Post Office

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Publisher: Virgin

3.9
(4189)

Language: English | Number of Pages: 176 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Spanish , Italian , French , Swedish , Polish , Dutch , Korean

Isbn-10: 0753518163 | Isbn-13: 9780753518168 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Others , eBook

Category: Biography , Fiction & Literature , Humor

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Book Description
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  • 3

    Seguo paolo r

    Per caso entro in un gruppo per recensire un libro di Paolo Roversi, poi per caso leggo gli aforismi del vecchio Buk, per curiosità cerco e leggo Questo POST OFFICE. Si legge come se stessi ascoltando ...continue

    Per caso entro in un gruppo per recensire un libro di Paolo Roversi, poi per caso leggo gli aforismi del vecchio Buk, per curiosità cerco e leggo Questo POST OFFICE. Si legge come se stessi ascoltando Buk seduto davvero al tavolo di un bar tra un bicchiere ed una sigaretta. Non è il mio genere ma mi è piaciuto: l' ho trovato reale e concreto,un linguaggio come un parlato: scorrevole a tratti malinconico a tratti ironico.

    said on 

  • 2

    Lavorare per vivere?

    "Bisognava riempire più moduli per licenziarsi che per farsi assumere"

    E' il primo libro di Bukowski e, nel mio caso, anche il primo che leggo di questo scrittore, di cui avevo sentito parlare senza a ...continue

    "Bisognava riempire più moduli per licenziarsi che per farsi assumere"

    E' il primo libro di Bukowski e, nel mio caso, anche il primo che leggo di questo scrittore, di cui avevo sentito parlare senza aver mai fatto il passo di avvicinarmi alla sua produzione. Devo dire che la lettura mi ha restituito l'atmosfera di certa "america di periferia" che conosciamo attraverso le pellicole cinematografiche, quelle più distanti dal genere blockbuster. Un anti-eroe, quello di Henry Chinaski, il protagonista del romanzo, che lotta contro la monotonia di un lavoro (in questo caso alle Poste, ma non necessariamente solo esse) che spesso in certe condizioni ti affatica mentalmente più che materialmente, svuotandoti di ogni aspirazione e appiattendoti in una vita squallida e ripetitiva. La narrazione sembra volutamente adeguarsi a questa situazione per renderla al meglio, con una scrittura "bassa" e "povera" (ma non per questo mediocre) che forse mette un po' d'angoscia, ma che è assolutamente necessaria.
    L'ho letto in un giorno, e non mi ha tolto la curiosità per questo scrittore, di cui sicuramente leggerò ancora qualche altra cosa.

    said on 

  • 5

    Questo, fino ad ora, è il più bel libro di Bukowski che abbia mai letto!
    Sarà che in passato ho lavorato come postino, quindi mi sono ritrovato in tantissime situazioni da lui descritte, ma finalmente ...continue

    Questo, fino ad ora, è il più bel libro di Bukowski che abbia mai letto!
    Sarà che in passato ho lavorato come postino, quindi mi sono ritrovato in tantissime situazioni da lui descritte, ma finalmente ho trovato in questo libro non la solita auto commiserazione e un po' troppo ego, ma il racconto di una persona normale (magari un po' fuori dagli schemi) che si arrabatta come può per sopravvivere rimanendo fedele alla sua natura randagia.

    said on 

  • 4

    Trionfo dell'antieroe

    Se siete amanti del lirismo sicuramente il caro vecchio Charles non fa per voi.
    Più che leggere un libro sembra quasi di essere in un bar ad ascoltare le confidenze di un amico.
    Scrittura diretta, lin ...continue

    Se siete amanti del lirismo sicuramente il caro vecchio Charles non fa per voi.
    Più che leggere un libro sembra quasi di essere in un bar ad ascoltare le confidenze di un amico.
    Scrittura diretta, linguaggio spesso scurrile e quell'approccio dissacrante e decadente alla vita che è la vera essenza della produzione letteraria bukowskiana.
    Il personaggio di Chinaski, il perdente per eccellezza che non vuole insegnare e dimostrare nulla, mi ha diveertito ed intenerito.

    said on 

  • 2

    Non mi emoziona

    Bukowski non mi trasmette nulla...La lettura è senza dubbio semplice e diretta (ma a tratti noiosa) ma le vicende che narra sono ripetitive e senza emozioni.

    said on 

  • 5

    Bukowski e Primo Levi (!)

