Pastorale americana

Di

Editore: Einaudi (Supercoralli)

4.2
(5734)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 423 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese , Russo , Tedesco , Olandese , Sloveno , Portoghese , Svedese , Catalano , Finlandese , Ceco , Greco

Isbn-10: 8806147382 | Isbn-13: 9788806147389 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Vincenzo Mantovani

Disponibile anche come: Altri , Paperback , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
Pastorale americana non è soltanto un'allegoria politica, è anche un libro sulla vecchiaia, la memoria e l'intollerabilità di certi ricordi. A narrare l'accanirsi del destino sullo Svedese è un suo compagno di scuola, Nathan Zuckerman, protagonista di molti romanzi di Roth e alter - ego dello scrittore. Bastano pochi dettagli captati nel corso di una fugace conversazione, durante una festa di ex allievi del liceo di Newark, per far sentire a Zuckerman l'assoluta necessità di raccontare la storia di Seymour. E sono proprio i dettagli, con la forza della loro evidenza e apparente banalità, a infondere vita al racconto: dettagli del degrado di una città, della rabbia di una generazione, della solitudine di un padre.
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  • 0

    troppo

    primo Roth e per tutto quello che c'è dentro vale per altri dieci: tanto, tutto di livello più che buono e narrato con sapienza e talento ma così tanto che ti senti accerchiato,sommerso.
    a sensazione ...continua

    primo Roth e per tutto quello che c'è dentro vale per altri dieci: tanto, tutto di livello più che buono e narrato con sapienza e talento ma così tanto che ti senti accerchiato,sommerso.
    a sensazione credo sia uno di quei romanzi da rileggere enne volte,una per ogni spunto narrativo trattato.

    ha scritto il 

  • 4

    E' il primo che leggo di Roth, quindi non so ancora se questo valga come sua cifra stilistica generale, oppure se solo per questo romanzo.
    La scrittura è torrenziale e travolge, se non proprio stordis ...continua

    E' il primo che leggo di Roth, quindi non so ancora se questo valga come sua cifra stilistica generale, oppure se solo per questo romanzo.
    La scrittura è torrenziale e travolge, se non proprio stordisce, il lettore, in un continuo alternarsi di io narrativo, di piani temporali e di argomento trattato.

    Sembra che Roth, un giorno, abbia aperto improvvisamente i rubinetti, e raccontato una storia all'apparenza disordinata, come un bisogno irreprensibile che trova nella propria forma, anche la sostanza.

    Si parla di America, certo, Vietnam eccetera, di integrazione, del magnificamente scolpito Svedese, di ebrei, amore e cose, ma, forse, più di tutti Roth vuole parlare del caos di cui è soggetto lo scorrere della vita di ognuno di noi, un caos che si genera anche, se non soprattutto, tanto più si cerca di opporvisi.

    Un uomo che fa di tutto per far si che la sua vita scorra senza scossoni, che non fa niente per amore dell'equilibrio nella propria esistenza, si vedrà investito da una forza caotica di uguale potenza.
    E con lo stesso stile "caotico e disordinato" è scritto il libro, forse per sottolineare meglio il concetto alla base dell'ispirazione dello scrittore.

    Opponiti al caos, fingi che non esista, metti tutti i mattoni in modo che il castello non possa crollare mai, e l'epicentro del terremoto ti esploderà proprio sotto il culo, facendoti capire quanto inutili sono state le difese che tu piccolo uomo hai eretto di fronte al motore più antico dell'Universo.

    Grazie Philip.

    ha scritto il 

  • 3

    "Pastorale Americana" è la storia dello Svedese, alias Seymour Levov, che incarna perfettamente l'ideale del sogno americano, l'uomo che ce l'ha fatta a costruirsi una vita perfetta con una moglie per ...continua

    "Pastorale Americana" è la storia dello Svedese, alias Seymour Levov, che incarna perfettamente l'ideale del sogno americano, l'uomo che ce l'ha fatta a costruirsi una vita perfetta con una moglie perfetta e bellissima (ex Miss New Jersey), un lavoro perfetto in una nazione, gli Stati Uniti d'America, che ama e rispetta profondamente. Ma questo sogno viene infranto quando la figlia Merry porta letteralmente in casa la guerra, diventando un'attivista contro la guerra del Vietnam e facendo esplodere lo spaccio vicino casa, per sparire poi dalla circolazione gettando lo Svedese e la mamma Dawn nello sconforto più totale. La storia prosegue poi seguendo i pensieri e le difficoltà dello Svedese.

