Perché non sono cristiano

Di

Editore: Longanesi & C. (I libri pocket 330)

4.1
(858)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 214 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Spagnolo , Tedesco

Isbn-10: A000026294 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Tina Buratti Cantarelli ; Postfazione: Paul Edwans

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico

Genere: Filosofia , Religione & Spiritualità , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
Ristampa 1972, 1973

«Quando morirò, sarò niente di niente e nulla di me sopravvivrà. Non sono più giovane e amo la vita. Ma mi rifiuto di vivere tremando di terrore al pensiero del nulla. La felicità non è meno vera perché deve finire, né il pensiero e l'amore perdono il loro valore perché non sono immortali»
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  • 4

    Bello

    Raccolta di saggi famosi di Russell, più la chicca di Dawes finale, col racconto dovizioso del processo a Russell come appendice. Si potrebbe fare un parallelo da Socrate a Russell sul tema della cens ...continua

    Raccolta di saggi famosi di Russell, più la chicca di Dawes finale, col racconto dovizioso del processo a Russell come appendice. Si potrebbe fare un parallelo da Socrate a Russell sul tema della censura accademica.

    ha scritto il 

  • 4

    Il fatto che questo agevole libretto (che si legge abbastanza in fretta) sia una raccolta varia di saggi e conferenze, scritti e tenute dall'autore in momenti e contesti differenti, non aiuta a trarne ...continua

    Il fatto che questo agevole libretto (che si legge abbastanza in fretta) sia una raccolta varia di saggi e conferenze, scritti e tenute dall'autore in momenti e contesti differenti, non aiuta a trarne una conclusione unificata. Il testo è comunque diventato un classico nel suo genere ed è, perciò, parecchio storicizzato. Non mi ha molto meravigliato trovare un Russell anti-metafisico che affronta argomentazioni teologiche ed ecclesiastiche completamente pervase di metafisica verso le quali Russell esprime una posizione sicuramente nuova e dirompente, all'epoca forse incomprensibile dai più, che getta le basi dell'ateismo e dell'agnosticismo scientifici contemporanei. E mi ha fatto sorridere amaramente l'incomunicabilità dialettica delle parti chiamate in causa. Nemmeno mi ha meravigliato scoprire un Russell fermamente laico che difende la sussistenza, la validità e l'autonomia di una morale laica sganciata kantianamente dalla religione. Mi invece molto meravigliato scoprire un'antropologia sottostante non sempre favorevolmente ottimista nei confronti delle capacità dell'uomo stesso nei riguardi delle recenti (per l'epoca) scoperte scientifiche. Ad ogni modo: un testo che ogni credente dovrebbe tenere negli scaffali della propria biblioteca.

    ha scritto il 

  • 4

    Il volume in questione è di indubbia importanza storica, pur raccogliendo una serie di saggi scritti in anni diversi dal filosofo inglese. Tuttavia, esso oggi risulta ormai superato e la critica conte ...continua

    Il volume in questione è di indubbia importanza storica, pur raccogliendo una serie di saggi scritti in anni diversi dal filosofo inglese. Tuttavia, esso oggi risulta ormai superato e la critica contenuta, pur forte, si è indebolita con l'evolversi delle conoscenze. Ad ogni modo, esso risulta di facile lettura, anche per i non esperti di filosofia. Molto interessante il saggio finale.

    ha scritto il 

  • 4

    Tempo fa:
    Bertrand Russel è un uomo che ha espresso con coraggio le proprie convinzioni, che non ha avuto timore della verità e che per questo ha pagato personalmente: gli fu infatti vietato l'insegn ...continua

    Tempo fa:
    Bertrand Russel è un uomo che ha espresso con coraggio le proprie convinzioni, che non ha avuto timore della verità e che per questo ha pagato personalmente: gli fu infatti vietato l'insegnamento in tutti gli Stati Uniti, ma ebbe comunque molte dichiarazioni di solidarietà: In proposito, nell'introduzione Odifreddi riporta le condivisibili parole di Einstein: “i grandi spiriti hanno sempre trovato la violenta opposizione dei mediocri, i quali non sanno capire l'uomo che non accetta stupidamente i pregiudizi ereditati, ma con onestà e coraggio usa la propria intelligenza”.

    ha scritto il 

  • 3

    Aldilà di quelle che possano essere le opinioni personali sull'argomento, non posso non continuare a sostenere che le argomentazioni di carattere teoretico e analitico (qui le più pregnanti e struttur ...continua

    Aldilà di quelle che possano essere le opinioni personali sull'argomento, non posso non continuare a sostenere che le argomentazioni di carattere teoretico e analitico (qui le più pregnanti e strutturate) siano , per quanto coerenti, le meno rilevanti in merito alla questione, siano esse contro o a favore. Mi pare anzi che un tentativo del genere sia un contraddizione in termini nel campo dei presupposti della filosofia analitica, non fosse bastata la lezione di Kant. Le considerazioni di carattere etico o al massimo storico-culturale, per me quelle con maggiore valore effettivo, sono qui svolte in maniera molto più sbrigativa e superficiale. Ribadire le celebre ( e va riconosciuto, arguta ) obiezione di Laplace non la affranca dal suo carattere prettamente formalista.

