Pensare con i piedi

Di

Editore: Einaudi (Einaudi tascabili; 430)

3.8
(316)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 216 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8806143913 | Isbn-13: 9788806143916 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Glauco Felici

Disponibile anche come: Altri

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Sport, Attività all\'aperto & Avventura

Ti piace Pensare con i piedi?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis

ACQUISTA LIBRO
Acquisto non disponibile
per questo libro
Descrizione del libro
Nei racconti di questo volume Soriano si aggira in tre mondi dall'apparenzaassai distanti tra loro. Nel gruppo di racconti dedicati al calcio come artedell'intelligenza sono in primo piano la passione dell'autore, alcunipersonaggi memorabili, come il figlio di un cow-boy fuorilegge appassionatolettore di Hegel che fa da arbitro in una leggendaria partita tra socialisti ecomunisti nella Terra del Fuoco. La sezione intitolata "Nel nome del padre"introduce il lettore alla realtà quotidiana dell'epoca peronista, amara edesilarante insieme, così come la vede un bambino che, all'ombradell'orgogliosa figura paterna, si rifugia ogni tanto nel proprio mondofantastico.
Ordina per
  • 2

    Pallone a metà - 22 nov 15

    Due valutazioni per questo libro di racconti, che non è riuscito completamente, anche se mi riporta sulla pagina del grande argentino, cui ho voluto tanto bene per una serie lunga di motivi, e che son ...continua

    Due valutazioni per questo libro di racconti, che non è riuscito completamente, anche se mi riporta sulla pagina del grande argentino, cui ho voluto tanto bene per una serie lunga di motivi, e che sono ormai 18 anni che ci ha inconsolabilmente lasciati. La votazione più bassa è sul complesso del lavoro, ma anche sulle scelte editoriali che non condivido. Questi racconti furono pubblicati anni fa da Einaudi con il loro titolo originario (“I racconti degli anni felici”), e con questo titolo da me inserito nelle ricerche future, aspettandone una versione economica che quando ne uscì traccia su Repubblica - Libri costava ben 16 euro. I racconti derivavano da tre mini raccolte: “Nel nome del padre”, “L’altra storia” e “Pensare con i piedi”. Ora, sapendo che Soriano era un grande appassionati di calcio (e tra l’altro tifoso del San Lorenzo de Almagro, come papa Francesco) i curatori di questa collana di Repubblica che continua a convincermi poco ne hanno fortemente voluto l’inserimento, utilizzando l’ultimo come titolo “da richiamo”. Ed è vero che in quel pezzo di raccolta ci sono 6 brani dedicati al calcio, ma sono tutto altro rispetto all’equilibrio complessivo del libro. Soprattutto a quella bellissima prima parte, dove in 17 piccoli elzeviri Osvaldo ricorda e ci ripropone la storia di Valentin Alberto Soriano, suo padre, ispettore delle acque nell’Argentina del Sud. Visionario e vagabondo. È seguendo il padre, che l’azienda delle acque mando in giro per venti anni in molta Argentina, ed in particolare in molta Patagonia, che si forma il nostro Osvaldo. Che incontra personaggi strani e tristi, che popoleranno la sua opera migliore (“Un ombra ben presto sarai”). Ed è in questi bozzetti, non racconti ma ricordi, che Soriano riesce a dipingere la figura paterna, dato che è sempre difficile fare i conti e conciliarsi con qualcuno di così preponderante nella propria vita. E riesce anche a darci un quadro, fuggevole e pur tuttavia intenso, dell’Argentina degli anni Cinquanta. Di quella Argentina lontano dai facili bagliori di Buenos Aires. Lì nel profondo Sud, povero e desolato, sono lontani i miti patriottici, è lontana l’agiatezza possibile. Si lotta per l’acqua, si spera nel petrolio. Si incontra gente, si parla. Lì Osvaldo nasce come seguace di Peron, come molti, tanti, in quegli anni, per il populismo di maniera che il dittatore evocava. Lì Osvaldo diventa un fervente idolatra di Evita, la “Santa Madre” degli Argentini. E come non andare a quell’intenso film di ormai venti anni fa, con Madonna nella parte di Eva Duarte (senza dimenticare Banderas come Ernesto Guevara). Un immagine su tutti, la multa che il padre non riesce a dare ad un prepotente che consuma troppa acqua, ed il padre con la fionda di Osvaldo, gli rompe il vero di una finestra. Ecco, bastano dei tocchi così per dare senso e misura ad un rapporto che, come molti, troppi, non si è riusciti in vita a trasformare in dialogo. La seconda parte, invece, non mi ha preso quasi per nulla, troppo legata alla storia argentina, ai suoi miti, a cose che per loro sono importanti e vitali, ma che non conosciamo da qui, ed a volte ci sembrano sterili. Gli avvenimenti del 1810, San Martin ed altro. Peccato anche quel refuso di stampa che fa morire il rivoluzionario della Primera Junta nel 1881 invece che nel 1811! Fin a quel piccolo “pastiche” su Robespierre poco intrigante. Si risale con l’ultima parte, quella dedicata alla palla rotonda. Al bellissimo rigore più lungo del mondo, fischiato all’ultimo minuto di una partita intensa, sospesa per intemperanze, ripresa in quell’ultimo minuto una settimana dopo. E se noi si ricorda quel “Prima del calcio di rigore” di Peter Handke, qui, in poche righe, Soriano ci riporta all’ansia dei tifosi, alla paura del portiere, ed a tutto quello che si condensa in pochi minuti in un rigore, dilatandolo in una lunghissima settimana. O il lungo viaggio della squadretta di giovani locali che va a sfidare la guarnigione inglese di stanza alle Malvinas, senza mai riuscire ad arrivarci per una serie infinita di intoppi. O la figura del mister Pellegrini, duro, implacabile, che avrebbe potuto fare di lui un calciatore, che si inventava ruoli e situazioni prima che la figura dell’allenatore diventasse un emblema quasi totemico. Nonché la figura del figlio di Butch Cassidy (che sappiamo fuggì in Patagonia insieme a Sundance Kid, come se ne trova traccia nelle belle pagine patagoniche di Chatwin o cilene di Sepúlveda), rimasto lì in Argentina e diventato cow-boy ed arbitro per necessità di vita. Una chicca che lui stesso racconta di aver buttato di getto dopo aver visto palleggiare Maradona a Trigoria. Sono scritti, questi, che pubblicò sparsi a suo tempo su “Il Manifesto”, servendo come antidoto ad uno sport che già cominciava a drogarsi e che ormai è diventato un qualcosa di alieno, rispetto alla purezza filosofica delle partite del secolo scorso. Ho sempre voluto bene a questo tristo argentino, scrittore, esule e poi a quarant’anni finalmente di ritorno nell’amata Baires. Hasta siempre, Osvaldo!