    Faccio una cosa un po’ strana… una sola recensione per due libri totalmente diversi e che non hanno nulla a che fare l’uno con l’altro!

    È capitato per caso che leggessi “Post Office” di Bukowski conte ...continue

    Faccio una cosa un po’ strana… una sola recensione per due libri totalmente diversi e che non hanno nulla a che fare l’uno con l’altro!

    È capitato per caso che leggessi “Post Office” di Bukowski contemporaneamente a “I sommersi e i salvati” di Primo Levi. È superfluo rivelare come i due libri abbiano argomenti e stili totalmente differenti, ma non di meno mi è stato impossibile non “sovrapporli”, proprio per questa fatalità.
    “Post Office” tratta della vita dell’ormai mitico Henry Chinaski, alter-ego dell’autore, divisa tra donne, alcool, sigarette, corse dei cavalli e uno svogliato lavoro alle poste, nel quale accanto alla sciatteria e alla svogliatezza trova posto una strana forma non solo di simpatia ma anche di una sorta di assennatezza, filosofia di vita, critica della società: in ultima analisi di moralità, senso etico del protagonista. Il tutto in uno stile diretto, senza eufemismi, un po’ minimalista, umoristico, tipico del “realismo sporco”... anche se appunto… “realismo sporco” è una definizione “stretta” per Bukowski.
    “I sommersi e i salvati” è invece una lunga riflessione nella quale non mancano narrazioni dirette della vita nel Lager e su cosa questa significhi e abbia significato per l’uomo, la società e la storia. E lo stile è quello del più semplice, diretto, schietto, asciutto, esaustivo e autentico realismo (o neo-realismo).
    Eppure c’è qualcosa che, se non altro per il fatto di averli letti contemporaneamente, accomuna i due libri.
    Riporto una frase che descrive “Post Office”, presa da Wikipedia: “L'ufficio postale, trasparente metafora della società organizzata, si erge come un asettico Moloch a contrastare in modo arcigno e implacabile la libertà, al punto che l'unica possibilità di acquisirla definitivamente e goderla resta il licenziamento, dall'ufficio come dalla società. Ed è quello che Chinaski infine otterrà preparandosi a un gioioso futuro da dropout.”
    C’è un’abissale ed incolmabile distanza tra l’ufficio postale e il Lager, così come tra l’impiegato delle poste e il deportato, tra l’organizzazione interna delle poste descritta da Bukowski e l’organizzazione interna del Lager, tra il licenziamento dal posto alle poste e la fuga dal campo, tra “l’asettico Moloch” che può rappresentare l’ufficio postale e lo stesso “asettico Moloch” che è rappresentato dal Lager ed infine tra il futuro da “dropout” rappresentato dalla libertà del licenziato dalle poste e quello della libertà acquisita dal reduce o dal sopravvissuto. Eppure non credo che, rilevata la distanza tra i due, sia del tutto insensato vederci un parallelismo: lontani ma paralleli.
    Sono due analisi psicologiche di due società: l’una quella americana anni ‘60/’70 metaforicamente impersonata dall’ufficio postale, l’altra quella delle bassezze morali mai raggiunte nella storia mondiale del Lager. Ed è sorprendente rilevare come, ripeto… pur nella loro incolmabile distanza, appunto, questi meccanismi psicologici sociali (e con psicologia non intendo quella dell’eterno teatro dell’inconscio dove Amleto, Edipo ecc ecc recitano senza sosta la loro parte, o quella dei deliri sulla mamma o sul papà o la sorella o insomma –per dirla come direbbe Gilles Deleuze, dal quale riprendo questo concetto- dei “petite affaire privée” di cui si occupa in maniera ambigua la bassa psicologia affetta dalla morbosità di chi la pratica, ma la vera psicologia, cioè quella che si occupa del delirio come mondo intero, si delira sulla storia, sulla geografia, le tribù, il deserto i popoli, il clima, le razze, il delirio è geografico politico) ebbene… questi meccanismi psicologici dei due libri abbiano le stesse identiche radici umane!
    E tutto ciò fa risaltare come l’una situazione (quella della “normalità”, per esempio di un ufficio postale nel libro di Bukowski) possa essere terreno fertile (e lo è stato! Per esempio appunto nel caso delle radici del nazismo, che nascono da una situazione sociale definibile “normale”) per abissi di mostruosità come quelli descritti in “I sommersi e i salvati”.
    Ma a parte questo parallelo (certamente personale e dettato dal fatalismo delle due letture simultanee), Bukowski va letto perché fa ridere, è leggero, divertente, simpatico e soprattutto perché riesce ad essere tutto questo in una maniera veramente profonda ed autentica.
    Ed è scritto pure benissimo e la bellezza della sua scrittura è consolatoria.
    E Primo Levi va letto perché va letto.

