Riccardo II

Testo originale a fronte

Di

Editore: Garzanti Libri

3.9
(186)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 230 | Formato: Altri

Isbn-10: 8811585562 | Isbn-13: 9788811585565 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: A. Cozza

Disponibile anche come: Tascabile economico , Paperback , Copertina rigida

Genere: Narrativa & Letteratura , Studio di Lingue Straniere , Storia

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Descrizione del libro
Inghilterra, 1939. L'ultimo sovrano per diritto divino, Riccardo II, viene deposto e assassinato. Intorno alla figura dell'ultimo discendente di Riccardo Cuor di Leone e Guglielmo il Conquistatore si crea ben presto un alone di mistero: Shakespeare si propone di rappresentare quell'atmosfera, cercando per essa un'adeguata giustificazione psicologica e una solenne espressione poetica. La leggenda di re Riccardo viene narrata nel quinto dei "chronicle plays" shakespeariani, la cui composizione risale al 1595-1596. Testo originale a fronte. Introduzione di Nemi D'Agostino. Prefazione, traduzione e note di Andrea Cozza.
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  • 5

    "Oh, potessi esser grande
    quanto il mio affanno, e meno grande del mio nome,
    o potessi dimenticare quel che son stato
    o non ricordare quel che devo essere ora!
    […]
    Stridono i gufi, l'alto canto della
    ...continua

    "Oh, potessi esser grande
    quanto il mio affanno, e meno grande del mio nome,
    o potessi dimenticare quel che son stato
    o non ricordare quel che devo essere ora!
    […]
    Stridono i gufi, l'alto canto della lodola appare in ribasso."

    Quando l'identità è data escusivamente dal ruolo che si ricopre, e per giunta questo ruolo lo si ricopre per diritto di nascita e (ci si illude) per grazia divina, se questo ruolo viene mandato in pezzi e l'uomo è costretto a riconoscere di essere soltanto un uomo, se è costretto a riconoscere che pensare di essere l'unto dal Signore non corrisponde più, storicamente, all'idea che di chi ha in mano il governo del Paese ha la maggior parte dei propri sudditi e che il Corpo del Re non è (più) sacro e intoccabile.
    Testo magnifico, con monologhi splendidi e in cui l'azione cede il passo alla parola.

    ha scritto il 

  • 4

    Forse non la migliore delle tragedie storiche ma comunque molto molto bella: dopotutto che altro ci potevamo aspettare, stiamo parlando di Shakespeare, non di un imbrattacarte qualsiasi. Particolarmen ...continua

    Forse non la migliore delle tragedie storiche ma comunque molto molto bella: dopotutto che altro ci potevamo aspettare, stiamo parlando di Shakespeare, non di un imbrattacarte qualsiasi. Particolarmente bello l'atto III, con più di un discorso di re Riccardo, e, nell'atto IV, il discorso sempre di Riccardo mentre viene costretto ad abdicare

    ha scritto il 

  • 4

    Riguardando e leggendo Amleto e Riccardo II, non posso fare a meno di notare come in questi due drammi la tragedia consista non solo nella fine un uomo, ma anche nella fine di un'epoca, ed emergono a ...continua

    Riguardando e leggendo Amleto e Riccardo II, non posso fare a meno di notare come in questi due drammi la tragedia consista non solo nella fine un uomo, ma anche nella fine di un'epoca, ed emergono a questo punto un paio di parallelismi: in entrambe le tragedie si percepisce a pelle il senso di un mondo in crisi perché sta cambiando ("C'è del marcio in Danimarca" - il monologo di Gaunt in II,i, il famoso "this earth, this realm, this England"): se in Amleto è la tirannia dello zio a terminare (e questo detto molto superficialmente, dato che il dramma non consiste solo in questo, ma in una crisi che avvolge ogni valore: famiglia, amore, ecc...), con la speranza di un nuovo mondo migliore nonostante le vittime di quello precedente, in Riccardo II a finire è il mondo medievale, la visione del Re come autorità inviolabile perché rappresentante di Dio sulla Terra. Alla sua morte, inoltre, lascerà al mondo ben poca speranza: la guerra tra York e Lancaster è, infatti, ormai alle porte. Riccardo II è inoltre un personaggio molto più passivo di Amleto: anzi, sono opposti, o quasi. Riccardo infatti subisce gli eventi, accettando passivamente ciò che sta accadendo non solo a lui ma all'Inghilterra intera... è difficile provare empatia per questo personaggio, che si ritrova ad essere Re di nome, ma non nella sostanza: e proprio per questo abdicherà. Tuttavia, alcuni monologhi sono veramente intensi e indimenticabili: come immagino buona parte delle histories, è una tragedia che meriterebbe più attenzione.