    Il libro è molto bello, alla fine si tratta di una grande critica al modello di società ed economia occidentali, quindi è estramemente interessante e fa riflettere molto. Lo stile è quello tipico di Roth anche se l'ho trovato leggermente più cupo e meno ironico rispetto ad altri suoi testi che ho letto. Il mio voto è 3 stelle e mezzo perchè trovo sia un po'troppo lento e ripetitivo per certi versi (pagine e pagine a descrivere come si fabbricano i guanti, oppure pagine e pagine per parlare del concorso di Miss America... troppe!) e questo secondo me è solo in parte giustificabile, perchè comunque rende la lettura molto più pesante senza aggiungere niente di indispensabile. Ho preferito "La macchia umana" che considero nettamente superiore.

    ha scritto il 

  • 4

    melting pot of poison - ascesa e declino del sogno americano

    Gli Stati Uniti d’America, forse l’unico paese al mondo che ha nella sua dichiarazione fondante la ricerca della felicità, il paese in cui tutti possono aspirare al denaro, alla fama, al successo…il p ...continua

    Gli Stati Uniti d’America, forse l’unico paese al mondo che ha nella sua dichiarazione fondante la ricerca della felicità, il paese in cui tutti possono aspirare al denaro, alla fama, al successo…il paese del sogno americano appunto.

    Ecco che nelle pagine dense, sfaccettate e drammatiche di Roth questo sogno si sfalda lentamente, come la vita e le certezze dei protagonisti. la felicità che sembra così facile, così a portata, una volta che ci sono la bellezza, i soldi, il talento, la fama, si dissolve lentamente sotto l’azione di una società disgregata, che trova il modo di essere vitale e desolante, che sa creare solitudine, rabbia e violenza… che sa allevare generazioni frustrate e idealiste, ribelli fino all’autodistruzione, che sembra riuscire a far convivere valori tradizionali e radicalismo, etnie, religioni e culture in un melting pot (of poison) amaro e inevitabile, al di là del bene e del male, dell’ottimismo e delle illusioni.

    Mai l’America è stata descritta con questa ricchezza di sfumature, mai è stata così vera e così inesorabilmente conflittuale e contraddittoria, triste e violenta. Roth ci mostra tramite delle storie personali che non sono strettamente esemplari, ma simboliche sì, molte delle crepe nelle fondamenta sulle quali il sogno è stato edificato.

    *in god we trust* è scritto sull’altro simbolo per eccellenza dell’America, il dollaro, ma neppure un dio onnipotente potrebbe salvare dal naufragio patria e famiglia, in un fallimento che coinvolge sia la dimensione privata che quella collettiva, sociale.

    La crisi del conformismo borghese, ipocrita e dall’ottuso ottimismo e l’inadeguatezza della giovane generazione che ne contesta i valori, si avviluppano in una lotta e rincorsa di responsabilità che lascia sul campo solo dei vinti…e nessun vincitore.

    A Roth manca forse un ultimo passaggio, per sancire il definitivo tramonto del sogno americano, inteso anche come trionfo dell’ottimismo e del mito della ricchezza che porta felicità: quello di portare alla luce l’esistenza di quegli enormi divari sociali di una società classista e spietata (al di là di quelli marginalmente, ma magistralmente sottolineati tra america WASP e quella dei figli di immigrati europei cattolici e ebrei), pur se relativamente meritocratica, che sono una delle cause della crisi. Però mica ci siamo sposati un comunista!

    4 stellette e mezza al valor civile, ma solo per una certa pesantezza nella lettura, dovuta alla densità della trattazione.

    ha scritto il 

  • 5

    Il fiume svedese

    Sconsiglio questo libro a genitori impressionabili che hanno figli adolescenti con il poster di Che Guevara in camera. Potrebbero farsi strane idee. Io sono sempre stata dalla parte di chi lotta e di ...continua

