Pastoral americana

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Publisher: Debolsillo

4.2
(5910)

Language: Español | Number of Pages: 510 | Format: Mass Market Paperback | In other languages: (other languages) English , French , Italian , Russian , German , Dutch , Slovenian , Portuguese , Swedish , Catalan , Finnish , Czech , Greek

Isbn-10: 9875662313 | Isbn-13: 9789875662315 | Publish date: 

Also available as: Others , Paperback

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Book Description
Seymour Levov, modelo a seguir por todos los muchachos judíos de New Jersey, gran atleta y mejor hijo, sólido heredero de la fábrica de guantes que su padre levantó desde la nada, ha rebasado la mitad del siglo XX sin conflictos que puedan estropear su dorada Arcadia, una vida placentera que comparte con su hermosa mujer Dawn, ex Miss New Jersey, y con su hija Meredith. Y es en ese preciso momento, con su vida convertida en un eterno día de Acción de Gracias en el que todo el mundo como lo mismo, se comporta de la misma manera y carece de religión, cuando el Sueco Levov verá derrumbarse estrepitosamente todo lo que rodea.
Pastoral americana es un relato lúcido que pone en tela de juicio los valores de la sociedad norteamericana y su capacidad de permanencia durante el conflictivo final de los felices sesenta; con la intervención estadounidense en la guerra de Vietnam como telón de fondo.
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  • 3

    Quanto so' bbello, quanto so' bbravo!

    Leggere Pastorale americana ai tempi di Trump Presidente USA e Bob Dylan premio Nobel per la Letteratura è uno di quegli esempi in cui il contesto storico influenza in misura più amplificata la percez ...continue

    Leggere Pastorale americana ai tempi di Trump Presidente USA e Bob Dylan premio Nobel per la Letteratura è uno di quegli esempi in cui il contesto storico influenza in misura più amplificata la percezione, il gusto e la successiva rielaborazione metabolica di un romanzo.
    L'effetto sorpresa (?) della vittoria del personaggino in questione (non che avessi una predilezione per la Clinton) e lo scardinamento di un codice attraverso il riconoscimento della canzone d'autore come genere letterario (senza entrare nel merito di quanto sia stato opportuno assegnarlo alla caricatura di quello che fu un grande cantore della cultura americana e che oggi non si fa trovare ne' si presenta a ritirare il premio) gettano una luce ancora più sinistra - mi verrebbe da dire, se sinistra oggi valesse ancora qualcosa - su questo cult della letteratura a stelle e strisce.
    Spiegherò in breve, o almeno ci proverò.
    Trump rappresenta l'elemento di rottura, qualcosa che mai ci si sarebbe potuti immaginare potesse verificarsi, qualcosa di terribile e apparentemente inspiegabile, che invece è lì e il prossimo 20 gennaio si insedierà alla Casa Bianca, a capo di quella che è stata la Potenza mondiale per eccellenza per decenni.
    Allo stesso modo, qualcosa di terribile ed apparentemente inspiegabile avviene nella vita perfetta dello Svedese, al secolo Seymour Levov, ebreo americano imprenditore di successo nell'industria tessile, nel New Jersey degli anni '60: sua figlia, appena sedicenne, porta letteralmente la rivoluzione in casa sua; fa saltare in aria l'ufficio postale della cittadina in cui vivono in segno di protesta contro la politica imperialista degli Stati Uniti e l'intervento militare in Vietnam. Nell'attentato rimane ucciso un uomo e, a seguito di questo drammatico evento, la vita dello Svedese e della sua famiglia non è più la stessa: la perfezione raggiunta col successo personale e professionale, con lo status sociale, con la bellezza sua (lo chiamano lo Svedese per i suoi tratti algidi e la prestanza fisica) e di sua moglie (Miss New Jersey '47), cade miseramente e fragorosamente a pezzi sotto i colpi proditori inferti dall'amatissima figlia Merry, ragazzina problematica sin dalla nascita, a rappresentare il "brutto" - a livello morale e persino fisico - attraverso la balbuzie congenita e l'odio viscerale verso l'America.
    La domanda che perseguita lo Svedese, dopo l'azione terroristica della figlia, è una sola: Perchè? E il dramma è che una risposta non c'è; non esiste un motivo, una causa scatenante alla base del Caos. Un po' come noi oggi, da spettatori inermi della politica americana, trovandoci davanti Trump, ci chiediamo: Perchè?
    Anche questo sembrerebbe un quesito senza risposta, se non fosse che, secondo il mio modestissimo punto di vista, Trump era un fenomeno "necessario", così come l'attentato terroristico di Merry nella vita perfetta dello Svedese. E sono convinta che Roth una risposta a questo Perchè l'avesse, quando ha scritto il libro, ma l'ha taciuta, forse confidando nella capacità intuitiva del lettore, forse non volendo "disturbare" ulteriormente l'immagine sbiadita di una Nazione già messa a dura prova da se stessa.
    Come a dire, critica un certo atteggiamento supponente degli Stati Uniti, ma non troppo. Come a dire, l'America resta sempre il miglior mondo possibile.
    E lo dice con aria tronfia, e questo è il vero grande limite che ho trovato in questo libro: Roth è bravo, sa di essere bravo e per tutto il tempo, per tutte le pagine, sembra che stia scrivendo guardandosi allo specchio e ripetendo a se stesso: Quanto so' bbello, quanto so' bbravo!
    Il narratore non si eclissa mai; invade la narrazione quasi in modo arrogante, non riconoscendo al lettore una sua autonomia di interpretazione e indulgendo in impulsi narcisistici che - soprattutto nella prima parte del libro - risultano davvero fastidiosi.
    Il secondo, dei tre capitoli, a mio avviso è il migliore: è il momento in cui vediamo i personaggi agire un po' più autonomamente, salvo poi tornare imbrigliati, come nel teatro delle marionette, nei fili del burattinaio che nella terza parte si riprende la scena con fare presuntuoso.
    Ecco, questo inficia terribilmente la godibilità di un romanzo che, se non fosse per i picchi di autocompiacimento dell'autore, sarebbe anche per me un capolavoro.
    Perciò, ben venga il Nobel a Dylan, che però ha anche lui da imparare quanto ad umiltà.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    3

