Quaderni di Serafino Gubbio operatore

Di

Editore: SEI

3.8
(587)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 261 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8805024066 | Isbn-13: 9788805024063 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Copertina morbida e spillati , Copertina rinforzata scuole e biblioteche , Tascabile economico , Copertina rigida

Genere: Narrativa & Letteratura , Filosofia

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Descrizione del libro
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  • 3

    Il bambino rincantucciato

    Serafino Gubbio trova un impiego come operatore presso una casa cinematografica. Qui, nascosto dietro la sua macchina da presa conosce vari personaggi, Varia in primis, avventuriera russa, che seduce ...continua

    Serafino Gubbio trova un impiego come operatore presso una casa cinematografica. Qui, nascosto dietro la sua macchina da presa conosce vari personaggi, Varia in primis, avventuriera russa, che seduce abbandona e distrugge i suoi amanti, tra cui un amico di Serafino stesso. Si snodano al di là delle cinepresa ed intorno al principale personaggio osservato, Varia appunto, altre storie, inclusa quella dell’amore non ricambiato di Serafino stesso per Luisetta, la figlia del suo padrone di casa. Il finale, che ometto per non rovinare il gusto della lettura, è sommamente drammatico.

    Bellissimo romanzo che racconta, con stile piano ma al contempo talvolta ricercatissimo fino al tecnicismo, come si andava, o meglio come Pirandello pensava si andasse prefigurando in quegli anni di crescente meccanizzazione il nostro mondo. Con capacità di visione quasi profetica peraltro.

    Nulla sappiamo di questo Serafino Gubbio, protagonista e voce narrante, non una descrizione fisica, se sia alto o basso o biondo o moro, lui è “una mano che gira la manovella” impassibile e lontano da ciò che riprende, quasi difeso, - sospettiamo che non ne reggerebbe l’urto altrimenti - dalla macchina da presa che filtra e scherma la crudezza feroce del vivere e dell'esistere.

    Non manca il tema delle maschere ovviamente, tanto caro a Pirandello, che indossiamo, a volte inconsapevoli, per poter affrontare gli altri ed il mondo. Soffocandoci un po', anzi parecchio.

    Altro spettro paventato, oggi col senno di poi fa sorridere magari, ma ben rende l’idea di che dibattito, pensieri e dubbi dovessero esserci in quegli anni di ascesa del cinema che introduceva il sonoro, il declino dell’arte per via del progresso tecnologico. La diagnosticata deriva del teatro, per esempio, arte superiore, a vantaggio del cinema letto come mera emulazione del reale e sua pallida ombra disincarnata.

    Ma non ci si ferma all’arte, si va a fondo sulla vita stessa, nei passaggi in cui Serafino amaramente si considera, nel suo ruolo di operatore, come “servo” di una macchina, costretto a tale stato per poter mangiare e vivere.

    Micidiale il passo in cui Gubbio rivede sua nonna invecchiata e quasi irriconoscibile. La casa dei suoi nonni ed i suoi nonni stessi erano nel suo immaginario lo scrigno dei suoi valori, della sua tranquillità. Ma in questo mondo in corsa dove tutto cambia, nulla è saldo, nulla è per sempre, neanche ciò che abbiamo di più intimo e caro.

    Serafino raggiungerà l'agiatezza economica ma è solo apparenza. Leggendo questo libro non si hanno dubbi, è la storia di uno sconfitto.
    ------------------------------------------------------------------------
    (cit.)

