Pornografia

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Publisher: Grove Pr

3.8
(183)

Language: English | Number of Pages: 225 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) Italian , Polish , Spanish , Catalan

Isbn-10: 0802119255 | Isbn-13: 9780802119254 | Publish date: 

Also available as: Paperback , Others , eBook

Category: Fiction & Literature

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Book Description
During the German occupation of Poland, two men who have abandoned Warsaw for the countryside occupy themselves by trying to force a tryst between two teenagers ...
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    L’occhio che guarda

    Nella campagna polacca, durante la seconda guerra mondiale, due signori attempati si vedono costretti a trascorrere lunghe giornate ospiti di una famiglia che ha una giovane figlia: la loro eccitazion ...continue

    Nella campagna polacca, durante la seconda guerra mondiale, due signori attempati si vedono costretti a trascorrere lunghe giornate ospiti di una famiglia che ha una giovane figlia: la loro eccitazione passa per il tentativo di unire la ragazza all’adolescente figlio del fattore... E’ proprio vero che la pornografia, o, meglio, il desiderio, passa dagli occhi di chi guarda, da immagini e sensazioni, create come un film, nella mente delle persone.
    E qui, i due uomini cercano proprio di ricreare le fantasie delle loro menti...con delle vere e proprie messe in scena.
    Un voyerismo che mi ha ricordato (ma troppi gli anni passati e potrei ricordare male) lo sguardo dell’Humbert Humbert di Lolita, non privo degli stessi effetti tragici e drammatici.
    Pornografia un titolo modificato in molte traduzioni perché troppo esplicito.
    “Pornografia è qualsiasi rappresentazione o descrizione del corpo umano o della condotta sessuale fatta in modo da suscitare eccitazione sessuale”, così la definizione del vocabolario.
    Peccato che su di me non abbia avuto gli stessi effetti e anzi, mi abbia in un certo senso, creato una repulsione nei confronti di tali macchinazioni.
    Eccitazione per me è altro.

    Ps. Libro acquistato su consiglio di un mio ex capo, con la motivazione: "tanto poi non ti piace e litighiamo". Mi conosce bene!

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  • 4

    “La bellezza stava tutta dall’altra parte, dalla parte dei giovani”

    Le cose sono come ci appaiono. Guardando le interpreto, le faccio mie trasfigurandole. Questo, a grandi linee, è il pensiero che Gombrowicz sviluppa in quella ideale trilogia nella quale Pornografia s ...continue

    Le cose sono come ci appaiono. Guardando le interpreto, le faccio mie trasfigurandole. Questo, a grandi linee, è il pensiero che Gombrowicz sviluppa in quella ideale trilogia nella quale Pornografia si pone a metà strada tra Ferdydurke e Cosmo.
    Seguendo l’assunto esposto, ne consegue che ognuno di noi “vede” un suo mondo e legge ogni fatto in maniera personale, con la conseguente scomparsa dell’oggettività, di una verità condivisa. Un mondo quindi per ogni persona, ma anche due mondi che si fronteggiano: quello degli adulti e quello dei giovani, due mondi che obbediscono a regole diverse.
    La gioventù è l’età delle possibilità, non esistono ancora strade tracciate ma una miriade di sentieri da esplorare. È fuoco che cova sotto la cenere, età delle contraddizioni (innocenza/malizia, per dirne una) e delle contrapposizioni (istinto contro esperienza, leggerezza contro serietà, fantasia contro certezza), ma anche crudeltà e, soprattutto, incoscienza.
    La gioventù è Bellezza, rifugio che l’autore sceglie per fuggire dalla normalità della vita adulta, ed essendo mondo adulto e mondo dei giovani due sistemi non comunicanti, l’immaginazione diventa l’unico strumento possibile per provare a stabilire una forma di contatto con un universo così lontano. L’opera a cui Gombrowicz si affanna a dar vita è una costruzione tanto affascinante quanto ardita, basata su fondamenta fragilissime, che vengono messe alla prova ogni volta che l’autore aggiunge una nuova carta al castello che sta faticosamente prendendo forma. Costruzione destinata a crollare irrimediabilmente, che da sempre costruire sui sogni è un po’ come scrivere sull’acqua…
    Un doppio delitto, un “delitto a specchio”, sarà la conclusione che i due protagonisti del libro partoriranno per dare una logica al complesso di situazioni che si sono venute a creare, ottenendo però il risultato di accelerare ancora di più quel processo di frammentazione della realtà che Gombrowicz inizia a tratteggiare anche dal punto di vista stilistico (penso alla scrittura sincopata, con un sacco di puntini di sospensione) e che deflagrerà definitivamente con Cosmo.

