sogno americano in tutte le sue componenti: il successo nello sport durante l’adolescenza, il successo di imprenditore nell’età matura, il successo nell’amore, nella vita famigliare e nella vita sociale, l’equilibrio e la sicurezza in se stessi. Fino a quando un evento crea un cortocircuito che frantuma tutto in poche ore. Tutte le certezze si dissolvono e la vita diventa un grande dubbio, incomprensione, una serie infinita di domande grazie alle quali il protagonista (ma sarebbe più corretto dire il lettore) penetra più a fondo nei diversi significati della vita e non è detto che l’esito di tutto sia un impoverimento.
    Tra le tante riflessioni che questo libro stimola, due mi paiono fondamentali. Primo, ognuno di noi ha un natura particolare tendenzialmente immutabile che solo in parte è condizionata dall’ambiente in cui cresce: due fratelli possono avere caratteri e stili di vita totalmente diversi, una bimba che nasce e cresce circondata da amore e valori sani può anche diventare una spietata terrorista e una fanatica religiosa. Secondo, le certezze che possiamo avere nella vita possono essere effimere, i nostri sogni possono dissolversi in un attimo, ma la nostra natura combatterà strenuamente, anche se in forme diverse ed imprevedibili, per negare l’evidenza e conservare il mondo che ci siamo creati.

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