PopCo

Di

Editore: Newton Compton

3.6
(844)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 466 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco

Isbn-10: 8854121932 | Isbn-13: 9788854121935 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Copertina rigida , Paperback , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli , Fantascienza & Fantasy

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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    2

    Se dovessi definire in breve questo libro direi semplicemente che è noioso. Incredibilmente, dannatamente noioso.
    Le premesse per un bel romanzo potevano esserci: una protagonista "originale", appassi ...continua

    Se dovessi definire in breve questo libro direi semplicemente che è noioso. Incredibilmente, dannatamente noioso.
    Le premesse per un bel romanzo potevano esserci: una protagonista "originale", appassionata di codici e crittografia, e la promessa della quarta di copertina di grandi misteri, pericoli, e addirittura di un tesoro nascosto.
    Peccato che nel romanzo, di fatto, non succeda niente, e le pagine si susseguano tra puntigliosi resoconti di conferenze e lezioni di omeopatia, tra racconti di quanto è brutto essere costretti a letto con l'influenza e di quanto quelli "anti-sistema" abbiano a cuore la sorte del mondo. Il tutto intervallato da aneddoti e "spigolature" più adeguate alla Settimana enigmistica che non ad un romanzo.
    Anche la conclusione, la soluzione del mistero per leggere la quale il lettore ha penato per più di 400 pagine, è estremamente deludente.
    Ho trovato invece infinitamente più interessante la parte di ricordo della fanciullezza e dell'adolescenza di Alice. Ma essere più interessante di "per nulla interessante" non è poi questo grande merito...

    ha scritto il 

  • 4

    Bello, bello, ma...

    Cominciamo dalla fine (intendo gli ultimi due-tre capitoli, prima di tutta l'appendice): non mi è proprio piaciuta. Sa di già letto, già sentito, un po' stucchevole, sicuramente troppo carico. Quasi f ...continua

    Cominciamo dalla fine (intendo gli ultimi due-tre capitoli, prima di tutta l'appendice): non mi è proprio piaciuta. Sa di già letto, già sentito, un po' stucchevole, sicuramente troppo carico. Quasi fuori luogo. Tolto questo, complessivamente, il libro me lo sono proprio goduto.

    Scarlett Thomas merita sempre di essere letta. Ricordo, per chi non lo sa, che insegna scrittura creativa in qualche università UK. E si vede. Non è banale, non è piatta, è ricca di idee. Scrive bene ma contemporaneamente in modo chiaro e leggibile.

    Ha quel non so che per cui di tanto in tanto torno sempre ad un suo romanzo e alla fine sono sempre contento di averci dedicato il mio tempo, ma, contemporaneamente, dopo averlo finito, non ho poi tutta questa voglia di leggergliene subito un altro. In qualche modo riesce sempre a perdere una stelletta.

    ha scritto il 

  • 3

    Un altro romanzo narrato in prima persona al presente, tipico dell'autrice mi pare di capire.
    Non che sia noioso, eh, ma la sensazione è quella di... avete presente quando state ascoltando un'amica ch ...continua

    Un altro romanzo narrato in prima persona al presente, tipico dell'autrice mi pare di capire.
    Non che sia noioso, eh, ma la sensazione è quella di... avete presente quando state ascoltando un'amica che vi vuole raccontare una cosa specifica, ma finché parla si perde in divagazioni, parentesi, antefatti, precisazioni, "oh, aspetta, prima che ti dica questo devi sapere che", "ah, ma non ti ho detto perché questa cosa", "come quella volta che mi è successo uguale a" eccetera? E voi roteate la mano come per dirle: sì, vai avanti? Certo, ascoltate anche le divagazioni non pertinenti, ma le ascoltate meno, e intanto continuate a roteare la mano sperando che la pianti di perdersi nel discorso e arrivi finalmente al punto?
    Ecco, precisa precisa quella sensazione là.

    Per poi, alla fine della fiera, scoprire che le divagazioni erano molto più interessanti dell'aneddoto che vi voleva raccontare, una banalità da far cascare gli occhi per terra che vi fa rispondere automaticamente: embè?

