Quaderno proibito

Di

Editore: Mondadori - De Agostini (Evergreen)

4.0
(363)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 264 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: A000027459 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Paperback

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Rosa

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Descrizione del libro
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  • 0

    Questo libro stava per finire tra gli "abbandonati". Il motivo principale: la povertà del lessico (e per lessico "povero" non intendo né semplice, né piano) e alcune banalità un po' irritanti, del tip ...continua

    Questo libro stava per finire tra gli "abbandonati". Il motivo principale: la povertà del lessico (e per lessico "povero" non intendo né semplice, né piano) e alcune banalità un po' irritanti, del tipo (anche se non proprio dette così) che anche i ricchi non sono felici e cose del genere. Poi è successo qualcosa, man mano che proseguo la storia mi prende, nonostante il linguaggio appiattito mi prende, ed è la capacità - la grande capacità - delle de Cespedes di narrare storie che inchiodano alla lettura, accompagnando tra le pagine il lettore sino a renderlo complice e a fargli sollevare le pieghe più nascoste dei suoi personaggi.

    Storia.
    La protagonista acquista un diario per scrivervi i propri pensieri, Gesto eversivo, da lei considerato proibito perché intuisce da subito, anche se ancora non ne ha piena coscienza, che con quel quaderno si dà la possibilità di essere finalmente se stessa, di tornare Valeria , e di non essere più esclusivamente "mammà" come la chiamano i figli e soprattutto il marito,
    Ma il percorso del mettersi a nudo e dello scoprirsi spalanca porte su pensieri (e desideri) nascosti, cacciati giù da anni, che ora sgomitano per venire alla luce e reclamare il loro diritto a esistere.
    Valeria non ce la farà: rifiuterà il dono che l'ora incerta della vita, quella in cui è possibile che tutto cambi, offre a ognuno di noi.

    Libro sincero, tenero, senza fronzoli, che pur senza dire troppo, spiega benissimo le motivazioni e le psicologie di tutti i personaggi.

    Libro sconsigliatissimo alle donne (ma anche agli uomini) che sanno di essere insoddisfatti ma non hanno il coraggio di fare il passo nell'unica direzione possibile.

    Alla fine Valeria decide di tornare a essere solo "mammà". Ma, a mia e ad altrui consolazione, io so per certo che nel mondo parallelo dove vagano i personaggi inquieti che non hanno ricevuto dall'autore sulla carta la pietas dovuta, Valeria è di nuovo Valeria, e da lì ci sorride, e anche ci irride, un po'.

    ha scritto il 

  • 3

    Costruito come un diario, questo romanzo rappresenta un percorso di consapevolezza.
    Quando ha cominciato a scriverlo, la protagonista, quarantenne con figli già grandi, credeva d'essere giunta al punt ...continua

    Costruito come un diario, questo romanzo rappresenta un percorso di consapevolezza.
    Quando ha cominciato a scriverlo, la protagonista, quarantenne con figli già grandi, credeva d'essere giunta al punto in cui si traggono le conclusioni della propria vita. Ma l'esperienza che le viene da questo lungo interrogarsi sul quaderno, le insegna invece che si tratta solo di un angoscioso tentativo destinato a fallire inesorabilmente.
    I rapporti, le relazioni, i sentimenti, i pensieri, tutto, impresso nero su bianco, non è più come le appariva.
    Dal momento preciso in cui inizia a scrivere, da sola, di notte, rubando il tempo e nascondendosi, ogni fatto quotidiano annotato, assume un valore diverso, più profondo forse, che non averlo vissuto e basta. Metterlo per iscritto è un po' come immortalarlo nel suo accadere e renderlo così indelebile e pressante. La leggerezza del vivere lascia così, improvvisamente, il posto al turbamento, condannandola ad ammirare una vita senza scampo, come ormai percepisce la sua, costellata com'è da quel continuo fingere di dormire e rimanere sveglia nella propria angoscia senza che il marito se ne avveda.
    Il fatto che l'azione si svolga nei primi anni '50, rende le argomentazioni certamente datate, ma ciò non fa sì che le riflessioni della protagonista e la logica, con la quale sviscera ed analizza le proprie vicende intime, risultino meno incisive.

