Rabbia ad Harlem

Di

Editore: Demetra (L'Espresso del giallo)

4.0
(185)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 222 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8844000644 | Isbn-13: 9788844000646 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Sandro Ossola ; Prefazione: Manuel Vázquez Montalbán

Disponibile anche come: Tascabile economico , Altri

Genere: Criminalità , Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
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  • 3

    A qualcuno piace sporco. Rabbia a Harlem di Chester Himes #miniMARCOS

    Guardando a est delle torri della chiesa di Riverside, appallottolata tra gli edifici universitari sulla riva alta del fiume Hudson, in una valle molto più in basso, le onde di tetti grigi distorcono ...continua

    Guardando a est delle torri della chiesa di Riverside, appallottolata tra gli edifici universitari sulla riva alta del fiume Hudson, in una valle molto più in basso, le onde di tetti grigi distorcono la prospettiva come la superficie di un mare.

    Questo è solo uno degli scorci che il giovane Chester Himes, autore cult afroamericano, potrebbe aver osservato una volta uscito di prigione.
    Una vita la sua, dedicata alla scrittura e al contenimento: voglia di sottolineare il fenomeno razziale, eccessi e una passione per il poliziesco, questo il suo biglietto da visita.
    Rabbia a Harlem è uno dei titoli forti ripubblicati da marcos y marcos nella collana economica dei miniMARCOS.

    E sotto la superficie, nelle acque scure di luridi casamenti, una città nera convulsa in un vivere disperato, come l'insaziabile ribollire di milioni di pesci cannibali affamati.

    La fame per il denaro è quella che spinge il suo protagonista, l'ingenuo Jackson, nel vortice della truffa ritrovandosi senza un dollaro e in una corsa disperata per non perdere l'amore e per rimediare alla catena di errori da lui commessi.
    I personaggi di Himes risulteranno essere il punto forte della vicenda, i loro caratteri spietati, la loro voglia di raggiungere loschi obiettivi faranno di questa rabbia un elemento distruttivo.

    Bocche cieche che divorano le proprie stesse viscere. Ci infili una mano e tiri fuori un moncherino.

    Abbandonando ogni regola del genere poliziesco, ci troveremo di fronte un ibrido coinvolgente popolato da finte suore, femme fatale e poliziotti il cui nome risulta essere un chiaro segnale del loro trascorso. Con personaggi come Ed Bara Johnson e Jones Beccamorto i ruoli si invertono. Né buoni né cattivi di fronte la pietà nascosta dietro ogni angolo.

    Questa è Harlem.
    Più ci si sposa a est, più diventa nera.

    Continua qui: http://unantidotocontrolasolitudine.blogspot.it/2016/09/a-qualcuno-piace-sporco-rabbia-harlem.html

    ha scritto il 

  • 3

    Rabbia a Halem di Chester Himes è una pietra miliare della letteratura nera. Un classico senza tempo a metà tra l’hardboiled ed il romanzo sociale

    Recensione pubblicata su Sugarpulp.it: http://sugarpulp.it/rabbia-a-harlem/

    “…E sotto la superficie, nelle acque scure di luridi casamenti, una città di gente nera convulsa in un vivere disperato, com ...continua

    Recensione pubblicata su Sugarpulp.it: http://sugarpulp.it/rabbia-a-harlem/

    “…E sotto la superficie, nelle acque scure di luridi casamenti, una città di gente nera convulsa in un vivere disperato, come l’insaziabile ribollire di milioni di pesci cannibali affamati. Bocche cieche che divorano le proprie stesse viscere. Ci infili una mano e tiri fuori un moncherino.
    Questa è Harlem.
    Più ci si sposta ad est, più diventa nera”.

    Bastano queste sorprendenti righe, tratte dal cuore di Rabbia a Harlem, per capire che Chester Himes non era certo uno che le mandava a dire. E poco gli importava della critica americana, stolta e bigotta, che ai tempi (a cavallo tra gli anni 50′ e 60′) non ne riconosceva il valore assoluto.

    Amato dagli scrittori più disparati, da Joe Lansdale a Manuel Vazquez Montalban, da Victor Gischler a Jeffery Deaver, solo per citarne alcuni, Himes è stato al pari Spillane, Hammet e Chandler uno dei padri dell’harboiled, del poliziesco e soprattutto della cultura pulp.

