Racconti romani

Di

Editore: Bompiani

3.9
(468)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 408 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco

Isbn-10: 8845248976 | Isbn-13: 9788845248979 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , Copertina rigida

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
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  • 4

    «Perché due non fa tre»

    A differenza di parecchi amici, sono ben predisposto nei confronti dei racconti. Mi è già capitato di parafrasare Wilde per descriverne la sensazione (Il piacere perfetto, sono brevi e lasciano insodd ...continua

    A differenza di parecchi amici, sono ben predisposto nei confronti dei racconti. Mi è già capitato di parafrasare Wilde per descriverne la sensazione (Il piacere perfetto, sono brevi e lasciano insoddisfatti).
    La mia predisposizione si scontra però con la ritrosia a leggere libri in contemporanea alternandoli. È opportuno inserire 61 Racconti Romani in un'unica raccolta? Nel tentativo di evitare l'indigestione, letti i primi 30, ho riposto il libro (il file per l'esattezza) per riprenderlo successivamente. Questa accortezza ha fatto sì che prendessi due indigestioni moderate, invece di prenderne sola una, ma da lavanda gastrica. Per quanto brevi e piacevoli, i racconti di uno stesso autore, finiscono per essere inevitabilmente ripetitivi.
    Volete calarvi nella loro atmosfera?
    http://www.youtube.com/watch?v=ufiRuNSfA1s
    Mi sarebbe piaciuto molto recuperare uno spezzone di quei film in bianco e nero che vedevo durante le vacanze estive della mia infanzia, ma non vi sono riuscito. Alcuni dei personaggi di Moravia io li avevo già visti in quei film. Il registro linguistico è popolare, la quasi totalità dei protagonisti sono perdigiorno, bari o creduloni, spiantati o come li definisce Moravia stesso, sfaccendati. Le donne sono subdole, calcolatrici. L'immagine del “burino” è dettagliata in un modo destinato a perdurare per cinquant'anni, opacizzata solo di “recente” dall'irruzione del “coatto”. Alcuni racconti spiccano, mi son divertito particolarmente a leggere La bella serata e La rivincita di Tarzan, mi hanno sorpreso Prepotente per forza e La Concorrenza. Sono scritti in prima persona da 61 personaggi diversi che hanno in comune le impronte digitali, le impronte del loro autore. La sua mano è inconfondibile.
    Tutti i racconti sono chiusi: hanno introduzione, svolgimento e sbocco finale. Cinque anni dopo averli letti, ho capito che cosa mi affascinò in quelli di Carver: i suoi erano aperti e costellati di zone vuote. Moravia, come la quasi totalità degli scrittori che ho letto, non lascia spazi vuoti. Mi rendo conto che per apprezzare Carver ci vuole un approccio alla lettura diverso da quello che occorre per apprezzare Moravia. Chi legge cercando di arrivare allo scrittore rimarrà deluso dal primo e appagato dal secondo. Carver è uno specchio deformante dove il lettore vede ciò che desidera, Moravia una tela dai colori decisi.
    Ironia e amarezza, viene tracciata la riga continua che dai Racconti Romani arriverà fino ad Amici Miei.

    Dopo averne trovati alcuni che sono stati parte del mio lessico familiare, ho deciso di sottolinearli tutti, man mano che li incontravo; sto parlando di motti e proverbi. Daranno la dimensione della popolarità di questa lettura, spero aiutino gli indecisi a scegliere se affrontarla o meno