    ha scritto il 

  • 5

    Proibito vivere

    Un racconto di rara bellezza e intensità.
    Dal primo atto di trasgressione: comprare un quaderno per scrivere un diario, ne seguiranno altri, quasi tutti consumati nell'intimità di una solitudine femmi ...continua

    Un racconto di rara bellezza e intensità.
    Dal primo atto di trasgressione: comprare un quaderno per scrivere un diario, ne seguiranno altri, quasi tutti consumati nell'intimità di una solitudine femminile che, pur aprendosi alla consapevolezza attraverso la scrittura, non ha la forza di cambiare lo stato delle cose. Che è rappresentato essenzialmente dalla famiglia, specchio del mondo, microcosmo significativo di una condizione generale, storicamente collocata, certo (sono gli anni 50, a Roma, in un contesto piccolo borghese), ma anche raffigurazione di un modus vivendi (et operandi) che ne trascende la transitoria contingenza.
    La mentalità chiusa, la grettezza, il luogo comune sono l'humus di cui Valeria si nutre, il frutto di una educazione fondata sulla repressione del desiderio e del diritto a vivere per se stessi, anche e soprattutto. Invece Valeria è al servizio di tutti, la sua identità è annullata, il suo nome proprio è scivolato definitivamente nell'oblio; anche per suo marito è diventata solo "mammà" ovvero la perfetta identificazione nel suo ruolo, l'unico possibile.
    ll meccanismo silenziosamente spietato delle relazioni familiari viene qui sapientemente disvelato dallo sguardo acuto di Alba de Céspedes, che dona, insieme alla grazia, anche la misura esatta del dolore alla voce intensa della sua protagonista, diventata via via più consapevole della sua ineluttabile condizione di prigioniera, dentro i legami familiari, dentro la casa, "dietro le sbarre che non possiamo abbattere perché non sono fuori di noi, ma in noi stessi".

    ha scritto il 

  • 5

    La letteratura - come la rivoluzione - non è un pranzo di gala

    Esattamente: la letteratura - come la rivoluzione - non è un pranzo di gala. Ed è proprio attraverso la letteratura che donne come Sibilla Aleramo o la De Céspedes hanno fatto la loro e la nostra rivo ...continua

    Esattamente: la letteratura - come la rivoluzione - non è un pranzo di gala. Ed è proprio attraverso la letteratura che donne come Sibilla Aleramo o la De Céspedes hanno fatto la loro e la nostra rivoluzione.

    Uno sguardo alla condizione della donna, uno sguardo ancora ingabbiato nello stereotipo della donna-moglie-madre perfetta ma fortemente proteso all'esterno. Valeria si barcamena tra gli insegnamenti della propria madre e quelli della propria figlia: "pare che ella si sia liberata per sempre dal peccato", dice, odiandola per questo e, in un certo senso, ammirandola e invidiandola.

    E' la storia oppressiva della condizione femminile, resa con i sotterfugi utilizzati dalla protagonista per poter scrivere sul suo diario. Quella scrittura (e, dunque, quella letteratura) che la guiderà lungo il percorso verso la consapevolezza di un sé femminile che, alla fine, rimarrà immutabile. Simile - eppur tanto diversa - a quella Sibilla Aleramo che, in Una donna, rinuncia a tutto, finanche al proprio figlio, per essere davvero Donna. La Donna di un'epoca che deve ancora venire.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    "Ho tanta voglia di ridere. Forse tutto ciò vuol dire soltanto che sono stanca, dovrei prendere un ricostituente".

    Questo libro è bellissimo. Mi ha riempito gli occhi, l'anima e il cuore. È triste e dolce. Brilla per la sua disarmante semplicità; non c'è bisogno di troppe complicazioni, pensieri contorti, analisi ...continua