    "Eravamo già all'entrata del reparto del Positivo: finii d'esser Gubbio e diventai una mano"

    "Che mondaccio, signor Gubbio, che mondaccio è questo! che schifo! Ma pajono tutti... che so! Ma perché si dev'essere così? Mascherati! Mascherati! Mascherati! Me lo dica lei! Perché, appena insieme, l'uno di fronte all'altro, diventiamo tutti tanti pagliacci? Scusi, no, anch'io, anch'io; mi ci metto anch'io; tutti! Mascherati! Questo un'aria così; quello un'aria cosà... E dentro siamo diversi! Abbiamo il cuore, dentro, come... come un bambino rincantucciato, offeso, che piange e si vergogna!"

    ha scritto il 

  • 2

    Ho fatto molta fatica a leggere questo romanzo di Pirandello. Sono rimasta spiazzata dalla lingua usata che, per quanto chiara, risente del passaggio del tempo, ma soprattutto dalle lunghe digressioni ...continua

    Ho fatto molta fatica a leggere questo romanzo di Pirandello. Sono rimasta spiazzata dalla lingua usata che, per quanto chiara, risente del passaggio del tempo, ma soprattutto dalle lunghe digressioni.
    Ho letto un sacco di recensioni positive su Anobii, ma purtroppo non riesco a dare più di 2*.

    ha scritto il 

  • 5

    Abbandonarsi senza pregiudizi alla lettura

    Avevo dato a questo libro quattro stelle, ma poi ci ho ripensato: perché non cinque? Vero, non è la miglior opera di Pirandello, e nemmeno la più accurata, ma se fosse stata scritta da un pincopallin ...continua

    Avevo dato a questo libro quattro stelle, ma poi ci ho ripensato: perché non cinque? Vero, non è la miglior opera di Pirandello, e nemmeno la più accurata, ma se fosse stata scritta da un pincopallino emergente, e non da quell'assoluto genio, non avrei avuto alcuna esitazione nel considerarlo un libro stupendamente scritto. E' il paragone, seppur involontario, con le altre opere a confondere . Ma è bene giudicare un testo unicamente per quello che è, non per il suo autore o per confrontarlo. Quindi prego coloro che non son riusciti ad appassionarsene, di riprovarci ed andare, una volta tanto, oltre i paletti asfissianti della ragione.

    ha scritto il 

  • 0

    Le macchine e gli uomini

    Opera che secondo me poteva svilupparsi in maniera più interessante, ma non l'ha fatto.
    Troppo concentrato sulle vicende dei personaggi in maniera quasi superficiale, rispetto ai sentimenti e alle pas ...continua

    Opera che secondo me poteva svilupparsi in maniera più interessante, ma non l'ha fatto.
    Troppo concentrato sulle vicende dei personaggi in maniera quasi superficiale, rispetto ai sentimenti e alle passioni. Vero che è ambientato all'interno di un set cinematografico, dove realtà e finzione si succedo continuamente ma non mi ha convinto molto.
    Non particolarmente colpita.
    Preferisco un altro Pirandello.

    ha scritto il 

  • 4

    Era un po’ che non leggevo Pirandello, ed è stato come incontrare un vecchio amico.
    Ho ritrovato con piacere la musicalità delle parole, omaggi rispettosi alla Lingua Italiana coi loro accenti (bàttit ...continua

    Era un po’ che non leggevo Pirandello, ed è stato come incontrare un vecchio amico.
    Ho ritrovato con piacere la musicalità delle parole, omaggi rispettosi alla Lingua Italiana coi loro accenti (bàttito, carrùcola), le loro “j” (guaj, portinajo, jeri, gioja, operaj) e d’altra parte le doppie “i” (studii, vizii, solitarii) che sono lì per ricordare la pulizia, il rigore, la superiorità della Regola.
    E poi quei periodi lunghissimi, che partono da lontano, senza alcuna concessione alla fretta; sono circonvoluzioni del pensiero, che sembra stia andando a perdersi alla deriva e poi improvvisamente, con sapiente manovra, torna sulla rotta di una logica ineccepibile per arrivare all’unica inevitabile conclusione, che dà risposta alla domanda fondamentale (dove andrà a parare?); ebbene, questa è la strada affascinante del Ragionamento!

