Poirot non sbaglia

I Classici del Giallo n. 506

Di

Editore: A. Mondadori

3.8
(1055)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 172 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Chi semplificata , Francese , Ceco , Olandese

Isbn-10: A000163343 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Alberto Tedeschi

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , Copertina rigida

Genere: Criminalità , Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
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  • 3

    Sicuramente non uno dei migliori romanzi della Christie ma comunque molto interessante. La premessa con la morte di un dentista è originale così come il finale, intricato e inatteso. Gli indizi sono d ...continua

    Sicuramente non uno dei migliori romanzi della Christie ma comunque molto interessante. La premessa con la morte di un dentista è originale così come il finale, intricato e inatteso. Gli indizi sono difficili da cogliere anche perchè l'autrice tende a spingerci verso un'idea, che non è ovviamente quella giusta. Una piacevole lettura, nel complesso.

    ha scritto il 

  • 3

    La Signora del Giallo 3 - 14 feb 16

    Fortunatamente, siamo subito tornati a leggere di Poirot, con un romanzo che introduce, e con maestria, elementi nuovi. Si sente che stiamo avvicinandoci alla guerra, e, latentemente, ne vengono intro ...continua

    Fortunatamente, siamo subito tornati a leggere di Poirot, con un romanzo che introduce, e con maestria, elementi nuovi. Si sente che stiamo avvicinandoci alla guerra, e, latentemente, ne vengono introdotti elementi. Qualche dose di spionaggio, inclusa una capatina nei Servizi Segreti. Qualche elemento nazionalista, come un attentato tentato (scusate il bisticcio) da un indù. Qualche critica, e molta propaganda, intorno ai temi economici. Ma questi sono soltanto alcuni elementi, molti dei quali più atti a gettare fumo negli occhi al disattento lettore. L’elemento innovativo che ci troviamo di fronte non ad uno ma a tre delitti. Apparentemente inspiegabili. Apparentemente non collegati tra loro. E non abbiamo un numero delimitato di sospettabili. All’inizio potrebbero essere tanti. Certo poi si restringono ad un numero gestibile nelle elucubrazioni del nostro investigatore, che qui, non avendo un alter-ego narrante, a volte è costretto ad intavolare disquisizioni anche con George, il suo cameriere personale. Tutta nasce da una seduta dal dentista, cui deve partecipare il magnate Blunt, spesso preso di mira per le sue idee conservatrici (leggete quanto sopra sull’avvicinarsi della guerra). Dentista dove si reca anche Poirot. E dove si ritrovano Ambrotis un faccendiere greco di ritorno dall’India, Mabelle, una signora di media borghesia, anch’essa reduce dall’India e dedita ad opere filantropiche, un impetuoso americano di idee finto-rivoluzionarie, un ex-funzionario del Ministero degli Esteri, un giovanotto scapestrato fidanzato della segretaria del dottore. Non ci si trova invece la fidanzata di cui sopra, allontanata con un falso telegramma. Poco dopo, in sequenza, muore il dentista per un colpo di pistola alla testa, poi muore Ambrotis per un eccesso di anestetico a lento rilascio. E Mabelle scompare. Indizi contrastanti, portano polizia e magistratura a chiudere la prima inchiesta, decretando che il dentista si è suicidato in seguito all’errore nel dosaggio dell’anestetico. Ovviamente, una soluzione che non convince Poirot. Che viene coinvolto dalla famiglia Blunt, vuoi per dritto vuoi per storto, a cercare la verità. Ed a cercare Mabelle che non si trova. La quale Mabelle, secondo la nipote di Blunt, li aveva avvicinati pochi giorni prima, sempre dal dentista, dicendo di aver conosciuto la moglie di Blunt. La quale era ricchissima, capitano d’industria, ed aveva trasmesso al più giovane marito Blunt la passione e le capacità. Tanto da farne un ricco banchiere e finanziere. Poirot è travolto anche lui da indizi contrastanti. E sempre più in difficoltà quando scopre che l’americano è in via di fidanzamento con la suddetta nipote, quando si ritrova una donna morta che si suppone sia Mabelle. Morta in casa di una certa signora Chapman, che il funzionario del Ministero di cui sempre alla seduta odontoiatrica, individua come moglie di un appartenente ai Servizi Segreti. A complicare il tutto arriva anche l’ostilità della cugina di Blunt, madre della giovane impulsiva, nonché quella dell’altra cugina di Blunt, la scozzese in disgrazia Helen. Solo grazie alla filastrocca del titolo (su cui torneremo) Poirot ha il primo elemento di agnizione. Prima si riconosce che la morta è la signora Chapman, grazie alle schede del dentista morto. Poi si cerca di incastrare il fidanzato della segretaria, coinvolgendolo in un ulteriore assurdo tentativo di far fuori Blunt. Tutto perché (ed è qui il fumo negli occhi che finalmente il belga ripulisce e punta nella direzione giusta) si vuol far passare il tutto come una vicenda politica. Poi però si scopre che Blunt avrebbe avuto una prima moglie, da lui sposata in gioventù, e con la quale aveva viaggiato in India. Dove questa aveva conosciuto Mabelle, la quale ne aveva parlato al truffaldino Ambrotis. Ma dov’è questa prima moglie? È possibile che le schede odontoiatriche delle due signore siano state scambiate? Com’è che il funzionario in pensione sa molto delle avventure dell’agente Chapman? Poirot tutto spiega, e tutto collega. Partendo dalla scarpa non allacciata della presunta Mabelle che lui incontra nelle prime pagine, per passare a quelle invece ben strette della morta. Un bel meccanismo, ed un finale che è stato parzialmente inaspettato (avevo solo avuto dei dubbi sulla cugina Helen, ma di diverso tipo). E veniamo alla filastrocca. Perché tutta la storia è basata su di una filastrocca infantile dei bambini inglesi, che serve per imparare i numeri. Noi abbiamo (almeno nei miei ricordi) quella che fa: “Uno e due, l’asino e il bue / Tre e quattro, cane e gatto / Cinque e sei, sono miei / Sette ed otto, c'è un tigrotto / Nove e dieci, pasta e ceci / Quanti siamo? Ricominciamo!” (voi la ricordate?). Gli inglesi invece usano la seguente (di cui metto accanto la traduzione) e che ritma i capitoli del romanzo:

    One, two, buckle my shoe Uno, due, allaccia la mia scarpa;
    three, four, shut the door tre, quattro, chiudi la porta;
    five, six, pick up the sticks cinque, sei, raccogli i bastoni;
    seven, eight, lay them straight sette, otto, mettili in ordine;
    nine, ten, a big fat hen nove, dieci, una grande gallina grassa;
    eleven, twelve, dig and delve undici, dodici, scava e svuota;
    thirteen, fourteen, maids a-courting tredici, quattordici, la ragazza corteggiata;
    fifteen, sixteen, maids in the kitchen quindici, sedici, la ragazza in cucina;
    seventeen, eighteen, maids a-waiting diciassette, diciotto, la ragazza in attesa;
    nineteen, twenty, my plate's empty diciannove, venti, il mio piatto è vuoto.

    Non vi sto a ripercorrere i venti capitoli, ma se pensate al primo, ed al fatto che Poirot comincia ad avere sospetti vedendo la scarpa di Mabelle, potete apprezzare la maestria della nostra esimia scrittrice. Obietto solo che, seppur difficile la traduzione per il titolo, si sarebbe dovuto aver più cura nel titolare i capitoli correttamente, mentre a volte (non tante fortunatamente) la traduzione dell’intestazione del capitolo lascia un po’ a desiderare (come se il traduttore non conoscesse la filastrocca). Comunque, alla fine, un bel giallo di costruzione “oulipiana” (per chi riesce a decifrare quest’ultimo accenno; se no, chiedetemelo).

    ha scritto il 

  • 3

    3* e mezzo
    In realtà l'azione era un po lenta rispetto ad altri della zia Agatha però il finale ti lascia sempre col sorriso di chi non s aspetta assolutamente che l'assassino sia proprio quello che t ...continua

    3* e mezzo
    In realtà l'azione era un po lenta rispetto ad altri della zia Agatha però il finale ti lascia sempre col sorriso di chi non s aspetta assolutamente che l'assassino sia proprio quello che tu avevi scartato a priori ;) Molto carino!!

    ha scritto il 

  • 4

    anch'io posso sbagliare..ma la verità è che Poirot non sbaglia. Mai!

    Quando Poirot è nel vivo delle indagini dalla prima all'altima pagina è uno spettacolo..ci si apprezza di più(rispetto ai libri post seconda guerra mondiale dove compare solo nel finale)le sue deduzio ...continua

    Quando Poirot è nel vivo delle indagini dalla prima all'altima pagina è uno spettacolo..ci si apprezza di più(rispetto ai libri post seconda guerra mondiale dove compare solo nel finale)le sue deduzioni e tutti i suoi ragionamenti! Cosa lega la morte di un signora sulla quarantina,di un dentista e di greco losco? questa sarà la sfida x il baffuto investigatore belga, che si muoverà tra una fitta rete di inganni..in cui persino Poirot rimarrà ingannato!
    Bello!

    ha scritto il 

  • 4

    Le mie impressioni, diversamente da quelle di Poirot, non sono sempre infallibili. Dall'inizio alla fine ho avuto l'impressione di aver già letto questo libro eppure così non era. Sarà perché più legg ...continua