    Sconsiglio questo libro a genitori impressionabili che hanno figli adolescenti con il poster di Che Guevara in camera. Potrebbero farsi strane idee. Io sono sempre stata dalla parte di chi lotta e di chi non si adegua all'ordine precostituito delle cose, ma giuro che dopo ogni pagina avevo il desiderio di prendere a schiaffi Merry.
    Lo svedese e sua moglie sono la coppia perfetta, giovani e belli, lo sportivo e la reginetta di bellezza, una vita fin troppo facile almeno in apparenza, una vita agiata ottenuta con il lavoro di entrambi e una figlia amata alla quale non è mancato mai niente. Il vero sogno americano che si è realizzato nella generazione precendente e completato in loro, figli di emigranti. Può, poi, un sogno trasformarsi in un incubo? Può e succede nel modo peggiore, attraverso un morto. Una vita perfetta, una famiglia perfetta, un amore assoluto per quella figlia ed una bomba che ha fatto saltare tutto in aria. Lo svedese non riesce a farsene una ragione, dove ha sbagliato e perché? Sono domande che la maggior parte di noi si pone in determinati momenti della vita, domande alle quali il più delle volte non si riesce a dare una risposta. Superare o meno ciò che ci accade sta in questo: nel saper accettera che risposte, talvolta, non ce ne sono. Lo svedese non ci riesce, vuole salvare quella figlia, vuole tenere insieme quella famiglia, finge che le cose possano continuare a trascorrere normalmente, ma è realmente possibile?
    Durante la lettura di questo libro, a volte, ho immaginato lo svedese come un fiume, o meglio come se lui desiderasse essere un fiume che scorre e che arriva al mare, alla sua conclusione nonostante gli ostacoli; ma, mentre un fiume può ignorare qualsiasi cosa incontri sul suo cammino, per quanto tempo un uomo può fingere la calma mentre in realtà vorrebbe esplodere?

    ha scritto il 

  • 4

    "I fuorilegge sono dappertutto. Hanno varcato la soglia."

    "Non sei tenuto a venerare la tua famiglia, non sei tenuto a venerare il tuo paese, non sei tenuto a venerare il posto in cui vivi, ma devi sapere che li hai, devi sapere che sei parte di loro. Perché ...continua

    "Non sei tenuto a venerare la tua famiglia, non sei tenuto a venerare il tuo paese, non sei tenuto a venerare il posto in cui vivi, ma devi sapere che li hai, devi sapere che sei parte di loro. Perché chi non lo sa, è la fuori da solo, e mi fa pena."

    "Tutti abbiamo una casa, E' lì che va sempre tutto storto."

    ha scritto il 

  • 4

    Personalmente, avrei maggiormente gradito un romanzo più breve, lungo anche la metà di quello licenziato da Roth. Non per questo voglio sostenere che "Pastorale americana" sia eccessivamente lungo: la ...continua

    Personalmente, avrei maggiormente gradito un romanzo più breve, lungo anche la metà di quello licenziato da Roth. Non per questo voglio sostenere che "Pastorale americana" sia eccessivamente lungo: la lunghezza rientra pienamente nella strategia di Roth: per costruire un’anti-pastorale che in modo scientificamente distruttivo palesasse tutte le ipocrisie, le infedeltà, le meschinità e le pochezze della società americana, Roth aveva bisogno proprio di un’opera dal respiro tanto ampio quanto questa, una narrazione individuale dalla dimensione però universale, in grado di abbracciare in toto l’argomento trattato. Ecco perché si tratta di un libro impegnativo che però si lascia leggere, che non entusiasma – non deve entusiasmare! – ma avvince il lettore per via dell’interessa che suscita. "Pastorale americana" mette a nudo l’insospettabile dark side della società americana, mostrandone gli aspetti più ombrosi che altrimenti sarebbero difficili da conoscere.

    ha scritto il 

  • 5

    Ecco il Grande Romanzo Americano

    Come mi è capitato poche altre volte, una volta finito il libro non riesco subito a scrivere nulla: troppo vivide le emozioni, troppi gli spunti che mi vengono in mente, troppo di tutto, insomma. E al ...continua