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    https://ilrifugiodellircocervo.wordpress.com

    “E ora voglio raccontarvi un’altra mia avventura, temo una delle peggiori”
    Così ha inizio il romanzo Pornografia, di Witold Gombrowicz, forse il più grande scrittore polacco del secolo scorso e certo ...continue

    “E ora voglio raccontarvi un’altra mia avventura, temo una delle peggiori”
    Così ha inizio il romanzo Pornografia, di Witold Gombrowicz, forse il più grande scrittore polacco del secolo scorso e certo tra i maggiori autori mitteleuropei del ‘900, al punto da formare gente del calibro di Milan Kundera.
    Ma prima ancora della potenza dell’incipit, ciò che da subito si nota è forse il titolo. Ironico e provocatorio nelle intenzioni dell’autore, farà senza dubbio pensare a qualcosa che poi non è (dato che nulla di scandaloso e licenzioso appare). Curioso è quel che infatti accadde nel 1960,quando il libro fu pubblicato da Bompiani, con il titolo censurato in La seduzione. Gombrowicz commentò: “Mi hanno spiegato che una signorina italiana si vergognerebbe di entrare in libreria e chiedere la Pornografia”. Tutto sommato, alla Bompiani non si poteva dar torto. Solo nel ’72 il libro fu ristampato col titolo originario.

    Ma andiamo oltre. Quel che posso dire su quest’opera è che non siamo nell’ambito9788807818622_quarta del comune: Pornografia è un romanzo strano, insolito, inconsueto.
    Continuamente, leggendolo, mi sono chiesto con insistenza se avessi tra le mani un capolavoro o l’opera d’un autore sopravvalutato. Tantomeno riuscivo a comprendere se lo stessi amando oppure odiando, senza la possibilità di uno stadio intermedio - proprio amare oppure odiare. E man mano che andavo avanti, mi sono reso conto che quest’opera aveva una particolarità: era impossibile inserirla in una distinzione tra bello o brutto, tra capolavoro o equivoco, e analogamente era impossibile dire se mi stesse piacendo oppure no. E allora ho capito che stava in questo la sua unicità, perché sono davvero poche le opere che lasciano questa sensazione.
    Lo stesso stile rispecchia questo giudizio, oscillando tra l’aulico e l’arido, con descrizioni che diventando enumerazioni e periodi talvolta d’insolita grammatica.
    Insomma, abbiamo compreso d’avere a che fare con un autore particolare.

    Protagonista della singolare vicenda è lo stesso Witold Gombrowicz, che racconta la storia in prima persona, secondo un espediente senz’altro originale. Insieme a
    un suo compagno, Federico, viene invitato dal signor Ippolito S. nella sua campagna per certi affari. Siamo nel 1943. Mentre nel mondo imperversa la witold-gombrowicz-6guerra, da qualche parte nella campagna polacca Federico e Witold hanno a che fare con una vicenda tanto comune e banale che, in realtà, si trasformerà in qualcosa di esageratamente viscerale, depravato e corrotto: l’attrazione tra due adolescenti: Enrichetta, la figlia di Ippolito, e Carlo, un giovane garzone.
    ( Faccio una breve parentesi: riporto i nomi italianizzati come nella edizione, forse un po’ datata, che ho letto io; in altre edizioni i nomi restano polacchi, cosicché Enrichetta in realtà è Henia, Carlo è Karol, ecc).
    Federico dapprima e poi anche Witold iniziano a seguire e spiare morbosamente ogni gesto dei due ragazzini: li seguono, intervengono e persino cercano di manipolare le loro azioni e i loro pensieri. Enrichetta, che nega ogni attrazione per Carlo, poiché promessa sposa a tal Venceslao, finisce per assecondare i desideri ossessivi dei due signori, comprendendo il piacere che i due provano nel guardare lei e Carlo e incominciando, a sua volta, a provare anche lei un certo piacere.