    Avete presente il cinema di Guy Ritchie (quello pre-Madonna) e Tarantino? Tutte quelle storie che si incrociano ad un ritmo forsennato, piene di colpi di scena, personaggi incredibili e quant’altro? Bene, Himes le scriveva già cinquant’anni fa buttandoci dentro sesso, violenza, turpiloquio e condendo il tutto con una forte dose di critica sociale, tipica degli scrittori neri della sua generazione.

    Quelli di Himes sono romanzi al di fuori di qualsiasi etichetta e catalogazione. Nell’edizione di Rabbia a Harlem pubblicata da Marcos Y Marcos, Manuel Vazquez Montalban scriveva in un illuminante prefazione:

    “Himes dimostra che i generi sono semplici riferimenti, che non pongono limiti agli scrittori autenticamente creativi […]. Qui sta la grande differenza tra i romanzi polizieschi convenzionali e quei romanzi in cui mistero ed azione sono messi al servizio di una finalità letteraria aperta. Nel caso di Himes, questa finalità è la conoscenza di una determinata realtà sociale…”

    Ed è il quartiere di Harlem e più in generale l’America “nera”, ciò che l’autore statunitense vuole farci scoprire: una giungla urbana dove vige la legge della sopravvivenza. Delinquenti e reietti fanno parte della fauna locale ed il crimine non è altro che uno dei modi possibili per tirare a campare. Con Himes il poliziesco ed il romanzo sociale s’incontrano finalmente in una sintesi inedita e spettacolare.

    L’ingenuità del povero Jackson, protagonista della storia, va ad infrangersi fragorosamente contro tutto ciò che lo circonda. Un circo di truffatori, ciarlatani, gangster, barboni, gatte morte, ubriaconi e che più ne ha più ne metta. Harlem è un formicaio di bassifondi affollati, dove il caos regna sovrano. Ed anche chi dovrebbe mettere ordine, i poliziotti “Bara” e “Beccamorto” (dei quali questo romanzo inaugura una lunga serie di avventure), non fa altro che buttare benzina sul fuoco.

    La penna di Himes è davvero troppo affilata per farsi imbrigliare in facili definizioni. Rabbia a Harlem è una commedia umana truce, degenere e grottesca condita da un’ironia assassina.

    Lo stile asciutto, veloce e cinematografico di questa e di altre sue opere, farà scuola nelle decadi successive e sarà saccheggiato tanto dalla letteratura quanto dal cinema, a partire dai grandi polizieschi americani degli anni ’70.

    Himes rappresenta una delle più importati “radici” di tanta (buona) letteratura di genere. Se ancora non lo conosceste questo splendido romanzo può essere un’ ottima occasione per scoprirlo.

    ha scritto il 

  • 4

    Che vitaccia

    Una Harlem che brulica di sbandati, di sbirri dalla mano pesante, di personaggi al limite, di morti ammazzati, di violenza a basso costo — di quella grama e senza troppe pretese che tanto la passiamo ...continua

    Una Harlem che brulica di sbandati, di sbirri dalla mano pesante, di personaggi al limite, di morti ammazzati, di violenza a basso costo — di quella grama e senza troppe pretese che tanto la passiamo liscia — e di uomini e donne che si incrociano tra le vie di una città selvaggia dalla quale, forse, sarebbe meglio stare alla larga. Uomo avvisato...

    Divertente, colorato e spassoso seppur violento, traboccante di attori che se fossimo in un film sarebbero tutti indistintamente caratteristi riusciti.

    ha scritto il 

  • 3

    Romanzo sulla Harlem degli anni 50 che sotto una apparente vicenda surreale racconta persone e personaggi del ghetto nero per eccellenza. Certo il linguaggio, anzi lo slang, adoperato per restituire l ...continua

    Romanzo sulla Harlem degli anni 50 che sotto una apparente vicenda surreale racconta persone e personaggi del ghetto nero per eccellenza. Certo il linguaggio, anzi lo slang, adoperato per restituire la vera Harlem ha ormai un sapore datato. Ma Himes di mestiere ne aveva, e tanto.