    «La prima gallina che canta ha fatto l'uovo.»
    «E che, mo' anche le pulci hanno la tosse?»
    «L'acqua va al mare.»
    «Chi disprezza, compera»
    «La riflessione, se non riempie la pancia, almeno riempie il cervello»
    «Avaro non è chi non vuol spendere... avaro è chi gli dispiace spendere»
    «Patti chiari, amicizia lunga»
    «Il più conosce il meno»
    «Perché due non fa tre»
    «Nelle botti piccole c'è il vino buono»
    «Il magro, quando piange, sembra sincero; ma il grasso si direbbe che faccia finta»
    «Gli uomini senza donne non sono uomini completi»
    «I romani sono più bravi a parole che a fatti»
    «Nella vita, come si fa, si sbaglia»
    «Chi vive di stipendio, muore di fame»
    «L'amico del povero è il Monte di Pietà»
    «Chi perde piede, non lo rimette dove l'ha perduto»
    «Un po' per uno non fa male a nessuno»
    «La vita è fatta a scale e c'è chi le scende e c'è chi le sale»
    «Voglia di lavorare saltami addosso»
    «Finché c'è vita c'è speranza»
    «Il morto giace e il vivo si dà pace»
    «A tutto c'è rimedio fuorché alle scarpe corte»

    ha scritto il 

  • 4

    Racconti romani

    Davvero una bella serie di racconti originali, mai scontati, di un realismo cinico. Nonostante il solito carattere tipografico minuscolo si leggono in un baleno, anche grazie al fatto che in genere no ...continua

    Davvero una bella serie di racconti originali, mai scontati, di un realismo cinico. Nonostante il solito carattere tipografico minuscolo si leggono in un baleno, anche grazie al fatto che in genere non son più lunghi di quattro, cinque paginette, che comunque bastano per dare un senso compiuto alla storia. Sono un bel ritratto di una società ai confini, ai margini, fatta di faccendieri, profittatori, ingenui etc etc. E, non c'è bisogno di dirlo, scaturiti dalla penna di un gigante. Assolutamente da leggere e da consigliare

    ha scritto il 

  • 5

    Neorealismo

    Solitamente non sono un amante dei racconti, ma questi di Moravia sono eccezionali. In questo libro c'è la nostra storia contemporanea, un perfetto affresco della Roma del dopoguerra. Per ogni italian ...continua

    Solitamente non sono un amante dei racconti, ma questi di Moravia sono eccezionali. In questo libro c'è la nostra storia contemporanea, un perfetto affresco della Roma del dopoguerra. Per ogni italiano dovrebbero essere lettura obbligatoria.

    ha scritto il 

  • 5

    Ispirato dai sonetti del Belli, Moravia non si perde tanto in descrizioni o in svolte e controsvolte o in raffinatezze linguistiche ma va al sodo, pescando dal dialetto una lingua povera me efficace e ...continua

    Ispirato dai sonetti del Belli, Moravia non si perde tanto in descrizioni o in svolte e controsvolte o in raffinatezze linguistiche ma va al sodo, pescando dal dialetto una lingua povera me efficace ed affidandosi alla consueta prima persona singolare per risultare il più diretto possibile. La sfida riesce in pieno e poco importa che alla fine parecchi racconti abbiano sviluppi e finali prevedibili: in primo luogo perché la qualità resta elevata, la scrittura è svelta e le ambientazioni, umane e sociali, in questa Roma di ladruncoli e poveracci che cerca di scrollarsi di dosso la polvere dei bombardamenti, sono straordinariamente ben ricreate. Ma soprattutto perché che più che una raccolta di racconti, quello che viene presentato qui al lettore è il romanzo corale di una Roma tagliata come un diamante, con tante piccole facce tutte tristi, tutte rovinate, a comporre un mosaico di struggente bellezza, di cui serve a poco stilare una classifica dalle più belle alle meno riuscite.

    Come sempre colpisce la misoginia di Moravia, le cui donne sono spesso e volentieri meschine e perfide. Anche gli uomini non ne escono bene, mossi come sono da impulsi perloppiù primordiali e/o infantili ma mentre in loro rimane spesso un fondo di ingenuità o di disperazione che li salva in extremis, per le donne l'Autore non ha alcun moto di clemenza.

    Insomma, per riassumere, l'ennesima conferma che Moravia tanto è scipito sulla lunga distanza quanto è brillante sul racconto breve. E questo è quanto.