    ha scritto il 

  • 3

    ✰✰✰ buono

    Ricordi della proprio infanzia e giovinezza, un padre ispettore delle acque (gran nome e poche palanche), la prima moto e la prima auto, un amico ladro che rubò un giocattolo per lui, esattori di debi ...continua

    Ricordi della proprio infanzia e giovinezza, un padre ispettore delle acque (gran nome e poche palanche), la prima moto e la prima auto, un amico ladro che rubò un giocattolo per lui, esattori di debiti insoluti, la passione per il calcio, una letterina a Peron (genere Babbo Natale) e Peron che risponde inviando divise e pallone. L’Argentina povera e polverosa degli anni Cinquanta (non molto diversa per gli occhi di un bambino dall’Italia di quel periodo).

    Ricordi degli anni in cui si cercò di rendere l’Argentina uno stato indipendente. Entrambe le parti in lotta (due e a volte tre) pagarono con la morte la loro partecipazione. E ricordando la statistica che dice che chi fa la rivoluzione ne muore vittima, prima o poi, Soriano inserisce un bel brano sulla fine di Robespierre che vide la fine della Rivoluzione, un po’ come Castelli che, in carcere, dice “Se vedi il futuro digli di non venire”.
    Sinceramente se uno mi dicesse Belgrano, più che il rivoluzionario, mi verrebbe in mente l’incrociatore affondato dagli inglesi alle Falkland, con un sacco di morti persi nelle stesse acque che furono e sono, la tomba di tanti giovani che a Videla non piacevano.

