Riding the Bullet

Passaggio per il nulla

Di

Editore: Sperling & Kupfer

3.4
(673)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese , Tedesco , Olandese , Coreano , Giapponese

Isbn-10: 8882741648 | Isbn-13: 9788882741648 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Tullio Dobner

Disponibile anche come: eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Horror , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
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  • 4

    Classica storia di fantasmi

    Un ragazzo cammina sul ciglio di una strada deserta, illuminata solo dalla luna. Cerca disperatamente un passaggio, deve andare da sua madre che è lontana e sta male. Si ferma una macchina. Un'odissea ...continua

    Un ragazzo cammina sul ciglio di una strada deserta, illuminata solo dalla luna. Cerca disperatamente un passaggio, deve andare da sua madre che è lontana e sta male. Si ferma una macchina. Un'odissea scioccante lo attende sull'auto che lo ha preso a bordo, qualcosa che gli farà comprendere che "giro della morte" non è solo un'espressione da Luna Park…
    E’ la classica storia di fantasmi. Un racconto molto breve e scorrevole che si legge tutto in una sera.
    A me è piaciuto molto per cui mi sento di consigliarvelo!!!

    ha scritto il 

  • 4

    Non accettare quel passaggio

    Un racconto che si legge tutto in una volta,non si può interrompere.
    Come succede con quasi tutti i libri di King ti avviluppa e non ti lascia finchè non hai finito.
    Molto carino e piacevole.

    ...continua

    Un racconto che si legge tutto in una volta,non si può interrompere.
    Come succede con quasi tutti i libri di King ti avviluppa e non ti lascia finchè non hai finito.
    Molto carino e piacevole.

    ha scritto il 

  • 0

    Da tanto tempo non leggevo King. Questo racconto, come annuncia il protagonista/narratore fin dall'inizio, non è altro che la più classica storia di fantasmi.
    Però è molto efficace. Lo consiglio.
    Chis ...continua

    Da tanto tempo non leggevo King. Questo racconto, come annuncia il protagonista/narratore fin dall'inizio, non è altro che la più classica storia di fantasmi.
    Però è molto efficace. Lo consiglio.
    Chissà che non mi torni la voglia.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    La prossima volta, ripara la macchina

    Ci sono parecchi libri di King che devo recuperare, ma questo mi ha attirato principalmente per due motivi: la brevità e la strada.
    Non posso dire di essermi spaventata - difetto di fabbrica: ho rinun ...continua

    Ci sono parecchi libri di King che devo recuperare, ma questo mi ha attirato principalmente per due motivi: la brevità e la strada.
    Non posso dire di essermi spaventata - difetto di fabbrica: ho rinunciato da un pezzo a cercare qualcosa che ci riesca - ma una certa inquietudine c'era. Solo solo per questo, meriterebbe dieci e lode.
    La scrittura è scorrevolissima, piacevole e leggera. Non c'è niente di scontato, non ci sono scelte facili o buonismi inutili, c'è solo la paura matta per la propria vita e l'incapacità di ragionare oltre l'istinto di sopravvivenza. La decisione di Alan mi ha lasciata interdetta - e, abituata a tanti Buoni Sentimenti, è sorprendente trovare qualcosa che sarà moralmente scorretto, ma più realistico-, ma è una decisione comprensibile, soprattutto perché il lettore è nella sua testa e ha seguito il suo ragionamento.
    Ho detto che non fa paura, ma inquieta. Parecchio. Il motivo è che King riesce a mostrare ogni singolo pensiero di Alan, e la sua inquietudine, la paura che la madre non si svegli più da un momento all'altro, diventa la tua. La sua paranoia diventa la tua. E immedesimarsi in questo modo in un personaggio è qualcosa che non si vede spesso, soprattutto nei racconti brevi.
    Sarà che a me piacciono da morire le ghost stories, sarà che questa, teoricamente, non aveva gli elementi classici (casa infestata, gruppo di adolescenti che sfida la sorte, pavimenti che scricchiolano), ma le atmosfere sì, sarà che ha anche una backstory e un personaggio con una motivazione molto forte, sarà che c'è uno slowbuilding di tensione e che effettivamente, in macchina con il fantasma/ghoul/omen, c'era tutta la curiosità di sapere come sarebbe andata a finire (il tocco da maestro sono quei piccoli segni che ricordano ad Alan di non aver sognato: le mani, la spilla), ma è riuscito a tenermi incollata allo schermo fino alla fine e dopo avevo voglia di rileggerlo.
    Consigliatissimo.

    ha scritto il 

  • 4

    Resacas...