    La stessa recensione anche per l’altro libro!

    said on 

  • 5

    POST OFFICE - CHARLES BUKOWSKI Déja-vu delle Poste Italiane??! DA LEGGERE

    Primo libro che leggo di Bukowski e i pregiudizi sull'autore erano molto pressanti (a 18 anni lessi mezza pagina di "Compagni di sbronze" e mi venne da vomitare, beata adolescenza innocente), ma quest ...continue

    Primo libro che leggo di Bukowski e i pregiudizi sull'autore erano molto pressanti (a 18 anni lessi mezza pagina di "Compagni di sbronze" e mi venne da vomitare, beata adolescenza innocente), ma questo libro è spassosissimo! Ho riso dall'incipit - STREPITOSO - alla prima riga subito dopo - STUPEFACENTE - fino alla fine del libro. Ho trovato tante similitudini con il sistema italiano dei dipendenti pubblici (ex Poste?) (alcuni lavorano... ma PERCHE' bisogna sottolinearlo...?) e ai sindacati, incredibile, SINDACATI negli Stati Uniti. Eh sì, stesso sistema... Chi legge il libro capirà.
    Ma soprattutto: questo è un romanzo non lascivo (ne ho letti molti di libri, dall'adolescenza in poi??), non troppo alcolico (quasi troppo, però), non estremo, come invece avevo sospettato. E' stupendo! E' un'autobiografia, una testimonianza. Non so se i successivi di B saranno all'altezza, ma questo merita davvero. Ne consiglio caldamente la lettura. Il protagonista - palesemente l'alter ego di B - è un personaggio più complesso dello stereotipo a cui siamo avvezzi. E' simpatico, irriverente, con le sue fragilità, il suo ben delineato carattere (che può non piacere, ma ce l'ha). La lettura mette di buon umore, si parla di un uomo esuberante (direi che l'aggettivo è azzeccato). Gli altri personaggi sono ben delineati. Lui ha un'evoluzione. La storia ha un'evoluzione, tutti i personaggi ce l'hanno questa evoluzione... Bello, ispirato.
    E' un romanzo di formazione (o disfacimento, mettetela come volete, secondo me è di formazione), il personaggio matura (matura il proprio carattere, delle idee, dei progetti). E' il resoconto di un periodo. Il libro l'ho finito in due serate. E l'ho tutto sottolineato, a matita. Le parti che facevano ridere. Sono tante. Alcune, è vero, sono scurrili. E se è vero che scriveva di sesso per fare soldi... Meglio, molto meglio questo di certe sfumature. Quelle sì che mi hanno fatto vomitare. Ma quel librazzo non l'ho comprato né letto, tranne mezza pagina in libreria... E a un'altra età, non da adolescente. Blah (con tutto il - POCO, lo ammetto, è proprio poco poco - rispetto per chi si NUTRE di certi libri: perchè i libri nutrono l'anima)

    said on 

  • *** This comment contains spoilers! ***

    4

    Cartero

    Cartero es la primera novela de Bukowski. En ella, a través de su alter ego: Chinaski, narra las pericias que experimentó durante su paso por la oficina de correos de Los Ángeles.