    Il protagonista del racconto è un operatore di cinepresa, un uomo che attraversa la vita senza lasciare traccia, destinato a non provare sentimenti.
    La macchina è una bestia affamata che si nutre di pezzi di vita; l’operatore è colui che, muto e impassibile, le dà da mangiare. È una mano che gira la manovella, si annulla nella macchina, è questa che si muove con le gambe di lui, ridotto a un silenzio di cosa.
    La cinematografia inganna, con finzioni più o meno stupide a cui la macchina conferisce l’illusione di realtà; da qui una serie di riflessioni godibilissime su cosa sia l’immagine, sul paradosso dell’istante fissato nell’immagine, sul tempo dell’istante che si dilata fino a morire.
    Nel dipanarsi del racconto, e nel suo epilogo parossistico, l’operatore col suo silenzio diviene il più definitivo e totale ed estremo spettatore, in una confusione di ruoli tipicamente pirandelliana.

    E poi sarebbero arrivati il sonoro, il colore, il digitale, il 3D, la TV, Facebook, i telefonini…

    ha scritto il 

  • 5

    http://antoniodileta.wordpress.com/2013/09/10/quaderni-di-serafino-gubbio-operatore-luigi-pirandello/

    “Studio la gente nelle sue più ordinarie occupazioni, se mi riesca di scoprire negli altri quello ...continua

    http://antoniodileta.wordpress.com/2013/09/10/quaderni-di-serafino-gubbio-operatore-luigi-pirandello/

    “Studio la gente nelle sue più ordinarie occupazioni, se mi riesca di scoprire negli altri quello che manca a me per ogni cosa ch’io faccia: la certezza che capiscano ciò che fanno.
    In prima, sì, mi sembra che molti l’abbiano, dal modo come tra loro si guardano e si salutano, correndo di qua, di là, dietro alle loro faccende o ai loro capricci. Ma poi, se mi fermo a guardarli un po’ addentro negli occhi con questi miei occhi attenti e silenziosi, ecco che subito s’aombrano. Taluni anzi si smarriscono in una perplessità così inquieta, che se per poco io seguitassi a scrutarli, m’ingiurerebbero o m’aggredirebbero.
    No, via, tranquilli. Mi basta questo: sapere, signori, che non è chiaro né certo neanche a voi neppur quel poco che vi viene a mano a mano determinato dalle consuetissime condizioni in cui vivete. C’è un oltre in tutto. Voi non volete o non sapete vederlo. Ma appena appena quest’oltre baleni negli occhi d’un ozioso come me, che si metta a osservarvi, ecco, vi smarrite, vi turbate o irritate.”
    (Luigi Pirandello, “Quaderni di Serafino Gubbio operatore”)