    Pues a pesar de ser un relato muy corto en comparación con las grandes obras de King, es necesario reconocer la maestría de esta historia, basada sobre todo en el cómo la va narrando; no es una histor ...continua

    Pues a pesar de ser un relato muy corto en comparación con las grandes obras de King, es necesario reconocer la maestría de esta historia, basada sobre todo en el cómo la va narrando; no es una historia innovadora en temática, tampoco es algo que no hayamos leído antes, pero tiene todo el estilo del autor, lo que hace que definitivamente te atrape, es una historia digna de leer, sobre todo por su facilidad y acceso simple.

    Alan, el personaje principal incurre en una acción que los más puritanos criticarán, pero que sabemos, todos imitaríamos; después de todo, en una situación desesperada, las reacciones lo son también.

    Me recordó mucho al desenlace de 1984 de Orwell... quizá por aquello de la rata... quizá por la resaca posterior... creo que a todos, algo así, nos dejaría una espantosa resaca.

    ha scritto il 

  • 3

    Devo ammettere che è il primo racconto e libro che leggo di Stephen King, e che forse per iniziare avrei dovuto leggere un classico come It. Ma mi sono trovata di fronte a questo racconto di poco più ...continua

    Devo ammettere che è il primo racconto e libro che leggo di Stephen King, e che forse per iniziare avrei dovuto leggere un classico come It. Ma mi sono trovata di fronte a questo racconto di poco più di 50 pagine e non ho resistito. Non ne sono rimasta né delusa, ne entusiasta. E' una semplice storia di fantasmi con le comuni caratteristiche di una "ghost-story": giovane ragazzo universitario, autostop, fantasma, non manca davvero niente. Il tema principale poi non è uno dei più originali, cioè il rapporto tra madre e figlio, i figli che sopravvivono ai genitori. Ma ciò che lo rende un buon racconto è la scrittura del tutto unica. Un racconto piacevole e scorrevole che si legge volentieri in una sera.

    ha scritto il 

  • 5

    Il cofanetto contiene un libro e un CD-ROM. "Riding the Bullet" è il romanzo che Stephen King aveva deciso di diffondere solo su Internet. Un ragazzo cammina sul ciglio di una strada deserta, illumina ...continua

    Il cofanetto contiene un libro e un CD-ROM. "Riding the Bullet" è il romanzo che Stephen King aveva deciso di diffondere solo su Internet. Un ragazzo cammina sul ciglio di una strada deserta, illuminata solo dalla luna. Cerca disperatamente un passaggio, deve andare da sua madre che è lontana e sta male. Si ferma una macchina. Un'odissea scioccante lo attende sull'auto che lo ha preso a bordo, qualcosa che gli farà comprendere che "giro della morte" non è solo un'espressione da Luna Park...Il CD-ROM, interamente dedicato a Stephen King, contiene: notizie sulla sua vita, sulle sue opere, sui suoi progetti futuri, con giochi, test e l'anteprima de "La tempesta del secolo". IN REte.

    ha scritto il 

  • 4

    "Prendi la tua spilla e vattene"

    Racconto breve, semplice e godibile, del Re. Non uno dei suoi migliori (una stella in più è data "per affetto"), ma si legge volentieri. Un po' assurdo che ne abbiano tratto un film.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    A scanso di equivoci, inizio dicendo che Riding the Bullet mi è piaciuto parecchio: non è il meglio che Stephen King abbia scritto, questo è chiaro, ma è, secondo me, l’ennesima prova della sua statur ...continua