    - Devono, tutti, andarsene e chiudere la porta e vivere isolati come fanno gli scrittori solitari, in una cella insonorizzata, creando i loro personaggi con le parole e poi suggerendo che questi perso ...continue

    - Devono, tutti, andarsene e chiudere la porta e vivere isolati come fanno gli scrittori solitari, in una cella insonorizzata, creando i loro personaggi con le parole e poi suggerendo che questi personaggi di parole siano più vicini alla realtà delle persone vere che ogni giorno noi mutiliamo con la nostra ignoranza? Rimane il fatto che, in ogni modo, capire bene la gente non è vivere. Vivere è capirla male, capirla male e male e poi male e, dopo un attento riesame, ancora male. Ecco come sappiamo di essere vivi: sbagliando. Forse la cosa migliore sarebbe dimenticare di avere ragione o torto sulla gente e godersi semplicemente la gita. Ma se ci riuscite... Beh, siete fortunati.

    - Aveva imparato la lezione peggiore che la vita possa insegnare: che non c'è un senso. E quando capita una cosa simile, la felicità non è più spontanea. E' artificiale, e anche allora, comprata al prezzo di un ostinato estraniamento da se stessi e dalla propria storia.

    - Ma chi è pronto ad affrontare l'impossibile che sta per verificarsi? Chi è pronto ad affrontare la tragedia e l'incomprensibilità del dolore? Nessuno. La tragedia dell'uomo impreparato alla tragedia: cioè la tragedia di tutti.

    - E, nella vita di tutti i giorni, nient'altro da fare che continuare rispettabilmente ad avere l'enorme pretesa di essere se stesso, con tutta l'onta di essere, invece, solo la maschera di uomo ideale.

    - Sì, siamo soli, profondamente soli, e in serbo per noi, sempre, c'è uno strato di solitudine ancora più profondo. Non c'è nulla che possiamo fare per liberarcene. No, la solitudine non dovrebbe stupirci, per sorprendente che possa essere farne l'esperienza. Puoi cercare di tirar fuori tutto quello che hai dentro, ma allora non sarai altro che questo: vuoto e solo anziché pieno e solo.