    Immancabile.

    ha scritto il 

  • 3

    Raccolta di racconti tutti ambientati a Roma e tutti narrati in prima persona. Moravia grande conoscitore dei sentimenti umani presenta al lettore personaggi quotidiani che sembra di conoscere o di av ...continua

    Raccolta di racconti tutti ambientati a Roma e tutti narrati in prima persona. Moravia grande conoscitore dei sentimenti umani presenta al lettore personaggi quotidiani che sembra di conoscere o di aver incontrato un giorno per le vie della capitale.

    ha scritto il 

  • 5

    Se gli anni'50 furono gli anni ideologici per antonomasia, per Moravia furono l'impulso irrefrenabile di raccontare faccende d'ogni giorno, vite quotidiane, storie legate col mondo circostante della s ...continua

    Se gli anni'50 furono gli anni ideologici per antonomasia, per Moravia furono l'impulso irrefrenabile di raccontare faccende d'ogni giorno, vite quotidiane, storie legate col mondo circostante della società; unico modo, a suo vedere, di entrare davvero nella riflessione sociale, politica e civile. Così, partendo dai sonetti di Gioacchino Belli e dalla poesia dialettale, l'autore riflettendo sull'Italia dei dialetti arriva al neorealismo del cinema, anzi, si confonde e da ispirato diventa ispiratore. Questo per dire che Moravia, sebbene completamente assorbito da analisi e dibattiti dell'area marxista e attento critico del nuovo cinema italiano e della funzione dell'intellettuale, non vide mai nelle correnti artistiche del dopoguerra se non un passaggio obbligato, continuando di per sé quella ricerca su temi esistenziali più che storici. Già con queste brevi trame di gente del'54 si sente alla distanza il loro inveire, il loro aver fame, la ricerca vana di una giornata diversa di opachi personaggi, di ragazze un tempo oneste ma sradicate e costrette dai bisogni primari, di gentaglia vivace sempre ai limiti della legalità ma anche bravi piccolo-borghesi alla ricerca di emozioni da due soldi, e ovunque rivoli di bimbetti, polvere, risate e stracci. E' il sottoproletariato romano, da tutti malvisto, anche dal Partito. Da tutti tranne che dall'abile intreccio narrativo di Moravia, che con una padronanza stilistica e un'ampia varietà di formule narrative, traccia questa parabolica tra piazze, mercati, imbrogli e saltimbanchi, amori e passioni di un popolo che, indipendentemente dall'ambiente variegato, mantiene le ormai storiche componenti di fondo per cui, tra il popolano e il borghese, tra barboni e arricchiti, è un mondo tutto desolatamente uguale: con una sterilità spirituale e un'assenza di orizzonti che non riescono a varcare il muro dell'abitudine: denaro, sesso, e una drammatica farsa in cui ognuno mai riesce ad essere se stesso e mai vivrà una giornata autentica con rapporti autentici...e se la fame è tanta, sicuramente non c'è solamente carenza di cibo. "Racconti Romani"che arriva ad un atmosfera gergale e a un linguaggio volutamente "basso" e aggressivo, è un modo per sottolineare una crisi, una spaccatura tra le parti sociali dopo il disastro del fascismo e della guerra. Alberto Moravia, con il suo realismo forte e squadrato come un porfido, non concede niente a nessuno...i suoi racconti quindi hanno una trama singola, ma un significato più ampio, un 'analisi lucida quanto drammatica e pessimistica, che si scorge dietro al rancore e al pessimismo di una moltitudine. Quella che ha visto nel 1922 sti bellimbusti occupare la loro città e che ha vissuto vent'anni da burattini di uno spettacolo troppo grande, quello della guerra...è quindi proprio quel gergo poco rassicurante dei romani a segnare una profonda frattura con la classe dirigente; a Roma è così, "all'uso del dialetto corrisponde sempre da noi una crisi del linguaggio colto e dunque della classe dirigente, l'uso del dialetto in questi ultimi anni sta a indicare l'insanabile ferita della catastrofe del fascismo e della guerra. Alcuni scrittori dialettali lo usano, più che per un significato filologico, per esercitare una presa maggiore, soprattutto su certe realtà popolari, più preparate e pronte. E' evidente, infine, che la lingua è il linguaggio della cultura e il dialetto quello della necessità, ma si direbbe che oggi da noi molto spesso necessità e cultura siano una sola cosa, e che quindi l'uso del dialetto sia legittimo anche dal punto di vista culturale. Il che poi vuol dire che la nostra classe dirigente è incapace di cultura, allo stesso modo che la nostra cultura non ha la possibilità di imporre le proprie ragioni alla classe dirigente...direi che il mio primo racconto non fu una questione di Neorealismo, ma da quella vibrazione provocatoria di cui Roma e tutt'Italia era pervasa..." Racconti Romani dunque è un continuo e ricchissimo dualismo, un fiume in superfice come il Tevere fatto di esistenze. Sarà invece quello carsico più difficile da individuare, o meglio, si allontanerà per formare lo sbocco al mare, in cui riprendeva Svevo, Tozzi, Cerami e il romanzo esistenziale, che di lì a poco vedrà un successo sorprendente in Sartre, De Beauvoir, Zolla, Volponi e molti altri...senza lasciare mai l'analisi psicologica ma discutendola e criticandola...ancora oggi infatti, molto di Alberto Moravia, sembra offrire tra pensieri, saggi, discussioni stimolanti ed accattivanti, una base vastissima per molte riflessioni.