    Questo libro è bellissimo. Mi ha riempito gli occhi, l'anima e il cuore. È triste e dolce. Brilla per la sua disarmante semplicità; non c'è bisogno di troppe complicazioni, pensieri contorti, analisi sociopsicologiche, frasi a effetto rivelanti chissà quali grandi verità: “Imparare a comprendere le cose minime che accadono tutti i giorni, è forse imparare a comprendere davvero il significato più riposto della vita.” Ecco cose scrive Valeria nel suo diario proibito. Ma non scrive solo questo: il suo è un racconto di vita, è un percorso di consapevolezza e crescita. Adombrato dalla rassegnazione: “Quando ci siamo separati avrei voluto richiamarlo: ho sentito che era la mia ultima possibilità di essere giovane che si allontanava”.
    I commenti positivi degli anobiiani a questo libro, che ringrazio perchè mi hanno convinto a leggerlo, sono tutti molto interessanti e vi invito a leggerli.
    Ho capito perchè non sia mai riuscita a tenere un diario. Mica, come ho sempre pensato, perché incostante, pigra e disordinata. Ma perchè banalmente fissare le parole su carta dá più peso alle idee, alle esperienze, alle emozioni. Non tenere il diario per me è sicuramente una forma di legittima difesa.
    "Siamo sempre inclini a dimenticare ciò che abbiamo detto o fatto nel passato, anche per non avere il tremendo obbligo di rimanervi fedeli. Mi pare che altrimenti tutti dovremmo scoprirci pieni di errori, e, soprattutto, di contraddizioni, tra quello che ci siamo proposti di fare e quello che abbiamo fatto, tra quello che avremmo desiderato di essere e quello che ci siamo accontentati di essere in realtà.”

    ha scritto il 

  • 0

    Quando la donna si sveglierà, tutto il mondo tremerà. *

    Alcuni giorno dopo aver scritto questo commento - oggi 23 marzo 2016 - rileggendo attentamente cio' che ho scritto, i vari commenti che sono seguiti - sia in forma privata che pubblicamente - ho capit ...continua

    Alcuni giorno dopo aver scritto questo commento - oggi 23 marzo 2016 - rileggendo attentamente cio' che ho scritto, i vari commenti che sono seguiti - sia in forma privata che pubblicamente - ho capito di avere sbagliato i modi, ma soprattutto di non esser stato sufficientemente chiaro nell'esporre il mio pensiero a riguardo, ben lungi da essere accostato a quello di alcuni catto-fascisti integrali che auspicano alle donne un ruolo di secondo piano, a loro modo più consono, ma abbastanza "equivocabile" e rozzo da poterlo sembrare. Chiedo scusa a tutte le donne che si sono sentite offese, e a me stesso, che ho dato un'immagine diversa da cio' che sento di essere.
    Non cancellero' comunque la recensione, anche se non mi ci riconosco. non sarebbe corretto e mi sarà utile in futuro.
    (Certo, parfrasando Troisi, tutte queste polemiche per aver scritto "Voi donne siete più."...cosa sarebbe successo se avessi affermato "Voi donne siete meno?" :)

    Dopo aver letto le recensioni di un lettore e di una lettrice qui su Anobii e i relativi feedback ricevuti ho provato subito il desiderio di leggere questo libro. Ma non l'ho fatto. Perché mi è bastato leggere quelle due recensioni per farmi bastare il libro e spingermi a fare due riflessioni e a volerne scrivere. In particolare dopo aver letto un commento dell'amica @Gio' che ha scritto, (peraltro tutte cose sensate e vere) : "Arrivata alla mia età, dopo aver vissuto battaglie su battaglie per i diritti delle donne,dopo aver condiviso queste lotte con molte e molte altre donne, ti dirò e non stupirti, qui la sparo grossa anch'io, che la parità dei sessi non è affatto digerita sia dagli uomini che dalle donne. Probabilmente ciò che ti sembra datato, lo è molto meno di quanto si possa credere. Donne infelici, insoddisfatte della propria vita e che si ritrovano a ricalcare le orme delle proprie madri, che devono sostenere da sole il peso di tutte le problematiche familiari dentro case in cui i rapporti sono difficili e faticosi, se ne incontrano di continuo".

    Non ho nulla da eccepire su quanto ha scritto @Giò, ma mi auspico che le cose non cambino cosi drasticamente. So bene di stare per affrontare un tema delicato, ma non lo sto facendo su un quotidiano nè su facebook, quindi la cassa di risonanza si limiterà a far fischiare le orecchie solo di quelle poche donne che leggeranno questo commento, e sono quasi tutte donne intelligenti, quindi capiranno che non sto offendendo nessuno se inizio dichiarando che mi auguro che le donne restino sempre un po' discriminate e in una condizione per cose dire, di leggero svantaggio rispetto all'uomo.