    “Quaderni di Serafino Gubbio operatore” fu pubblicato inizialmente a puntante sulla rivista “Nuova Antologia”, nell’estate del 1915, per poi essere edito nel 1916 e 1917, e infine, con ulteriori modifiche, nel 1925. È un romanzo scritto in forma di diario, strutturato in sette quaderni, con il quale il protagonista - narratore, impiegato come operatore presso la casa cinematografica Kosmograph, ci narra le vicende dell’ultimo anno della sua vita. Il suo è un lungo racconto in prima persona, una serrata disquisizione polemica sull’alienazione dell’uomo moderno alle prese con le macchine, con la progressiva disumanizzazione dalle stesse indotte nonché, su un piano più generale, sull’assurdità dell’esistenza.
    Gubbio, per sfuggire ai suoi tomenti interiori, studia le persone che lo circondano, per scoprire se abbiano, a differenza sua, certezze sulle quali fondare il loro frenetico affaccendarsi quotidiano, scoprendo che non è così, che sono anch’esse affette da turbamenti e follia più o meno latenti. Il lavoro che svolge, ottenuto per un puro gioco di coincidenze, lo mette in condizione di eseguire meccanicamente un ruolo, cioè quello di riprendere la recitazione altrui, il che gli consente, in quei frangenti, di non vivere l’esistenza, non porsi domande insolubili, sospendere l’esercizio quotidiano del superfluo pensare che ci differenzia dagli oggetti, insomma essere “una mano che gira la manovella” e nulla più. Non appena dismessi gli abiti da operatore, però, egli si ritrova sommerso dai dubbi propri e da quelli altrui, ingabbiato come la tigre destinata a morire per la realizzazione di uno stupido film, intrappolato in meccanismi, relazioni sociali che il più delle volte gli cadono addosso per mera casualità.
    Gubbio anela il silenzio e trova nella scrittura una sorta di sfogo - vendetta contro coloro che gli impediscono di raggiungerlo e lo avvolgono nelle loro spire. Gli altri personaggi del romanzo sono tutti caratterizzati da doppiezze, maschere, travestimenti, crisi d’identità, ossessioni amorose, insomma anche in questo romanzo ritroviamo temi presenti in altre opere di Pirandello. Per salvarsi bisognerebbe avere la capacità di essere un perfetto e insensibile meccanismo che registra le esistenze altrui, ma è impossibile restare impassibili, si è destinati a soffrire e a essere fagocitati dal “fragoroso e vertiginoso ritmo della vita”, specie nella moderna società industrializzata delle macchine, del culto del progresso.
    Il romanzo esprime una concezione “pessimistica” e di accusa contro le degenerazioni dell’industrializzazione ma, grazie all’umorismo proverbiale di Pirandello, non si tramuta mai in una patetica e cinica rappresentazione, bensì si legge tutto d’un fiato, con la sensazione di trovarsi quasi, è il caso di dirlo, in una meravigliosa centrifuga di parole. Per me, che pure ho letto altri romanzi e novelle di Pirandello, è stata una tardiva ma piacevolissima scoperta.

    “Noi possiamo benissimo non ritrovarci in quello che facciamo; ma quello che facciamo, caro mio, è, resta fatto: fatto che ti circoscrive, ti dà comunque una forma e t’imprigiona in essa. Vuoi ribellarti? Non puoi. Prima di tutto non siamo liberi di fare quello che vorremmo: il tempo, il costume degli altri, la fortuna, le condizioni dell’esistenza, tant’altre ragioni fuori e dentro di noi, ci costringono spesso a fare quello che non vorremmo; e poi lo spirito non è senza carne; e la carne, hai un bel sorvegliarla, vuol la sua parte. E a che si riduce l’intelligenza, se non compatisce la bestia che è in noi? Non dico scusarla. L’intelligenza che scusi la bestia, s’imbestialisce anch’essa. Ma averne pietà è un’altra cosa! Lo predicò Gesù, dico bene, signor Cesarino? Dunque tu sei prigioniero di quello che hai fatto, della forma che quel fatto ti ha dato. Doveri, responsabilità, una sequela di conseguenze, spire, tentacoli che t’avviluppano e non ti lasciano più respirare. Non far più niente, o il meno possibile, come me, per restare liberi il più possibile? Eh sì! La vita stessa è un fatto! Quando tuo padre t’ha messo al mondo, caro, il fatto è fatto.”

    ha scritto il 

  • 5

    Un bellissimo romanzo del grande Pirandello che propone vecchi e nuovi temi. In un'epoca in cui si esalta la potenza delle macchine, l'autore ne mette in risalto gli aspetti inquietanti e gli effetti ...continua

    Un bellissimo romanzo del grande Pirandello che propone vecchi e nuovi temi. In un'epoca in cui si esalta la potenza delle macchine, l'autore ne mette in risalto gli aspetti inquietanti e gli effetti alienanti sull'uomo, narrando le vicende di un operatore cinematografico. L'"uomo-macchina" Gubbio, ormai incapace di esprimere liberamente le proprie emozioni in un ambiente in cui regna la messa in scena, come una semplice continuazione meccanica della propria cinepresa, rimane impassibile e continua a filmare senza emozioni fino alla fine, anche quando il dramma e la morte vera vanno in scena.

    ha scritto il 

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