Racconti di Bosnia

Di

Editore: Newton & Compton (Classici BEN, 34)

3.9
(118)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 158 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8879837966 | Isbn-13: 9788879837965 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Dunja Badnjevic Orazi , Manuela Orazi Basic

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia

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  • 4

    Affascinante, per me è stato un incontro con un mondo che ignoravo del tutto. Purtroppo però non sono una grande estimatrice di questo stile totalmente descrittivo, che analizza, espone e riflette piu ...continua

    Affascinante, per me è stato un incontro con un mondo che ignoravo del tutto. Purtroppo però non sono una grande estimatrice di questo stile totalmente descrittivo, che analizza, espone e riflette piuttosto che mostrare attraverso le azioni e le parole dei personaggi. Di certo è lo stile adatto per narrare di una terra e di un popolo intero; ma non riesce a fare breccia nel mio cuore. E rende il tutto molto più simile a una trattazione storica che a una cronaca viva e vera. In sé questo non è un difetto; soltanto, non è il tipo di stile che tocca le mie corde.
    Molto belli soprattutto gli ultimi due racconti della raccolta ("Un anno inquieto" e "il serpente") e il racconto-riflessione finale sui ponti.

    ha scritto il 

  • 5

    Con una prosa felice, molto personale, che spazia dalle descrizioni chiare e realistiche a quel tocco di liricità che sa penetrare anche nelle pieghe nascoste dell’animo umano, Andrić ci conduce i ...continua

    Con una prosa felice, molto personale, che spazia dalle descrizioni chiare e realistiche a quel tocco di liricità che sa penetrare anche nelle pieghe nascoste dell’animo umano, Andrić ci conduce in un vasto epos, composito e difficile. Nei racconti protagonista è quasi sempre una natura aspra, difficile, matrigna, che è lo sfondo dove si compongono le storie di uomini e donne in lotta quotidiana contro il dolore e la paura. Questa terra bosniaca è stata crocevia di dominazioni spesso violente che hanno influenzato in maniera importante la vita e la storia delle popolazione . E’ un paese complesso dunque e problematico dove convivono persone con culture diverse e il cui equilibrio è fragile. Gli odi e le differenza di conseguenza dividono molto spesso membri della stessa comunità e delle comunità vicine, ma per Andrić forse proprio in questa atmosfera così cupa c’è alla fine uno spiraglio di luce tenue ! e forse è costituito da quel motivo così presente nella sua opera : il ponte, per esempio. Un ponte non solo fisico ma anche metaforico, perché il ponte unisce! Poi la sua attenzione si fissa anche sul “diverso” . Le comunità sono diverse, le religioni sono diverse, le tradizioni sono diverse, differente è anche la storia di ognuno. Gli uomini dunque sono diversi ma sono sempre uomini , perché i vizi e le virtù umane non sono prerogativa di un popolo ma appartengono a ciascuno di noi. E’ stata una esperienza di lettura molto importante.

    ha scritto il 

  • 4

    Un ponte tra Oriente e Occidente

    La Bosnia è una nazione complessa, in cui convivono in precario equilibrio culture e religioni diverse. Per Andric, però, la parola “diverso” ha un’accezione positiva e in questi 12 racconti dà voce a ...continua

    La Bosnia è una nazione complessa, in cui convivono in precario equilibrio culture e religioni diverse. Per Andric, però, la parola “diverso” ha un’accezione positiva e in questi 12 racconti dà voce alle molteplici anime del Paese, mescolando storia, impegno civile, poesia, commedia, tragedia, il tutto con uno stile semplice e godibilissimo.
    Andric amava i ponti. Per questo ho pensato di trascrivere l’ultimo breve racconto (due paginette), che è bellissimo, per dare un’idea della sua statura umana e per invogliare a scoprire questo autore. Perché, come dice un commento prima del mio, ”Come non amare Andric mi chiedo.”