    A scanso di equivoci, inizio dicendo che Riding the Bullet mi è piaciuto parecchio: non è il meglio che Stephen King abbia scritto, questo è chiaro, ma è, secondo me, l’ennesima prova della sua statura di scrittore. Detto questo, provo un’analisi un po’ più approfondita, restando naturalmente aperto ad un confronto con altri lettori.
    La trama è una serie di luoghi comuni: la mamma malata, i rischi dell’autostop, la scelta impossibile, la contemporanea realtà ed irrealtà della situazione che si vive e, non possiamo certo dimenticarlo, il fantasma, in una delle sue classiche realizzazioni americane, ovvero il fantasma in macchina.
    Il protagonista appare, all’inizio, come uno stereotipo ambulante: ventunenne, studente di college, povero ma volenteroso. Poi, però, ecco che le carte si mescolano giusto quel tanto da renderlo, a fine racconto, un po’ più interessante: scopriamo quasi subito che è figlio di una madre single, e che il suo rapporto con lei non è quello da madre-amica che ci potremmo aspettare, ma una relazione intensa, venata contemporaneamente di gratitudine e di un non troppo esplicito ma innegabilmente presente senso di colpa, che gli fa vedere la madre come un’eroica martire. E qui arriva la sorpresa. Quando si troverà a scegliere tra la propria morte e quella della sua adorata mamma, che tanto si è sacrificata per lui, che lo picchiava ma ha fatto ore di fila per farlo salire sulla giostra che dà il titolo al racconto, che subiva le umiliazioni degli assistenti sociali e chiedeva mance ai clienti per mandarlo all’università, senza trascurare di spronarlo ad impegnarsi più degli altri per ottenere una comunque necessaria borsa di studio, la sua decisione è pressocché immediata: “Prendi lei”.
    Ci sarà rimorso, disprezzo di sé, rabbia, persino autolesionismo, ma la scelta è fatta. Prendi lei. L’unico argomento, della cui debolezza Alan è perfettamente consapevole, è che in natura è normale sopravvivere ai propri genitori.
    Fin qui il tema del racconto, un tema non originale, certo, ma sempre intrigante. Ma stiamo leggendo Stephen King, quindi, come ci aspettavamo, non è tutto qui, anzi, la bellezza della storia non sta in questa trama, tutto sommato scontata (l’inversione del luogo comune, in questo autore, non avrà certo stupito nessuno, ben pochi si saranno aspettati il sacrificio di Alan), la bellezza sta nei dettagli.
    Sta nel viaggio con il vecchietto che si tira il cinto in una macchina che puzza di urina, sta nel sentire il peso del caldo e poi la paura del giovane Alan quando ci racconta la mancata corsa su Bullet, sta nella frase ricorrente, “quel che è detto è detto e quel che è fatto è fatto”, sta nell’esprimere un desiderio davanti ad una luna “infetta e gravida”, un desiderio che, tra l’altro, si avvererà, anche se, quando accadrà, magari saremo tropo distratti da quello che è successo (o non è successo) dopo per notarlo, e, dopo la lettura, magari ci chiederemo se si sia avverato anche quello del vecchio, ma è un racconto di Stephen King, e quando mai lui si è curato di chiudere tutte le sottotrame che apre?
    Ancora due parole sulla struttura di questo racconto: abbiamo una suddivisione in cinque parti. Prima di tutto, una sorta di prologo in cui si presenta la situazione: telefonata, introduzione del protagonista, inizio del viaggio. Seguono poi due episodi di viaggio, il vivo vecchio e il giovane morto, accomunati dai cattivi odori, dalla paura crescente del protagonista e, naturalmente, dall’ambientazione on the road. A ben guardare, il primo episodio potrebbe anche non esserci, non produce altro effetto che spostare Alan da casa al cimitero, e non ha niente di soprannaturale. Eppure, chi di noi, dopo averlo letto, ci rinuncerebbe? Questo perché, come al solito, King fa in modo che un fatto di per sé insignificante ci interessi, e ci tiene all’erta nell’attesa di un qualche evento terribile che, in realtà, non arriva.
    Il terzo episodio è il cuore della storia, ed anche qui il deja vu è di casa: la notte, il ciglio della strada, persino il piccolo cimitero di campagna, e poi il viaggio in macchina col giovane guidatore la cui identità ci viene svelata a poco a poco, dandoci il piacere di vedere man mano confermate le ipotesi che avevamo fatto fin dall’inizio: eccolo, finalmente, il fantasma che King ci aveva promesso a pagina uno! Di quello che accade abbiamo già detto, manca solo di notare un’autocitazione dall’indimenticabile “Le Notti di Salem”, quell’insistenza sulle ricuciture del cadavere e sui metodi di conservazione, che ci spingono quel tanto che basta oltre i confini della classica storia di fantasmi: niente trasparenze, niente immaterialità, ma puzzo di putrefazione, carne fredda, occhi vuoti, punti di sutura…
    Il quarto episodio è la visita di Alan in ospedale, nel quale le nostre attese, come quelle del protagonista, vengono disattese, e la signora Parker proprio non ne vuol sapere di morire.
    Il finale ci racconta gli anni che ci separano dall’effettiva morte della madre di Alan. Ecco un’altra interessante variazione sul tema della scelta impossibile: le sue conseguenze non sono immediate, e il giovane deve continuare la sua vita, che gli riserva diversi successi, nella perenne attesa dell’inevitabile. Qui abbiamo un’inconsueta, per l’autore, mostra di buoni sentimenti, ed Alan fa tutto quello che può per l’adorata mamma e, a posteriori, dirà che quelli sono stati anni molto belli, e noi resteremo, dopo la lettura, con il dubbio che non sia stato tutto uno scherzo, che non ci fosse nessuna scelta da fare, e che la signora Parker abbia vissuto la sua vita come previsto, e che il senso di colpa di Alan sia, tutto sommato, immotivato.
    Alla fine, avremo letto un racconto fatto di luoghi comuni sapientemente, forse anche furbamente, combinati e riaggiustati in una minestra, magari riscaldata, ma decisamente buona.

    ha scritto il 

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