    Le mie impressioni, diversamente da quelle di Poirot, non sono sempre infallibili. Dall'inizio alla fine ho avuto l'impressione di aver già letto questo libro eppure così non era. Sarà perché più leggo gialli di Agatha Christie più mi abituo al suo modo di procedere nella scrittura e prevedo un pò lo svilupparsi dei fatti. In ogni caso lo reputo un buon giallo, molto ben sviluppato e come sempre irresistibile.

    ha scritto il 

  • 4

    Se vuoi vedere la mia video-recensione: www.youtube.com/watch?v=2HIbQNjvgwg

    La Christie qua esce un po' fuori dagli schemi del giallo classico, passando più ad un thriller, parlandoci di intrighi, spionaggio, personaggi rivoluzionari, per poi tornare nel finale ad un intrecci ...continua

    La Christie qua esce un po' fuori dagli schemi del giallo classico, passando più ad un thriller, parlandoci di intrighi, spionaggio, personaggi rivoluzionari, per poi tornare nel finale ad un intreccio più in linea ai classici del giallo con una rivelazione che lascerà tutti a bocca aperta.

    ha scritto il 

  • 3

    “Ci sono alcuni momenti umilianti nella vita dei grandi uomini. È stato detto che nessuno è un eroe agli occhi del suo cameriere. Si può aggiungere che nessuno si sente un eroe quando si trova davanti al proprio dentista”.

    Hercule Poirot è senz’alcun dubbio uno dei personaggi più amati e al contempo odiati della letteratura mondiale(odiato soprattutto dalla sua creatrice, che in più di un’intervista ha dichiarato senza ...continua

    Hercule Poirot è senz’alcun dubbio uno dei personaggi più amati e al contempo odiati della letteratura mondiale(odiato soprattutto dalla sua creatrice, che in più di un’intervista ha dichiarato senza peli sulla lingua che, se avesse potuto, l’avrebbe strangolato con le sue stesse mani), noto a tutti per le sue cellule grigie, per la sua testa a forma di uovo, per i suoi baffi impomatati, per la sua fissazione per l’ordine e la pulizia(è noto e risaputo come un granello di polvere lo ferisca più di un colpo di rivoltella), ma soprattutto per la sua irritante superbia.
    E’ un uomo molto vanitoso, perfettamente conscio delle sue doti nascoste(intellettuali intendo) e della sua spiccata intelligenza che lo portano a risolvere qualsiasi caso, anche il più complesso ma, come ogni uomo che si rispetti, anche lui ha delle debolezze…finora noi aficionadas del lettore belga eravamo a conoscenza solo della sua paura del mare, che lo fa tremare di paura da capo a piedi non appena si trova a pochi chilometri di distanza dalla terraferma e ora, in questo libro, veniamo a conoscenza di una sua seconda fobia che accomuna un po’ tutti noi, la figura del dentista.
    Ogni sei mesi, con la puntuale precisione che lo contraddistingue, Poirot prenota una visita di controllo presso il fidato dottor Morley, un medico molto stimato.
    Per quanto il dottore faccia di tutto per metterlo a suo agio, Poirot riesce a rilassarsi solo dopo essere uscito dallo studio(e da una parte non c’è da dargli torto, la medicina di quasi settant’anni fa non era certo quella dfi oggi e anche una semplice otturazione poteva far nascere grosse complicazioni).
    Il nostro caro ometto è così ben felice di lasciare lo studio dentistico e viene colto di sorpresa quando viene a conoscenza, molte ore dopo, della morte del suo dentista(l’uomo è stato infatti trovato morto nel suo studio con un proiettile conficcato nella testa).
    La polizia ritiene subito che si tratti di omicidio, ma Poirot non ci crede assolutamente, il dottor Morley era un dentista affermato e stimato che conduceva una vita tranquilla, ai limiti della monotonia, senza preoccupazione alcuna, senza nemici che lo volessero far fuori…che cosa mai avrebbe potuto spingerlo al suicidio?
    Il mistero si infittisce ancor di più quando si viene a sapere che tra i pazienti visitati dal medico quel giorno uno, un greco dall’aria piuttosto ambigua, viene trovato morto nella sua camera d’albergo e un altro, un’attrice di mezz’età, è scomparsa nel nulla.
    In quale contorta vicenda è coinvolto il dottor Morley? E ci saranno altri omicidi?
    Romanzo che segue lo schema di tanti altri gialli della Christie, si inizia con una breve ma efficace panoramica dei personaggi coinvolti(il dentista, il greco, l’attrice, lo scrittore di gialli), poi arrivano il delitto e le successive investigazioni di Poirot(questa volta l’illuminazione gli arriva durante una messa) e il finale, imprevedibile come sempre , ma francamente piuttosto inverosimile.
    Nonostante ciò è un ottimo giallo, scritto dalla Christie in un momento terribile per l’umanità(la seconda guerra mondiale), venato di sottile sarcasmo e assolutamente godibile.
    Peccato però il finale un po’ così, altrimenti sarebbe stato a dir poco perfetto.

    ha scritto il