Per mano mia

Il Natale del commissario Ricciardi

Di

Editore: Einaudi (Stile libero big)

4.1
(1092)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 313 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8806203428 | Isbn-13: 9788806203429 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: eBook

Genere: Criminalità , Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
Natale 1931.
Mentre la città si prepara alla prima di Natale in casa Cupiello, dietro l'immagine di ordine e felicità imposta dal regime fascista, infieriscono fame povertà e disperazione. In un ricco appartamento vicino alla spiaggia di Mergellina sono rinvenuti i cadaveri di un funzionario della milizia nazionale forestale, Garofalo, e di sua moglie Costanza. La donna è stata sgozzata vicino alla porta d'ingresso con un solo colpo di lama, non rinvenuta; l'uomo è stato ritrovato nel suo letto, trafitto da oltre trenta coltellate. I colpi sono stati inferti con forza diversa: gli assassini potrebbero essere più di uno. La figlia piccola si è salvata perché stava a scuola con la zia, suor Veronica, una donna comica e grassottella, con le mani sempre sudate... Sulla scena del delitto, Ricciardi percepisce l'immagine di Costanza, che sorridente chiede: "Cappello e guanti?" mentre Garofalo ripete: "Non ti devo proprio niente". Ben presto scopre che Di Girolamo era stato promosso centurione per aver segnalato un'attività di contrabbando coi pescherecci, e che la statuina di san Giuseppe è stata gettata a terra e frantumata... Giuseppe è il santo protettore dei lavoratori: ma davvero una questione di lavoro è il movente del delitto?
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  • 4

    21-2016

    Leggo questo libro sul Commissario Ricciardi quasi per caso, senza sapere nulla della serie né dell'autore, e mi accorgo alla fine di aver iniziato dall'ultimo della serie.... In ogni caso ne do un gi ...continua

    Leggo questo libro sul Commissario Ricciardi quasi per caso, senza sapere nulla della serie né dell'autore, e mi accorgo alla fine di aver iniziato dall'ultimo della serie.... In ogni caso ne do un giudizio positivissimo, Ricciardi e il brigadiere Maione sono personaggi delineati benissimo sullo sfondo di una Napoli natalizia anni trenta, tra pescatori poverissimi e la milizia di regime. Mi sono informato sull'autore solo dopo aver terminato il testo, e con grande sorpresa ho scoperto che ha iniziato a scrivere solo a età avanzata, ma che da allora non si è più fermato.... farò in modo di leggere presto altri episodi della saga di Ricciardi, davvero una bella scoperta....

    ha scritto il 

  • 3

    La quinta indagine del commissario Ricciardi

    E' sempre un piacere leggere i libri della serie di Ricciardi, questo non fa eccezione. La parte riguardante l'indagine mi è piaciuta un po' meno delle altre, forse per la soluzione. Era tutto lì, ci ...continua

    E' sempre un piacere leggere i libri della serie di Ricciardi, questo non fa eccezione. La parte riguardante l'indagine mi è piaciuta un po' meno delle altre, forse per la soluzione. Era tutto lì, ci si poteva arrivare ma ammetto di non esserci riuscita. Voto: 3+

    ha scritto il 

  • 4

    Il Natale incombeva su tutti, a metà fra una promessa ed una minaccia.
    E incombeva anche sul Commissario Luigi Alfredo Ricciardi, trentuno anni, di Fortino, paese in provincia di Salerno, vicino alla ...continua