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  • 4

    Un bel racconto della storia americana dalla guerra agli anni novanta in cui trova posto la storia dello svedese che sembra avere tutto dalla vita ma al quale la vita non fa sconti.

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  • 3

    La mia recensione completa la trovate qua
    http://katiusciarigogliosi.blogspot.it/2016/11/pastorale-americana.html

    Ad un ritrovo di ex studenti di un liceo tutti si chiedono che fine abbia fatto lo Sve ...continue

    La mia recensione completa la trovate qua
    http://katiusciarigogliosi.blogspot.it/2016/11/pastorale-americana.html

    Ad un ritrovo di ex studenti di un liceo tutti si chiedono che fine abbia fatto lo Svedese, il compagno di classe idolatrato per lo sport, invidiato per lo stuolo di ragazze che aveva al seguito ed invidiato per le sue capacità scolastiche. Jerry Levov, fratello dello Svedese, racconterà loro la vita del giovane Seymour: dalla famiglia apparentemente perfetta agli affari soddisfacenti sino alla figlia, Merry, tanto amata. Ma non tutto ciò che vediamo corrisponde esattamente alla realtà, e tante volte famiglia perfette nascondono disagi interiori.
    Dalla guerra del Vietnam allo scandalo Watergate, uno spaccato di vita americana condito da disabilità, terrorismo, amore e paura.

    E' uno di quei romanzi che, quando lo si comincia, ci si chiede dove cavolo voglia andare a parare.
    In alcune parti è lento, si perde in descrizioni pressoché inutili - come si costruiscono i guanti in fabbrica, detto tra noi, poteva anche ridurlo tranquillamente ad un paragrafo - e si dilunga in nozioni di vita che avrebbe potuto invece lasciare ad immaginazione del lettore.

    Ma è comunque una storia - uno spaccato di vita, come ho anticipato prima - che merita di essere conosciuto e su cui si potrebbero aprire tranquillamente infiniti dibattiti. Perchè il fatto che Merry difenda a spada tratta le sue ideologie è un fatto attuale - basti pensare all'Isis di oggi o alle Brigate Rosse di ieri - e, ammetto, in alcuni punti ho provato una sensazione di disagio, di brividi di paura.

    Si può credere ad un'idea, ad una ideologia, fino al punto di cercare - o provocare - la morte pur di raggiungere quell'obiettivo?

    Romanzo promosso.
    Non a pienissimi voti ma vale la pena di leggerlo.

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  • 4

    "Ma cosa ha la loro vita che non va? Cosa diavolo c'è di meno riprovevole della vita dei Levov"? Con questa domanda si chiude il complesso romanzo di Roth, incentrato su tre generazioni di immigrati e ...continue

