Re Lear

Dramma in 5 atti

Di

Editore: Giulio Einaudi

4.2
(2213)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 187 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Chi tradizionale , Catalano , Olandese , Portoghese , Galego , Francese

Isbn-10: A000108336 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Cesare Vico Lodovici

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina rigida , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Studio di Lingue Straniere

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Descrizione del libro
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    Primo approccio di lettura con il bardo (avevo visto rappresentate alcune sue opere) e primo incontro assoluto con quest'opera, di cui ignoravo quasi tutto. Sinceramente è molto diversa da ciò che imm ...continua

    Primo approccio di lettura con il bardo (avevo visto rappresentate alcune sue opere) e primo incontro assoluto con quest'opera, di cui ignoravo quasi tutto. Sinceramente è molto diversa da ciò che immaginavo, soprattutto per la forma. Essendo un'opera teatrale, quindi limitata ai soli dialoghi, lascia molto spazio all'immaginazione e soprattutto trova la sua piena realizzazione nella rappresentazione, senza la quale sembra di vedere un'ombra che cammina. Il vero modo di fruire l'opera è di vederla rappresentata e in questo sta la sua forza, perché ogni rappresentazione la rinnova e la rafforza, sicché essa non invecchia né muore mai.
    Entrando nel merito della storia, un dramma immane che lascia ben pochi sopravvissuti, colgo la forza di sentimenti assoluti e forti, sia negativi come l'orgoglio, la rivalsa, l'invidia, la pazzia, ma anche positivi come la fedeltà, la devozione, la nobiltà. Le contrapposizioni sono forse la caratteristica maggiore del Re Lear: padri e figli, folli e saggi, devoti e traditori, vincitori e perdenti. Il tutto si alterna in un balletto sul filo dell'equilibrio, che inevitabilmente finisce per cadere nella tragedia finale.

    ha scritto il 

  • 5

    Imposible apartar la lectura de este libro, de esta gran tragedia, en el que los personajes se revelan gigantescos tanto en sus virtudes, como en sus perversiones, y eso crea una locura permanente en ...continua

    Imposible apartar la lectura de este libro, de esta gran tragedia, en el que los personajes se revelan gigantescos tanto en sus virtudes, como en sus perversiones, y eso crea una locura permanente en la que la vida y la muerte juegan un difícil equilibrio. Dentro de esa locura, nunca entenderé el final, pero esta obra está tan llena de grandes escenas y la fuerza de la trama es tanta que merece cualquier disculpa.

    ha scritto il 

  • 4

    "O Lear, Lear, Lear! Bussa alla porta che ha fatto entrare la tua follia, e uscire il tuo senno prezioso" (Atto I,4)
    "Questa tempesta che ho nella mente toglie ai miei sensi ogni altro dolore che non ...continua

    "O Lear, Lear, Lear! Bussa alla porta che ha fatto entrare la tua follia, e uscire il tuo senno prezioso" (Atto I,4)
    "Questa tempesta che ho nella mente toglie ai miei sensi ogni altro dolore che non sia quello che mi batte dentro." (Atto III,4)
    "È la piaga dei nostri tempi, quando i pazzi guidano i ciechi" (Atto IV,1)

    ha scritto il 

  • 0

    Se Scuotilancee l’ha chiamato all’incirca Re Pugiardo significa che la verità non può dirla nessuna e che ciascuno non può raccontare che la sua.

    C’è su Facebook un gruppo dedicato agli estimatori dell’opera letteraria di Aldo Busi. Uno degli amministratori della pagina riporta una mail inviatagli da una sua amica che chiede a cosa si avvicini, ...continua

    C’è su Facebook un gruppo dedicato agli estimatori dell’opera letteraria di Aldo Busi. Uno degli amministratori della pagina riporta una mail inviatagli da una sua amica che chiede a cosa si avvicini, la perizia linguistica di Aldo Busi, se non a quella di Shakespeare nel Re Lear. Io il Re Lear non lo avevo letto, perciò per farmene una idea ho cercato cosa c’è online e ho incontrato lui, Goffredo Raponi. Di Shakespeare, e di Aldo Busi, si dovrebbe dire così tanto che si finisce per non dirne niente e lasciar dire agli altri, i quali altri però poi dicono sempre le stesse cose già dette ma pazienza, e una cosa la voglio dire su Goffredo Raponi: per quel che ne ho capito cercandone il nome in Rete Raponi non è un traduttore-per-mestiere; ha lavorato come giornalista per alcuni organi statali, quindi più un uomo da rassegne stampe, e una volta in pensione si è messo a tradurre tutto Shakespeare, mettendoci venticinque anni, a gratis, tra le alzatine di spalle e le snaricciate degli Addetti-ai-lavori. Le traduzioni di Raponi, dunque, non sono ‘professionali’, però le tengono in considerazione pure in Polonia, e al San Ferdinando di Napoli, almeno nel 2008, le hanno pure mandate in scena. Shakespeare è bellissimo, King Lear (o “Sventato colui che è grato”) è un’ordalia di caratteri inconfondibili e a Goffredo Riponi va tutta la mia gratitudine, sebbene io non sappia cosa possa farsene, ora, siccome è morto da qualche anno. L’amica dell’amministratore della pagina, ho saputo poi, regge e rilegge Shakespeare in lingua originale, quindi è corretto dire che lei legge Shakespeare e io Shakespeare nella maniera di Goffredo Raponi.