    ha scritto il 

  • 4

    Non è l'opera migliore di Russell, comunque è molto apprezzabile il tentativo (in buona parte riuscito) che l'autore fa di spiegare i meccanismi di condizionamento della mente umana-, condizionamento ...continua

    Non è l'opera migliore di Russell, comunque è molto apprezzabile il tentativo (in buona parte riuscito) che l'autore fa di spiegare i meccanismi di condizionamento della mente umana-, condizionamento tentato non solo dalla religione cristiana, ma da quella islamica e da tutte le altre. Sette non escluse, anzi. Un titolo più bello sarebbe: "Perché non sono... Mettete voi la religione che volete". Ciò che apprezzo di più di Bertrand Russell è il suo assunto: "Il mondo ha bisogno di libera ricerca, non di dogmi".

    ha scritto il 

  • 0

    nonostante...

    ...mi piacciano i saggi riguardanti il tema della religione, questo proprio, non mi convince...una raccolta di articoli, non necessariamente interessanti, non un saggio ...insomma, anche no.

    ha scritto il 

  • 3

    Lettura per me molto diluita nel tempo e devo dire non così facile, alcune parti inoltre sono particolarmente noiose e gli articoli, dato che di una riunione di articoli si tratta, a volte si ripetono ...continua

    Lettura per me molto diluita nel tempo e devo dire non così facile, alcune parti inoltre sono particolarmente noiose e gli articoli, dato che di una riunione di articoli si tratta, a volte si ripetono nei concetti di fondo. Interessante per vedere come un importante pensatore del secolo scorso si è comportato nei confronti dei dogmi cristiani, con tutto quello che ne poteva conseguire.

    ha scritto il 

  • 2

    Io non sono cristiano perché non voglio essere la signora di Brooklyn Jean Kay.

    Né voglio essere l’avvocato Joseph Goldstein né il giudice McGeehan, né nessuno di quelli che tra questi tre bigottoni parecchio opportunisti, l’avvocato il giudice e la signora, e Bertrand Russell pr ...continua

    Né voglio essere l’avvocato Joseph Goldstein né il giudice McGeehan, né nessuno di quelli che tra questi tre bigottoni parecchio opportunisti, l’avvocato il giudice e la signora, e Bertrand Russell preferisce questi tre perché sono cristiani e Bertrand Russell no.

    Sono iscritto – non so come, credo la madre della donna che ho sposato abbia fatto qualche pasticcio con le mail – a una mailing list di una piccola rivista online che ci tiene a dichiararsi cattolica e che, settimanalmente, anche più volte a settimana, mi chiede soldi per sostenere la sua missione vitale e disperata e agli sgoccioli: contro gli omosessuali che vogliono corromperci tutti (dove per il ‘ci tutti’ ipotizzo intenda i buoni e bravi e belli cattolici) facendoci credere che l’omosessualità sia naturale e che anche la pedofilia sia naturale, inventando argomenti e creando quella connessione illogica e insensata tanto cara agli omofobi secondo cui omosessualità e pedofilia unum sumus, e non mi spingo, anche se ne sono tentato, da dire che chi propaganda questa calunnia oltre che omofobo sia pure pedofilo, ora non so a che grado di repressione conscia o, ehm ehm, inconscia, ma tanto già l’ho scritto, quindi a che serve spingermi oltre? Il fondatore della rivista, voglio dire, ha scelto come sua immagine di rappresentanza una foto dove ha i baffoni e un papillon enorme, insomma sembra vestito come un pagliaccio che sorride mentre scrive mostruosità, e tanto sereno non mi fa sentire.

    E a me basterebbero questi tipi da rivista in cerca di finanziamento, mi basta chi della sua moralità fa un mestiere o comunque un riempitivo a una esistenza fiacca e insipida, coloro che si ispirano alle politiche familiari della Russia di Putin, con il loro terrorismo fideistico, perché mi sia chiaro perché non sono cristiano: “Ma vi rendete conto di quali siano le atrocità che si sente fiero di commettere, un uomo, se si vanta di farle perché-è-cristiano?”. Uno, se un pochetto ha il piacere di sentirsi umano, cristiano non può esserlo, né nient’altro: neppure umano, a pensarci, perché pure la solfa dell’umanismo ha rotto. Se uno ha il piacere di essere un se stesso il meno condizionato possibile, allora, non può appartenere a nessuna religione. E se non crede in un dio non può autoingannarsi nella speranza di crederci, e se ci crede, in Dio, lo sa bene quanto le religioni nauseino più lui, Dio, che lui che ci crede, in lui, e vai a sapere perché: non lo saprà mai perché, infatti, o meglio: io non lo saprò mai, perché; credo.

