Rinascimento privato

Di

Editore: Mondadori

3.9
(1242)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 488 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8804509880 | Isbn-13: 9788804509882 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Copertina rigida , Paperback , Tascabile economico , eBook

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
Questa «autobiografia» di Isabella d'Este, marchesa di Mantova, Maria Belloncivolle definirla romanzo. E tale è questo scritto, per la creazione letterariadel linguaggio a un tempo antico e modernissimo, per la sceltadell'autrice di fare di Isabella l'io narrante, sovrapponendo così alpersonaggio storico quello romanzesco e infine per la creazione di unpersonaggio totalmente inventato, l'inglese Robert de la Pole. Questa edizionedi «Rinascimento privato» è arricchita dalle pagine del «Diario» di MariaBellonci che si riferiscono alla composizione del romanzo.
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  • 3

    Nel commentare un po’ di tempo fa Tu, vipera gentile osservai che, pur nel complessivo apprezzamento molto ampio per l’arte narrativa di Maria Bellonci, i due racconti dedicati ai Visconti (tra cui qu ...continua

    Nel commentare un po’ di tempo fa Tu, vipera gentile osservai che, pur nel complessivo apprezzamento molto ampio per l’arte narrativa di Maria Bellonci, i due racconti dedicati ai Visconti (tra cui quello eponimo) e ai Gonzaga del secolo XV mi erano piaciuti assai più del primo, sulla decadenza della dinastia mantovana nel secolo XVII. Dopo aver letto Rinascimento privato, credo di aver capito meglio la ragione di tale differenza: questo, al pari di Segreto di Stato, è un romanzo storico, laddove gli altri erano pura storia, ma raccontata in modo romanzato, un po’ come faceva Stefan Zweig in molti suoi ottimi e fortunati libri. A prescindere dal fatto che, secondo me, la Bellonci eccelleva molto più nel raccontare la storia vera che come autrice di narrativa, il problema ulteriore che si manifesta nel suo romanzo autobiografico su Isabella d’Este marchesa di Mantova è l’uso della prima persona. Già scrivere un romanzo storico è molto difficile: la spiritosa invenzione, lo scivolone, l’anacronismo stanno sempre dietro all’angolo pronti a balzar fuori; e, a ben vedere, perché s’inciampi malamente non occorre nemmeno comporre racconti su Hammurabi, San Bonaventura o Solimano il Magnifico: una scrittrice odierna, pochissimi anni or sono, mise in iscena YouTube in un anno anteriore alla sua invenzione, un’altra fece parlare di cavalieri di Vittorio Veneto una vecchietta nel 1918, e mi figuro non andar guari che scrittori nati negli ultimi lustri metteranno calcolatori portatili e telefonini fra le mani di gente degli anni Settanta. La Bellonci non piglia cantonate simili, perché conosce troppo a fondo il periodo storico in cui colloca le sue vicende: la sua lunghissima e affettuosa consuetudine coi testi del tempo e coi saggi di storia l’aiuta nella conoscenza di particolari anche minimi sia sugli accadimenti militari e diplomatici, sia sulla cultura, sia sulla vita quotidiana; Maria Bellonci non è il primo Dan Brown di passaggio. L’anacronismo in cui cade la scrittrice italiana è più sottile e nel contempo, direi, anche più grave, provenendo da una persona di letture tanto vaste e profonde, ma diventa quasi inevitabile nel momento in cui sceglie di far parlare in prima persona la sua protagonista: la narrazione in terza persona infatti pone pur sempre un certo distacco fra materia e narratore; qui perciò, anche se si prestano al personaggio idee o valori del proprio tempo e non del suo, il lettore riesce, tutto sommato, ad accettare la discrepanza. Ma il raccontare in prima persona non perdona, ed io, seppur a malincuore, mi sono trovato spesso a domandarmi se davvero la Marchesana in carne ed ossa avrebbe parlato o pensato davvero così del marito, dei figli, della sua famiglia, del mondo intorno a lei; avvertivo sovente un indefinibile alito di Novecento che non mi aiutava ad immergermi con piena fiducia e trasporto nella pagina. E pensare che viceversa la descrizione di ambienti, eventi, abiti, abitudini, e perfino i gesti dei personaggi storici e inventati appaiono naturali e fededegni. E allora un po’ mi arrabbio con la Bellonci, e dico tra me che, se avesse parlato della sua eroina come aveva fatto coi Visconti di Tu, vipera gentile, avrebbe scritto un capolavoro: qui c’è un bel libro, ma il capolavoro non c’è. Poi mi si obietterà che in prima persona parla anche l’Adriano della Yourcenar; ma quella, secondo me, è la classica eccezione che conferma la regola.
    P.S.: ma perché non mettere in copertina uno dei ritratti della protagonista, invece della pur magnifica Eleonora di Toledo del Bronzino, che per epoca e caratteristiche con Isabella d’Este c’entra poco o punto?

    ha scritto il 

  • 2

    Qualcosa non suonava e più sono andato avanti qualcosa non ha suonato.
    Poi, sono passato a Dumas, e sto rileggendo "I tre moschiettieri". E ho capito.
    Quello che non funziona è il narratore in prima p ...continua