    Qui la traduzione:
    http://www.liberliber.it/mediateca/libri/s/shakespeare/re_lear/pdf/re_lea_p.pdf

    CORNOVAGLIA - Costui dev’essere di quei compari
    che avendo avuto da qualcuno lodi
    per la loro brutale sfrontatezza,
    affettano una bolsa villania
    assumendo forzati atteggiamenti
    del tutto estranei alla lor natura.
    Non sa adulare, lui! Anima schietta,
    non dice che l’onesta verità!
    Se il prossimo la beve, tanto meglio;
    se no, lui schietto è stato e schietto resta.
    Conosco questa risma di furfanti
    che dietro l’ostentata lor schiettezza
    celano più scaltrezza e oscuri fini
    di venti smidollati cortigiani
    usi a curvar la schiena tutto il giorno
    ed a profondersi in salamelecchi
    nel modo più impeccabile e garbato.

    ha scritto il 

  • 5

    “Non è vuoto di cuore chi usa sobrie parole non rimbombanti per l’interno vuoto”.
    “L’amore non è amore se corrotto da considerazioni estranee alla sua pura essenza”.
    “Meglio sarebbe per me essere pazz ...continua

    “Non è vuoto di cuore chi usa sobrie parole non rimbombanti per l’interno vuoto”.
    “L’amore non è amore se corrotto da considerazioni estranee alla sua pura essenza”.
    “Meglio sarebbe per me essere pazzo chè allora il mio pensiero andrebbe sciolto da ogni angoscia: le mie angosce, in quel falso immaginare, perderebbero coscienza di sé”.

    ha scritto il 

  • 5

    Ho affrontato questo testo con un po’ di timore. Shakespeare non sempre mi piace e temevo gli aspetti di carneficina che a volte caratterizzano le sue tragedie. Mi sono trovata davanti ad un testo bel ...continua

    Ho affrontato questo testo con un po’ di timore. Shakespeare non sempre mi piace e temevo gli aspetti di carneficina che a volte caratterizzano le sue tragedie. Mi sono trovata davanti ad un testo bellissimo con al centro il potere e gli intrighi per ottenerlo o conservarlo, ma anche aspetti di grandissima umanità.

    ha scritto il 

  • 0

    the worst is not
    So long as we can say ‘This is the worst.’

    Non si è toccato il fondo
    Finché si riesce a dire: “Questo è il peggio”.

    La genialità di Shakespeare consiste in fondo nel prenderne un con ...continua

    the worst is not
    So long as we can say ‘This is the worst.’

    Non si è toccato il fondo
    Finché si riesce a dire: “Questo è il peggio”.

    La genialità di Shakespeare consiste in fondo nel prenderne un concetto semplice e usarlo come pietra angolare per la costruzione di un capolavoro.
    Non ho mai avuto modo di vedere rappresentato Re Lear e ho compensato a questa mancanza leggendo il testo. Mi attirava più che la storia di questo personaggio che, come altre creazioni shakespeariane è diventato emblematico e proverbiale.
    Non so davvero come sia la resa scenica – peraltro il curatore del volume riporta tutte le difficoltà storiche che hanno accompagnato registi e attori alle prese con questa tragedia – se già soltanto la lettura silenziosa ha grande presa.
    Il concetto semplice si dilata, diventano cinque atti, divisi in scene, riducibili a un insieme di frasi a una a una memorabili, piene di rimandi - qualche nota sulla traduzione è indispensabile per capire i trucchi del drammaturgo nel suo spaziare dal linguaggio teologico e filosofico a quello grezzo dei pub.
    E, se una trama sola non basta, se ne aggiungono altre, e si trovano vicende che, prese singolarmente, meriterebbero ciascuna una lunga riflessione: il Fool che riesce a dire cose sagge e il saggio Edgar costretto a fingersi matto. Le remore morali di Albany che non diventa Macbeth nel seguire fino in fondo sua moglie. Una lunga guerra che uccide gli uomini e distrugge le famiglie dei governanti al termine della quale si invoca con urgenza il ripristino dell’ordine precedente.
    E poi la costruzione stessa della tragedia, dell’uomo in balia di eventi più grandi di lui, alla ricerca di un’identità smarrita, tanto che nelle dissimulazioni ci si può perdere, e dei ruoli assegnati da altri si finisce schiavi.
    Il tutto a partire da una concetto semplice, quasi banale come le parole di Edgar che chiudono la tragedia. E sono banali ma dopo tutto quanto successo suonano rassicuranti.

    Il concetto semplice, ma non tiratemi strali perché chioso Shakespeare a partire da un musicista rock che, a modo suo, aveva il senso del tragico.
    Kurt Cobain, in una sua canzone sull’amicizia diceva: Don’t tell me what I want to hear, unico segno richiesto all’amico per testimoniare l’affetto.
    Lear e Gloucester hanno voluto sentire quello che volevano sentirsi dire. È stata la loro tragedia.
    E non solo la loro.

    ha scritto il 

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