    Capirete che questa situazione, in cui il guardare e l’essere guardati assumono una valenza di lascivia (da qui Pornografia), abbia dell’incredibile e anche dell’assurdo. Ma è in questa assurdità parossistica che sta la vera caratteristica del romanzo. Il guardare e l’essere guardati innescano una forza avvolgente che genera un torbido vortice di passioni, morbosità e depravazioni, tutte rigorosamente psicologiche e mai fisiche (altra interessantissima caratteristica della storia). Chi legge questo romanzo si trova per l’appunto di fronte un gioco psicologico, il cui esito non può che essere drammatico e infausto. Non si tratta di spoiler: è l’incipit stesso che lo preannuncia: “temo una delle peggiori”, dice il narratore/scrittore a proposito della vicenda. Il lettore non solo intuisce, ma già sa che le cose andranno male, e per tutto il libro ci si chiede cosa ancora accadrà, chi, nel gioco – che coinvolge come una valanga tutti quelli che vi sono intorno -, uscirà come perdente? Chi ne farà le spese? È evidente e prepotente la tensione funerea che si proietta e che preme verso il finale. Eros e Thanatos diventano i due estremi su cui si muove l’azione, e sul sottile valico che li separa si gioca la partita.

    Questo gioco, come s’avrà intuito, è folle, pazzo, insano! La pazzia è forse il vero elemento che muove la vicenda. Continuamente Witold si chiede se Federico sia pazzo; e il suo compare, di certo, s’impegna per far pensare questo di sé. Più passano i giorni e più diventa ossessionato dai due, e più diventa ossessionato più dà segni di squilibrio, che pur sono alternati a una coerente lucidità.
    Lo stesso Witold appare in bilico tra follia e logica. Critica Federico, dimostra a se stesso la sua assurdità, la sua follia, e lo fa con prove evidenti e tangibili. Ma proprio nel momento in cui sta per decidersi nel denunciarlo, nello svelare il suo ruolo nella partita, cambia completamente idea e lo appoggia, lo segue, ne diventa complice fidato. E allora ci si chiede se lui stesso non sia un folle.
    Ma davvero è follia, provare piacere nel gestire la vita di qualcun altro? Davvero è folle chi gode nel manovrare le esistenze? O altro non è che la più sincera forma di essere umani, di essere uomini? Cosa è più confacente all’uomo, avere gusto nel decidere e manipolare l’altro, oppure provarne disgusto? Mettendo da parte ogni cultura, ogni etica, cosa s’avvicina di più all’essenza dell’uomo? L’atavismo! L’essenza! Che gran bel dubbio!

    Ecco, il merito di Gombrowicz è di offrire dubbi e non certezze. Sebbene non sappia ancora dire se il romanzo sia stato da me odiato o anzi amato, sebbene non sappia trovare un aggettivo qualificativo da attribuirvi, posso limitarmi a notare che tutte le più grandi opere della letteratura generano dubbi. La grandezza degli autori del passato risiede proprio nella generazione di dubbi e perplessità, e non nell’offrire certezze. Davvero Penelope non ha riconosciuto Odisseo dopo l’arrivo a Itaca? E la pazzia di Don Chisciotte, è davvero pazzia? E di esempi del genere se ne possono fare a volontà.

    Quel che di certo resta, di quest’opera, è l’incertezza.

    https://ilrifugiodellircocervo.wordpress.com/2015/10/05/la-tragedia-dello-sguardo/?preview=true&preview_id=490&preview_nonce=d7fabbabd0

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  • 4

    Seduzione per procura

    Questo mio primo Gombrowicz mi ha lasciato di stucco; ho letto Pornografia con un mezzo sorriso sornione e la bocca lievemente aperta per lo stupore: che prosa, che storia, quali piacevoli assurdità e ...continue