    "Ma cosa ha la loro vita che non va? Cosa diavolo c'è di meno riprovevole della vita dei Levov"? Con questa domanda si chiude il complesso romanzo di Roth, incentrato su tre generazioni di immigrati ebrei, i Levov, nel New Jersey, e in particolare sulla parabola esistenziale di Seymour Levov, detto lo Svedese, sviscerata da un compagno di scuola del fratello e suo ammiratore ai tempi della scuola, Zuckermann. Lo Svedese sembra baciato dalla fortuna in tutto: alto, biondo, con gli occhi azzurri, stella della scuola nel basket, in seguito imprenditore di successo nel ramo dei guanti nella fabbrica del padre e marito della bellissima Miss New Jersey, una shiksa( non ebrea), di famiglia irlandese e cattolica. Una coppia perfetta, una vita perfetta, che lo Svedese vive da americano felice in campagna in una tenuta molto antica. In questa perfezione irrompe la figlia della coppia, per nulla meravigliosa come i genitori e animata da una rabbia incontrollabile contro di loro e la loro America pittoresca. Animata dai ideali comunisti( che, come suggerisce il narratore, animano molto figli di famiglie agiate negli anni Sessanta), e assolutamente contraria alla guerra in Vietnam, distrugge il loro mondo pittoresco mettendo una bomba nell'ufficio postale. In particolare distrugge il padre, che è abituato a razionalizzare tutto ciò che gli succede e non accetta di non poter trovare la ragione per cui la figlia ha compiuto un gesto tanto efferato, per poi scomparire nel nulla. Perché lo ha fatto? Lo Svedese si interroga e non riesce a darsi pace. La facile via che sia stata strumentalizzata non convince neanche lui in fondo, perché non capisce da chi e per quale scopo ultimo. Teme che sia diventata così per colpa sua ma cosa si può rimproverare se è stato un padre aperto e progressivo e non le ha mai nemmeno impedito di parlare delle sue farneticazioni comuniste? Cosa c'è di sbagliato? La conclusione di Levov e anche del narratore è che non ci sia nessun senso e il mondo sia un posto governato dal caos, invece che dall'ordine, caos a cui aveva cercato di sottrarsi ma in cui era stato ributtato dalla figlia, lo annichilisce. Tutto si sgretola intorno a lui, il suo personale sogno americano va in fumo. L'ho trovato molto amaro e anche a tratti piuttosto difficile da seguire, perché il narratore non racconta avvenimenti, ma descrive il flusso di pensieri che animano lo Svedese in determinati momenti della sua vita dopo lo scoppio della bomba e dedica la parte iniziale al racconto dell'ultimo periodo della vita di Levov, che rimane sullo sfondo come la fine di Merry. Certo il romanzo è costruito molto bene e Roth è uno scrittore che affascina per come scrive e per la storia stessa, posto che fino all'ultimo il lettore immagina uno scioglimento positivo, una riconciliazione tra Seymour e la figlia o tra lui e la ricerca di un senso. Rimarchevoli nella parte iniziale le osservazioni sulla vecchiaia e sulla non conoscibilità delle persone che incontriamo, che sono riprese in un certo senso nella parte finale intorno ad una cena del Rongraziamento. Non capiamo le persone, perché abbiamo su di loro i nostri pregiudizi e le nostre certezze incrollabili, ma capire la gente non è vivere. Vivere è capirla male e continuare a sbagliare ancora e ancora.

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  • 5

    "Ecco come si era sviluppata la loro vita: lei viveva senza niente, lui viveva con tutto tranne lei."

    La fine delle illusioni e del "Grande Sogno Americano" nella vita dello Svedese: alto, bello, biondo, sportivo eccellente in varie discipline; imprenditore ricco e di successo, marito innamoratissimo ...continue

    La fine delle illusioni e del "Grande Sogno Americano" nella vita dello Svedese: alto, bello, biondo, sportivo eccellente in varie discipline; imprenditore ricco e di successo, marito innamoratissimo di una reginetta di bellezza e padre affettuoso di una bambina sveglia e intelligente. La sua vita perfetta, la sua famiglia "da copertina" e tutte le sue aspettative cominciano lentamente a sgretolarsi quando l'adolescente Merry viene accusata di essere una terrorista.
    Confesso e faccio mea culpa che avevo questo libro da un sacco di tempo e che ho iniziato a leggerlo perché avevo saputo che Ewan McGregor aveva scelto questo romanzo per il suo esordio alla regia, E allora ho capito che era arrivato il momento di cimentarmi nella sua lettura. Non è un libro semplice, né leggero e a volte Roth si perde in descrizioni interminabili e sfiancanti (adesso so tutto su come si fabbricano un paio di guanti, come si sceglie la pelle e come la si concia!), ma il dolore dello Svedese, i suoi sogni infranti, il suo amore struggente per questa figlia "perduta" ti sferrano un calcio dritto allo stomaco e ti rimangono dentro....tanto che finita l'ultima pagina avevo il desiderio di ricominciare questo romanzo da capo. CAPOLAVORO!!!!

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  • 5

    Pastorale Americana, l'infinita epopea di Levov lo Svedese raccontata da Philip Roth é un pugno nello stomaco del lettore.
    Lo Svedese, un uomo apparentemente perfetto che vuole solo vivere una vita or ...continue

    Pastorale Americana, l'infinita epopea di Levov lo Svedese raccontata da Philip Roth é un pugno nello stomaco del lettore.
    Lo Svedese, un uomo apparentemente perfetto che vuole solo vivere una vita ordinata, si ritrova a vivere in un mondo che di ordinato non ha proprio nulla. Una bella Miss come moglie? Non é abbastanza. Come non é abbastanza la sua casa e la sua azienda, come non é abbastanza neppure la piccola Merry.
    Nulla può salvare lo Svedese, che brancola in un mondo tetro che rigetta la sua perfezione, un mondo in cui, volenti o nolenti, viviamo quotidianamente.
    I personaggi di Roth, così finemente descritti, sono talmente umani da illuderci di poterli accarezzare attraverso la pagina scritta, di poter predire le loro espressioni, le loro parole.

