Persecuzione

Il fuoco amico dei ricordi

Di

Editore: Mondolibri

3.6
(728)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 416 | Formato: Copertina rigida

Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , eBook

Genere: Fumetti & Graphic Novels , Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
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  • 3

    Kippur: cerimonia autunnale di espiazione

    Marìas ha menato il can per l'aia per trecento pagine prima di rivelare il segreto con cui iniziava il male. A Piperno sono occorse ottantuno parole, equivalenti al primo paragrafo. Non sto cercando u ...continua

    Marìas ha menato il can per l'aia per trecento pagine prima di rivelare il segreto con cui iniziava il male. A Piperno sono occorse ottantuno parole, equivalenti al primo paragrafo. Non sto cercando un parallelo, sto riflettendo sul motivo per il quale l'ultima parte di questo romanzo mi sia sembrata floscia. Correva l'anno 1986, il pediatra infantile Leo Pontecorvo stava attraversando quel periodo felice nella vita dei maschi in cui la natura sembra aver trovato un accordo perfetto quanto effimero tra energia giovanile e compiuta virilità.. Padre di due bambini pre adolescenti, sposato con Rachel, sua ex allieva all'università, poteva definirsi un uomo realizzato. Avrebbe senso scrivere di lui? Celebrare il suo talento? Piperno non lo farà, smonterà il Pontecorvo un pezzo alla volta, alla fine di quel ponte non rimarrà neppure il disegno. Fornisco alcune indicazioni che potrebbero essere utili: storia di una famiglia, storia di una famiglia ebrea, storia di una famiglia ebrea-romana, storia di una famiglia ebrea-romana-ricca. A mio parere l'aggettivo “ricca” ha appena scoraggiato il maggior numero dei potenziali lettori. Si perdona la povertà, mai la ricchezza, lo sapeva bene anche Piperno quando ha tornito i suoi personaggi. Solo in Simenon ho ammirato la capacità di partire dalla fine e camminare a ritroso senza bisogno di voltare la testa. Piperno non vi è riuscito, a tre quarti del romanzo ha preso a guardarsi intorno sempre più spesso, ha inserito una serie di episodi che avrebbero avuto più senso se messi a separare le ottantuno parole dalla rivelazione del segreto. E' probabile che quegli episodi siano propedeutici per il seguito (Inseparabili) che intendo leggere, per niente scoraggiato dalla persecuzione che da Pontecorvo sembra esser stata trasferita su Piperno, dal personaggio al suo autore.

    Miusika:

    Piperno cita una canzone del 1957
    http://www.youtube.com/watch?v=Bhnr2IG4Gkw

    Noodlesse risponde con ciò che si suonava nel 1986
    http://www.youtube.com/watch?v=OJWJE0x7T4Q

    ha scritto il 

  • 1

    Fastidioso

    Mi danno proprio noia quei romanzi in cui lo scrittore fa sfoggio della sua cultura. Se vuoi filosofeggiare scrivi un trattato. L'ho trovato pesante, non solo nella tematica ma soprattutto nella scrit ...continua

    Mi danno proprio noia quei romanzi in cui lo scrittore fa sfoggio della sua cultura. Se vuoi filosofeggiare scrivi un trattato. L'ho trovato pesante, non solo nella tematica ma soprattutto nella scrittura.

    ha scritto il 

  • 2

    Piperno su https://lemieletturecommentate.wordpress.com/

    Dello stesso autore avevo letto Con le peggiori intenzioni, e sinceramente mi era piaciuto, quindi quando mi sono ritrovata a leggere questa storia sono rimasta basita. E' vero che sono passati degli ...continua

