Rayuela

(Libro amigo)

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4.3
(1546)

Language: Español | Number of Pages: | Format: Others | In other languages: (other languages) Chi simplified , English , Italian , Portuguese

Isbn-10: 8402067409 | Isbn-13: 9788402067401 | Publish date:  | Edition 1. ed

Also available as: Paperback , Hardcover , Mass Market Paperback

Category: Fiction & Literature , Philosophy , Romance

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Book Description
A must-have classic of Latin American literature. Horacio Oliveira is an Argentinean writer who lives in Paris with his mistress, La Maga, surrounded by a loose-knit circle of bohemian friends who call themselves "The Club." A child's death and La Maga's disappearance put an end to his life of empty pleasures and intellectual acrobatics, and returns to Buenos Aires. Rayuela is the dazzling, free-wheeling account of his astonishing adventures.

Description in Spanish: Es reconocida corno la obra maestra de Julio Cortázar. De entrada, él nos propone elegir uno de los dos accesos: leer en el orden acostumbrado y acabar en el capítulo 56 (al que siguen más capítulos, que denomina como "prescindibles"), o bien, seguir el "tablero de dirección", que nos remite de un capítulo a otro, pasando por variadas trampas o juegos: una omisión aparente, un doble y significativo envío... Esto nos ofrece, en principio, dos libros distintos. Rayuela, sin embargo, se bifurca a su vez en dos ambientes físicos: el "Del lado de allá", en París, con la relación de Oliveira y la Maga, el club de la serpiente, el primer descenso a los infiernos de Horacio, etcétera; y el "Del lado de aquí", en Buenos Aires, con el encuentro de Traveler y Talita, el circo, el manicomio, el segundo descenso... Estilo y estructura, dice Nabokov, hacen la novela. La perfección que alcanzan en RayueIa nos coloca (y esto fue claro desde que vio la luz, en 1963) ante una de las mejores novelas escritas en nuestra lengua.

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  • 5

    Evidenti gli influssi del pensiero orientale su quest’opera che rivoluziona il concetto di romanzo e di letteratura. È un’esperienza che spinge il lettore stesso a fare tabula rasa di sovrastrutture, ...continue

    Evidenti gli influssi del pensiero orientale su quest’opera che rivoluziona il concetto di romanzo e di letteratura. È un’esperienza che spinge il lettore stesso a fare tabula rasa di sovrastrutture, preconcetti e delle briglie del pensiero razionale occidentale per vedere la realtà (e se stesso) con occhi del tutto nuovi.

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  • 3

    Un libro non libro

    Ma una scrittura frenetica e carnale. Ogni capitolo è un inno alla vita con frammenti di filosofia ben incuneati in ognuno di esso. Viscerale, erotico, torbido, folle.
    Non per tutti ma dovrebbe esserl ...continue

    Ma una scrittura frenetica e carnale. Ogni capitolo è un inno alla vita con frammenti di filosofia ben incuneati in ognuno di esso. Viscerale, erotico, torbido, folle.
    Non per tutti ma dovrebbe esserlo.

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  • 2

    Perdibile

    Una manica di pseudointellettuali perdigiorno, talmente concentrati sul proprio ombelico da lasciar morire un bambino sotto i propri occhi, nella più assoluta indifferenza. Questo rappresenta l'avveni ...continue

    Una manica di pseudointellettuali perdigiorno, talmente concentrati sul proprio ombelico da lasciar morire un bambino sotto i propri occhi, nella più assoluta indifferenza. Questo rappresenta l'avvenimento più rimarchevole dell'intero libro....e su oltre 600 pagine è decisamente un po' poco.
    Non manca di originalità l'idea di poter leggere il libro in modo non convenzionale, seguendo la numerazione dei capitoli proposta dall'autore (tanto non succede nulla di rilevante, dall'inizio alla fine...). Ma, a parte ciò, è tutto un parlarsi addosso cercando, inutilmente, l'inesistente senso della vita, tra fiumi di vodka scadente, mate, liquori improbabili, jazz di sottofondo (peraltro, un ottimo sottofondo!).

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  • 5

    reinventare la vita

    Il Gioco del mondo è la porta su un universo parallelo, uno di quei finti libri in cui inciampi per caso e ci finisci dentro senza sapere come è accaduto, abbiamo, come sempre in questi casi, un prota ...continue

