Post Office

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Publisher: Ecco Press

3.9
(4167)

Language: English | Number of Pages: 196 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Spanish , Italian , French , Swedish , Polish , Dutch , Korean

Isbn-10: 0061177571 | Isbn-13: 9780061177576 | Publish date:  | Edition Reprint

Also available as: Hardcover , Others , eBook

Category: Biography , Fiction & Literature , Humor

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Book Description

"It began as a mistake." By middle age, Henry Chinaski has lost more than twelve years of his life to the U.S. Postal Service. In a world where his three true, bitter pleasures are women, booze, and racetrack betting, he somehow drags his hangover out of bed every dawn to lug waterlogged mailbags up mud-soaked mountains, outsmart vicious guard dogs, and pray to survive the day-to-day trials of sadistic bosses and certifiable coworkers. This classic 1971 novel—the one that catapulted its author to national fame—is the perfect introduction to the grimly hysterical world of legendary writer, poet, and Dirty Old Man Charles Bukowski and his fictional alter ego, Chinaski.

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  • 5

    Questo, fino ad ora, è il più bel libro di Bukowski che abbia mai letto!
    Sarà che in passato ho lavorato come postino, quindi mi sono ritrovato in tantissime situazioni da lui descritte, ma finalmente ...continue

    Questo, fino ad ora, è il più bel libro di Bukowski che abbia mai letto!
    Sarà che in passato ho lavorato come postino, quindi mi sono ritrovato in tantissime situazioni da lui descritte, ma finalmente ho trovato in questo libro non la solita auto commiserazione e un po' troppo ego, ma il racconto di una persona normale (magari un po' fuori dagli schemi) che si arrabatta come può per sopravvivere rimanendo fedele alla sua natura randagia.

    said on 

  • 4

    Trionfo dell'antieroe

    Se siete amanti del lirismo sicuramente il caro vecchio Charles non fa per voi.
    Più che leggere un libro sembra quasi di essere in un bar ad ascoltare le confidenze di un amico.
    Scrittura diretta, lin ...continue

    Se siete amanti del lirismo sicuramente il caro vecchio Charles non fa per voi.
    Più che leggere un libro sembra quasi di essere in un bar ad ascoltare le confidenze di un amico.
    Scrittura diretta, linguaggio spesso scurrile e quell'approccio dissacrante e decadente alla vita che è la vera essenza della produzione letteraria bukowskiana.
    Il personaggio di Chinaski, il perdente per eccellezza che non vuole insegnare e dimostrare nulla, mi ha diveertito ed intenerito.

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  • 2

    Non mi emoziona

    Bukowski non mi trasmette nulla...La lettura è senza dubbio semplice e diretta (ma a tratti noiosa) ma le vicende che narra sono ripetitive e senza emozioni.

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  • 5

    Bukowski e Primo Levi (!)

    Faccio una cosa un po’ strana… una sola recensione per due libri totalmente diversi e che non hanno nulla a che fare l’uno con l’altro!

    È capitato per caso che leggessi “Post Office” di Bukowski conte ...continue

    Faccio una cosa un po’ strana… una sola recensione per due libri totalmente diversi e che non hanno nulla a che fare l’uno con l’altro!