    said on 

  • 4

    null

    Rimane il fatto che, in ogni modo, capire la gente non è vivere. Vivere è capirla male, capirla male e male e poi male e, dopo un attento riesame, ancora male. Ecco come sappiamo di essere vivi: sbagl ...continue

    Rimane il fatto che, in ogni modo, capire la gente non è vivere. Vivere è capirla male, capirla male e male e poi male e, dopo un attento riesame, ancora male. Ecco come sappiamo di essere vivi: sbagliando. Forse la cosa migliore sarebbe dimenticare di aver ragione o torto sulla gente e godersi semplicemente la gita. Ma se ci riuscite... Beh, siete fortunati. 

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    5

    Una grande esperienza di lettura

    Philip Roth non lo scopro certo io ed il Premio Pulitzer non viene sicuramente assegnato a caso. Ma posso dire con altrettanta certezza che leggere questo libro è una delle più intense esperienze che ...continue

    Philip Roth non lo scopro certo io ed il Premio Pulitzer non viene sicuramente assegnato a caso. Ma posso dire con altrettanta certezza che leggere questo libro è una delle più intense esperienze che chi ama i libri possa fare.
    La linea storica non è tracciata in modo regolare. Non esistono un inizio e una fine che vadano dalla prima all’ultima pagina. Il racconto è fatto di continui salti temporali che tuttavia permettono al lettore di ricostruire il puzzle e capire che esiste anche una logica diversa da quella temporale per raccontare una storia.
    La storia dello Svedese non è normale, ma nemmeno tale da incidere in modo importante sulla Storia del mondo o anche solo degli Stati Uniti. È la storia di chi pare destinato ad incarnare il sogno americano in tutte le sue componenti: il successo nello sport durante l’adolescenza, il successo di imprenditore nell’età matura, il successo nell’amore, nella vita famigliare e nella vita sociale, l’equilibrio e la sicurezza in se stessi. Fino a quando un evento crea un cortocircuito che frantuma tutto in poche ore. Tutte le certezze si dissolvono e la vita diventa un grande dubbio, incomprensione, una serie infinita di domande grazie alle quali il protagonista (ma sarebbe più corretto dire il lettore) penetra più a fondo nei diversi significati della vita e non è detto che l’esito di tutto sia un impoverimento.
    Tra le tante riflessioni che questo libro stimola, due mi paiono fondamentali. Primo, ognuno di noi ha un natura particolare tendenzialmente immutabile che solo in parte è condizionata dall’ambiente in cui cresce: due fratelli possono avere caratteri e stili di vita totalmente diversi, una bimba che nasce e cresce circondata da amore e valori sani può anche diventare una spietata terrorista e una fanatica religiosa. Secondo, le certezze che possiamo avere nella vita possono essere effimere, i nostri sogni possono dissolversi in un attimo, ma la nostra natura combatterà strenuamente, anche se in forme diverse ed imprevedibili, per negare l’evidenza e conservare il mondo che ci siamo creati.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    3

    Non chiederci la parola che squadri da ogni lato (1923)

    Nei confronti che facciamo in uno dei gruppi, questo romanzo balza sempre fuori e tende pure a vincerli.
    Mi perplimo e lo cerco in casa. Ne ho addirittura due copie, l'einaudina tascabile del '98 e l' ...continue

    Nei confronti che facciamo in uno dei gruppi, questo romanzo balza sempre fuori e tende pure a vincerli.
    Mi perplimo e lo cerco in casa. Ne ho addirittura due copie, l'einaudina tascabile del '98 e l'altra – la collana di Repubblica 2002 - colla copertina assai ciancicata, letto l'ho letto e gli ho pure dato quattro stelle! Salvo che me lo ricordo pochissimo e io di solito ricordo cose che ecc.

    Ma vedi un poco la… Tocca rileggerlo.