    Me lo auguro per diverse ragioni, alcune sono personali , e altre, almeno secondo il mio modo di vedere le cose, per il bene di tutti. Le ragioni personali sono dovute a una mia indole nel prendere sempre le parti di chi è più debole, di chi ha contravvenuto alle regole, o è fragile, svantaggiato, sfigato o semplicemente, diverso. Non è una posa, è proprio nella mia natura. Da bambino patteggiavo per gli indiani e non per i cowboys. Sono nato mancino, anziché destro, e tifoso del Torino, anziché della juventus. Mi sono preso a cazzotti da ragazzino per difendere coetanei gay o semplici disadattati e ragazzotti emarginati..e ogni volta che qualcuno, specie se rappresentava un'istituzione ha tentato di convincermi con particolare convinzione che era giusto fare A, ho pensato che al contrario sarebbe stato meglio fare B. Sono di madre ebrea e ho ostentato la mia religione quando qualcuno la discriminava, e l'ho criticata aspramente quando pensavo che qualcuno sfruttasse la Shoah per commettere atti criminali. E crescendo ho avuto maggior considerazione per i ragazzi anziché per gli adulti. Non mi spingerò ad affermare che ho vestito panni invernali d'estate e abiti leggeri in inverno, perché sono un bastian contrario e non uno scemo del villaggio, ma in linea di massima, sono sempre stato dalla parte di chi non ha avuto vita facile. Ciò non significa ch'io sia felice di vedere la gente pestata a sangue, gli indiani sterminati e il Torino perdere le partite contro la juve, ma il fatto che esistano persone che soffrono e persone che aggrediscono mi permette di scegliere da che parte stare e dove lottare.

    Ma poi qualcosa è cambiato. E non io. Ho scoperto che i ragazzi, quelli che erano i ragazzi nel '68 ad esempio, che volevano cambiare il mondo, poi non hanno combinato un granché nella vita e soprattutto non hanno migliorato il mondo, perché come sosteneva Eco, forse sono finiti in prima pagina troppo presto, hanno ricevuto le attenzioni e i gradi da capitano, senza fare la gavetta. E a tal proposito mi viene in mente quel bellissimo romanzo di William Golding, "Il signore delle mosche", nel quale un gruppo di ragazzini naufraga in un'isola deserta e al principio sono tutti determinati a vivere lontani dalle ingiustizie del mondo degli adulti ma poi finiscono per commettere gli stessi atti barbarici e gli stessi crimimi di questi ultimi. Una volta che si da' molta attenzione e considerazione a qualcuno che non l'ha mai avuta - come meritava - questa persona o questo gruppo di appartenenza si brucia. E' come l'enfant prodige che puntualmente, eccetto Mozart, da adulto si riconformerà alla media e il suo talento svanirà. E' come alcuni partigiani che a fine guerra hanno iniziato a commettere atti barbarici e vendette private. Come le teste volate via senza piu' criterio durante la Rivoluzone francese, e potrei andare avanti con mille altri esempi. Perché siamo esseri imperfettI e mutiamo sempre sul più bello. E' il mistero della vita per cui come scriveva Celine, la magia c'e' fino ai quindicianni d'età, poi cio' che siamo sparisce e diventiamo noi..
    Ecco, io la sto prendendo molto alla larga, ma penso che la donna abbia il dovere di restare un po' indietro, in sofferenza, rispetto all'uomo. Fa parte del suo compito, non dichiarato, su questa terra. Ma è solo un'apparente distacco all' indietro. In realtà è una forma di protezione della specie umana. Se tutte le donne da qui a poco si emancipassero pienamente e in tutti i settori della vita, se non continuassero a subire quella seppur terribile e incivile dose di ingiustizie e violenze e discriminazioni, se non avessero un fardello così importante da portare, sono sicuro che non faremmo altro che accelerare il nostro declino. I vincitori non sanno quel che si perdono, diceva Bufalino. Chi non ha sofferto non conosce realmente la vita, chi non ha una croce sulle spalle non potrebbe sopportarla, e chi non è nato donna non saprà mai cosa vuol dire realmente possedere il senso di protezione. E il senso della vita per una donna è salvaguardare la specie umana. Che lo desideri o meno, è nata per quello. Cio' non significa che continuerò a biasimare e a combattere nel mio piccolo ogni forma di violenza e di ingiustizia perpetuata nei confronti di una donna piuttosto che di un bambino o di una qualsiasi minoranza discriminata, ma sono convinto che queste ingiustizie debbano continuare a esistere. Nel momento in cui davvero le donne avranno lo stesso trattamento e le stesse opportunità degli uomini quel che rimane della nostra civiltà sparirebbe in brevissimo tempo, perché l'uomo - e la donna - non sono mai riusciti a mantenersi il paradiso terrestre.