    Il Gioco del mondo è la porta su un universo parallelo, uno di quei finti libri in cui inciampi per caso e ci finisci dentro senza sapere come è accaduto, abbiamo, come sempre in questi casi, un protagonista fascinoso e tendente all'esistenzialista, una donna di livello culturale più basso di lui che annaspa nelle conversazioni tirando conclusioni a intuito, un Club di poeti, scrittori e fumatori incalliti che tira l'alba filosofeggiando, tutti profughi di un altro paese o una dimensione parallela, qua e là episodi incastonati come per sbaglio, la "pianista patetica" è solo la punta dell'iceberg, poi c'è gente che finisce investita fuori scena e un bambino condannato, ma sopra tutti La Maga, perchè la sua spontaneità e il suo delirio spiccano per la capacità di imbroccare la risposta migliore tra le possibili anche quando non sa di cosa si parla, forse per questo è Maga...e questo solo per la parte parigina, ovviamente perchè poi si cambia luogo, siamo in Argentina e qui entra in scena un amico con una moglie che sembra La Maga, ma non lo è e un circo, con tanto di gatto che fa di conto, poi un manicomio dove si gioca Il Gioco del mondo e a questo punto il lettore è preso nel vortice, i manicomi si sa, sono delle potenti metafore e Horacio non è che lo psicopompo che ci conduce per mano attraverso labirinti mentali e che poi alla fine si lancia là dove nessuno potrà raggiungerlo

    ps. leggetelo anche come vi pare, non per forza in linea retta o con la guida dell'autore, perchè questo è un libro che sta in piedi da solo, senza nemmeno bisogno di una cosa così ordinaria come una sequenza temporale

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  • 4

    Il gioco del mondo

    Un libro pazzesco e nel suo genere unico, a volte mi ha annoiata perché le giornate dei protagonisti si susseguivano sempre uguali cercando solo una rovinosa esistenza, poi ecco che ci trovo capitoli ...continue

    Un libro pazzesco e nel suo genere unico, a volte mi ha annoiata perché le giornate dei protagonisti si susseguivano sempre uguali cercando solo una rovinosa esistenza, poi ecco che ci trovo capitoli fantastici, la pianista è meraviglioso. La maga, una stella nera!!! da leggere!!! Ma ci vuole carattere!!

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  • 5

    E' un libro-cardine, fa perdere l’equilibrio e però ti sorregge.
    E un libro ascia, ti spezza e però ti aiuta a ricostituirti in intero.
    E’ un libro scomposto che però ti compone.
    E’ un libro voragine, ...continue

    E' un libro-cardine, fa perdere l’equilibrio e però ti sorregge.
    E un libro ascia, ti spezza e però ti aiuta a ricostituirti in intero.
    E’ un libro scomposto che però ti compone.
    E’ un libro voragine, risucchia e ti fa precipitare.
    E’ un libro magico, è stato il mio personale “apriti sesamo” e mi ha dato accesso alla caverna dei tesori.
    Per questo libro accendo tutte le stelle e accendo anche il cuore.

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  • 3

    Complesso e articolato, con una struttura non convenzionale: capitoli aggiuntivi che si possono leggere inframmezzandoli a quelli principali secondo l'ordine dato dall'autore. Si alternano capitoli b ...continue

    Complesso e articolato, con una struttura non convenzionale: capitoli aggiuntivi che si possono leggere inframmezzandoli a quelli principali secondo l'ordine dato dall'autore. Si alternano capitoli brevissimi ad altri di lunghezza media o più lunghi, trattando temi meta letterari e intellettuali con la dimestichezza di un erudito (conseguenza: molti riferimenti e considerazioni si perdono in una lettura veloce), con una trama che potrebbe essere convenzionale raccontata tramite conversazioni e descrizioni che la rendono particolare. I capitoli più brevi sono quelli dedicati a pura speculazione intellettuale, in cui la trama non evolve e quindi più impegnativi, mentre i capitoli più lunghi segnano spesso dei punti fondamentali nella trama, si leggono scorrevolmente anche se pieni di riflessioni filosofiche e situazioni surreali. Complessivamente una bella lettura ma davvero tanto lunga e difficile. Voto 8

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  • 5

    Gente che gioca e gente che balla (che racconta bugie)

    Questo gioco non ha un inizio, o meglio, potete iniziare da dove vi pare, più o meno.
    E' un gioco del mondo che non è mai esistito o c'è sempre stato, da qualche parte. D'altronde non esiste niente a ...continue