    Ufff… va avanti come l'acqua in salita. E c'è pure il Baricco "Poi ci sono quelli che hanno il dono... l’equivalente, in letteratura, di quello che fa Clint Eastwood fa nel cinema: quando lui gira ti dimentichi che esista un regista... non diversamente, scrive, ad esempio, Philip Roth, in assoluto il più grande, se dobbiamo parlare di dono, di facilità, di mano invisibile"

    No. Roth è come Clint Eastwood, ma quando fa il pistolero. T'ammazza. Di retorica. Si vede sempre sempre sempre la manina dell'Autore.

    Pesaaaante.

    All'inizio ti fa il giochino del racconto verità, con Zuckerman (alter ego dell'Autore) che ascolta alcuni fatti sparsi della vicenda prima dal protagonista: Seymour Levov, ebreo ariano d'ingegno molteplice e poi dal fratello secondogenito. Poi facendo morire Seymour, rimane Zuckerman solo, che immagina come può essere andata in between (scordano tutti che a Zuckerman di fatti diretti ne raccontano pochissimi). Artificio postmoderno, in realtà trucchetto dozzinale. Fare immaginare a Zuckerman ciò che già immagina Roth è una duplicazione che ribadisce che un romanzo è un'opera di fantasia.
    Ma va? Pura avanguardia. E prosegue di retorica in retorica.

    Roth imparò che esiste quella cosa che gli ammerecani chiamano flashback, per far credere che l'analessi (già nell'Odissea) l'hanno inventata loro. Ha un utilizzo naturale: talvolta, mentre viviamo una cosa un passato torna in mente o illumina di significato un fatto da recuperare oppure drammaturgicamente (quello dell'Odissea), un terzo messo maluccio si presenta col consueto "non indovinereste mai cosa mi è successo" e noi: raccontacelo.

    Roth ne abusa e l'oscillazione temporale continua aumenta la farragine che tempera aggiungendo la spiega del narratore o le frasi di ogni epifania o agnizione dei personaggi a didascalia dell'evento, sintesi del dialogo o lampo di comprensione.

    Quando speri che la smetta colle didascalie, trac! Te ne infila un'altra. Le avessi marcate con dei post-it tutte le frasette tipo esergo di capitoli secenteschi "XXVI Dove Agilulfo incontra Rodogauda al fiume e Manfrico teme il tradimento" il libro sarebbe cresciuto di un paio di once. Si fosse occupato di "Vita e Destino", l'avrebbe risolta in quindici volumi di comodo formato.

    Ma a che gli serve questa complicazione temperata da un altro appesantimento? A cardare. A mascherare che la vicenda è in sé non molto: "anche i ricchi piangono" "L'uomo propone, ma Dio dispone" "shit happens" "E disse loro: «Guardatevi e tenetevi lontano da ogni cupidigia, perché anche se uno è nell'abbondanza la sua vita non dipende dai suoi beni»" "insciallah" insomma l'eterogenesi dei fini.
    Avanguardia pura: una delle citazioni viene dalla Bibbia, e del resto la sfraganatura di sfighe che riversa sul povero Seymour (sfighe non improbabili - una alla volta - in Italia abbiamo avuto i Donat-Cattin, gli Agnelli , negli USA gli Hearst) è una specie di Libro Di Giobbe 2.0.

    Ricorda che la costituzione americana tutela la ricerca della felicità ma non offre garanzia. E questo secondo Roth è la narrazione - durante la crisi dei '70 tra Vietnam e Watergate - della fine del sogno americano. Mecojoni! Anzi “mo' me lo segno”.

    Coraggioso ad occuparsene nel 1997, proprio uno stuntman letterario!

    La narrazione della Solitudine, del Punto Interrogativo che Rovina i Rapporti Umani: Chi Sei Veramente? Il Philip Pyrandell (vera avanguardia) rilancia. Ci mette pure il carico da undici nella Domanda Finale, quella che ha fatto abbagliare fior di critici nella lode "This is a four-hundred-page novel that ends with a question mark." - New Yorker, scordando che di risposte apodittiche ne dà almeno ottantasette precedenti tanto da farti dire, Scostati! Cazzo! E lasciami leggere la storia!

    Pesaaante.