    In questo caso le divagazioni sono fighissime: codici matematici, crittografia, paradossi e altra roba "alla Dan Brown" (ricordiamo sempre gli anni in cui sono stati pubblicati questi libri e cosa andava tanto in libreria all'epoca).
    L'aneddoto che vi vuole raccontare l'amica, invece, è sorprendentemente sciocco: hey, lo sapevi che la nostra vita è interamente controllata dalle multinazionali, lo sapevi che ci infilano nel cervello messaggi subliminali, lo sapevi che ci spingono a volere cose di cui non abbiamo bisogno, lo sapevi che il mondo va a rotoli e nessuno può fermarlo?
    Sì, tu lo sai. La domanda è perché non lo sapeva lei.

    Una piccola riflessione aggiuntiva mi viene dalle persone che adorano questo libro.
    Sarà un caso (anche se in statistica "il caso" non esiste), ma la maggioranza di chi ama PopCo o più in generale la Thomas è vegetariano o vegano. Sono contenta per loro, cioè, finalmente un autore che li fa sentire importanti, o nel giusto, o "parte di qualcosa", o quello che è.
    Ma mi chiedo se si accorgano di come un libro che parla negativamente di target, prodotti, marketing, bisogni indotti, fasce di riferimento eccetera sia chiaramente indirizzato a loro, rendendoli immediatamente e forse inconsapevolmente parte di quelle stesse strategie denigrate nella storia.
    Che la differenza tra uno spot che ti fa credere di aver bisogno di uno shampoo e un libro che ti fa credere di dover mangiare latte di soia non sono poi così diversi, almeno per tipo di messaggio.
    Così, perché mi piace seminare zizzania.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Il grande boh.

    Tanta roba, mi verrebbe da dire, nel senso che il libro è un calderone zeppo di argomenti lontanissimi tra loro, a volte cuciti insieme con maestria, a volte - tragicamente - NO.
    Apprezzo anche il fat ...continua

    Tanta roba, mi verrebbe da dire, nel senso che il libro è un calderone zeppo di argomenti lontanissimi tra loro, a volte cuciti insieme con maestria, a volte - tragicamente - NO.
    Apprezzo anche il fatto che un libro che cerca di svelare gli altarini dietro alle mosse di marketing delle grandi società sia esso stesso un gioiellino di marketing: qua lo si è letto in versione ebook, ma la copertina caramellosa e l'astuta sinossi (che invoglia alla lettura di un libro immaginario) non passano inosservate.
    Altro dubbio: tutta la manfrina etica e sociale buttata in da fazza al povero lettore, è un'abile mossa di contromarketing (ossia, pensavi di leggere un thriller fantastico? Fregato: beccati la manfrina della morte su veganesimo, omeopatia, no-logo e sticazzi) o solo una défaillance dell'autrice? E una fine meno buttata a muzzo ce la potevamo mettere? Che poi io tutta 'sta gente cerebro-alternativa ce l'avevo al liceo artistico. Io ero la sfigata protagonista, però senza matematica. Ho già dato, grazie eh.

    Quindi, in sostanza: ho apprezzato le parti su matematica e crittografia, mi son rotta le balle sulle turbe emozionali della protagonista, e la non-fine me le ha fatte girare. E dire che era anche partito benino...

    ha scritto il 

  • 3

    Interessante, ma non riesco a capire dove voglia andare a parare.
    L'aspetto positivo è come l'autrice scrive e l'originalità dell'argomento tattato, però non riesco a focalizzarne il contenuto se non ...continua

    Interessante, ma non riesco a capire dove voglia andare a parare.
    L'aspetto positivo è come l'autrice scrive e l'originalità dell'argomento tattato, però non riesco a focalizzarne il contenuto se non quella costante vena di inadeguatezza che la protagonista prova nel vivere una vita che non le appartiene.
    Comunque lo consiglio...a qualcuno potrebbe piacere più che a me.

