Resta con me

Di

Editore: Fazi (Le strade)

3.9
(612)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 372 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8864111247 | Isbn-13: 9788864111247 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Silvia Castoldi

Disponibile anche come: eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Politica

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Descrizione del libro
Tyler Caskey è una presenza insolita per la comunità di West Annett. È giovane e i suoi sermoni sono brillanti, frutto di una preparazione e di una sensibilità fuori dal comune. Perché Tyler è nettamente diverso dalle precedenti guide spirituali che la comunità ha conosciuto finora: ha carisma, e una moglie di grande bellezza e sensualità accanto. Quasi uno schiaffo di vitalità per tutta la cittadina. Eppure un giorno tutto può cambiare, l'attrazione trasformarsi in sospetto e maldicenza. E non a causa di una colpa, di un errore.
La giovane signora Caskey muore. Una morte che travolgerà il marito e le loro bambine in modo irreversibile. La figlia maggiore, Katherine, di appena cinque anni, smette di parlare chiudendosi in un silenzio ferreo; e Tyler non trova più le parole adatte in chiesa, né alcuna misericordia all'interno di una comunità che si rivela essere ottusa, arida, distante. Cosa resta, quindi, del conforto religioso? Poco o niente, se di fronte alla fragilità di un lutto che si apre come una voragine nessuno riesce a compenetrarsi nel dolore altrui, se le meschinità di una quotidianità prosciugata di ogni calore si moltiplicano tra le mille illazioni che corrono lungo i fili del telefono propagando sciocche storie di adulterio, o di malattia mentale.
È vero, sono i conformisti anni Cinquanta, e West Annett è nel Maine, una terra di antichi pionieri rigidamente protestanti. Ma Resta con Me si dilata oltre ogni confine e ci conduce fin nelle pieghe più oscure dei rapporti affettivi, lì dove ogni perdita può rivoluzionare una vita e per uno slancio di volontà si arriva a riemergere con una nuova consapevolezza.
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  • 4

    Elizabeth Strout mi convince sempre di più. In questo romanzo il protagonista è il Reverendo Caskey, recentemente vedovo, padre di una bambina traumatizzata dal lutto, oberato da una comunità che non ...continua

    Elizabeth Strout mi convince sempre di più. In questo romanzo il protagonista è il Reverendo Caskey, recentemente vedovo, padre di una bambina traumatizzata dal lutto, oberato da una comunità che non lo perde di vista un attimo e non si lascia sfuggire nulla. L'apparente leggerezza nel rapporto con la domestica Connie cela una svolta che sprofonda il protagonista sempre più nella depressione. Un romanzo non facile, salvato - umanamente - da un finale consolatorio che ammetto possa essere visto come una caduta di stile.

    ha scritto il 

  • 0

    Ovviamente una bella lettura come tutti i libri della Strout, di questo mi è particolarmente piaciuto il garbo con il quale sono affrontati argomenti scabrosi. Veramente bello!!

    ha scritto il 

  • 4

    Secondo libro di Strout letto di fila, sull'entusiasmo provocato da Olive Kitteridge, dalla cui grazia compiuta questo libro - pubblicato due anni prima - risulta lontano. C'è anche qui l'ambientazion ...continua

    Secondo libro di Strout letto di fila, sull'entusiasmo provocato da Olive Kitteridge, dalla cui grazia compiuta questo libro - pubblicato due anni prima - risulta lontano. C'è anche qui l'ambientazione del Maine, resa con altrettanta precisione, e ci sono anche qui piccole storie di quotidianità. Ma Tyler non è un personaggio ben riuscito come Olive. Il suo essere del tutto protagonista in qualche maniera lo rende meno efficace di Olive, che spesso resta in secondo piano pur tenendo insieme tutte le vicende. E qui anche i personaggi secondari non sono resi con altrettanta forza, spesso ondeggiano tra primo e secondo piano senza un chiaro disegno. Il personaggio della piccola Katherine è molto bello, ma la sua evoluzione finale è svolta frettolosamente. Mi rendo conto che una recensione comparativa non è molto utile, ma tant'è: se non avete ancora letto nulla di Strout, saltate questo libro e andate diretti a Olive Kitteridge (e al massimo tornate qui dopo).

    ha scritto il 

  • 4

    In una piccola comunità del Maine...

    La penna è quella di Elizabeth Strout, della quale avevo già letto “Olive Kitteridge”, preferendo tuttavia questo, per quanto non lo possa definire, per i miei gusti, memorabile. Il romanzo è ambienta ...continua

    La penna è quella di Elizabeth Strout, della quale avevo già letto “Olive Kitteridge”, preferendo tuttavia questo, per quanto non lo possa definire, per i miei gusti, memorabile. Il romanzo è ambientato in una piccola comunità protestante del Maine degli anni ’50, il cui reverendo, Tyler, vive la morte della moglie e le difficoltà di allevare la figlioletta Katherine, fra i pettegolezzi e le ipocrisie della comunità. Una scrittura delicata e “tersa”, che mi ha comunicato senso del dolore, solitudine, infelicità e anche un po’ pena per il protagonista, un uomo alle prese con un dolore più grande di lui.

    ha scritto il 

  • 4

    “Per tutta la vita mi sono lamentato delle costanti interruzioni nel mio lavoro, finché non ho scoperto che quelle interruzioni erano il mio lavoro”.

