Ricordi dal sottosuolo

Di

Editore: Feltrinelli

4.2
(5544)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 142 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Spagnolo , Russo , Catalano

Isbn-10: 8807821206 | Isbn-13: 9788807821202 | Data di pubblicazione:  | Edizione 2

Traduttore: Gianlorenzo Pacini ; Curatore: Gianlorenzo Pacini

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati , eBook

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Filosofia

Ti piace Ricordi dal sottosuolo?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis

ACQUISTA LIBRO
Acquisto non disponibile
per questo libro
Descrizione del libro
Uscito a puntate, nel 1865, sulla rivista "Epocha" (L'epoca) da lui fondata, "Ricordi dal sottosuolo", scritto sotto forma di monologo-confessione, è uno dei più terribili e impietosi viaggi all'interno della coscienza umana della letteratura occidentale. Il protagonista è un ipocondriaco che vive ai margini della società umana, scrutandola (e scrutandosi) con odio e sospetto. E' il romanzo della svolta artistica e filosofica dello scrittore russo.
Ordina per
  • 5

    Bellissimo romanzo il cui protagonista, nella prima metà dell'opera, si trova ad avere a che fare con quella che Dostoevskij chiama "coscienza ipertrofica", intesa quasi come una malattia. Le sue rifl ...continua

    Bellissimo romanzo il cui protagonista, nella prima metà dell'opera, si trova ad avere a che fare con quella che Dostoevskij chiama "coscienza ipertrofica", intesa quasi come una malattia. Le sue riflessioni sulle contraddizioni dell'animo umano, sul dualismo razionalità - istinto, sulla volontà contrapposta alla necessità lo portano a non agire, tanto da ammettere di non essere stato capace nemmeno di diventare un insetto.
    Nella seconda parte del romanzo il protagonista invece si trova a vivere, quasi per sbaglio, una situazione "sociale" all'interno della quale il suo approccio è il risultato delle contraddizioni evidenziate durante le sue riflessioni solitarie.
    Notevole!

    ha scritto il 

  • 5

    Per questo libro posso spendere davvero poche parole. Qualunque pensiero si possa tradurre in frasi, riportate nero su bianco, risulterebbe una triste semplificazione, una magra descrizione dell’opera ...continua

    Per questo libro posso spendere davvero poche parole. Qualunque pensiero si possa tradurre in frasi, riportate nero su bianco, risulterebbe una triste semplificazione, una magra descrizione dell’opera, uno sterile accenno a qualcosa di molto più grande. Poiché non mi sento abbastanza autorevole per tentarne la critica, né sufficientemente sensibile per riportare le emozioni che mi ha suscitato questa lettura, senza che queste sbiadiscano al solo contatto con la tastiera del mio computer, intendo riportare un paio di passaggi che mi hanno maggiormente colpito per la loro forza espressiva e per la loro capacità di tirar fuori qualcosa che mi appartiene visceralmente . “L’uomo si vendica perché trova in ciò una giustizia. Dunque ha trovato la causa primaria, la ragione, cioè: la giustizia. Così si tranquillizza totalmente e di conseguenza applica la sua vendetta con tranquillità e con successo, essendo convinto di fare una cosa onesta e giusta. Ma io non vedo alcuna giustizia, non trovo proprio nessuna virtù, e dunque se mi vendico lo faccio solo per cattiveria.” Chi mai non ha pensato questo? E forse i più arguti l’avranno anche saputo spiegare senza l’aiuto di Dostoevskij. Ma egli poi aggiunge il tema nodale del suo pensiero tormentato “In me la cattiveria, sempre a causa di quelle maledette leggi di natura, subisce una scomposizione chimica. Guardi e l’oggetto in questione si volatizza, le ragioni svaporano, il colpevole non si trova, l’offesa non è più un’offesa ma diventa «fatum», qualcosa come il mal di denti di cui nessuno ha la colpa e allora non ti resta che una soluzione, sempre la stessa: battere più forte contro il muro.”. Questo pensiero, senza speranza (intesa come la intenderebbe Camus), conduce dritti a un vicolo cieco, al punto che l’autore stesso, con un’autoironia drammatica, crudele, spietata e lucida, conclude “Già, signori, l’unica ragione per cui io mi considero un uomo intelligente, forse, è che in tutta la mia vita non ho mai potuto intraprendere né concludere niente.” E chi non si è trovato dinanzi tale labirinto? Ovviamente è una provocazione: non c’è nulla di intelligente in questo paradosso, ma solo una fragilità “umana, troppo umana”. Questo sentimento di impotenza ci conduce a una vita di dolore e incattivisce l’Uomo già esasperato. Questa intelligenza mediocre, che non riesce a oltrepassare i propri limiti, è la condanna dell’uomo moderno. Una pena da scontare attraverso la propria consapevolezza (definita nel testo “malattia”). Non c’è soluzione se non attraverso l’amore “l’individuo ama tenere conto solo del proprio dolore, le gioie non le considera. Se le considerasse come dovrebbe, si accorgerebbe che ci sono molte vie di salvezza” (e qui il riferimento alla salvezza cristiana è palese, come in Delitto e Castigo). Un uomo non può vivere oppresso da questo sentimento: sarebbe come vivere recluso in una bara, in un sottosuolo.

    ha scritto il 

  • 3

    Eccellente analisi della condizione umana. Un po' pesantino, ma ho apprezzato i contenuti e i pensieri specialmente nella prima parte, la seconda parte è un po' troppo contorta e noiosa.

    ha scritto il 

  • 5

    Memorie del sottosuolo è suddiviso in due parti.
    Fatico ad esprimere su quale delle due preferisca.
    La prima parte è più noiosa ma molto potente, in grado di scombussolare il lettore.
    La seconda parte ...continua

    Memorie del sottosuolo è suddiviso in due parti.
    Fatico ad esprimere su quale delle due preferisca.
    La prima parte è più noiosa ma molto potente, in grado di scombussolare il lettore.
    La seconda parte è più divertente ma perde parte della sua carica "distruttiva".

    Lo scrittore analizza intimamente l'interiorità del suo protagonista.
    Per riuscirci al meglio scrive in prima persona e leggiamo così ad una serie di ragionamenti, di incoerenze, di malignità, di onestà con se stessi, di falsificazioni per auto proteggersi e molto altro ancora di una caratura letteraria forse insuperabile.

    Voto: 9/10

    ha scritto il 

  • 3

    null

    Quando lessi il primo libro di Dostoevskij ammirai la sua capacità di tradurre in parole i complessi flussi della mente umana. Cosa che penso anche dopo aver letto questo libro. Un viaggio alla scope ...continua

    Quando lessi il primo libro di Dostoevskij ammirai la sua capacità di tradurre in parole i complessi flussi della mente umana. Cosa che penso anche dopo aver letto questo libro. Un viaggio alla scoperta dell'immerso, del non detto, dell'eterna lotta tra essere e apparire.

    ha scritto il 

  • 0

    di quando in un racconto trovi fin troppa realtà...

    non c'è nulla di più vero della finzione dicevano.... bello ma difficile, leggere nero su bianco qualcosa con cui sei stata in contatto per troppo tempo e che era sbagliato non rallegra ma aiuta a cap ...continua

    non c'è nulla di più vero della finzione dicevano.... bello ma difficile, leggere nero su bianco qualcosa con cui sei stata in contatto per troppo tempo e che era sbagliato non rallegra ma aiuta a capire e chiarirsi le idee... era in casa da una vita ma è capitato in mano ora, parlandone di sfuggita con un amico, lo apri e bam! è tutto li

    ha scritto il 

Ordina per