    Questo mio primo Gombrowicz mi ha lasciato di stucco; ho letto Pornografia con un mezzo sorriso sornione e la bocca lievemente aperta per lo stupore: che prosa, che storia, quali piacevoli assurdità e quanti ottimi ragionamenti! Casualmente, la lettura che ha preceduto Pornografia è stata La morte a Venezia, fatto che ha creato piacevoli paralleli tra Mann e Gombrowicz. Curioso notare come entrambi, ognuno a suo modo, abbiano analizzato la dentatura dei rispettivi oggetti del desiderio. Mann ci informa che "aveva osservato che i denti di Tazio non erano molto piacevoli: un po' seghettati e pallidi, senza lo smalto della salute e di una singolare trasparenza fragile, come a volte nei clorotici."
    Gombrowicz invece dice di Carlo che "tanto per cominciare, un fatto saltava agli occhi, e cioè la straordinaria importanza dei suoi denti che sembravano rivestire un ruolo di primo piano, simboleggiare l'effetto purificatore del suo candore interno: i denti erano più importanti di quel che diceva, quasi parlasse per i denti e a causa dei denti."
    Salta agli occhi quanto sia diverso l'approccio di Gombrowicz rispetto a quello di Mann; l'esule polacco vede nella giovinezza, nell'incompiutezza delle forme e della mente, un pregio assoluto, una chiara risposta al decadimento dell'età, al cedimento dei muscoli e alla mollezza della maturità; la giovinezza di Gombrowicz è - fatte le dovute sottrazioni - positiva, luminosa, sensuale, l'antidoto da sfruttare. Lo strano rapporto tra Mann e Tazio invece ha tutte le caratteristiche della malattia, vi è malessere fisico e turbamento psicologico. L'uomo maturo è in bilico, la sua coscienza scissa tra dovere e non dovere, potere e non potere, e la stessa figura di Tazio è l'opposto di Carlo e Enrichetta: non c'è gioia nella sua bellezza efebica, non c'è gioco, spirito, malizia, tentazione. Gombrowicz tesse un racconto ai limiti dell'assurdo, quasi onirico specialmente nella parte dedicata all'omicidio del dissidente Simian. Ho trovato geniale, veramente incredibile, come tutto nasca da semplicissime premesse, come i manovratori sedotti diventino a loro volta oggetto di manovra. La letteratura, ora più che mai, ha bisogno di Pornografia, di analisi così precise e lucide che hanno il pregio di non perdere mai la dovuta ironia lungo la strada che porta a conoscere meglio una parte un po' scura e pruriginosa dell'animo umano.

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  • 4

    ... e poi, dicono a me, che son strana!

    ...solo perché colleziono scarafaggi e altri insetti morti a cui dò pure il nome (c'è Gregor Samsa lo scaraffone gruoss'assai, Rachmaninov il calabrone, Rino il rinoceronte volante...solo non si vedon ...continue

    ...solo perché colleziono scarafaggi e altri insetti morti a cui dò pure il nome (c'è Gregor Samsa lo scaraffone gruoss'assai, Rachmaninov il calabrone, Rino il rinoceronte volante...solo non si vedono i due liocorni!). Solo perché lecco i sassi per dargli colore e prenderne il sapore. Solo perché quando parlo pratico il salto in lungo e, presa la rincorsa, poi zompo ciuffi interi di collegamenti impedendo al mio interlocutore di capire dove voglio andare a parare...
    ... e poi, dicono a me, che sono strana!
    Alla prossima persona che m'aggettiva in questo modo, gli sbatto in faccia 'sto romanzo, con tanto di copertina rigida... e poi vediamo chi è strano.
    Io che leggo e - pur non comprendendolo appieno - apprezzo Gombrowicz? O Gombrowicz che - non sa quel che s'è perso! - non mi ha mai neanche sentito parlare?

    Una cosa è certa: loro - a sentir loro - restano i normali.
    Che poi, a dirla tutta - e Gombrowicz questo ce l'ha ben chiaro - le proprie supposizioni ci mettono un attimo a diventar convinzioni e vincere in potenza le reali intenzioni altrui.

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  • 1

    E io che mi aspettavo non fosse pornografico affatto. (Bada bene: per me il pornografo è colui che è incapace di essere inedito rispetto alla propria estetica pregressa.)

    “Gombrowicz è bravo, molto bravo, e ha scritto ottimi romanzi formalmente innovativi e contenutisticamente imprescindibili.” Siccome è così che risulta nel vasto mondo, a me non resta che giocare la c ...continue

    “Gombrowicz è bravo, molto bravo, e ha scritto ottimi romanzi formalmente innovativi e contenutisticamente imprescindibili.” Siccome è così che risulta nel vasto mondo, a me non resta che giocare la carta del pessimo traduttore.

    Il libro, di bello, ha solo il titolo, che ti fa sperare in una grandiosa beffa fatta al lettore. Lo intitoli “Pornografia” e poi ci metti dentro tutti personaggi abbottonati dalla testa ai piedi, asessuati, il cui unico cruccio è come far crescere una piantina di fagioli nel buio di un armadio e ti guadagni la mia simpatia per sempre.