    I PONTI (1963)
    Di tutto ciò che l'uomo, spinto dal suo istinto vitale, costruisce ed erige, nulla è più bello e più prezioso per me dei ponti. I ponti sono più importanti delle case, più sacri perché più utili dei templi. Appartengono a tutti e sono uguali per tutti, sempre costruiti sensatamente nel punto in cui si incrocia la maggior parte delle necessità umane, più duraturi di tutte le altre costruzioni, mai asserviti al segreto o al malvagio.
    I grandi ponti di pietra, grigi ed erosi dal vento e dalle piogge, spesso sgretolati nei loro angoli acuminati, testimoni delle epoche passate, in cui si viveva, si pensava e si costruiva in modo differente: nelle loro giunture e nelle loro invisibili fessure cresce l'erba sottile e gli uccelli fanno il nido.
    I sottili ponti di ferro, tesi come filo da una sponda all'altra, che vibrano ed echeggiano con ogni treno che li percorre, come se aspettassero ancora la loro forma e perfezione finale. La bellezza delle loro linee si svelerà del tutto solo agli occhi dei nostri nipoti.
    I ponti di legno all'entrata delle cittadine bosniache le cui travi traballano e risuonano sotto gli zoccoli dei cavalli, come le lamine di uno xilofono. E infine, quei minuscoli ponti sulle montagne, spesso solo un unico grande tronco ovale, massimo due, inchiodati uno accanto all'altro, gettati sopra qualche ruscello montano che senza di loro sarebbe invalicabile. Due volte all'anno il torrente impetuoso ingrossandosi li trascina via e i contadini, con l'ostinazione cieca delle formiche, tagliano e segano e ne rimettono nuovi. Per questo, vicino ai ruscelli di montagna, nelle anse fra le pietre dilavate, spesso si vedono questi "ponti" precedenti: stanno lì abbandonati a marcire insieme all'altra legna arrivata per caso. Ma questi tronchi di alberi lavorati, condannati a bruciare o a marcire, si differenziano comunque dal resto e ricordano sempre l'obiettivo per il quale sono serviti.
    Diventano tutti uno solo e tutti degni della nostra attenzione, perché indicano il posto in cui l'uomo ha incontrato l'ostacolo e non si è arrestato, lo ha superato e scavalcato come meglio ha potuto, secondo le sue concezioni, il suo gusto e le condizioni circostanti.
    Quando penso ai ponti, mi vengono in mente non quelli che ho traversato più spesso, ma quelli su cui mi sono soffermato più a lungo, che hanno attirato la mia attenzione e fatto spiccare il volo alla mia fantasia.
    I ponti di Sarajevo, prima di tutto. Sul fiume Miljacka, il cui letto è una sorta di sua spina dorsale, rappresentano vertebre di pietra. Li vedo e li posso contare uno a uno. Conosco le loro arcate, ricordo i loro parapetti. Fra di loro ce n'è anche uno che porta il nome fatale di un ragazzo, un ponte minuscolo ma eterno che sembra ritiratosi in se stesso, una piccola e accogliente fortezza che non conosce né resa né tradimento.
    Poi i ponti visti nei viaggi, di notte, dai finestrini dei treni, sottili e bianchi come fantasmi. I ponti di pietra in Spagna, ricoperti dall'edera e come impensieriti della propria immagine riflessa nell'acqua scura. I ponti di legno in Svizzera, ricoperti da un tetto che li difende dalle abbondanti nevicate, assomigliano a lunghi silos e sono ornati all'interno da immagini di santi o di avvenimenti miracolosi come fossero cappelle. I ponti fantastici della Turchia, poggiati lì per caso, custoditi e protetti dal destino. I ponti di Roma, dell'Italia meridionale, fatti di pietra candida, da cui il tempo ha preso tutto quello che ha potuto e accanto ai quali da cent'anni ne vengono costruiti di nuovi, ma che restano come sentinelle ossificate.
    Così, ovunque nel mondo, in qualsiasi posto il mio pensiero vada e si arresti, trova fedeli e operosi ponti, come eterno e mai soddisfatto desiderio dell'uomo di collegare, pacificare e unire insieme tutto ciò che appare davanti al nostro spirito, ai nostri occhi, ai nostri piedi, perché non ci siano divisioni, contrasti, distacchi... Così anche nei sogni e nel libero gioco della fantasia, ascoltando la musica più bella e più amara che abbia mai sentito, mi appare all'improvviso davanti il ponte di pietra tagliato a metà, mentre le parti spezzate dell'arco interrotto dolorosamente si protendono l'una verso l'altra e con un ultimo sforzo fanno vedere l'unica linea possibile dell'arcata scomparsa. E' la fedeltà e l'estrema ostinazione della bellezza, che permette accanto a sé un'unica possibilità: la non esistenza.
    E infine, tutto ciò che questa nostra vita esprime - pensieri, sforzi, sguardi, sorrisi, parole, sospiri - tutto tende verso l'altra sponda, come verso una meta, e solo con questa acquista il suo vero senso. Tutto ci porta a superare qualcosa, a oltrepassare: il disordine, la morte o l'assurdo. Poiché, tutto è passaggio, è un ponte le cui estremità si perdono nell'infinito e al cui confronto tutti i ponti dì questa terra sono solo giocattoli da bambini, pallidi simboli. Mentre la nostra speranza è su quell'altra sponda.

    ha scritto il 

  • 3

    nessuno può immaginare che cosa significhi nascere e vivere al confine tra due mondi....