    Dello stesso autore avevo letto Con le peggiori intenzioni, e sinceramente mi era piaciuto, quindi quando mi sono ritrovata a leggere questa storia sono rimasta basita. E' vero che sono passati degli anni e che il mio gusto letterario si è modificato, ma ritrovarmi a paragonare questo romanzo a quelli d'amore che leggevo da adolescente è stato traumatizzante. L'insistenza dell'autore sull'aspetto fisico del protagonista, che seguendo attentamente le istruzioni mi ha fatto visualizzare una sorta di Kabir Bedi, mi è parsa una caduta di stile, una gigionaggine da donnette svenevoli... sono cattiva lo so, ma arrivata a 45 anni non ho più voglia di essere né compiacente né di perdere tempo con libri che non mi arricchiscono o che mi fanno addormentare seduta.
    Un peccato però perchè alcuni concetti, se non fossero stati detti e ridetti mille volte già nelle prime 70 pagine, sarebbero anche stati interessanti, sembra quasi che Piperno si rivolga ad un lettore duro di comprendonio, della serie se non hai capito te lo ridico con parole diverse...
    Insomma, questa storia è un aereo che non decolla a mio avviso, dopo una settimana passata sulle prime 80 pagine gli ho detto addio, con qualche rimpianto, ma neanche troppi.

    ha scritto il 

  • 4

    Leggere un autore italiano e uscire dalla solita narrazione italiana. In breve questo il primo merito di "Persecuzione". Poi può essere pieno di parole, a volte anche improponibile, forse monco ma res ...continua

    Leggere un autore italiano e uscire dalla solita narrazione italiana. In breve questo il primo merito di "Persecuzione". Poi può essere pieno di parole, a volte anche improponibile, forse monco ma resta sempre una bella lettura.

    ha scritto il 

  • 5

    .

    In barba al provincialismo culturale di chi snobba gli scrittori blasonati e premiati in favore di oscuro ciarpame indipendente, Piperno è straordinario e questo è uno dei romanzi più belli, solidi, i ...continua

    In barba al provincialismo culturale di chi snobba gli scrittori blasonati e premiati in favore di oscuro ciarpame indipendente, Piperno è straordinario e questo è uno dei romanzi più belli, solidi, intelligenti e maledettamente "poco italiani" degli ultimi anni. Sembra Saul Bellow. Per anni l'unico faro della vera buona letteratura con un minimo di respiro prodotta in Italia è stato Tabucchi, ora viva Piperno.

    ha scritto il 

  • 3

    Il professor Leo Pontecorvo, stimato oncologo, marito innamorato e padre di famiglia, un giorno si trova improvvisamente accusato di svariati tipi di reati tra cui usura, corruzione, tentativo di ades ...continua

    Il professor Leo Pontecorvo, stimato oncologo, marito innamorato e padre di famiglia, un giorno si trova improvvisamente accusato di svariati tipi di reati tra cui usura, corruzione, tentativo di adescamento di una minorenne e finanche tentativo di stupro della stessa. Il "fuoco amico dei ricordi" è la linea di sbarramento che divide il prima dal dopo rispetto questo evento per lui traumatizzante: di là tutta la bella vita di prima; di qua un vasto campionario di stati psicologici devastanti e di svariati tipi di reclusione. E tuttavia la vicenda giudiziaria è solo un pretesto per un'indagine psicologica, il giudizio che il lettore arriverà a farsi alla fine delle lettura è completamente extra-giudiziario. Più che racconto della vicenda giudiziaria è il racconto dei suoi antefatti, delle persone che ruotano attorno ad essa delle sue conseguenze sulle stesse persone. Dunque zero azione, zero trama e anche zero finale visto che è la prima parte di un dittico. Tutto sommato mi meraviglio di esserci arrivata in fondo con un certo interesse.
    E' un'ondata, una mareggiata di ricordi: penso al termine inglese "driftwood" ma la momento non mi viene in mente il suo corrispondente italiano. Il discorso parte come una raffica di mitra, è scorrevole, colloquiale ma non banale e non eccede nello slang. La scrittura è valida ma niente di memorabile. Buona l'idea di una introspezione psicologica che parta dal racconto della quotidianità (ma la scoperta del "Dio delle piccole cose", dicesi anche scoperta dell'acqua calda, l'ho trovata descritta meglio altrove). Buona anche l'idea della voce narrante che è interna ed esterna al tempo stesso, è come un ulteriore personaggio, esterno alla scena e onnisciente ma per nulla neutrale: a momenti strizza l'occhio e ammicca al lettore, così come in altri momenti rivolge dei cenni o dei motteggi ironici all'indirizzo dei protagonisti delle vicende, oppure li critica e li rimprovera. E' come un monologo che descrivendo i personaggi nei loro gesti e pensieri, arriva pian piano a svelare anche i dettagli riguardo la vicenda giudiziaria. Concordo in parte con chi lo ha definito verboso o prolisso o lezioso. Tutte quelle digressioni che sbucano in continuazione interrompendo la narrazione con "…ad esempio come quella volta che…" oppure "…questa discussione aveva avuto origine quella volta che…" servono certamente a ricostruire parti della vicenda, a ricrearne il contesto, ma in più passaggi danno la netta impressione di essere messe lì per allungare il discorso, per rimpolpare una trama un po' deboluccia - volutamente deboluccia poiché si è scelto di badare agli aspetti psicologici - e per tentare di dare un po' più di spessore a personaggi che non riescono completamente ad emergere dalla pagina scritta come figure a tutto tondo.