    Il Natale incombeva su tutti, a metà fra una promessa ed una minaccia.
    E incombeva anche sul Commissario Luigi Alfredo Ricciardi, trentuno anni, di Fortino, paese in provincia di Salerno, vicino alla Lucania.
    Era ricco, molto ricco: ma dei suoi fondi, dei terreni e degli immobili di proprietà al suo paese si occupava Rosa Vaglio , la sua tata, che abitava con lui.
    La sua Rosa, fragile e fortissima che l’aveva accompagnato da quando era nato, essendoci sempre, vigile nella sua posizione di retroguardia, più del padre morto presto, più della madre sempre ammalata, più di chiunque altro.
    Rosa era la sua famiglia, che gli era cara molto più di quanto fosse capace di dimostrare, molto più di quanto sarebbe stato disposto ad ammettere.
    Brillantissimo sul lavoro, con l’ineguagliabile vantaggio di non essere affatto interessato alla carriera.
    Nessuna amicizia con i colleghi che, a quanto risultava alla milizia del Fascio (siamo nel 1931) non gli volevano molto bene, tranne il brigadiere Maione, suo amico e fedele collaboratore.
    E poi l’amicizia ... devozione della signora Lucani Vezzi, amica addirittura della famiglia Mussolini, già cantante d’opera.
    Amico del dottor Modo Bruno, sospettato di antifascismo militante e valido medico dell’ospedale dei pellegrini, Ricciardi aveva all’attivo la risoluzione di casi celebri, come appunto l’omicidio del tenore Vezzi, marito della signora Lucani Vezzi.
    Ricciardi. Croce e delizia. Ingovernabile, indipendente, indisciplinato, ma anche garanzia di successo.
    Ricciardi, con quegli occhi verdi, in apparenza freddi, ma che in realtà celavano una finestra aperta su un mondo interiore fatto di dolore, di sofferenza per qualcosa di inconfessabile agli altri, alla folla. L’unica differenza, rifletteva con amarezza, era proprio la folla. La sua era fatta di vivi e di morti, di indifferenza e di dolore, di urla e di silenzi. Era l’unico cittadino di una città, Napoli, fatta di gente che era morta e pensava di essere viva, o di gente che respirava e pensava di essere morta.
    Ma irrazionalmente, il suo pensiero continuava ad andare a Enrica, a quello che gli sembrava la sua maniera calma e serena di affrontare la vita. Gli sarebbe piaciuto consigliarsi con lei. Poi, la mente lo riportava lungo la vecchia, triste strada dell’impossibilità di renderla veramente partecipe della sua vita, e questo lo avviliva.
    Nessuno,tranne la sua tata sapeva di lei.
    Enrica gli mancava. Senza averle in pratica mai parlato, se non in un impacciato, goffo interrogatorio; senza averla mai guardata negli occhi, se non in qualche sfuggente occasione disperata; senza averla mai lasciata un attimo nei pensieri, se non un’unica volta, quando si era fatto schiacciare dalla solitudine.
    Gli mancava quella ragazza normale, un po’ troppo alta, dalle gonne lunghe fuori moda, dagli occhiali cerchiati di tartaruga, dai gesti metodici e sereni della mano mancina mentre ricamava, la sera, alla luce di un abat-jour, solo per i suoi occhi che la guardavano dal buio.
    Gli mancava non trovare più nella serenità dei movimenti di lei, che preparava la cena ai genitori e ai fratelli, che leggeva o rigovernava, che ascoltava la musica o insegnava ai bambini in casa.
    Enrica era per lui il ristoro dal sangue, dalla sofferenza che gli arrivava addosso a ogni angolo di strada, il ristoro dal dolore che suonava la sua orribile canzone solo per lui.
    Lui vedeva i morti. A ogni angolo di strada, a ogni finestra. Li vedeva per come erano morti di morte violenta, con i corpi straziati dalle ferite, col sangue che scorreva, con le ossa che sporgevano dalla carne martoriata. Vedeva i suicidi, gli assassinati, i travolti dalle carrozze, gli affogati nel mare. Li vedeva e li sentiva ripetere ossessivamente l’ultimo ottuso pensiero della loro vita spezzata. Li vedeva, finché non si dissolvevano nell’aria per trovare una pace che non sapeva se esisteva, e in che luogo. E ne sentiva il dolore immenso di abbandonare l’amore, per sempre.
    Era condannato, come era già accaduto a sua madre.
    E l’amore non era un lusso che si poteva concedere Non era nato per provare sentimenti, per tentare di essere felice.
    E come poteva condannare Enrica ad avere vicino un uomo come lui?
    Portava il suo marchio addosso fin da bambino.
    Il Fatto, come Ricciardi chiamava la sua condanna a percepire l’ultimo dolore, non aiutava quasi mai a scoprire come era avvenuta la morte. Era un’emozione, una semplice manifestazione di sofferenza per il distacco, la separazione. Come un urlo, o un sospiro, o un rimpianto. O tutto questo insieme.
    Come il sangue della famiglia Garofalo sparso per la loro casa vicino al mare.
    Ci vuole una rabbia immensa o una grande disperazione. Comunque sofferenza, dolore per decidere di uccidere qualcuno a freddo, senza l’accesso di follia di una lite o di una discussione, si deve essere certi di non avere alternative.
    E ora c'era una bambina che non aveva più genitori. C’ era una donna innocente morta ammazzata, e un uomo trucidato nel suo letto.
    La vita era troppo breve, per buttare via le emozioni.
    L’amore, il vecchio nemico, degenerando diventava follia.
    Ricciardi pensò a se stesso, che camminava lungo il confine tra la vita e la morte senza essere partecipe pienamente dell’una o dell’altra, e alla sua esistenza vissuta tra silenzi profondi e rumori assordanti.

