Retorica

Di

Editore: Mondadori

4.1
(70)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 398 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8804407492 | Isbn-13: 9788804407492 | Data di pubblicazione: 

Genere: Non-narrativa , Filosofia , Manuale

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Descrizione del libro
Della retorica («la facoltà di scoprire il possibile mezzo di persuasione riguardo a qualsiasi soggetto proposto») Aristotele affronta in questo trattato sia l'aspetto teorico sia quello pratico; da un lato la esamina - come fa per gli altri campi oggetto dei suoi studi - con spirito scientifico, cercando di determinare e di spiegare logicamente le leggi che stanno dietro i fenomeni; dall'altro fornisce all'oratore una serie di consigli pratici. Di questa "tecnica della persuasione" vengono trattati quindi tutti gli aspetti: dalla logica all'uso delle metafore e dei motti di spirito, dallo stile del discorso ai modi per determinare negli ascoltatori gli atteggiamenti e gli stati d'animo più favorevoli.
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  • 5

    Se la mia memoria fosse migliore riuscirei a tener a mente con esattezza la frase con cui Wilamowitz ricordava quanto rilievo per lo sviluppo del pensiero greco avesse la presenza del μὲν e del δὲ n ...continua

    Se la mia memoria fosse migliore riuscirei a tener a mente con esattezza la frase con cui Wilamowitz ricordava quanto rilievo per lo sviluppo del pensiero greco avesse la presenza del μὲν e del δὲ nella lingua di Omero; di rado però mi rendo conto di quanta forza possiedano queste due particelle come nei casi in cui leggo qualche passo di Aristotele: lo Stagirita ne fa un uso esemplare; la consequenzialità implacabile delle sue argomentazioni n'è interamente ritmata. I pregi della prosa aristotelica in effetti sono tanto nascosti che rischiano di non saltare nemmeno all'occhio: è una scrittura scarna e scabra, essenziale, tutta cose, priva di cura estetica ed anzi a volte così concisa da diventare oscura: il contrario, dunque, della prosa platonica, così ampia, frastagliata, popolata d'immagini spesso indimenticabili e di affascinanti chiaroscuri; difficile da tradurre, per uno studente, perché ricca, mentre Aristotele è difficile perché troppo prosciugato. Eppure anche tutta questa secchezza da catoniano rem tene, verba sequentur il suo fascino ce l'ha. È, dopotutto, lo stesso fascino che emanano le argomentazioni tomistiche, quei nudi sillogismi limpidi e taglienti coi loro ad primum respondeo quod: il fascino della ragione che indaga, scevera, dubita volentieri ma per metodo e non per rassegnata sfiducia o per capriccio ipercritico, per costruire e non per lasciarsi dietro macerie inutili; come diceva Epicarmo, Νᾶφε καὶ μέμνασ᾽ἀπιστεῖν: senza questa sobria lucidità che coltiva il dubbio ma sente la fiducia di poterlo superare, non sarebbero nate in Grecia né la filosofia né la storiografia né la filologia. Ora, che io mi lanci in codeste considerazioni mentre dovrei commentare la Retorica è indice che amo le chiacchiere e non ho la tempra da antico greco che va dritto al punto; d'altronde, sono un italiano moderno e non un greco antico. Il fatto è però che su d'un testo del genere hanno scritto tutti e di tutto: è uno dei capisaldi della nostra cultura; e pensare che ha rischiato di andare smarrito per sempre! Mi domando quale sarebbe stato il destino della nostra civiltà se nessuno avesse ritrovato i testi acroamatici dello Stagirita nella cantina di Neleo di Scepsi - almeno se dobbiamo dar fede alla storia del loro fortunoso ritrovamento, come lo riferisce Strabone. Insomma, se percorrere le pagine di Longino e Dionigi di Alicarnasso, di Quintiliano e di Cicerone magari è più gratificante per il senso estetico, tornare sui capitoli densissimi di Aristotele regala una soddisfazione diversa, perché ci si ritrova a constatare che qui c’è già tutto: altri lo diranno meglio, altri svilupperanno certe parti qui ancora embrionali o trattate con maggiore stringatezza; ma ciò che davvero serve sapere sulla retorica lo Stagirita l’aveva pensato e scritto già. Sono pagine da centellinare: ogni frase nasconde implicazioni e motivi di riflessione infiniti. E ancora una volta, chiuso il libro, ci si sorprende a rammentare come la negligenza dell’arte retorica che il romanticismo ha determinato nella nostra scuola e nella nostra cultura ci abbia resi tutti più poveri, più primitivi, più sciocchi; e soprattutto più indifesi di fronte a chi le armi della retorica le sa usare.