    ha scritto il 

  • 2

    Una lunga lezione di matematica travestita da romanzo

    Noia. Pura.
    Le premesse mi piacevano: la protagonista lavora per un'azienda di giocattoli; i dipendenti fanno una sorta di "ritiro aziendale" nel Dartmoor, e in seguito solo alcuni di loro sono invita ...continua

    Noia. Pura.
    Le premesse mi piacevano: la protagonista lavora per un'azienda di giocattoli; i dipendenti fanno una sorta di "ritiro aziendale" nel Dartmoor, e in seguito solo alcuni di loro sono invitati -quasi costretti- a restare lì per sviluppare un'idea vincente per un prodotto avente come target le adolescenti.
    Ma poi il libro si è trasformato in una lunga lezione di matematica e di crittoanalisi e, se in principio ciò può risultare anche interessante, alla lunga diventa pesante come un macigno. Alcune spiegazioni servono a capire quello di cui sta raccontando la protagonista, ma credo che concedere loro meno spazio, avrebbe contribuito a dare più respiro al romanzo.
    Un romanzo, che, in realtà, è solo un pretesto per un'accorata denuncia del capitalismo, delle strategie di marketing - molto interessante, a questo proposito, il "saggio" sulle adolescenti - e del generale conformismo che investe la nostra società. Il fatto è che io cercavo una storia, non pagine e pagine di ipotesi di Riemann, teorema di Godel, amoralità delle multinazionali. Non l'ho lasciato perdere solo perché avevo bisogno di una lettura non troppo coinvolgente che non mi distogliesse dallo studio.
    La protagonista, Alice, non è riuscita ad essermi simpatica, e molto spesso mi è sembrato che la sua - o dell'autrice, chissà - fosse solo una lunga autocelebrazione delle proprie idee e del proprio modo di vivere.
    Perché si parla anche di vegetarianismo, veganismo e omeopatia, come in un grande opuscolo che cerca di convincerti a fare qualcosa, e mi è sembrato, qualche volta, di leggere tra le righe anche un leggero disprezzo per chi non abbraccia tali stili di vita.
    Ho trovato noiosa tutta la questione della barca a vela e molti degli avvenimenti accaduti nel passato, mentre mi è piaciuto il racconto degli anni delle scuole medie, piuttosto realistico.
    Riguardo alla NoCo, una sorta di anti-PopCo che combatte dall'interno le grandi multinazionali, mi è venuto da pensare che, probabilmente, se riuscisse a far crollare il mercato libero - addirittura tutto in un giorno, come sogna una delle affiliate - come si propone, la parte del suo motto che recita: "Non nuocere" crollerebbe a sua volta, coinvolgendo, oltre a chi si arricchisce, purtroppo, ai danni dei più deboli, anche milioni di persone innocenti. Ma questo è un altro discorso.
    Encomiabili le intenzioni dell'autrice, ma, davvero, quattrocento pagine di non-romanzo sono proprio troppe.

    http://iltesorodicarta.blogspot.it/

    ha scritto il 

  • 3

    Non saprei definire bene questo libro, da un lato mi ha affascinato perchè pieno di spunti di riflessione interessanti, ma la storia stenta a partire, direi che è piatta. Non è un libro che consiglier ...continua

    Non saprei definire bene questo libro, da un lato mi ha affascinato perchè pieno di spunti di riflessione interessanti, ma la storia stenta a partire, direi che è piatta. Non è un libro che consiglierei, ho fatto un po' di fatica a finirlo, ma d'altro canto non è un libro che ti lascia totalmente indifferente, in fondo qualcosina rimane. Tre stellette!

    ha scritto il 

  • 5

    Se volete una panoramica su come le grandi compagnie studiano il modo di venderci cose (inutili) leggetelo, ma spettatevi però un contorno molto particolare, una storia bella di una tipa strana nel mo ...continua

    Se volete una panoramica su come le grandi compagnie studiano il modo di venderci cose (inutili) leggetelo, ma spettatevi però un contorno molto particolare, una storia bella di una tipa strana nel mondo della pubblicità, che per chi non ci è mai stato incontatto potrà essere un po spiazzante. Bellissimo, originale, da leggere!!!!

    ha scritto il 

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