Principesse

Di

Editore: Adelphi (Gli Adelphi, 189)

3.8
(40)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 185 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8845916219 | Isbn-13: 9788845916212 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Anna Rosa Azzone Zweifel

Disponibile anche come: Altri

Genere: Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
"La vicenda si svolge in un clima soffuso di tenue ironia; e a questo si deve, mi pare, la riuscita del romanzo. Tutti sono nervosi, inquieti, infelici, mentre il tocco narrativo di Keyserling li accompagna con grande freschezza e ariosità."
(Alfredo Giuliani)
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  • 3

    von Keyserling scrisse questo romanzo un anno prima della sua morte. Credo di non aver letto mai nulla che racconti in modo così "plastico" il crepuscolo e la morte dell'aristocrazia tedesca. In palaz ...continua

    von Keyserling scrisse questo romanzo un anno prima della sua morte. Credo di non aver letto mai nulla che racconti in modo così "plastico" il crepuscolo e la morte dell'aristocrazia tedesca. In palazzi, giardini, campi coltivati e boschi, si consumano la fine d'antiche certezze fatte di forme, regole e sentimenti che avevano quale loro unica ragione di sopravvivere la gentilezza e il decoro. Una lettura che sarebbe sbagliato ridurla a una semplice fiaba. A parer mio , il romanzo è una vera e disperata fotografia di un modo di concepire il mondo e la vita stessa da parte di una classe sociale destinata alla sua estinzione. I personaggi della storia devono, come dice l'autore, "andare sulle rotaie" come vere e proprie locomotive, senza nessuna possibilità d'uscire dalla traccia del percorso prefissato. Difficile per noi oggi comprendere tali manichini sociali, ma certamente appare evidente e convincente derivare dalla lettura del romanzo che la alta borghesia che ha sostituito tale classe dirigente ha unicamente e irrimediabilmente distrutta la ragione del recondito fascino dell'antica nobiltà: un raffinato e ieratico stile di vita. Scrivo questo e penso che mentre von Keyserling scriveva il romanzo il mondo si scannava e pativa le pene dell'inferno sui campi di battaglia della prima guerra mondiale.

    ha scritto il 

  • 5

    Ritratto di principessa da giovane

    "Quando mia madre mi portava nel bosco la mattina (...) per me era la felicità".

    Eduard Von Keyserling (1855-1918) apparteneva a quella sorta di nobiltà baltica, che era tedesca per lingua ma russa pe ...continua

    "Quando mia madre mi portava nel bosco la mattina (...) per me era la felicità".

    Eduard Von Keyserling (1855-1918) apparteneva a quella sorta di nobiltà baltica, che era tedesca per lingua ma russa per appartenenza politica. Tale condizione probabilmente influenzò quell'aristocrazia, quasi certamente lo scrittore, nel sentirsi in una condizione come sospesa, poco radicata. Ciò si riflette nelle opere del nostro autore. "Principesse" è infatti ambientato in un castello di campagna, fra quelle atmosfere evanescenti di cieli chiari che caratterizzano il Nord-Est europeo.

    Protagoniste una principessa vedova e le sue tre figlie già in età da marito.
    "Le principesse hanno la loro strada già segnata, devono muoversi come su rotaie; e se escono dalle rotaie sono perdute".
    Le due figlie maggiori ben presto si sposano adeguatamente e si trasferiscono lontano, cosicché Marie, la più giovane e non molto incline ai binari, viene ad occupare un grande spazio nelle vicende del libro.
    L'ambiente ricorda un po' le atmosfere di Cechov : personaggi, 'dilettenti del vivere' , fra qualche rimpianto e qualche speranza, che conducono un'esistenza oziosa, frastornati talvolta da eventi inattesi che producono forti emozioni.

    L'autore, ormai un classico della letteratura europea e una vera sorpresa per chi ancora non lo conosce, adegua magnificamente lo stile al mondo descritto. Può essere, inoltre, definito come grande 'pittore' di paesaggi letterari: la rappresentazione del succedersi delle stagioni penso catturi ogni lettore: quella natura nordica, con "muschio verde e rosso", mirtilli e lamponi, si trasforma con l'autunno tingendosi delle sfumature fra il giallo e il rossiccio, per avviarsi poi ai rigori dell'inverno, quando "nevicava quasi ininterrottamente, e ogni mattina gli alberi del parco, il giardino e il castello erano come avvolti in grandi onde di mussola bianca". La natura si ridesta con la brezza che fa volteggiare una pioggia di petali chiari che cadono sugl'invitati in giardino.