    ha scritto il 

  • 0

    e la cameriera? dov'è finita?
    se n'è andata!

    e immagino senza dire una parola

    [è un film vecchio e a certuni non piacciono i film vecchi - però
    costoro dovrebbero capire che i film nuovi sono figli de ...continua

    e la cameriera? dov'è finita?
    se n'è andata!

    e immagino senza dire una parola

    [è un film vecchio e a certuni non piacciono i film vecchi - però
    costoro dovrebbero capire che i film nuovi sono figli dei film vecchi e il tre viene dopo il due e il futurismo russo, per
    dire una cosa un po' seria, non sarebbe niente senza la grande tradizione russa - e questo non lo dico per polemiche col futurismo nostrano no no.
    Comunque lo scambio citato sopra è favoloso ma la chiave, non la metto così i detrattori dei film vecchi si mordono le mani si
    mangiano il cappello e continuano magari a dire che Leonardo Di Caprio è un grande attore. E hanno ragione, eh. Ma da vendere.
    Nella "Madre" di Pudovkin Pudovkin f ala parte di uno sbirro, lo dico così di sfuggita.]

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Un capolavoro, indubbiamente, da Shakespeare non ci si può aspettare altro....ma l'ho trovato pesantuccio in alcune parti (soprattutto la scena della morte di John of Gaunt, in cui quest'ultimo era fi ...continua

    Un capolavoro, indubbiamente, da Shakespeare non ci si può aspettare altro....ma l'ho trovato pesantuccio in alcune parti (soprattutto la scena della morte di John of Gaunt, in cui quest'ultimo era fin troppo logorroico per essere uno in punto di morte).
    Il dialogo tra Riccardo e la Regina mi è piaciuto parecchio, così come la scena in cui Riccardo rinuncia alla corona. Sono entrambe scene che rendono più "umano" (prendete il termine con le pinze) il personaggio di Riccardo, reagisce come è giusto che faccia. Certo, magari alcune cose le ha tirate un po' troppo per le lunghe (vedi la scena della deposizione) ma ricordiamoci chi era Riccardo di Bordeaux prima di sparare sentenze.
    Per il resto, nulla da dire. Bello, bello, bello!

    ha scritto il 

  • 5

    Un impasto di carne e sangue

    Bellissima tragedia storica. Non e' solo un racconto epico, una ricostruzione storica o una trasposizione in chiave teatrale di un vicenda storica. E' una bellissima riflessione sulla natura umana che ...continua

    Bellissima tragedia storica. Non e' solo un racconto epico, una ricostruzione storica o una trasposizione in chiave teatrale di un vicenda storica. E' una bellissima riflessione sulla natura umana che passa tramite la figura di questo Re per diritto divino, che prima viene spodestato e poi mandato a morte. Nel mentre alcuni memorabili monologhi in cui Riccardo di (dis)conosce nella sua figura regale per riconoscersi come essere umano, come un impasto - dice - di carne e sangue. La regalita' è una finzione, una forma di vanita': una maschera che una volta tolta lascia spazio solo alle debolezze umane.