    È capitato per caso che leggessi “Post Office” di Bukowski contemporaneamente a “I sommersi e i salvati” di Primo Levi. È superfluo rivelare come i due libri abbiano argomenti e stili totalmente differenti, ma non di meno mi è stato impossibile non “sovrapporli”, proprio per questa fatalità.
    “Post Office” tratta della vita dell’ormai mitico Henry Chinaski, alter-ego dell’autore, divisa tra donne, alcool, sigarette, corse dei cavalli e uno svogliato lavoro alle poste, nel quale accanto alla sciatteria e alla svogliatezza trova posto una strana forma non solo di simpatia ma anche di una sorta di assennatezza, filosofia di vita, critica della società: in ultima analisi di moralità, senso etico del protagonista. Il tutto in uno stile diretto, senza eufemismi, un po’ minimalista, umoristico, tipico del “realismo sporco”... anche se appunto… “realismo sporco” è una definizione “stretta” per Bukowski.
    “I sommersi e i salvati” è invece una lunga riflessione nella quale non mancano narrazioni dirette della vita nel Lager e su cosa questa significhi e abbia significato per l’uomo, la società e la storia. E lo stile è quello del più semplice, diretto, schietto, asciutto, esaustivo e autentico realismo (o neo-realismo).
    Eppure c’è qualcosa che, se non altro per il fatto di averli letti contemporaneamente, accomuna i due libri.
    Riporto una frase che descrive “Post Office”, presa da Wikipedia: “L'ufficio postale, trasparente metafora della società organizzata, si erge come un asettico Moloch a contrastare in modo arcigno e implacabile la libertà, al punto che l'unica possibilità di acquisirla definitivamente e goderla resta il licenziamento, dall'ufficio come dalla società. Ed è quello che Chinaski infine otterrà preparandosi a un gioioso futuro da dropout.”
    C’è un’abissale ed incolmabile distanza tra l’ufficio postale e il Lager, così come tra l’impiegato delle poste e il deportato, tra l’organizzazione interna delle poste descritta da Bukowski e l’organizzazione interna del Lager, tra il licenziamento dal posto alle poste e la fuga dal campo, tra “l’asettico Moloch” che può rappresentare l’ufficio postale e lo stesso “asettico Moloch” che è rappresentato dal Lager ed infine tra il futuro da “dropout” rappresentato dalla libertà del licenziato dalle poste e quello della libertà acquisita dal reduce o dal sopravvissuto. Eppure non credo che, rilevata la distanza tra i due, sia del tutto insensato vederci un parallelismo: lontani ma paralleli.
    Sono due analisi psicologiche di due società: l’una quella americana anni ‘60/’70 metaforicamente impersonata dall’ufficio postale, l’altra quella delle bassezze morali mai raggiunte nella storia mondiale del Lager. Ed è sorprendente rilevare come, ripeto… pur nella loro incolmabile distanza, appunto, questi meccanismi psicologici sociali (e con psicologia non intendo quella dell’eterno teatro dell’inconscio dove Amleto, Edipo ecc ecc recitano senza sosta la loro parte, o quella dei deliri sulla mamma o sul papà o la sorella o insomma –per dirla come direbbe Gilles Deleuze, dal quale riprendo questo concetto- dei “petite affaire privée” di cui si occupa in maniera ambigua la bassa psicologia affetta dalla morbosità di chi la pratica, ma la vera psicologia, cioè quella che si occupa del delirio come mondo intero, si delira sulla storia, sulla geografia, le tribù, il deserto i popoli, il clima, le razze, il delirio è geografico politico) ebbene… questi meccanismi psicologici dei due libri abbiano le stesse identiche radici umane!
    E tutto ciò fa risaltare come l’una situazione (quella della “normalità”, per esempio di un ufficio postale nel libro di Bukowski) possa essere terreno fertile (e lo è stato! Per esempio appunto nel caso delle radici del nazismo, che nascono da una situazione sociale definibile “normale”) per abissi di mostruosità come quelli descritti in “I sommersi e i salvati”.
    Ma a parte questo parallelo (certamente personale e dettato dal fatalismo delle due letture simultanee), Bukowski va letto perché fa ridere, è leggero, divertente, simpatico e soprattutto perché riesce ad essere tutto questo in una maniera veramente profonda ed autentica.
    Ed è scritto pure benissimo e la bellezza della sua scrittura è consolatoria.
    E Primo Levi va letto perché va letto.

    La stessa recensione anche per l’altro libro!

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  • 5

    POST OFFICE - CHARLES BUKOWSKI Déja-vu delle Poste Italiane??! DA LEGGERE

    Primo libro che leggo di Bukowski e i pregiudizi sull'autore erano molto pressanti (a 18 anni lessi mezza pagina di "Compagni di sbronze" e mi venne da vomitare, beata adolescenza innocente), ma quest ...continue