    La beffa c’è, ma la pornografia pure, e per me la pornografia non è descrivere quest’uomo o questa donna che fanno questo o questo con quest’altro uomo o con quest’altra donna: per me la pornografia è quando la realtà – fosse pure quella del proprio immaginario – viene violentata da un proprio concetto che la precede, la presuppone e la storpia irrigidendola dentro se stesso.

    Io non ho letto un romanzo di Gombrowicz, ma l’idea di romanzo che ha Gombrowicz malamente dissimulato tra personaggini e gesti che non sono mai gestacci, giocato completamente nell’asfissia delle intenzioni raccontate da una voce narrante che ricorre a una ortografia pretestuosa e morbosa che crede basti non far copulare nessuno per essere morbosa in una maniera magari qualitativamente diversa rispetto a un filmato di venti minuti dove una donna o un uomo s’incollano meccanicamente a un’altra donna o un altro uomo.

    La pornografia è la mancanza di immaginazione che giustifica la sua assenza montandoci una poetica assolutoria attorno. Il pornografo è chi cerca di farti sorridere non provocandoti il solletico ma scrivendo “A questo punto del racconto devi ridere.”

    Il pornografo è chi cerca di eccitarti non eccitandoti ma scrivendo la parola ‘eccitazione’. Il pornografo è chi non scrivendo mai di un cazzo o di una figa sta lì tutto il tempo a alludere al cazzo e alla figa.

    Ma evviva chi dice cazzo al cazzo e figa alla figa, così finalmente inizia un racconto e non le memorie di un pornografo integrale nel suo essere un pornografo apparentemente mancato.

    E concludo così: Gombrowicz ha intitolato “Pornografia” il suo romanzo piattamente pornografico, quindi è riuscito a ingannarmi facendomi presumere un inganno che non c’era, quindi ci sono rimasto male perché ci sono cascato; è stato come comprare un libro dal titolo “Libro vuoto” che contiene, infamone!, soltanto pagine bianche. È che trovo disonesto oltre ogni decenza chi è
    onesto nel suo non offrirti niente di ché fin dalla copertina.

    A questo punto mi sa che “La nausea” di Sartre non la leggerò mai. Metti che è stato ingiustamente onesto pure lui?

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  • 4

    Noi veggiam come quel che ha mala luce

    Circa mezzo secolo fa, quando questo romanzo di Witold Gombrowicz, fresco di stampa, fu tradotto in italiano, gli si dovette cambiare il titolo, con l'assenso dell'autore stesso, per evitare che le si ...continue