    ha scritto il 

  • 0

    Sono squarci di vita di Roma, persone normali, povera gente, tutti romani, romanacci che s’arrabbattano per tira’ a campa’ nel migliore dei modi possibile. Le vicende sono sempre raccontate dall’ottic ...continua

    Sono squarci di vita di Roma, persone normali, povera gente, tutti romani, romanacci che s’arrabbattano per tira’ a campa’ nel migliore dei modi possibile. Le vicende sono sempre raccontate dall’ottica del personaggio, bella o brutta che sia; alcuni racconti sono ironici, qualcuno fa ridere, altri raccontano la povertà, la furbizia, l’amicizia (vera o finta), ragazzi al bar o in gita al mare, giovani che vogliono far soldi o trovare un lavoro, famiglie che non si sopportano più nell’afa dell’estate, pignoli, mammaroli, deboli…

    ha scritto il 

  • 4

    Non sono amante dei racconti ma questi sono degli affreschi di una Roma sparita talmente ben scritti che non possono non piacere. Tanti personaggi semplici talmente ben inquadrati in un contesto tradi ...continua

    Non sono amante dei racconti ma questi sono degli affreschi di una Roma sparita talmente ben scritti che non possono non piacere. Tanti personaggi semplici talmente ben inquadrati in un contesto tradizionale reale del dopoguerra che sembrano essere esistiti veramente.

    ha scritto il 

  • 5

    sulla bontà letteraria di Moravia niente da dire, ma sulla estrema bontà di questi "racconti romani" c'è invece un mondo da spalancare (ma io non sono in grado di farlo). I "racconti" constano di un c ...continua

    sulla bontà letteraria di Moravia niente da dire, ma sulla estrema bontà di questi "racconti romani" c'è invece un mondo da spalancare (ma io non sono in grado di farlo). I "racconti" constano di un centinaio di episodi brevi, esposti in prima persona, narrati con un equilibrio linguistico maturato - così pare - a seguito di laboriose limature. L'autore indulge talvolta in qualche termine appena appena romanizzato (non romanesco, sia chiaro), fa uso di locuzioni neppure troppo obsolete (mi intriga molto l'uso del verbo "capare") e dissemina i racconti di proverbi, modi di dire, cantilene tratte dal luogo comune, più che dalla fantomatica saggezza popolare. Ne vengono fuori dei cortometraggi, più che dei quadretti narrativi, vividi e concreti; il popolino di Roma, ritratto nella spietatezza del secondo dopoguerra, non è in realtà così diverso dall'attuale.

    ha scritto il 

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