    Primo libro che leggo di Bukowski e i pregiudizi sull'autore erano molto pressanti (a 18 anni lessi mezza pagina di "Compagni di sbronze" e mi venne da vomitare, beata adolescenza innocente), ma questo libro è spassosissimo! Ho riso dall'incipit - STREPITOSO - alla prima riga subito dopo - STUPEFACENTE - fino alla fine del libro. Ho trovato tante similitudini con il sistema italiano dei dipendenti pubblici (ex Poste?) (alcuni lavorano... ma PERCHE' bisogna sottolinearlo...?) e ai sindacati, incredibile, SINDACATI negli Stati Uniti. Eh sì, stesso sistema... Chi legge il libro capirà.
    Ma soprattutto: questo è un romanzo non lascivo (ne ho letti molti di libri, dall'adolescenza in poi??), non troppo alcolico (quasi troppo, però), non estremo, come invece avevo sospettato. E' stupendo! E' un'autobiografia, una testimonianza. Non so se i successivi di B saranno all'altezza, ma questo merita davvero. Ne consiglio caldamente la lettura. Il protagonista - palesemente l'alter ego di B - è un personaggio più complesso dello stereotipo a cui siamo avvezzi. E' simpatico, irriverente, con le sue fragilità, il suo ben delineato carattere (che può non piacere, ma ce l'ha). La lettura mette di buon umore, si parla di un uomo esuberante (direi che l'aggettivo è azzeccato). Gli altri personaggi sono ben delineati. Lui ha un'evoluzione. La storia ha un'evoluzione, tutti i personaggi ce l'hanno questa evoluzione... Bello, ispirato.
    E' un romanzo di formazione (o disfacimento, mettetela come volete, secondo me è di formazione), il personaggio matura (matura il proprio carattere, delle idee, dei progetti). E' il resoconto di un periodo. Il libro l'ho finito in due serate. E l'ho tutto sottolineato, a matita. Le parti che facevano ridere. Sono tante. Alcune, è vero, sono scurrili. E se è vero che scriveva di sesso per fare soldi... Meglio, molto meglio questo di certe sfumature. Quelle sì che mi hanno fatto vomitare. Ma quel librazzo non l'ho comprato né letto, tranne mezza pagina in libreria... E a un'altra età, non da adolescente. Blah (con tutto il - POCO, lo ammetto, è proprio poco poco - rispetto per chi si NUTRE di certi libri: perchè i libri nutrono l'anima)

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    4

    Cartero

    Cartero es la primera novela de Bukowski. En ella, a través de su alter ego: Chinaski, narra las pericias que experimentó durante su paso por la oficina de correos de Los Ángeles.

    Bukowski usa un leng ...continue

    Cartero es la primera novela de Bukowski. En ella, a través de su alter ego: Chinaski, narra las pericias que experimentó durante su paso por la oficina de correos de Los Ángeles.

    Bukowski usa un lenguaje directo, crudo, sin ornamentos para compartir episodios llenos de humor e irreverencia. Reflejo inverso del "american dream", Chinaski se toma la vida con calma. Dicen algunos estudiosos de la psicología: la deja fluir. No se inmuta ante el abandono de la pareja, el desempleo, la vida cómoda. Se revela y putea a la autoridad.

    Me gusta el texto para lectores desenfadados, divertidos. Me gusta para iniciar en la lectura a quien busque diversión.

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  • 3

    RECENSIONE #75

    Post Office, Charles Bukowski

    «Non potevo fare a meno di pensare, Dio mio, questi postini, non fanno altro che infilare le loro lettere nelle cassette e scopare. Questo è il lavoro che ...continue