    P.S Un'alternativa sarebbe spingere indietro l'uomo. Se l'uomo fosse discriminato in tutto rispetto alla donna, allora la nostra civiltà potrebbe sopravvivere. Ma l'uomo è una bestia fragile e feroce che si affanna attorno a un buco e si farebbe disintegrare piuttosto che illudersi d'aver perso un presunto vantaggio di privilegi sulla donna. Dimostrazione ulteriore della superiorità femminile, alla faccia di chi sostiene il contrario o peggio ancora, che siamo uguali. Non lo siamo ancora, fortunatamente, e cerchiamo di conservare le cose come stanno, limitandoci a combatterle per cambiarle.

    *In origine era la "Cina", tratto da una celebre citazione di Napoleone sul grande gigante cinese addormentato.

    ha scritto il 

  • 4

    “Capirà, ne sono certa, perché tutte le donne nascondono un quaderno nero, un diario proibito.”

    Come scrive Virginia Woolf, le donne devono lottare per avere una stanza propria. Certo, la De Cespedes non si riferisce alla libertà intellettuale femminile nel parlare del quaderno proibito, quanto ...continua

    Come scrive Virginia Woolf, le donne devono lottare per avere una stanza propria. Certo, la De Cespedes non si riferisce alla libertà intellettuale femminile nel parlare del quaderno proibito, quanto alla libertà di esprimere pensieri e riflessioni quotidiani, guardare dentro di sé e intorno a sé il mondo anche con spietatezza, senza mentirsi né illudersi. Così fa Valeria, la protagonista del romanzo, moglie, madre, figlia, una donna in bilico tra il tradizionale ruolo femminile di “madre di famiglia”, come nei primi anni del secolo scorso vivevano le donne, in una vita che non era loro, ma era esclusivamente dedita al marito e ai figli, e la nuova figura femminile che pian piano emerge nella società che si sta evolvendo, una donna che lavora fuori casa, guadagna uno stipendio ed ha una sua autonomia, non solo economica. Valeria sta a cavallo tra due epoche, da una parte c’è sua madre, una borghese tradizionalista che non concepisce che la figlia lavori o che il nipote si sposi con una commessa (una che sta a contatto con tanta gente!), dall’altra c’è sua figlia Mirella, studentessa universitaria che vuole diventare avvocato, una giovane donna consapevole di sé e delle sue capacità: tre generazioni vicine eppure lontanissime in un periodo come gli anni ’50, di cambiamenti sociali profondi e rapidi. Valeria, grazie al suo quaderno segreto, pian piano vede il suo mondo di certezze sgretolarsi, la sua tranquilla vita andare in frantumi e cresce, prende consapevolezza delle difficoltà del vivere e contemporaneamente del suo essere una donna prima di tutto. E’ un romanzo moderno, seppur datato, che mi è piaciuto molto perché anche nel 2016 fa riflettere donne ed uomini, che si ritrovano nella svariata gamma di emozioni che Valeria prova, nei confronti dei figli, del marito, della fidanzata del figlio, del fidanzato della figlia, quelle stesse che viviamo ogni giorno in famiglia e nella vita.

    ha scritto il 

  • 4

    "Se non siamo aperti alle persone care, con le quali viviamo giorno dopo giorno, con chi lo siamo? Quand'è che siamo veramente noi?"

    Nell'immediato dopoguerra, una donna di quarant'anni inizia a scrivere un diario, di nascosto dal marito e dai due figli.

    Cosa rappresenta per lei il diario? Una finestra da cui osservare la realtà, i ...continua

    Nell'immediato dopoguerra, una donna di quarant'anni inizia a scrivere un diario, di nascosto dal marito e dai due figli.

    Cosa rappresenta per lei il diario? Una finestra da cui osservare la realtà, i propri disagi e le sue paure, uno specchio nel quale vedersi per quello che è. Uno spazio dove constatare e sancire la sua solitudine. Ma anche un luogo dove riuscire finalmente a "pensare" con la propria testa, dove prendere consapevolezza di sé.