    Non c'è ovviamente solo questo: "tutto il castello con la sua vita solenne era pieno di porte chiuse dietro le quali le persone ballavano di nascosto". E la giovane Marie, di salute cagionevole, sogna una vita propria, vuole amare ed essere amata, non vuole sentir dire che "le principesse non si emancipano".
    Che cosa significa però emanciparsi ? Quali ulteriori responsabilità questa prospettiva comporta ?
    Forse aveva ragione Cesare Pavese quando sosteneva che "la maturità è tutto".

    ha scritto il 

  • 4

    ✰✰✰✰ molto buono

    Perché apprezzare Il bar delle Folies-Bergére o La colazione dei canottieri?
    Perché ammirare le fotografie di Nadar?
    Al di là degli aspetti tecnici, queste immagini hanno una loro storia e rappresenta ...continua

    Perché apprezzare Il bar delle Folies-Bergére o La colazione dei canottieri?
    Perché ammirare le fotografie di Nadar?
    Al di là degli aspetti tecnici, queste immagini hanno una loro storia e rappresentano l’immagine di un’epoca come la videro e la vissero artisti delle lastre o del pennello.
    Un’epoca chiaramente scomparsa ma di cui rimane traccia come arte e come immagine.

    Anche questo romanzo parla di un ambiente che non esiste più, di persone che sono morte da almeno un secolo, di educazioni e consuetudini antiche come le foto virate in seppia.
    Uscito nel 1917, scrittore morto nel 1918. Ma la guerra qui non c’è, né la rivoluzione d’ottobre.
    Siamo congelati un poco prima. Forse non graffia come l’Effi Briest di Fontane, ma …..

    Lo scrittore nacque in quella che poi divenne la Lettonia, ma visse a Vienna e Monaco.
    Nobiltà baltica di lingua tedesca, come tutti i suoi personaggi (salvo qualche nobile russo) che viveva delle grandi proprietà terriere.

    Una principessa vedova (di un marito che non si è fatto mancare nulla), un patrimonio rosicchiato, tre figlie, due che si sposeranno e una, la più giovane, malata di tbc. Un conte scapolo che da millanni corteggia (oh, con molta discrezione) la vedova.
    Vivono in campagna, i mezzi non permettono la vita di corte che potrebbero fare. La campagna è splendida, la vita noiosa corre su percorsi sempre uguali: le passeggiate, le gite, i cespugli di bacche, gli alberi da frutto, le istitutrici, le lezioni.

    Il nocciolo della storia è la vita.
    Nessuno di loro vive una vita vera. Quando le delusioni e i dolori che questa riserva a tutti colpiscono, trovano persone (donne) che hanno come sola difesa chiudersi ancora di più nella corazza che l’ambiente ha loro imposto.
    Roxane, sposata In Russia, perde il figliolino; Eleonore sposa del cugino principe ereditario ha un marito che è quanto di più lontano dagli eroi de I masnadieri; Marie riuscirà ad avere la forza di vivere quelle che per lei sono avventure (una fuga dal giardino e un’escursione con i vicini di casa), s’innamorerà e conoscerà le fantasie e le dolcezze che può riservare una panchina presso i cespugli di lillà, ma anche la superficialità maschile.

    Le figure “vive” della vicenda sono due ragazze: Hilda che vuole praticare studi e magari una professione e che non vede un principe azzurro nel cugino che ama e Britta, una specie di folletto dei boschi, nella quale la vita scintilla gloriosa di giovinezza.
    Il conte è a cavallo dei due mondi. Subisce il fascino di Britta, della vita finalmente, dimenticandosi dell’età e dei suoi acciacchi. Pagherà care le conseguenze della sua fuga sentimentale, perché la vita è troppo per lui ormai.
    Roxane e Eleonore tornando nella loro campagna non saranno più in grado di vederne il fascino. La gabbia dorata invasa di pace e tranquillità che funzionava come l’oppio, non è più per loro.
    Continueranno la loro esistenza inutile ingabbiata da mille formalismi con qualche dolorosa ferita.
    Almeno fino alla guerra e alla rivoluzione.
    Povere principesse.

    30.04.2015

    ha scritto il 

  • 3

    Un romanzo che non è facile collocare. Apparso per la prima volta nel 1917 e ambientato più o meno all'inizio del secolo, è tuttavia così ancorato nel "mondo di ieri" da portare il lettore a immaginar ...continua

    Un romanzo che non è facile collocare. Apparso per la prima volta nel 1917 e ambientato più o meno all'inizio del secolo, è tuttavia così ancorato nel "mondo di ieri" da portare il lettore a immaginarsi una società anteriore di parecchi decenni. Una storia amara, dove a te in giardino e rigide convenzioni si intreccia l'amara delusione di vite sprecate.

    ha scritto il