    Bukowski usa un leng ...continue

    Cartero es la primera novela de Bukowski. En ella, a través de su alter ego: Chinaski, narra las pericias que experimentó durante su paso por la oficina de correos de Los Ángeles.

    Bukowski usa un lenguaje directo, crudo, sin ornamentos para compartir episodios llenos de humor e irreverencia. Reflejo inverso del "american dream", Chinaski se toma la vida con calma. Dicen algunos estudiosos de la psicología: la deja fluir. No se inmuta ante el abandono de la pareja, el desempleo, la vida cómoda. Se revela y putea a la autoridad.

    Me gusta el texto para lectores desenfadados, divertidos. Me gusta para iniciar en la lectura a quien busque diversión.

    said on 

  • 3

    RECENSIONE #75

    Post Office, Charles Bukowski

    «Non potevo fare a meno di pensare, Dio mio, questi postini, non fanno altro che infilare le loro lettere nelle cassette e scopare. Questo è il lavoro che ...continue

    RECENSIONE #75

    Post Office, Charles Bukowski

    «Non potevo fare a meno di pensare, Dio mio, questi postini, non fanno altro che infilare le loro lettere nelle cassette e scopare. Questo è il lavoro che fa per me, oh, sì sì sì.»
    Sulla base di questa convinzione Henry Chinaski, alter ego dell’autore, decide di presentare domanda di assunzione all’ufficio postale di Los Angeles. Le cose, tuttavia, non sono proprio come lui le aveva immaginate: sin dai primi giorni dovrà fare i conti con tutta una serie di stupide regole alle quali non riesce proprio a conformarsi, collezionando un numero indefinito di ammonizioni, per non parlare del fatto che andare avanti ed indietro per la città con in spalla una borsa di cuoio colma di lettere non è certo la passeggiata che immaginava, specialmente nei giorni di pioggia o di caldo intenso.
    Ancor più frustrato di prima, Henry nel tempo libero continua ad affogare i suoi dispiaceri ed a sfogare le sue frustrazioni nei suoi passatempi preferiti: l’alcol, le donne e le corse dei cavalli.
    L’autore, attraverso il cinico e disilluso Chinaski, offre un interessante punto di vista, un modo nuovo di raccontare la realtà. Il protagonista è infatti un ubriacone e un menefreghista, che ha una scarsissima considerazione delle donne (“Le donne erano destinate a soffrire, non c’era da meravigliarsi che volessero sempre grandi dichiarazioni d’amore”; “Non è una novità che le donne ti si appiccicano addosso e non ti mollano più”) e non pensa mai al futuro, né tantomeno alla situazione politico-sociale, ma vive alla giornata e i cui unici veri interessi lo rendono uno scarto agli occhi della società.
    Il mio primo approccio al famosissimo Bukowski è stato dunque, nel complesso, abbastanza positivo. Sicuramente scoprire che il romanzo è fortemente autobiografico ha aumentato non poco la mia considerazione nei confronti di uno scrittore che conoscevo solo attraverso le numerosissime citazioni sui vari social. Da approfondire.
    Voto: 6,5/10
    Se vi va passate a trovarmi su facebook! www.facebook.com/quandounlibroticambialavita

    said on 

  • 5

    Beffardo, irridente, soprattutto pieno di una voglia incontenibile di assaporare la vita a pieni polmoni, di morderla, di addentarla, di inseguirla a perdifiato in tutte le sue mille evoluzioni e di e ...continue

    Beffardo, irridente, soprattutto pieno di una voglia incontenibile di assaporare la vita a pieni polmoni, di morderla, di addentarla, di inseguirla a perdifiato in tutte le sue mille evoluzioni e di esaurirne ogni possibilità. Una scrittura pulsante, carnale, VIVA. Un grande libro, per tutti coloro che credono fermamente l'esistenza non si risolva nella quotidianità meccanica e monotona del lavoro.

    said on 

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