    L'ambientazione di metà anni ottanta risulta un po' forzata: non riuscendo a fargliela sentire direttamente sulla pelle, l'autore deve continuamente ricordare al lettore "a quei tempi si faceva così" o "allora non c'era la tal cosa", "allora andava di moda questa cosa" and so on.

    Si affronta il tema delle differenze sociali durante quegli anni in cui il benessere economico e il consumismo rivestivano un'importanza tutta particolare nella vita della gente… beh, non che adesso sia cambiata granché. C'è un cast di caratteri tipici dell'italianità che travalica le differenze tra anni ottanta, novanta o zero. Illustrazioni del tutto superflue.
    Le somiglianze con Kafka sono evidenti e mi pare inutile sottolinearle, bastino solo per spiegare il titolo: così come "Il processo" e "La metamorfosi", anche questa persecuzione piove sul protagonista senza troppi perché o percome. Buono il modo in cui partendo dall'impianto di questi due famosi capolavori, l'autore lo ripropone caratterizzandolo dell'italianità tipica con cui si condanna in fretta un qualcuno o qualcosa di cui effettivamente non si sa un bel niente.
    Evidente quanto l'intera vicenda giudiziaria sia volutamente surreale - per quanto ispirata alla realtà. Piuttosto realistico invece il personaggio di Leo Pontecorvo con il suo lassismo, la sua accidia, la sua vigliaccheria, la sua allergia alla burocrazia e a tutti gli aspetti 'amministrativi' di casa, lavoro e famiglia. Io non concepirei di poter essere così, ma conosco tante persone che sono esattamente così. In alcuni passaggi l'autore tenta anche di sondare un certa spiritualità nel personaggio ma senza riuscirci veramente.

    Non c'è dubbio che anche in Kafka il suo essere ebreo abbia a che fare con il tema della persecuzione immotivata.
    Per via del fatto che la famiglia descritta è ebrea - non troppo attaccato alla tradizione lui; praticante quasi ortodossa lei - non so bene come inquadrare i passaggi del libro in cui si affrontano tutti i temi relativi agli ebrei e l'ebraismo: il loro senso di appartenenza ad una comunità, il rapporto dell'ebreo di oggi con l'antisemitismo dalla seconda guerra mondiale in poi, il rapporto con Israele e con quelli che si sono trasferiti là, un po' di storia dell'ebraismo romano, le differenze tra gli stessi ebrei più o meno ortodossi, di estrazione più o meno elevata. Tutto questo ampio discorso non viene certo approfondito, ma non posso nemmeno bollarlo come superficiale: forse è inserito esattamente nella giusta dose per metterlo in cornice e dare al lettore una panoramica su di un mondo che non tutti conoscono. Parlando del protagonista, il narratore arriva persino a dire: …"gli sembra di capire ciò che ha sempre detto di non poter capire: l'atteggiamento remissivo con cui così tanti suoi correligionari, qualche decennio fa, si sono lasciati caricare sui vagoni piombati senza batter ciglio. Facendosi trascinare in terre lontane e gelide per essere massacrati come topi. Sì, ora a lui non resta molto altro che lasciarsi massacrare". Mi sono chiesta se l'inserimento di una tale osservazione non fosse eccessivo, se non fosse un parallelo fuori luogo. Però ripensando a "I sommersi e i salvati" di Levi - siamo su ben altre vette, per carità - devo riconoscere che anche lì le spiegazioni più convincenti e illuminanti sono di tipo esclusivamente psicologico. E allora mi convinco che forse questo è il passaggio cruciale del libro: gli eventi occorsi al singolo ebreo Leo Pontecorvo possono essere una rappresentazione in scala degli eventi ben più grandi e ben più gravi di quarant'anni prima. Egli non ha commesso il reato di cui viene accusato, ma non riesce più a discolparsi, ha troppo atteso per aprire gli occhi, e soprattutto riconosce di avere comunque delle colpe, non certo per quel che non ha commesso ma per quelli che sono i suoi difetti, la sua ingenuità, la sua remissività e la sua accidia. E rendendosi conto di queste cose, quasi quasi sente di meritarsi ugualmente una punizione.