    ha scritto il 

  • 0

    Recensire una delle opere fondamentali della cultura occidentale non è cosa da poco, ma non spendere alcune parole su un testo di tale elevata fattura, mi sembrava una mancanza ancora più grave , an ...continua

    Recensire una delle opere fondamentali della cultura occidentale non è cosa da poco, ma non spendere alcune parole su un testo di tale elevata fattura, mi sembrava una mancanza ancora più grave , anche perché a differenza di altri scritti antichi, lo stile di Aristotele è piuttosto scorrevole per quello che possa permettere un argomentazione filosofica, supportato da numerosi esempi che ne chiariscono i concetti.
    La retorica nasce per dare una “tecnica” ampliandola, a completamento della dialettica-retorica preesistente.
    Permettere tramite un metodo, di persuadere l’ opinione altrui e nel più elevato uso retorico, portare l’ ascoltatore alla verità.
    Aristotele divide la retorica in tre tipologie di discorsi: il DELIBERATIVO nato per orientare le scelte politiche dell’ assemblea dei cittadini.
    Il GIUDIZIARIO: atto appunto a guidare chi implicato in un processo ad aver ragione dell’ avversario.
    L’ EPIDTTICO: il cui scopo dimostrare le buone qualità di una persona e lodarle o le sordide inclinazioni e biasimarle.

    Ma nel fare tutto questo ne nasce un manuale che è alla base della nostra stessa percezione di bello, di morale o nefasto, è la genesi della nostra oratoria e delle parti che costruiscono il discorso.
    Spiega l’ uso delle parole, degli esempi, dei luoghi comuni, delle metafore e delle massime per piegare il giudizio dell’ ascoltatore a proprio vantaggio.
    Allo scopo di adeguarsi all’ ascoltatore, lo studio dei diversi caratteri sociali, la nascita delle emozioni e il suo manifestarsi.
    Le aspirazioni, le necessità, la morale delle diverse età evolutive.
    Un libro che con argomentazioni straordinarie, parla di noi, delle nostre origini , di ciò che siamo e perché.

    ha scritto il 

  • 3

    Ne ho letto solo una parte per via di un esame, quella che elenca le parti della retorica: forse la parte più pesante.
    Trovo però che abbia un potenziale maledettamente affascinante, che certe regole ...continua

    Ne ho letto solo una parte per via di un esame, quella che elenca le parti della retorica: forse la parte più pesante.
    Trovo però che abbia un potenziale maledettamente affascinante, che certe regole per il discorso dell'agone politico siano osservate ancora oggi. Probabilmente lo rileggerò per intero

    ha scritto il 

  • 5

    Ha senso commentare uno dei capisaldi del sapere occidentale? Probabilmente non da parte mia. A ogni modo, provo a guardare a questo testo dal punto di vista di un contemporaneo interessato a capire c ...continua

    Ha senso commentare uno dei capisaldi del sapere occidentale? Probabilmente non da parte mia. A ogni modo, provo a guardare a questo testo dal punto di vista di un contemporaneo interessato a capire come rivolgersi adeguatamente ai propri interlocutori (per esempio perché si è chiamati a farlo per lavoro) e la prima lezione - fra le tante - che posso portare a casa è che l'osservazione dei comportamenti (base per giungere a una conoscenza delle emozioni e dei bisogni umani) viene prima del (pur necessario) padroneggiare tecnica e stile.

    ha scritto il 

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