    ha scritto il 

  • 4

    Ennesimo ottimo lavoro di De Giovanni. Il giallo si snoda in maniera lineare seppur sorprendente, il tutto viene impreziosito dall'atmosfera natalizia, così suggestiva tra le strade di Napoli, e da un ...continua

    Ennesimo ottimo lavoro di De Giovanni. Il giallo si snoda in maniera lineare seppur sorprendente, il tutto viene impreziosito dall'atmosfera natalizia, così suggestiva tra le strade di Napoli, e da un Maione quasi coprotagonista, che conosciamo in maniera più profonda e reale.
    E sul finale... go Enrica, GO!

    ha scritto il 

  • 5

    Ambientazione natalizia curata nei dettagli, personaggi credibili, riferimenti storici precisi nella loro essenzialità ... il tutto in una Napoli dipinta con l'amore doloroso di chi non riesce a chiu ...continua

    Ambientazione natalizia curata nei dettagli, personaggi credibili, riferimenti storici precisi nella loro essenzialità ... il tutto in una Napoli dipinta con l'amore doloroso di chi non riesce a chiudere gli occhi sulle storture di una città ammorbata dalla sue stesse contraddizioni.
    Sapienti i rimandi alla tradizione popolare.

    ha scritto il 

  • 3

    perplessa 2

    Per carità bellan l'ambientazione, belli i personaggi ma, il finale? Perché non ci vengono date le motivazioni?
    Qualcuno me lo potrebbe spiegare? Cosa mi sono persa?

    ha scritto il 

  • 3

    Perplessa

    E' stato quello che mi ha entusiasmato di meno finora, spazio riservato a Maione a parte, non ci sono stati i soliti sviluppi... mi aspettavo qualcosina in più sul triangolo di Ricciardi con le "sue d ...continua

    E' stato quello che mi ha entusiasmato di meno finora, spazio riservato a Maione a parte, non ci sono stati i soliti sviluppi... mi aspettavo qualcosina in più sul triangolo di Ricciardi con le "sue donne".
    La penna di De Giovanni è scorrevole e piacevole come sempre, ma a mio parere meno incisivo!

    ha scritto il 

  • 5

    La serie del commissario Ricciardi - ep.5

    Natale è alle porte e la città si sta preparando in pompa magna. A rovinare il clima di festa, tuttavia, un brutale duplice omicidio a Mergellina, il quartiere dei pescatori. Ricciardi indaga a modo s ...continua

    Natale è alle porte e la città si sta preparando in pompa magna. A rovinare il clima di festa, tuttavia, un brutale duplice omicidio a Mergellina, il quartiere dei pescatori. Ricciardi indaga a modo suo, con l'aiuto dei morti che rivelano il loro ultimo pensiero e di Maione, che questa volta è veramente protagonista.
    Sempre struggente De Giovanni, nella caratterizzazione dei personaggi, che ormai sono parte di chi legge, e nella descrizione perfetta della città, che appare talmente reale tra le righe del racconto che sembra di essere proprio li, nella scia di gente che si accalca per le strade del centro, con il profumo degli strufoli, il freddo del vento sulla faccia e il rumore del mare.
    Un capolavoro. Al solito.

    ha scritto il 

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