    Si lascia leggere ma nulla di più; se mi venisse posta la fatidica domanda "lo consiglieresti?", credo che risponderei di no. Resta comunque una valutazione parziale in quanto non si tratta di un singolo libro a sé stante ma della prima parte di un dittico, con un finale palesemente e volutamente in sospeso.

    ha scritto il 

  • 2

    ho fatto l'errore di leggere "inseparabili" dello stesso autore prima di questo libro che è la naturale continuazione della storia, quindi mi sono trovato ad avere già una visione molto chiara del rac ...continua

    ho fatto l'errore di leggere "inseparabili" dello stesso autore prima di questo libro che è la naturale continuazione della storia, quindi mi sono trovato ad avere già una visione molto chiara del racconto dalle sin dalle prime pagine. Leggete entrambi con la giusta sequenza, prima "persecuzione" poi "inseparabili"

    ha scritto il 

  • 4

    Verboso, prolisso, autocompiaciuto e del tutto inverosimile nella costruzione dei personaggi (che vengono a lungo introdotti e poi abbandonati all'improvviso) e nei loro rapporti, ha una trama riassum ...continua

    Verboso, prolisso, autocompiaciuto e del tutto inverosimile nella costruzione dei personaggi (che vengono a lungo introdotti e poi abbandonati all'improvviso) e nei loro rapporti, ha una trama riassumibile in pochi vocaboli: un uomo apprende dalla tv di essere stato ingiustamente accusato di un crimine orribile e si chiude in taverna. Non è ovviamente sull'intreccio che si basa questo romanzo, ma sull'ambiente, le psicologie e, soprattutto, sulla memoria (a volte fallace) che i personaggi hanno di sè: Piperno costruisce il suo libro a volte ammiccando, ma sempre con la sicurezza dello scrittore vero. è uno dei pochi in Italia a essere consapevole che ciò che scrive si rifà a una grande tradizione - che egli usa, cita, rimastica perché in essa si trova pienamente a suo agio.

    ha scritto il 

  • 4

    La prima parte della storia della famiglia Pontecorvo (il prosieguo è narrato nel successivo "Inseparabili") conferma il talento di Piperno. La sua scrittura ricca, barocca, prolissa ma mai eccessiva, ...continua

    La prima parte della storia della famiglia Pontecorvo (il prosieguo è narrato nel successivo "Inseparabili") conferma il talento di Piperno. La sua scrittura ricca, barocca, prolissa ma mai eccessiva, narra egregiamente le vicissitudini di una famiglia benestante della borghesia romana sconvolta dal coinvolgimento di uno dei componenti in una incresciosa vicenda giudiziaria. Al di là della storia, quello che stupisce di Piperno è la grande abilità nello scavare dentro l'animo umano, fino a cogliere tutte le sfaccettature dei caratteri dei protagonisti e gli effetti degli eventi sulle loro personalità, in particolare quella del protagonista.
    Il romanzo non brilla certo per il ritmo, ma forse è un effetto voluto e conseguente alla necessità di soffermarsi intensamente, o meglio, profondamente, sugli aspetti più nascosti dell'essere.

    ha scritto il 

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