Quaderni russi

La guerra dimenticata del Caucaso

Di

Editore: A. Mondadori (Strade blu Fiction)

4.0
(2)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 180 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo

Isbn-10: 8804613793 | Isbn-13: 9788804613794 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Fumetti & Graphic Novels , Storia , Politica

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Descrizione del libro
Quando, il 7 ottobre del 2006, Anna Politkovskaja fu assassinata rimasi scioccato. La brutalità di una democrazia travestita, per la quale i sovietologi hanno coniato il termine democratura, aveva parlato. Ho trascorso quasi due anni tra Ucraina, Russia e Siberia, per cercare di capire, registrare, viaggiando in compagnia dei miei quaderni da disegno. Cosa era stata l'Unione Sovietica? Così è nato questo libro di storie di persone piccole, che attraverso il racconto mi hanno aiutato a cercare di dipanarlo, questo mistero russo. La scintilla arrivò al mio arrivo a Mosca, il 19 gennaio 2009, quando con un colpo alla nuca furono assassinati l'avvocato, e amico di Anna Politkovkaja, Stanislav Markelov e Anastasia Baburova, stagista della Novaja Gazeta, il giornale che pubblicava i reportage di Anna. Poi certo, Parajanov, il grande regista giorgiano di origine armena, allievo spirituale di Pierpaolo Pasolini. Arrestato e deportato per quasi cinque anni in Siberia. Il suo crimine? Non avere aderito ai canoni del realismo socialista. In compagnia dei suoi film, nei lenti giorni di viaggio ho attraversato in treno il cuore della Siberia e forse compreso un poco della meravigliosa disperazione russa. Un reportage disegnato sottoforma di graphic novel.
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  • 4

    La questione cecena

    Questo Quaderno di Igort (il terzo che leggo) parla della guerra del Caucaso, della Cecenia e della donna che ha cercato di raccontare le terribili storie legate a questi luoghi, Anna Politkovskaja.

    I ...continua

    Questo Quaderno di Igort (il terzo che leggo) parla della guerra del Caucaso, della Cecenia e della donna che ha cercato di raccontare le terribili storie legate a questi luoghi, Anna Politkovskaja.

    Il libro è abbastanza breve e ci consente di avere un'idea abbastanza precisa sui fatti avvenuti; ovviamente è stata privilegiata l'efficacia della comunicazione (disegni realistici e molto molto belli), invece della precisione e della esaustività. In questo modo la fruizione è certamente ottimizzata, ma essendo l'approfondimento limitato non possono non restare dei dubbi quando nel libro si getta la responsabilità solo sui russi della guerra cecena (anche se la presenza di petrolio nella regione caucasica ci lascia ben pochi dubbi in merito).

    In ogni modo chi, come la giornalista Anna Politkovskaja, l'avvocato Stanislav Markelov, l'agente segreto russo Litvinenko, si è ribellato cercando di denunciare le atrocità, le torture, le violenze, le esecuzioni, gli stupri, la corruzione dell'esercito russo nei confronti dei ceceni è stato ucciso senza remore e senza troppo scalpore, chi con la pistola, chi con il Polonio-210.

    Resta la estrema violenza del racconto dei fatti. Un genocido atroce e nascosto, che avviene nel più assoluto silenzio internazionale. I metodi russi sono ben rappresentati dai fatti del teatro Dubrovka del 2002, quando 39 militari ceceni presero in ostaggio 850 spettatori e la polizia russa ne uccise buona parte con un gas letale, o nella gestione della crisi della scuola di Beslan nel 2004, in cui 32 ceceni prendono in ostaggio una scuola con circa 1200 persone e l'azione dei militari portò all'uccisione di più di 200 bambini e al ferimento di 700 persone o in quella che si chiama "Zachistka", ossia il rastrellamento di centinaia di persone con il solo fine di massacrarle.

    Veramente difficile coniugare l'immagine internazionale che Putin e la Russia si vuole dare e questi fatti efferati e di una violenza inaudita. L'Occidente, dov'è?

    ha scritto il 

  • 4

    Uno non si immagina che un fumetto possa essere così crudo, forte, terribile nell'evocare atrocità, cruento.
    E' questa la bellezza de "Quaderni russi", il fatto che NON bisogna dimenticare le bestiali ...continua

    Uno non si immagina che un fumetto possa essere così crudo, forte, terribile nell'evocare atrocità, cruento.
    E' questa la bellezza de "Quaderni russi", il fatto che NON bisogna dimenticare le bestialità della guerra.

    ha scritto il 

  • 4

    Zachistka, questa parola dal suono sinistro significa, in termini militari, rastrellamento. Ma in un contesto nel quale il massacro del ceceno è prassi quotidiana e passatempopreferito del soldato rus ...continua

    Zachistka, questa parola dal suono sinistro significa, in termini militari, rastrellamento. Ma in un contesto nel quale il massacro del ceceno è prassi quotidiana e passatempopreferito del soldato russo di stanza nel Caucaso. le zachistki sono nient’altro che razzie, spedizioni punitive. La violenza gratuita contro gli inermi, le donne, i vecchi o i bambini è come una droga, da dipendenza. Al punto che i soldati, tornati in Russia, non possono farne a meno… L’abitudine irrinunciabile alla violenza è studiata dai medici, che la chiamano “sindrome cecena”. E’ ben nota, ma nessuno si occupa di curarla.

    Non credo di potere aggiungere altro… orrore, orrore, orrore.

    ha scritto il 

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