    Come mi è capitato poche altre volte, una volta finito il libro non riesco subito a scrivere nulla: troppo vivide le emozioni, troppi gli spunti che mi vengono in mente, troppo di tutto, insomma. E allora, meglio attendere un po', meglio fare decantare le tante considerazioni, meglio mettere qualche distanza tra me e questo splendido romanzo, Pastorale americana, che da solo conferisce al suo autore una importanza straordinaria nel panorama della narrativa americana e mondiale.
    Dire che il libro è complesso non rende giustizia a Roth. Perché è pur vero che Pastorale americana è un romanzo complesso ma non è questa la sua cifra identificativa. L'alternarsi delle narrazioni, le voci di Nathan Zuckerman, alter ego dell'autore e quelle del protagonista, lo Svedese, si alternano in una architettura perfetta e senza ridondanze. Ma non sono i soli protagonisti: c'è la moglie dello Svedese, il padre, il fratello Jerry, tutti a contribuire nella costruzione di un quadro che non è, ad onta della ferrea volontà del protagonista, una "pastorale americana".
    E' superfluo dire che emergono, soprattutto, le grandi doti narrative di Roth. Malgrado i tempi dilatati, le digressioni, i racconti nei racconti, l'autore tiene saldamente in pugno le redini del romanzo, che non cessa mai di affascinare fino alla fine quando, giunti all'ultima pagina, comprendiamo che Roth avrebbe ben potuto dilungarsi ulteriormente e noi, lungi dall'annoiarci, avremmo accolto di buon grado ulteriori dettagli della vita di un uomo che aveva fatto della perfezione il suo obiettivo principale.
    Non amo molto le frasi apodittiche e magniloquenti, ma questo è il Grande Romanzo Americano.

    ha scritto il 

  • 4

    Sognare sogni impotenti

    Romanzo strutturalmente complesso, che inizia in prima persona per cedere gradualmente la scena a Seymour Levov, meglio conosciuto come lo Svedese (“il più grande atleta nella storia del liceo di Weeq ...continua

    Romanzo strutturalmente complesso, che inizia in prima persona per cedere gradualmente la scena a Seymour Levov, meglio conosciuto come lo Svedese (“il più grande atleta nella storia del liceo di Weequahic”), incarnazione del sogno americano e mito dei ricordi giovanili dell'io narrante.
    Le lunghe digressioni, che fanno luce sul periodo storico e sul background socio-culturale in cui si muovono i protagonisti, se da un lato appesantiscono un po' la narrazione dall'altro trasmettono tutta l'ispirazione dello scrittore per la storia che narra, nonché la sua capacità di districarsi mirabilmente negli intrecci narrativi.
    Chiusa l'ultima pagina, viene spontaneo tornare alle prime e a un Seymour Levov imprenditore di successo e uomo tutto d'un pezzo, in apparenza soddisfatto da un'esistenza che scorre su binari impostati nel segno di uno splendido, rassicurante conformismo.
    Rileggere quelle pagine quando si è conosciuta la profonda drammaticità del personaggio senza maschera fa tutt'altro effetto, e sta soprattutto qui l'originalità e la grandezza del romanzo.
    Convinti, a torto o a ragione, della buona fede dello Svedese, si finisce per empatizzare con lui al punto da chiedersi dove sta l'inghippo, cos'è che non ha funzionato in una vita dove tutto sembrava dover filare per il verso giusto.
    E invece no, perché ogni circostanza esteriore, oltre ad essere un opinabile punto di vista, è anche soggetta agli imprevisti del caso: “Aveva imparato la lezione peggiore che la vita possa insegnare: che non c'è un senso”.
    Da antologia l'ultima parte, una cena fra parenti, amici e amanti dove sregolatezza e integrità, realtà e finzione sembrano battersi come pugili su un ring: prima l'abbraccio, poi l'affondo finale.
    “Levov lo Svedese, sfuggito ai colpi dell'ariete che è questo mondo per galleggiare a mezz'aria e sognare, sognare, sognare sogni impotenti”.

    ha scritto il 

  • 4

    "...capire bene la gente non è vivere. Vivere è capirla male e male e poi male e, dopo un attento riesame, ancora male. Ecco come sappiamo di essere vivi. sbagliando."

    Una lettura difficile, faticosa, una storia drammatica e molto americana, ma non solo. Un personaggio indimenticabile lo Svedese, una vita "perfetta" in un paese "perfetto". Roth scrive da dio, traged ...continua

    Una lettura difficile, faticosa, una storia drammatica e molto americana, ma non solo. Un personaggio indimenticabile lo Svedese, una vita "perfetta" in un paese "perfetto". Roth scrive da dio, tragedia e ossessione non danno scampo al lettore, lo trascinano dentro e poi lo risputano fuori, con un mare di paure e incertezze in più.

    ha scritto il 

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