    "Volevo essere sola, per scrivere; e chi vuole chiudersi nella propria solitudine, in famiglia, porta sempre con sé il germe del peccato"

    E attraverso questa finestra cosa vede? Una vita monotona e poco appagante vissuta giorno dopo giorno con gli stessi gesti e gli stessi problemi. Un marito che non la vede nemmeno più come donna e che sogna di diventare qualcuno che non è, un figlio che sogna di cercare fortuna in Sudamerica, una figlia che per evitare la disprezzata vita modesta dei genitori si lega al primo che passa, purché ricco.

    L'unico luogo dove la sua persona è valorizzata e le sue competenze riconosciute è sul lavoro. Dove rivendica nuovamente il ruolo di persona, di donna, provando anche una passione tanto forte quanto proibita per il suo datore di lavoro.

    “Sempre di più mi convinco che l’inquietudine si è impossessata di me dal giorno in cui ho comperato questo quaderno: in esso sembra nascosto uno spirito malvagio, il diavolo.”

    Il libro è certamente “femminile” come impostazione e datato per certo modo di pensare. Curiosamente però ho trovato molto più inattuale il modo di pensare maschile che non quello femminile, come se (la dico grossa, pregasi evitare le armi pesanti...) la parità dei sessi fosse stata digerita negli ultimi anni maggiormente dagli uomini.

    Il libro però secondo me va oltre il mero (e giustificato) sfogo femminile. Lo ritengo drammaticamente attuale e valido per tutti (e questo secondo me è il suo punto di forza) per le descrizioni delle relazioni ed i sentimenti che intercorrono fra le varie persone: rivalità, paura, amore, fallimento, protezione, rinuncia delle proprie necessità, freddezza, moralità, ribellione giovanile. Mi hanno fatto parecchio riflettere le molte considerazioni in merito alla relazione genitori/figli,

    "È terribile pensare che ho sacrificato tutto di me stessa per portare bene a termine compiti che essi giudicano ovvii, naturali."

    "Forse bisogna divenire quasi vecchia e avere figli grandi, come ho io, per capire i propri genitori e, specchiandoci in loro, capire un po' più di noi stessi."

    Nonché le considerazioni sulla coppia in generale

    "In realtà, a un certo momento, ognuno di noi cambia, diviene diverso, alcuni vanno avanti, altri rimangono fermi, e insomma ci incamminiamo in direzioni opposte, sicché non c‟è più incontro, non c‟è più nulla in comune."

    "Tutto ciò che abbiamo fatto è servito solo a renderci quelli che siamo. E ora che siamo veramente noi vorremmo incominciare a vivere nuovamente secondo i nostri gusti di oggi. Invece, dobbiamo seguitare a vivere la vita che abbiamo scelto quando eravamo altri."

    E' un libro molto molto triste, questo, scritto molto bene e che non può evitare di coinvolgerci a fondo e di fare bilanci anche della nostra vita.

    ha scritto il 

  • 4

    "La nostra vita intima è ciò che più conta per ognuno di noi eppure dobbiamo sempre fingere di viverla senza quasi avvedercene, con disumana sicurezza."

    Siamo negli anni '50. Valeria una donna di 43 prova l'irrefrenabile impulso di comperare un quaderno dove poter scrivere i propri pensieri legati alla vita di tutti i giorni.

    In quest'epoca post'belli ...continua

    Siamo negli anni '50. Valeria una donna di 43 prova l'irrefrenabile impulso di comperare un quaderno dove poter scrivere i propri pensieri legati alla vita di tutti i giorni.

    In quest'epoca post'bellica è persino vietata la vendita dei quaderni. E non solo è proibita la vendita ma è pure mal visto, dalla morale comune, che una donna, madre e moglie, abbia la necessità di avere un contesto tutto per sé, un luogo e uno spazio da poter dedicare alle sue riflessioni, alla sua vita intima, un contesto riservato-personale da non condividere con nessuno.
    - E mi vien da chiedere: quanto oggi viene compresa una simile esigenza?

    Valeria lavora. Valeria è felice del lavoro che fa. Valeria occupa un ruolo importante all'interno della società in cui è impiegata. Ma deve fingere di lavorare solo per necessità economica. Non 'sta bene' che una donna non si esaurisca e non si appaghi all'interno della famiglia, non 'sta bene' che una donna lavori, non 'sta bene' che una donna viva l'amore in sé e per sé non finalizzandolo alla costituzione di una famiglia.
    - E ancora mi vien da chiedere: quanto ci siam spostati da questo modo di pensare?