    Circa mezzo secolo fa, quando questo romanzo di Witold Gombrowicz, fresco di stampa, fu tradotto in italiano, gli si dovette cambiare il titolo, con l'assenso dell'autore stesso, per evitare che le signorine timorate fossero trattenute per vergogna dal chiedere il volume al libraio; qualche anno dopo peraltro fu ristampato col titolo originale. In realtà, le signorine timorate si sarebbero create problemi per nulla: la pornografia qui non indica niente di convenzionalmente erotico. La manovra compiuta dal grande scrittore polacco è assai più sottile: chi guarda un'immagine pornografica tende a sostituirsi, per il tempo dello sguardo, ad uno dei soggetti ammirati; anche qui, il narratore (di nome Witold) e il suo amico Federico proiettano il loro desiderio per sostituzione su un ragazzo e una ragazza molto belli e giovani, spiandone i rapporti e da un certo momento in poi anche caldeggiandoli benché si tratti d'un flagrante adulterio, essendo la ragazza promessa sposa d'un altro, sotto i cui occhi, del resto, la tresca va prendendo piede. Il tutto nella Polonia occupata dai tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale, nella magione campagnola d'un signorotto amico del protagonista, ove peraltro dell'occupazione e della resistenza (cui appartengono tutti i personaggi principali della vicenda) l'eco che si avverte rimane sempre lontana e quasi priva di senso, nonostante che ad un certo punto, proprio in seno al movimento di resistenza, addirittura si vada preparando un assurdo e macchinoso omicidio. L'atmosfera, in realtà, è quella della vecchia Polonia pre-bellica, oggetto privilegiato della satira (ma anche dell'amore) dell'esule Gombrowicz. Al riguardo, fa un po' ridere la difesa d'ufficio condotta da Francesco M. Cataluccio nello scritto che accompagna l'edizione da me letta: se i reduci dell'Armia Krajowa restarono scandalizzati dalle fantasie di Gombrowicz, visto quel che avevano passato durante l'occupazione della loro patria, ne avevano ben donde; né credo che lo scrittore, in fondo, da parte loro si aspettasse reazioni diverse. In realtà, come sempre nel Nostro, il realismo dev'essere l'ultima preoccupazione: il mondo di Gombrowicz è sempre un mondo assurdo, in cui apparenti quisquilie si sovraccaricano di senso e i piani prospettici si presentano costantemente sfalsati e distorti; qui poi lo sguardo, capace di cogliere l'importanza del dettaglio, è anche quello che conduce alla rovina e alla perdizione l'uomo che guarda: non a caso è richiamato il mito di Diana e Atteone. Ma non direi che all'autore interessi soltanto creare un apologo sui pericoli dello sguardo, magari di quella pornografia dell'immagine, di quella sua invadenza, della prurigine di voler tutto conoscere e scandagliare con l'occhio, di quella folle bulimia della visione, che, a ragione o a sproposito, molti sociologi, teorici e critici delle arti visive lamentano ai nostri giorni. Il protagonista e l'amico sono (o quantomeno si sentono) due vecchi: ad ogni modo, non posseggono più né la bellezza, né la leggerezza né il fascino di chi è giovane; o forse nemmeno li hanno mai avuti. La pornografia dello sguardo è allora (come sempre nella pornografia) un vivere per mezzo d'altri: e se già turba il pensiero che questa fosse la sconsolata sensazione d'un Gombrowicz ormai anziano (curiosamente simile a certe idee manifestate dal père Goriot nell’omonimo romanzo di Balzac), tanto più infonde un brivido di disagio questa concezione disillusa se si deve applicare a quell'osservazione e metamorfosi della vita che è costituita dall'opera d'arte, la quale, perfino dove si presenti estrosa e deformante come qui, non cessa di essere appunto, in ultima istanza, una forma di sguardo sulle cose: forse privilegiato, certamente non superficiale, e certamente, nelle intenzioni dell'autore polacco, disturbante.
    La prosa di Gombrowicz è come sempre sorniona e sinuosa, con improvvise accensioni beffarde o satiriche; rispetto ad altre opere dell'autore, a me sembra che però ci sia anche qualche lungaggine di troppo: certi passi ne risultano perciò meno godibili, anche se nel complesso si tratta, con ogni probabilità, di uno dei migliori romanzi del grande scrittore.

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  • 4

    Il fascino deviante dello scandalo cinico

    Un libro spietato, nella sua verosimile, ineluttabile analisi dell’ossessione. Un macabro voyeurismo, un cinismo erotizzato pervadono le inquietanti pagine di Gombrowicz, che con Pornografia interseca ...continue

    Un libro spietato, nella sua verosimile, ineluttabile analisi dell’ossessione. Un macabro voyeurismo, un cinismo erotizzato pervadono le inquietanti pagine di Gombrowicz, che con Pornografia interseca una storia dagli incastri perfetti e sfuggenti, che creano oscure suggestioni e disagi a profusione nel lettore. Da una parte una scrittura ardita, spudorata e voluttuosa, resa mirabilmente dalla traduzione di Vera Verdiani; dall’altra, una narrazione contraddistinta da una perversione tematica e una bizzarria uniche. Con esiti straordinari, e raccapriccianti

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  • 4

    In un angolo remoto della Polonia mentre è in atto la lotta partigiana contro i tedeschi i due protagonisti della storia cercano di condizionare due adolescenti, maschio e femmina, in un gioco erotico ...continue

    In un angolo remoto della Polonia mentre è in atto la lotta partigiana contro i tedeschi i due protagonisti della storia cercano di condizionare due adolescenti, maschio e femmina, in un gioco erotico raffinato e non esplicito e di condurre il giovane a sobbarcarsi un'impresa delittuosa.

    Il romanzo dello scrittore polacco trasferitosi in Argentina è una sorpresa per la complessità e il fascino dell'assunto filosofico che resta la matrice di tutto il romanzo. Gli uomini non vogliono avere l'eternità ma la giovinezza per cui tutto ruota intorno a questa perdita che viene colmata attraverso il condizionamento che l'adulto può nei confronti degli adolescenti che contengono in sè la perfezione effimera ma assoluta che l'adulto gli invidia. Esistono le persone in quanto definite dagli altri, questo un altro concetto su cui ruota l'autore, che è sorprendente per modernità e profondità. Da scoprire e da leggere ancora.

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