    RECENSIONE #75

    Post Office, Charles Bukowski

    «Non potevo fare a meno di pensare, Dio mio, questi postini, non fanno altro che infilare le loro lettere nelle cassette e scopare. Questo è il lavoro che fa per me, oh, sì sì sì.»
    Sulla base di questa convinzione Henry Chinaski, alter ego dell’autore, decide di presentare domanda di assunzione all’ufficio postale di Los Angeles. Le cose, tuttavia, non sono proprio come lui le aveva immaginate: sin dai primi giorni dovrà fare i conti con tutta una serie di stupide regole alle quali non riesce proprio a conformarsi, collezionando un numero indefinito di ammonizioni, per non parlare del fatto che andare avanti ed indietro per la città con in spalla una borsa di cuoio colma di lettere non è certo la passeggiata che immaginava, specialmente nei giorni di pioggia o di caldo intenso.
    Ancor più frustrato di prima, Henry nel tempo libero continua ad affogare i suoi dispiaceri ed a sfogare le sue frustrazioni nei suoi passatempi preferiti: l’alcol, le donne e le corse dei cavalli.
    L’autore, attraverso il cinico e disilluso Chinaski, offre un interessante punto di vista, un modo nuovo di raccontare la realtà. Il protagonista è infatti un ubriacone e un menefreghista, che ha una scarsissima considerazione delle donne (“Le donne erano destinate a soffrire, non c’era da meravigliarsi che volessero sempre grandi dichiarazioni d’amore”; “Non è una novità che le donne ti si appiccicano addosso e non ti mollano più”) e non pensa mai al futuro, né tantomeno alla situazione politico-sociale, ma vive alla giornata e i cui unici veri interessi lo rendono uno scarto agli occhi della società.
    Il mio primo approccio al famosissimo Bukowski è stato dunque, nel complesso, abbastanza positivo. Sicuramente scoprire che il romanzo è fortemente autobiografico ha aumentato non poco la mia considerazione nei confronti di uno scrittore che conoscevo solo attraverso le numerosissime citazioni sui vari social. Da approfondire.
    Voto: 6,5/10
    Se vi va passate a trovarmi su facebook! www.facebook.com/quandounlibroticambialavita

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  • 5

    Beffardo, irridente, soprattutto pieno di una voglia incontenibile di assaporare la vita a pieni polmoni, di morderla, di addentarla, di inseguirla a perdifiato in tutte le sue mille evoluzioni e di e ...continue

    Beffardo, irridente, soprattutto pieno di una voglia incontenibile di assaporare la vita a pieni polmoni, di morderla, di addentarla, di inseguirla a perdifiato in tutte le sue mille evoluzioni e di esaurirne ogni possibilità. Una scrittura pulsante, carnale, VIVA. Un grande libro, per tutti coloro che credono fermamente l'esistenza non si risolva nella quotidianità meccanica e monotona del lavoro.

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  • 3

    Se non ami il tuo lavoro, ti ritroverai in alcune frasi di Post Office. Henry Chinaski, detto Hank, decide di lavorare come postino, perché "ti davano solo un paio di isolati [...] e dovevi solo infil ...continue

    Se non ami il tuo lavoro, ti ritroverai in alcune frasi di Post Office. Henry Chinaski, detto Hank, decide di lavorare come postino, perché "ti davano solo un paio di isolati [...] e dovevi solo infilare tutti quei cartoncini di auguri nelle cassette".
    Ben presto però sarà costretto a fare i conti con vecchiette irritanti, pioggia incessante e ogni tipo di sventura possibile. Ma a Hank basterà pensare che quando tornerà a casa, potrà appoggiarlo al culo caldo di Betty.
    Si ritroverà poi a passare 12 ore al giorno (anzi, a notte) in ufficio, circondato da sorveglianti che controllano quante volte ti alzi e quanto durano i tuoi intervalli e da colleghi che ti mandano a casa con il mal di testa per quanto parlano.
    Il libro è una serie di eventi raccontati in modo molto colloquiale e schietto sul lavoro, l'alcool, le donne, il sesso, le corse dei cavalli.
    Ogni tanto puoi trovare qua e là qualche frase che ti può colpire per il suo cinismo e la sua autenticità ("E quando mi svegliavo facevo appena in tempo a cacare, pisciare, lavarmi, mangiare e correre in ufficio. E non è vero che ci si abitua, si è sempre più stanchi, semplicemente.").
    Una lettura piacevole, a tratti divertente, andando avanti ripetitiva. Come in fondo, del resto, la vita stessa.