    Ricordi, anzi miti, della passione calcistica, tutti godibilissimi. A partire, ovviamente, dal rigore più lungo del mondo allo pseudo campionato del mondo nel 1942 con i tedeschi, sempre presenti vivi o morti, e i vincitori mapuches. L’atteggiamento “rissoso” di giocatori e pubblico è volutamente forzato sul grottesco, ma io ricordo la fine della coppa intercontinentale, iniziata con successo e finita con sassaiole, caffè bollente, nasi e zigomi fratturati, tagli alla testa ed altre amenità. Cominciarono le defezioni delle squadre europee, rinacque negli anni ottanta in campo neutro (Giappone) e poi definitivamente morì.

    Una lettura piacevole, come sempre Soriano.

    07.12.2014

    ha scritto il 

  • 3

    Rilettura in occasione dei mondiali (se dice la verità il biglietto del bus che ho trovato dentro, prima lettura nel 1997); strazianti i racconti sul padre, leggendari quelli sul calcio,confesso di av ...continua

    Rilettura in occasione dei mondiali (se dice la verità il biglietto del bus che ho trovato dentro, prima lettura nel 1997); strazianti i racconti sul padre, leggendari quelli sul calcio,confesso di aver saltato quelli sulla storia dell'Argentina, che non ci ho capito niente

    ha scritto il 

  • 0

    particolari da cui si giudica un giocatore

    Avvertenza: nelle prossime righe si parlerà di calcio. Per cui sarò dannatamente serio

    Il rigore, chi ne ha tirato almeno uno mi può capire; il rigore è mettere se stessi davanti all’impossibilità di ...continua

    Avvertenza: nelle prossime righe si parlerà di calcio. Per cui sarò dannatamente serio

    Il rigore, chi ne ha tirato almeno uno mi può capire; il rigore è mettere se stessi davanti all’impossibilità di fallire. Un incubo.
    Doveva saperlo Osvaldo Soriano, un po’ perché era stato un promettente calciatore, un po’ perché se nasci in Argentina certe cose ce le hai dentro e mica è così facile scordarle. Doveva sapere molte cose Soriano e ancora di più deve averne viste in giro per l’Argentina polverosa dei suoi anni, e quel rigore diventa il pretesto per dire qualcosa di più, su di lui, sul suo paese e sul quel Gato Diaz, che ne è protagonista non voluto. Che si ritrova ad essere una versione bislacca dell’Atlante mitologico (quello del mondo sulle spalle) e che Soriano muove magistralmente nel racconto. Il paese, infatti, lo interroga ossessivamente, lo consiglia appassionatamente e tutto gli concede nella speranza di riceverne in cambio un attimo di gloria. C’è quindi qualcosa di più sul calcio come ragione di vita: il tifo come sostegno ad un esistenza di miseria e rabbia. Tutto sulle spalle indolenzite da indio del Gato. Del tiratore, l’antagonista di questa storia, Soriano ci dice poco o nulla: magro, muscoloso e che quel rigore, nella sua testa, l’aveva calciato tante volte – sveglio o addormentato – e tante altre l’avrebbe calciato in ogni momento della sua vita... (CONTINUA SUL BLOG)

    LINK BOOKSKYWALKER http://bookskywalker.wordpress.com/2012/04/02/bsw-sul-dude-mag-il-rigore-piu-lungo-del-mondo-di-osvaldo-soriano/

    LINK DUDEMAGAZINE
    http://www.dudemag.it/?p=5731

    ha scritto il 

  • 4

    Pensare con i piedi

    Questo è un libro strano, non tanto perché è diviso in tre parti, ma perché ogni parte non solo è indipendente dalle altre, ma è anche molto diversa, sia nei contenuti che nello stile.
    La prima parte ...continua