    La Bosnia. E' lei la protagonista di questi racconti di terre aride , teatro di scontri e ponti. Una "vista" sulla storia di questa nazione attraverso le vicende passate tra monaci e Visir dell'impero ...continua

    La Bosnia. E' lei la protagonista di questi racconti di terre aride , teatro di scontri e ponti. Una "vista" sulla storia di questa nazione attraverso le vicende passate tra monaci e Visir dell'impero ottomano. Ogni racconto è di per se una perla, ti lascia a ogni sua fine un qualcosa su cui meditare ed assaporare.

    ha scritto il 

  • 5

    Non so sinceramente che cosa dire di questo libro. Le storie narrate sono favolose. Storie di un mondo e di una cultura che ci è vicina ma che non conosciamo quasi per nulla. Società contadine, rurali ...continua

    Non so sinceramente che cosa dire di questo libro. Le storie narrate sono favolose. Storie di un mondo e di una cultura che ci è vicina ma che non conosciamo quasi per nulla. Società contadine, rurali, che un po' mi hanno ricordato storie e racconti del nostro Sud Italia.
    Ho amato anche il ruolo centrale che le donne hanno in quasi tutti i racconti, nel bene e nel male.
    Ivo Andric è sicuramente un autore che andrebbe riscoperto. Nonostante sia un premio nobel per la letteratura è, infatti, poco conosciuto. Da questi "racconti di Bosnia" io partirò per farlo.

    ha scritto il 

  • 4

    un libro che vale la pena cercare

    Difficile dire qualcosa su Andrić: è uno dei grandi del Novecento. Tutto quello che mi sento di aggiungere è questo: se avete amato Il ponte sulla Drina cercate questa raccolta di racconti in giro, an ...continua

    Difficile dire qualcosa su Andrić: è uno dei grandi del Novecento. Tutto quello che mi sento di aggiungere è questo: se avete amato Il ponte sulla Drina cercate questa raccolta di racconti in giro, anche se è fuori catalogo. Andate su ebay, andate su diversi siti online che si occupano di libri usati o difficili da reperire: ne vale davvero la pena.
    Le stelle sono quattro, sì, ma abbondanti.

    ha scritto il 

  • 4

    chissà...

    ...magari in un'altra vita vivevo in bosnia, o in serbia o in uno dei territori coì carichi di memorie della ex jugoslavia...perchè sono attirata, risucchiata dai racconti che parlano di quei luoghi, ...continua

    ...magari in un'altra vita vivevo in bosnia, o in serbia o in uno dei territori coì carichi di memorie della ex jugoslavia...perchè sono attirata, risucchiata dai racconti che parlano di quei luoghi, di quei popoli...questa raccolta di racconti, poi, è sublime.

    ha scritto il 

  • 4

    Protagonista principale di questi racconti è proprio la Bosnia, nella quale si muovono i personaggi dei racconti di Andric. La scrittura di questo autore ha la particolarità di distoglierti dalla tram ...continua

    Protagonista principale di questi racconti è proprio la Bosnia, nella quale si muovono i personaggi dei racconti di Andric. La scrittura di questo autore ha la particolarità di distoglierti dalla trama principale per raccontarti mille dettagli che inizialmente sembrano solo far parte dell'ambientazione. Quando il racconto finisce, spesso ripensando alla trama ho provato inquietudine. In particolare mi ha colpito la scena finale del racconto "la sete", con la moglie del comandante che non riesce a prendere sonno e sente la voce del brigante a cui suo marito negava l'acqua. Tutto questo mentre il marito dormiva profondamente. L'ambientazione nei balcani verso la fine della dominazione turca e l'inizio di quella austriaca è interessante e apre le porte su un periodo poco conosciuto almeno qui in italia.

    ha scritto il