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  • 2

    Hay un momento especialmente triste en Cartero. Hank se reencuentra con una antigua amante años después de su separación. Ambos han envejecido mal, han pasado por otras relaciones, han visto su vida ...continue

    Hay un momento especialmente triste en Cartero. Hank se reencuentra con una antigua amante años después de su separación. Ambos han envejecido mal, han pasado por otras relaciones, han visto su vida degradada y rota, sienten que han perdido algo, una oportunidad, un impulso, los días vividos, se acumulan las derrotas y las frustraciones, ella más vieja, lenta y alcohólica, él, borracho y superviviente. Es ahí, en este tipo de escenas protagonizadas por la derrota, la tristeza y la lucha, donde me atrapa Bukowski y me habla de la vida como un cómbate de boxeo y sobrevivir en el filo de la navaja.

    Bebimos un poco más y luego nos fuimos a la cama, pero no fue lo mismo, nunca lo es. Habla un espacio entre nosotros, habían ocurrido cosas. La observé mientras se iba al baño, vi las arrugas y pliegues bajo sus nalgas. Pobre cosa. Pobre pobre cosa. Joyce había sido firme y dura, agarrabas un pedazo de su cuerpo y era cosa fina. Ahora ya no estaba tan bien. Era triste, era triste, era triste. Cuando Betty salió, no cantamos ni reímos, ni siquiera hablamos. Nos sentamos a beber en la oscuridad, fumando cigarrillos, y cuando nos fuimos a dormir, yo no puse los pies sobre el cuerpo o ella los suyos sobre el mío como solíamos hacer. Dormimos sin tocarnos.
    Algo nos habían robado a los dos.

    Cartero fue la primera novela de Bukowski, sus días en el servicio postal estadounidense, las rutas y las normas, los diferentes estratos dentro del servicio, los compañeros y el sexo ocasional, el dolor del cuerpo y los días que se van en trabajar y dormir, la estupidez gregaria y los pequeños atisbos de libertad en las mujeres, los hipódromos. En Cartero, Bukowski no incide tanto en los cambios de trabajo o de mujeres como en sus posteriores Factotum y Mujeres, no se centra en juegos de cama y una ristra de polvos salvajes donde lo que menos importa es el nombre de la amante. Cartero es la lucha de un hombre por salirse del sistema, por no dejarse atrapar, por preferir el hambre a la sumisión. Bukowski dispara contra las normas absurdas.

    Hay un puñado de buenas escenas en Cartero, mujeres que acaban en moteles de ínfima clase, pueblerinas soñadoras que creen en las palabras de amor de un desconocido, carteros pasados de vueltas y las amonestaciones de supervisores dictatoriales, los días en el hipódromo en una extraña calma, los cambios de casa, de la ciudad a un pequeño pueblo y de vuelta a un apartamento y la imposibilidad de una rutina y una vida en común, el nacimiento de la hija de Hank y el cuerpo de la mujer como único motivo para perder la razón.

    Bukowski es escritura rápida y directa, es definir una escena y unos personajes con el menor número de palabras posibles, es la burla sobre el sistema establecido, es la lucha por salir adelante, por no sucumbir a normas ajenas, es la picaresca en el siglo XX y la búsqueda (a veces compulsiva) del placer, es obscenidad y ternura. También es tristeza, ser testigo de otras derrotas y muertes, de sueños truncados, de ver la vida como una repetición extraña y asfixiante.

    Un día estaba en el bar, en el intermedio entre dos carreras, y vi a esta mujer. Dios o quien sea no para de crear mujeres y de lanzarlas al mundo, y el culo de ésta es demasiado grande y las tetas de esta otra son demasiado pequeñas, y esta otra está chiflada y aquélla es una histérica, y aquella otra es una fanática religiosa y ésa de más allá lee hojas de té, y ésta no puede controlar sus pedos, y la otra tiene una narizota, y ésta tiene piernas como palillos...
    Pero de vez en cuando surge una mujer toda en sazón, una mujer que estalla fuera de sus ropas... una criatura sexual, una maldición, el acabóse. Miré y allí estaba, en el fondo del bar. Estaba bastante bebida y el camarero no le quería servir más y ella empezó a organizar un escándalo y llamaron a uno de los policías del hipódromo. El policía la cogió del brazo llevándosela para fuera y ella no paraba de discutir.
    Charles Bukowski. Cartero. Traducción de Jorge Berlanga. Editorial Anagrama.

    http://caminosquenollevananingunsitio.blogspot.com.es/2015/08/cartero-charles-bukowski.html

    said on 

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