    Questo è un libro strano, non tanto perché è diviso in tre parti, ma perché ogni parte non solo è indipendente dalle altre, ma è anche molto diversa, sia nei contenuti che nello stile.
    La prima parte è fenomenale. Di Soriano avevo letto Fùtbol, sapevo che nei racconti di calcio ci metteva il cuore, ma per me è stata una piacevole sorpresa leggere questi altri racconti che mischiavano il calcio (poco) all’infanzia. Suscitano emozioni miste di commozione, divertimento e malinconia. “Vetri rotti” è un capolavoro.
    La seconda parte è indubbiamente meno emozionante. Pare un lavoro preliminare di uno storico che si accinge a scrivere un saggio. Interessante per chi studia la storia dell’Argentina, mentre per gli ignoranti (come me) è difficile districarsi fra i moltissimi nomi che ricorrono in continuazione. Roberspierre è il racconto più accessibile fra questi.
    La terza parte è costituita da racconti calcistici che avevo letto su Fùtbol, e rimando a quella recensione, dal titolo “Il calcio come poesia”. Li ho riletti volentieri, soprattutto Il rigore più lungo del mondo.
    In conclusione un libro strutturato male, che prende 5 stelle (o anche 10, o 47) nella prima parte, 2 stelle nella seconda, 4 stelle nella terza (perché li avevo già letti, se no 5). Quindi 4 stelle su 5.

    ha scritto il 

  • 2

    Strutturato come a me non piace neanche nelle serie tv (a singoli racconti, episodi, senza un filo conduttore comune) ho trovato piuttosto noioso questo libro che salvo solo per un racconto: quello re ...continua

    Strutturato come a me non piace neanche nelle serie tv (a singoli racconti, episodi, senza un filo conduttore comune) ho trovato piuttosto noioso questo libro che salvo solo per un racconto: quello relativo al rigore più lungo del mondo!

    Voto: 5/10

    ha scritto il 

  • 5

    Ri-nascere alla poesia perduta...

    Ci sono mille modi per affrontare la persecuzione politica che ti costringe all'esilio.
    Ci sono mille modi per dire dell'amore per la tua terra alla quale non puoi tornare. I greci, i mille modi li ra ...continua

    Ci sono mille modi per affrontare la persecuzione politica che ti costringe all'esilio.
    Ci sono mille modi per dire dell'amore per la tua terra alla quale non puoi tornare. I greci, i mille modi li racchiudevano in una sola parola: "nostos" che, più che nostalgia per la propria patria era qualcosa di molto più fluido, ai confini del sentire l'infinito.
    "Nostos" è la nostalgia del viaggio (di ritorno) che, tanto più t'allarga il cuore, quanto più la distanza fra te e la meta s'accorcia. Poi, il giungere alla tua terra, non è più "nostos" è tutta un'altra cosa: alcuni eroi ritornando da Troia vi trovarono la morte ed Ulisse stesso, dopo le carneficine rituali, se ne ripartirà da Itaca (così Tiresia nell'XI dell'Odissea) per una terra che non conosce il remo.
    In Soriano è vivere il "nostos" narrando la sua vita. In questo insieme di racconti, che è "Pensare con i piedi", Soriano ti trasmette la sua nostalgia per l'Argentina di Peron ed Evita, mitici ed insieme metafora del mito della sua infanzia; l'Argentina che non rinuncerà mai alle Malvinas; l'Argentina del calcio che Soriano ci rappresenta nel posto più improbabile e, per questo stesso, più magico del mondo: la Patagonia.
    Il reale ed il surreale, nella stupefacente scrittura di Soriano, non hanno dimensioni stilistiche: sono, semplicemente, vita reale. La sua.
    E, dopo la lettura di questi racconti, un po', anche, la nostra.
    Se non conoscete l'Argentina, leggere Soriano vi porterà a desiderare di andarci; se ci siamo già stati, capiremo ancor meglio cosa si agitava nel cuore dell'autore scrivendo questi racconti.
    Ma l'Argentina di oggi non è più l'Argentina di Soriano: la globalizzazione, com'è noto per le ferite che ci portiamo dentro, incurabili, ha ucciso la poesia.

    ha scritto il 

  • 3

    Una serie di racconti sulla scia della memoria e dell’immaginazione che l’accompagna e la arricchisce.
    Il libro è diviso in tre parti, la prima raccoglie i ricordi d’infanzia legati al padre antiperon ...continua

    Una serie di racconti sulla scia della memoria e dell’immaginazione che l’accompagna e la arricchisce.
    Il libro è diviso in tre parti, la prima raccoglie i ricordi d’infanzia legati al padre antiperonista, la seconda recupera parte della storia argentina, la terza raccoglie scritti più strettamente legati al calcio, fra i protagonisti un improbabile figlio di Butch Cassidy lettore di Pessoa e arbitro particolare

    ha scritto il