    E turba, turba davvero parecchio leggere i pensieri di questa donna, che non si riconosce nei modelli che le impone la società, ma per contro non ha la forza e la volontà di ribellarsi ad essi. Descrive, con una sorta di universalità, il pensiero femminile di fronte alle questioni che ancora oggi costituiscono la vita di molte donne. Famiglia, lavoro, figli. Sempre in bilico tra affermazione e negazione delle proprie necessità. Sempre in bilico tra sensi di colpa e senso del dovere. Sempre in bilico tra quella che è l'educazione che ha ricevuto e la volontà (o la necessità) di rompere col passato, di evolvere e trovare una condizione che possa rendere tutti, lei compresa, più soddisfatti. E il compimento dei quarant'anni spinge ai fare bilanci, oggi come allora.

    "A una certa età ... tutto ciò che abbiamo fatto non ci basta più; ha servito solo a renderci quelli che siamo. E così come siamo, ora che siamo veramente noi, quelli che abbiamo voluto o potuto essere vorremmo incominciare a vivere nuovamente, consapevolmente, secondo i nostri gusti di oggi. Invece, dobbiamo seguitare a vivere la vita che abbiamo scelto quando eravamo altri."

    Ma il valore del romanzo, sta proprio nella capacità di uscire dalle questioni meramente legate alla condizione femminile. Si parla di uomini e di donne. Di giovani e di non più giovani. Del loro diverso approccio alla vita. La considerazione che ho riportato ad esempio, è priva di genere e di valenza 'universale', legata solo all'età.

    Mi vien nuovamente da chiedermi: quanti passi avanti son stati fatti sia da parte degli uomini che da parte delle donne, rispetto le situazioni descritte nel diario? E se ne son stati fatti, la direzione è quella che conduce ad una maggiore soddisfazione delle parti?

    Uno scritto che non lascia nessuna concessione al romanticismo. Una analisi cruda e spietata, un bilancio di una vita costellata di rinunce e di negazione di se stessi, a partire dalla propria intimità.
    Davvero un peccato che questo romanzo sia uscito di pubblicazione.

    Una nota. De Céspedes chi era costei? Se non fosse stato per Anobii avrei ignorato l'esistenza di questa autrice, peraltro molto prolifica, donna di cui sono poi andata a ricercare le tracce in rete. Scrittrice, poetessa e partigiana, sceneggiatrice... in sintesi autrice e intellettuale a tutto tondo attiva e molto conosciuta all'epoca.

    Curioso come l'autrice in questione fosse pubblicata in vita da Mondadori nel brand delle opere rosa ( le copertine delle sue opere dell'epoca sono emblematiche) quando in realtà la sua produzione (almeno questa, ma anche diverse altre da quanto si legge in rete) è lontana dai sentimentalismi o dai romanticismi del genere Harmony o giù di lì.

    (Grazie a Capinera di avermi condotto a questa lettura)

    ha scritto il 

  • 4

    Ambientato nei primi anni cinquanta, il romanzo racconta in forma di diario un periodo della vita di Valeria Cossati, quarantatreenne, piccolo-borghese romana, moglie e madre perfetta e amorevole. La ...continua

    Ambientato nei primi anni cinquanta, il romanzo racconta in forma di diario un periodo della vita di Valeria Cossati, quarantatreenne, piccolo-borghese romana, moglie e madre perfetta e amorevole. La scrittura in clandestinità del diario, su cui riporta minuziosamente i fatti della routine quotidiana, consente a Valeria dapprima di alleviare la solitudine, di sfogare i sentimenti, di essere diversa da come gli altri immaginano che sia o da come lei stessa pensava di essere, di rendersi conto della vita monotona e poco appagante, delle aspirazioni frustrate, fino alla dolorosa acquisizione della consapevolezza del fallimento del suo mondo e all’accettazione con rassegnazione della condizione e del ruolo che la società le impone.

    Un romanzo bello e interessante che descrive le riflessioni e le emozioni della protagonista e, allo stesso tempo, consente di comprendere il ruolo sociale della donna negli anni cinquanta, ancora circoscritto ad un ambito esclusivamente domestico.

    ha scritto il 

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