    ha scritto il 

  • 3

    Ghetto Negro

    Harlem è un fiume gonfio di detriti e dalla densità mercuriale che attraversa l’anfratto di New York che ne prende il nome ed un un lurido destino, senza regalargli alcun respiro golenale: un canale ...continua

    Harlem è un fiume gonfio di detriti e dalla densità mercuriale che attraversa l’anfratto di New York che ne prende il nome ed un un lurido destino, senza regalargli alcun respiro golenale: un canale scuro di ombre di rapinatori e puttane smandrappate.
    La vita intorno alla 125° Street è irta di ostacoli, opaca e bituminosa, stretta fra vicoli scuri sui quali s’affacciano pertugi misteriosi e soffocata dai tralicci di ferro della sopraelevata.
    Qui le parole ammodo del politicamente corretto non possono mascherare la realtà.
    Qui i neri sono negri e Jackson, l’eroe malinconico di queste pagine, è un negro babbione che non vuol credere al tradimento della sua donna neppure di fronte all’evidenza.
    Al lettore che come me sa che non potrà mai fare il mite turista per quelle strade, queste pagine regalano un’attraversata di Harlem davvero originale, a tratti esilarante, a bordo di un furgone funebre con dentro due morti ammazzati, lanciato a razzo in una fuga impossibile.
    Jackson potrà accorgersi che esiste un altro mondo immerso nella luce solo quando sarà davanti al Procuratore Distrettuale che lo deve giudicare, al 22mo piano di un grattacielo nel centro di N.Y.
    Al di là della grande finestra, oltre Manhattan può vedere finalmente il lungo nastro d’argento dello Hudson e il solco di spume bianche tracciato da un transatlantico che punta verso il grande spazio libero dell’oceano Atlantico.
    Jackson sa che non avrà mai in faccia quel vento salino.

    ha scritto il 

  • 5

    Crudo e delicato

    Può un sempliciotto sopravvivere a truffe, assassini e puttane in uno dei quartieri più pericolosi del mondo a metà degli anni '50? Scopritelo leggendo Questa meraviglia di Chester Himes, che vi terrà ...continua

    Può un sempliciotto sopravvivere a truffe, assassini e puttane in uno dei quartieri più pericolosi del mondo a metà degli anni '50? Scopritelo leggendo Questa meraviglia di Chester Himes, che vi terrà incollati alle pagine dall'inizio alla fine.

    Consigliato.

    ha scritto il 

  • 5

    Pensavo che sarebbe stata "solo" una lettura gradevole, invece questo romanzo non ha assolutamente nulla da invidiare a quelli di Jim Thompson, anzi a dire il vero è un passo sopra.
    E' un romanzo "viv ...continua

    Pensavo che sarebbe stata "solo" una lettura gradevole, invece questo romanzo non ha assolutamente nulla da invidiare a quelli di Jim Thompson, anzi a dire il vero è un passo sopra.
    E' un romanzo "vivace", pieno di azione, con alcuni momenti esilaranti, e crudo: Harlem viene descritta magnificamente come violenta e folle, il degrado in cui vivono i neri in America viene raccontato senza moralismi ma con una scrittura davvero di alto livello.

    ha scritto il 

  • 5

    Recensito per L'AltraPagina (Rabbia a Harlem)

    http://www.laltrapagina.it/mag/?p=2044

    Jackson è un afroamericano grassoccio, devoto a Dio e alla sua donna; d’altronde, chi non impazzirebbe per Imabelle, mulatta «dalle labbra a cuscino, il corpo bo ...continua