    La scrittura della Strout con i suoi chiaroscuri è un imprevedibile giro sulle montagne russe dei rapporti affettivi. Leggere la Strout significa scendere a patti con le nostre fragilità e con i senti ...continua

    La scrittura della Strout con i suoi chiaroscuri è un imprevedibile giro sulle montagne russe dei rapporti affettivi. Leggere la Strout significa scendere a patti con le nostre fragilità e con i sentimenti che a volte ci riesce più facile occultare anziché palesare. Straordinaria e talentuosa.

    ha scritto il 

  • 5

    “Nessuno, che io sappia, ha mai penetrato il segreto dell’amore. Amiamo in modo imperfetto, Tyler, tutti noi. Perfino Gesù ha dovuto lottare con questo. Ma io credo… credo che la capacità di ricevere ...continua

    “Nessuno, che io sappia, ha mai penetrato il segreto dell’amore. Amiamo in modo imperfetto, Tyler, tutti noi. Perfino Gesù ha dovuto lottare con questo. Ma io credo… credo che la capacità di ricevere amore sia altrettanto importante di quella di darlo. In realtà è la stessa cosa.”

    Mi mancava questo romanzo della Strout all’appello e posso dire che, a mio avviso, è il suo più riuscito.
    Siamo nel Maine, a West Annett, negli anni cinquanta; è un piccolo paese rigidamente protestante dove tutti conoscono tutti. Tyler Caskey vi arriva come pastore: è giovane, bello, sposato con una donna proveniente da una famiglia molto ricca che lo ama ma che fatica ad uniformarsi all’ambiente modesto in cui si trova a vivere e al ruolo che vi deve ricoprire.
    E’ molto interessante il travaglio interiore di Lauren che viene preso e ripreso più volte nel romanzo e che scopriamo un po’ per volta, mano a mano che impariamo a conoscerla e a lasciare che susciti in noi i sentimenti più diversi: fastidio, rabbia, tenerezza, dolore. Ma questa giovane moglie muore lasciandolo con due bimbe piccole la minore delle quali sarà presa in gestione dalla nonna per essere meglio accudita e sgravarlo di un peso.
    La vita del reverendo viene sconvolta da questo lutto ed egli fatica ad andare avanti nonostante la fede lo aiuti a reggersi in piedi. Incontra molte difficoltà nel rapporto con la figlia più grande che da quando la mamma non c’è più smette di parlare e assume comportamenti a volte aggressivi, spesso irrispettosi, con cui la piccola comunità fatica a fare i conti e che lui non riesce ad affrontare e ad accogliere. Accetta invece l’aiuto di Connie, una domestica con un passato difficile e per alcuni versi in ombra, che segnerà un capitolo importante nella sua crescita come persona di fede e come uomo.
    La scrittura della Strout è sempre molto precisa, dettagliata, mai noiosa, i particolari che registra nella descrizione di ciò che racconta sono sempre funzionali a interpretare il quadro d’insieme; il paesaggio e i cambiamenti della natura che fanno da scenario al racconto, cambiano al passare delle stagioni e con la disposizione d’animo dei protagonisti quasi ne seguissero l’evoluzione.
    E’ un romanzo sofferto, dove ogni abitante di questa piccola comunità fa la sua parte e suscita interesse nel lettore, non rimanendo appendice del protagonista ma interpretando un ruolo imprescindibile in tutti i passaggi della storia.
    Bravissima la Strout nel leggere l’animo umano, le meschinità, le fragilità, in una visione corale della comunità che per alcuni aspetti rappresenta, nei vizi e nelle virtù, un microcosmo in cui facilmente ci si può identificare. La figura del pastore è singolare: un individuo che trova nel dolore la forza per crescere, per fare un percorso importante come persona oltre che come fedele, che lo farà diventare capace di responsabilità, che lo farà divenire uomo e padre nella pienezza del significato che queste due parole portano con sé.

    ha scritto il 

  • 4

    Un romanzo molto bello, delicato e allo stesso tempo profondo. Che la Strout sia particolarmente abile a ricreare ambienti e situazioni attraverso parole semplici ma precise non lo scopro io. Certo è ...continua

    Un romanzo molto bello, delicato e allo stesso tempo profondo. Che la Strout sia particolarmente abile a ricreare ambienti e situazioni attraverso parole semplici ma precise non lo scopro io. Certo è che sembra di viverci dentro questa piccola cittadina. Che alla fine è un po' il posto dove tutti viviamo, in cui tutti sono sotto la lente di ingrandimento, giudicati per ciò che fanno e, troppe volte, anche per quello che non fanno nè hanno mai pensato di fare. Un romanzo che mi ha portata a riflettere sul concetto di comunità, non solo in senso religioso ma più in generale in quello sociale. Uno spazio dove smettiamo di essere individui e diventiamo parte di un organismo più grande, che si auto-alimenta e allo stesso tempo può auto avvelenarsi.

    ha scritto il 

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