    Il libro di Russell è deboluccio, non è un libro d’altronde ma una collazione raccogliticcia di testi uno più spompato dell’altro, a leggerli nel 2014, e che tristezza, per la storia umana, pensare che cinquanta o cento anni fa invece questi articoli fossero reputati delle granate intellettuali; non che non ne possano ricavare delle grane anche oggi, da testi del genere: di cristiani e simili alla Kay-Goldstein -McGeehan ce n’è sempre, porcaboia, che militono nell’ISIS o nelle Sentinelleinpiedi. Non si scomoda un logico da Nobel come Bertrand Russell per dire cose di così pacifico buon senso, e la parte più interessante del libro non l’ha scritta Bertrand Russell (si deve ribadire ancora come “l’essenza del concetto di rettitudine è di dare esca al sadismo mascherando la crudeltà sotto la veste della giustizia”?, o come la Chiesa sia contro il libero pensiero che le fa traballare la sedia e lo stipendio?, o che quando è affidata l’educazione ai religiosi, loro “errano in due maniere: condannano azioni che non recano alcun danno e ne perdonano altre che sono veramente nocive”? Sempre gustosa comunque l’osservazione “In senso lato, si potrebbe dire che ai protestanti piace essere buoni ed hanno inventato la teologia per mantenersi tali, mentre ai cattolici piace essere cattivi, ma hanno inventato la teologia per mantenere buono il prossimo. Di qui il carattere sociale del cattolicesimo e il carattere individuale del protestantesimo.”, peccato l’abbia detta lui, che è un ex-protestante, e non un cattolico con il senso dell’umore; come anche quest’altra osservazione è bene tenerla a mente: “Forse sarebbe socialmente saggio catalogare come “peccato” certe azioni innocue, tollerando, però, coloro che le compiono. In tal modo, il piacere del male potrebbe essere raggiunto senza danno per alcuno. Questa idea è maturata in me osservando i bambini. Ogni bambino desidera, talvolta, essere cattivo; se è stato educato razionalmente, può soddisfare il proprio impulso alla cattiveria soltanto con azioni realmente dannose, mentre, se gli è stato insegnato che è peccato giocare a carte la domenica, oppure mangiare carne il venerdì, può soddisfare il proprio impulso al peccato senza danneggiare altri.” Basterebbe leggere il dialogo tra Russell e Copleston per accorgersi della differenza tra un libero pensatore che ammette i propri limiti e un predicatore che rivendica la sua schiavitù verso gli assolutismi concettuali che gli danno l’unica libidine che si concede, forse: se a quel punto vuoi essere ancora cristiano invece che no, sono davvero problemi tuoi e, probabilmente, anche miei, ma solo perché me li procurerai tu con tutte le tue forze). La parte più interessante del libro la scrive Paul Edwards, nell’appendice, ricostruendo le vicende che vietarono a Bertrand Russell di tenere dei corsi in una università di New York. Ah, quando vogliono, quanto sanno divertire gli americani ignoranti, rabbiosi e in malafede, con la scusa del loro cristianesimo tutto da vedere e da vendere. I cristiani non sono solo questo, lo so lo so lo so, ma certamente sono anche questo, come non solo ma anche questo sono tutti gli appartenenti a qualche clan religioso, imperciocchè (l’ho letto ieri per la prima volta, l’avverbio ‘imperciocchè’, e: toh, applicato) – prima e al di là di qualsiasi valutazione metafisica o teologica – io non sono cristiano e mai lo sarò, se la ragione mi regge, e quando non reggerà più, vabbè: a quel punto tutto farà brodo ovvero acqua calda da tutte le parti.

    ha scritto il 

  • 3

    Tanta fama e tanto parlare intorno a questo libro quanta poca sostanza effettiva vi si trova dentro.
    Un insieme di articoli su morale, politica, storia e filosofia il cui unico nesso è un sottofondo d ...continua

    Tanta fama e tanto parlare intorno a questo libro quanta poca sostanza effettiva vi si trova dentro.
    Un insieme di articoli su morale, politica, storia e filosofia il cui unico nesso è un sottofondo di critica agnostica alla religione cristiana. Qua e là si possono ricavare i classici temi di indipendenza delle regola etiche dalle religioni (qualunque esse siano), di richiesta di indipendenza della politica dalle religioni, di libertà dell'individuo e di rifiuto di certe vuote argomentazioni metafisiche.
    La visione è ovviamente quella di inizio Novecento partendo da una base culturale protestante inglese.
    Sinceramente mi aspettavo di più ma non per colpa di Russell, quanto di ha raccolto questi articoli e di chi (troppo) spesso vi fa riferimento, ancora oggi, come a un testo fondamentale della critica alla religione (cristiana nello specifico), dimenticandosi che Russell non si proclama mai da nessuna parte ateo ma agnostico e le due posizioni non sono minimamente assimilabili (che lo faccia un cristiano secondo la sua visione è comprensibile, che lo faccia chi si dichiara ateo no perché dimostra solo di non aver capito questo volume o di non sapere neanche lui di cosa stia parlando!).

    ha scritto il 

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