    http://www.laltrapagina.it/mag/?p=2044

    Jackson è un afroamericano grassoccio, devoto a Dio e alla sua donna; d’altronde, chi non impazzirebbe per Imabelle, mulatta «dalle labbra a cuscino, il corpo bollente, la pelle color banana con gli occhi castani striati di una-che-arrapa e i fianchi alti e tondeggianti montati su cuscinetti a sfera di un’amante nata».
    Ora, come ben sa tutta Harlem: «una ragazza nera fa deragliare un treno. Ma per una ragazza meticcia anche un prete potrebbe giocarsi tutto». Ed è proprio la conturbante Imabelle a far “deragliare” la tranquilla vita di Jackson, tutta chiesa e lavoro, in un binario che, fino all’ultima pagina, corre all’impazzata verso un mare di guai. La donna, infatti, ha trascinato quel credulone del suo uomo in un imbroglio organizzato da un farabutto che, tramite un processo chimico, riesce ad aumentare il valore delle banconote. Jackson, abbagliato dalla bellezza della sua amata Imabelle e accecato dall’avidità, non esita a mettere in gioco non solo tutto quello che possiede, ma anche tutto ciò che è riuscito a raccimolare in prestito.
    Ecco, però, che nel bel mezzo del trucco di magia, mentre i soldi cucinano nel forno e stanno per lievitare di numero, scatta puntuale la retata dei federali; tutti riescono a scappare, tutti tranne il povero Jackson che solo grazie ad una sostanziosa mazzetta riesce a convincere lo sbirro a lasciarlo fuggire. Ritrovatosi senza soldi e soprattutto senza donna, scomparsa senza lasciare traccia, a Jackson non resta che riuscire a colmare i debiti, ma più ci prova più quella voragine in cui Imabelle l’ha fatto precipitare sembra inghiottirlo.
    Non resta al poverino che chiedere aiuto alla pia suor Gabriel alias suo fratello gemello Goldy, un tossico che, come Jackson imparerà, ha più di una mano in pasta in torbidi giri.
    Sarà proprio Goldy ad aprire gli occhi al fratello: la moltiplicazione dei soldi è un vecchio trucco utilizzato per spillare soldi ai poveri polli di provincia, proprio la razza alla quale Jackson appartiene. Quella vecchia volpe drogata, sempre in giro per il ghetto travestita da suorina di carità, ha fiutato che dietro le disgrazie capitate all’ingenuo consanguineo si cela un grosso affare: la ricerca di quei truffatori forestieri, infatti, potrebbe fruttargli un bel baule pieno d’oro.
    Mentre tutta Harlem viene scossa dall’ira di Bara e Beccamorto, due violenti piedipiatti decisi a riportare l’ordine nel quartiere, Jackson ha solo uno scopo da portare a termine: ritrovare Imabelle.

    Se siete stati rapiti da film come La stangata, I soliti ignoti, The snatch, Lock & Stock, o il ciclo di Ocean, se non vi perdete neanche una puntata della serie-tv White collar, Rabbia ad Harlem di Chester Himes è il libro che fa per voi.
    Rabbia a Harlem, un classico senza tempo riproposto da Marcos y Marcos in un piccolo ed elegante formato.
    Guglielmo Paradiso

    ha scritto il 

  • 4

    È il mio primo Chester Himes, è sono stato particolarmente colpito. Non sono più un lettore-divoratore di libri, ma le pagine di questo romanzo (dal genere difficilmente catalogabile, ma chi se ne fre ...continua

    È il mio primo Chester Himes, è sono stato particolarmente colpito. Non sono più un lettore-divoratore di libri, ma le pagine di questo romanzo (dal genere difficilmente catalogabile, ma chi se ne frega) le ho letteralmente divorate.
    Rabbia ad Harlem è un romanzo (molto cinematografico), con tutti i protagonisti afroamericani, così come africano-americano è Himes.
    E a me sta simpatico, molto, non solo per il racconto, ma anche per le sue vicende personali. L'ho detto spesso, i "bricconi" mi stanno simpatici (Ellroy, Fregni,i duri anni '50 hard-boiled, Mickey Spillane, Dashiell Hammett, Raymond Chandler). Il senso di tutto non l'ho ancora trovato, forse sarà l'umanità che sprizza fuori dai loro personaggi. Hanno tutte le debolezze del caso: donne (più o meno fatali), Alcol (tanto), denaro (pochissimo), ma soprattutto una "leggerezza" di vita comune. Sono sdruciti, mal rasati, con i vestiti stazzonati. Arrivano, fanno ridere (sono molto sagaci), prendono la loro dose di sberle, risolvono il caso, la bella di turno sparisce, e loro ritornano nel loro antro. Cosa volere di più?
    (p.s. in questo romanzo, al protagonista manca solo una cosa, non è un detective privato)

    ha scritto il