    Simenon la storia di M-M-M-M-Merdy l'avrebbe risolta in ottanta pagine (c'è pure un Maigret dove rischia assai per una squinzia come lei) mio zio l'avrebbe mandata al bagno penale di Tolone con 20 anni di lavori forzati sul gobbo.

    E la domanda finale che Roth vuole farti porre "come può gente intelligente finire in quel modo" è già risposta in parte dal fratello Jerry a metà del libro. Jerry che con ogni evidenza è uscito vittorioso da un'Analisi Freudiana di Stretta Osservanza, infatti ha un frontale in acciaio spesso 15 cm inclinato, una torretta con un grosso cannone e i cingoli rossi del sangue di quelli che gli hanno rotto i coglioni: Chi Si Pone Certe Domande Non È Intelligente: Quelle Non Sono Domande, Sono Condizioni.
    Severo, ma giusto.

    Ma perché tre stelle? Perché spesso l'azzecca alla grande, tolte le scorie tanto mestiere ce l'ha: il carattere brillantemente sviluppato (il vecchio pain-in-the-ass ma leale Lou Levov, la moglie Dawn, Cessa Cohen…), la situazione fulcro e cerniera di altre, la scena che evoca, insomma il capolavoro forse c'era, a sfrondarlo di 150-200 pagine, ma si sa che in America un grande libro dev'essere pure grosso.

    Dico forse perché il personaggio Seymour ha un baco enorme. Seymour è un poli-sportivo, non col successo di Maradona magari ma "Lo Svedese brillava come estremo nel football, pivot nel basket e prima base nel baseball" (tutti ruoli chiave) "se lui fosse stato un centesimo del giocatore di baseball che era lo Svedese, nessuno sarebbe riuscito a trascinarlo anche solo davanti alla porta della facoltà di legge".
    Ecco.
    Uno così, che l'avversario non collabora, che ogni schema di gioco si infrange in partita per cui ne devi sapere cento a memoria, che l'avversario non è sempre leale: non per nulla ci sono gli arbitri e spesso nemmeno gli arbitri sono leali, lo sa perfettamente. Ma ohibò, non riesce a trasferire l'esperienza sportiva nella vita fuori dal campo. Curioso.
    ***
    E con tutti 'sti difetti o coglioncello scherzoso gli avrebbero dato il Pulitzer? Grida Simplicio del fondo della cantina. Gliel'hanno dato poiché non benché. La spiega continua, la dida perenne alleggerisce il pensiero, permette di seguire anche coll'audiolibro, evita ogni fraintendimento imbarazzante in società! Scusa se è poco. La gente molto occupata rigetta i libri così invasivi da non potersi semplicemente permettere di leggerli, dovendo avere invece una relazione con loro.
    E Simplicio: ma è lodato da Baricco! Baricco avrà ottime ragioni, colle quali stavolta non sono d'accordo. Se ne farà certamente una ragione in più.
    ***
    Comunque nessuno mi toglierà dalla testa che al college Roth che anelava a mollare Rosie Palm and her five sisters - si è fatto soffiare Miss Liceo dal quarterback udendone poi i (triplici) mugolii orgasmici attraverso il cartongesso.

    Si è vendicato qui: una tale compilation di sfighe su Merdy - balbettante querula ipercritica anarcoterrorista bombarola a capocchio, pluriomicida giainista e pure sospetta lesbica bulimicanoressica - è in tantino esagerato anche per un romanzo che vuole talmente dimostrare la fine del sogno americano, che chi ha letto poco altro oltre questo penserà che la seconda guerra l'abbiano vinta nazisti e giapponesi, sulla Luna ci siano arrivati i sovietici, i vietcong abbiano invaso la California e Apple, Microsoft, Google, Amazon e Facebook siano aziende cinesi...

    Ma in Italia perché piace così tanto? Bèh, da noi i libri che mostrano la forza americana passano solo talvolta il diaframma dell'irritazione, mentre le debolezze americane vengono sempre tradotte e pubblicizzate, schadenfreude è parola alemanna ma il sentimento dell'invidia stridordidentica è tipicamente italiano. Non scordate che la Crisi e Fine del Sogno Americano è un topos di moda nel '900, prima della più sconvolgente ascesa socio-economico-militare sulla Terra dopo Alessandro il Macedone nota come "il Secolo Americano".

    said on 

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