    ha scritto il 

  • 3

    Non avrei mai pensato di poter mettere solo tre stelline ad un'opera di Shakespeare, ma il "Riccardo II" non mi ha convinta: non ho trovato lo stesso carisma e la stessa epicità di altri suoi drammi e ...continua

    Non avrei mai pensato di poter mettere solo tre stelline ad un'opera di Shakespeare, ma il "Riccardo II" non mi ha convinta: non ho trovato lo stesso carisma e la stessa epicità di altri suoi drammi e la trama, abbastanza povera, si sviluppa con lentezza e fatica.
    Si nota che si tratta più che altro di un testo di preparazione a un qualcosa di più grande che verrà dopo. Quindi non vedo l'ora di leggere l' "Enrico IV" e soprattutto di guardare, finalmente, l'adattamento della BBC.

    ha scritto il 

  • 4

    Riccardo, secondogenito di Edoardo Il Principe Nero, sale al trono quasi per caso. Ma nonostante fosse solo terzo in linea di successione non fatica ad immedesimarsi nel ruolo di re. E come re non è s ...continua

    Riccardo, secondogenito di Edoardo Il Principe Nero, sale al trono quasi per caso. Ma nonostante fosse solo terzo in linea di successione non fatica ad immedesimarsi nel ruolo di re. E come re non è sicuramente stato tra i più amati.
    Shakespeare ci racconta la sua tragica fine dovuta ad una serie di errori fatti in buona fede che porteranno Re Riccardo ad abdicare in favore del cugino Henry Bolingbroke, salito al trono con il nome di Enrico IV.

    Tutto inizia con una contesa tra appunto Bolingbroke e Mowbray. Prima una questione di soldi, poi vola un'accusa di omicidio (ad danni di Glaucester, zio di Riccardo e Henry, fratello di John di Gaunt, padre del primo e duca di Lancaster).Riccardo esilia entrambi i contendenti, confisca l'eredità del cugino alla morte di Gaunt per finanziare una guerra, provoca l'ira dei nobili e il ritorno del cugino dalla Francia. Che se le gioca tutte e pretende pure il trono.
    Riccardo non si fa prendere dal panico. Mai. Shakespeare ce lo fa percepire come un re di altri tempi, pacato, regale nei modi e nelle parole. Non perde il controllo, recita monologhi meravigliosi quando capisce che ogni speranza è perduta ("No matter where. Of comfort no man speak: Let's talk of graves, of worms, and epitaphs" Atto terzo, scena II, leggetelo tutto), dice addio alla moglie in un dialogo indimenticabile (ok Shakespeare è Shakespeare, ma io Bolingbroke parlare così non ce lo avrei mai visto, questo vuol dire essere dei geni ecco!). Crede nel suo diritto divino a regnare fino alla fine. Perchè lui è Re e la sua mano è guidata da Dio e le sue decisioni non possono che essere giuste.

    E poi c'è Bolingbroke, l'uomo del popolo, passionale, desideroso di vendetta, umano. Che spodesta il cugino dal trono e verrà roso dai sensi di colpa per le due tragedie successive (Enrico IV parte prima e seconda). DImenticatevi i toni drammatici, battaglieri e comici dell'Enrico IV, dimenticate il tono più epico dell'Enrico V. Qua siamo di fronte ad una tragedia vera e propria.

    Geniale come Shakespeare riesca a collegare questo Riccardo II al suo seguito ideale, le due parte dell'Enrico IV e alla storia vera e propria. Cita il viaggio a Gerusalemme che è intenzione di Enrico fare, cita le guerre civili, cita le guerre fratricide che verranno da lì a poco (La guerra delle due rose), cita lo scapestrato Principe di Galles, Hal, assente a corte dopo la morte di Riccardo, perchè in giro a fare bagordi (Hal è colui che diverrà poi Enrico V uno dei re più amati dagli inglesi).

    Insomma leggetelo se ve lo siete perso perchè "distratti" dalle opere più famose.
    La mia videorecensione dal canale di Youtube:
    http://youtu.be/1TG1RCmt8ok

    ha scritto il