    Questo gioco non ha un inizio, o meglio, potete iniziare da dove vi pare, più o meno.
    E' un gioco del mondo che non è mai esistito o c'è sempre stato, da qualche parte. D'altronde non esiste niente al mondo che qualcun altro non abbia già pensato prima di voi.
    Wallace aveva proposto una teoria dell'evoluzione nello stesso periodo di Darwin; Leibniz aveva formulato il calcolo infinitesimale contemporaneamente a Newton e addirittura Von Ohain, Campini e Whitlle avevano sviluppato il motore a reazione simultaneamente e indipendentemente l'uno dall'altro. Figuriamoci quindi se qualcuno di voi non aveva già pensato al gioco di Cortàzar ancor prima di leggerlo.
    Ad ogni modo, se volete giocare anche voi, se volete leggere questo Cortazar, provate a immaginare una bestia dieci volte più grossa di un lupo.
    Ora dovete sapere che questa bestia in realtà è esistita veramente. L'hanno chiamata Andrewsarchus mongolienis, ed è stato il più grosso mammifero carnivoro mai vissuto sulla Terra. Ha l'aspetto di un lupo, ma non potrebbe essere più diverso. Era più simile a una pecora o a una capra. Una smisurata pecora ipercarnivora che avrebbe potuto tranciare un uomo in due con un solo morso, se ci fossero stati uomini al tempo in cui è vissuta.
    E' un perfetto esempio di convergenza evolutiva, per cui una specie finisce per somigliare a un'altra specie con cui però non ha nulla a che fare.
    L'Andrewsarchus si è estinto da più di trenta milioni di anni. Il suo habitat era l'odierna Mongolia e la Cina occidentale. Non aveva veri e propri artigli alle zampe, ma una specie di zoccoli, proprio come una capra.
    In quell'epoca gli animali erano giganteschi perché i livelli di ossigeno nell'aria erano maggiori rispetto a quelli attuali (35% invece dei 20 di oggi) e ciò permetteva agli animai di crescere a dismisura. Così come un uomo cresciuto in campagna o in montagna ha probabilmente un pene più grosso di un uomo nato e cresciuto tra lo smog di una grande città.
    Se vi state domandando cosa abbia a che fare quel che scrivo con il libro di Cortazar, vi può forse essere d'aiuto sapere che fino a poco tempo fa se cercavate su Google Search la parola "ricorsione" vi sarebbe apparsa la dicitura "forse cercavi: ricorsione". Tipico umorismo da programmatori: infatti, ricorsione è quando il risultato di un'operazione è l'operazione che si ripete e il suo risultato, e così via. Nel mondo dell'arte, ma non solo, questo termine si usa quando un'immagine si ripete all'infinito.

    E un'immagine che si ripete all'infinito vista da prospettive diverse diventa una ricerca affascinante e ricca di stimoli come questo romanzo di Cortàzar, che smonta e ricostruisce ripartendo da un inizio diverso rispetto a prima (e anche a dopo!). Che tuttavia non è possibile consigliare indiscriminatamente. Poiché ad alcuni lettori potrebbe apparire "unheimlich", che è un termine tedesco per esprimere qualcosa di estraneo, di ignoto. E ad altri lettori invece "Hygge", che è un termine che mi è stato spiegato un giorno da una collega danese con due tette così, ad indicare la sensazione che si prova o l'atmosfera che si crea quando rendi la tua casa un luogo accogliente e ti rilassi in compagnia dei tuoi familiari o dei tuoi amici.
    Pertanto, se leggerete Il gioco del mondo di Cortàzar lo troverete "unheimlich" oppure "hygge". Nessuna via di mezzo.
    E a proposito di mezzo, aspettatevi la fine del gioco, ma non una conclusione.
    Cortàzar da buon conoscitore di storie sapeva bene che * la sciocchezza consiste nel voler concludere. *

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  • 4

    Ci sarebbero decine di cose da poter dire su un libro-mondo di 600 pagine, probabilmente già affrontate e discusse approfonditamente da tanti lettori prima di me. Mi limiterò a un giudizio (personale) ...continue

    Ci sarebbero decine di cose da poter dire su un libro-mondo di 600 pagine, probabilmente già affrontate e discusse approfonditamente da tanti lettori prima di me. Mi limiterò a un giudizio (personale) complessivo, o meglio, al mutamento progressivo di questo stesso giudizio in corso di lettura. Perché se il primo impatto mi era sembrato folgorante (libro giusto al momento giusto, libro epifania, eccetera), l'entusiasmo iniziale si è successivamente mitigato in qualcosa del tipo "comunque un libro del genere qualcosa deve lasciarlo per forza". Poi ho cominciato a coglierne i difetti, la pedanteria, un eccessivo didascalismo troppo narcisistico, che sembra voluto e imposto dall'autore, ma che si perpetua con tale costanza, segnando un fossato talmente profondo tra il buono e il cattivo del racconto, che si stenta a credere sia solo finzione narrativa, e non l'idea comunicativa dell'autore stesso. Per carità, mai rinnegato il valore artistico del lavoro, che però mi sembrava a un certo punto così poco spontaneo, così poco genuinamente letterario, da diventare a tratti irritante.

    Eppure, folgorante come l'inizio, è arrivata la riconciliazione del finale. Che mi ha disarmato abbastanza, e ha fatto decedere il giudzio razionale pervadendomi di quel senso di emozione conclusiva che suscitano certe cose importanti della vita quando le guardi nella loro compiutezza. Una fruizione letteraria poco ragionata, lo ammetto, che pure c'entra poco con il libro stesso in realtà, che fa di dialettica e processi dialettici (anche di giudizio) uno dei suoi cardini fondamentali. Ma mentre si apriva il portellone della metro a Policlinico e io chiudevo il libro in perfetta coincidenza sulle sue ultime (?) parole, pensavo che davvero, sì, questo è un libro che necessariamente lascia qualcosa; o che sapevo, avevo capito, fin da subito, l'avrebbe fatto con me.

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