    Qualcosa non suonava e più sono andato avanti qualcosa non ha suonato.
    Poi, sono passato a Dumas, e sto rileggendo "I tre moschiettieri". E ho capito.
    Quello che non funziona è il narratore in prima persona e interno a quadro storico, solo un raffinatissimo ed espertissimo storico e scrittore, forse, potrebbe scrivere in prima persona quello che, ipotizziamo, scriveva una donna del mille e cinquecento.
    Maria Bellonci non può farlo, non le manca il talento ma non può che mettere nella penna di una donna del cinquecento, la sua mentalità. Dumas non si azzarda mai a ricostruire i pensieri di un personaggio di due secoli prima, è anzi, un prodigioso narratore esterno. E così fa pure Manzoni, e lo fa pure Walter Scott... Se coloro i quali hanno inventato il romanzo storico, non si azzardavano a parlare in prima persona, perché una Maria Bellonci può pensare di riuscirci?
    Non ci riesce. Perché Isabella non è una donna del mille e cinquecento, è una donna del novecento, pensa in modo troppo analitico, a momenti ha timori sull'educazione psicologica dei figli, accenna a rapporti con il papato che prescindono completamente dalla spiritualità... E poi, cavoli, non un incontro accennato che non sia con una delle personalità note anche a noi.
    **
    Alla fine, il libro pregevole e immenso, comunque, suona come una moneta di tre euro.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    0

    sempre piacevole leggere la Bellonci

    In questa sua fatica la Bellonci dà uno spaccato delle vita rinascimentale mettendo in evidenza la personalità di Isabella d'Este. Una donna che ha definito un'epoca, come Matilde di Canossa ha dato l ...continua

    In questa sua fatica la Bellonci dà uno spaccato delle vita rinascimentale mettendo in evidenza la personalità di Isabella d'Este. Una donna che ha definito un'epoca, come Matilde di Canossa ha dato la sua impronta trecento anni prima.
    Una lettura piacevole, per nulla pesante, nonostante le oltre 500 pagine. Puntuale e precisa nelle ricostruzioni storiche del momento ha trasformato il racconto storico in un romanzo appassionante. Nell'altro libro letto, Lucrezia Borgia, la Bellonci aveva fatto un ritratto a tutto tondo di quest'altra donna, controversa, che si è incrociata con Isabella d'Este, di cui era la cognata.

    ha scritto il 

  • 3

    "Un libro denso e sontuoso, fatto di azione e meditazione, di passioni gridate e di silenzi, di storia e di destini": così recita la quarta di copertina di questo classico moderno, vincitore del premi ...continua

    "Un libro denso e sontuoso, fatto di azione e meditazione, di passioni gridate e di silenzi, di storia e di destini": così recita la quarta di copertina di questo classico moderno, vincitore del premio Strega del 1985. E devo dire che tale definizione calza a pennello a questa biografia romanzata dedicata alla figura della "marchesana" di Mantova, Isabella d'Este.
    La Bellonci, infatti, tratteggia un fedele ritratto di questo personaggio chiave del Rinascimento italiano, cardine di molte delle vicende politiche che definirono l'Europa di quel tempo: i dettagli narrati, in effetti, sono per lo più veritieri, raccolti dall'autrice in anni di ricerche, sebbene siano intervallati dalle lettere fittizie inviate ad Isabella da un ammiratore, sempre lontano, ma fedele e sollecito - che, tra l'altro, servono a fornire un punto di vista esterno su degli accadimenti altrimenti narrati in prima persona dalla stessa marchesa.
    Quello a cui l'autrice dà vita è appunto un romanzo intenso, ma anche riflessivo, un sommario di tutte le incredibili imprese portate a termine da una donna straordinaria, acuta, sensibile, raffinata, mecenate delle arti, che ricoprì un ruolo unico ed inedito per una donna. Un romanzo che non ha deluso le aspettative.

    ha scritto il 

  • 4

    Opulento

    Romanzo storico scritto con dovizia , un scrittura ricercata che ricalca la corrispondenza epistolare di corte dei primi del '500 .
    La ricostruzione storica é eccelsa , dettagliata nelle sue vicissitu ...continua

    Romanzo storico scritto con dovizia , un scrittura ricercata che ricalca la corrispondenza epistolare di corte dei primi del '500 .
    La ricostruzione storica é eccelsa , dettagliata nelle sue vicissitudini politiche , religiose e sociali. L 'Io narrante, Isabella d 'Este è una figura prorompente , capace di catalizzare l'attenzione dei potenti dell'epoca e per questo risulta esemplare ed emblematica.
    Sicuramente non un libro scorrevole , ma decisamente interessante !

    ha scritto il 

  • 3

    "La perfetta bellezza in qualunque momento si mostri interrompe almeno per qualche istante il corso del tempo fissandolo in un momento unico e immutabile."

    Da questo romanzo emerge in pieno la vera e più spontanea attitudine della Bellonci: l'attitudine di un'osservatrice, una chirurga del mondo, una scienziata alle prese con l'homo sapiens immerso nella ...continua

    Da questo romanzo emerge in pieno la vera e più spontanea attitudine della Bellonci: l'attitudine di un'osservatrice, una chirurga del mondo, una scienziata alle prese con l'homo sapiens immerso nella spietata realtà, suo habitat naturale. Le sue analisi delle dinamiche interpersonali e l'evidentissima cura usata nella costruzione della personalità protagonista e voce narrante, Isabella d'Este, sono di un'acutezza sconcertante.
    Se solo si fosse concentrata su quelle.

    La ricostruzione storica è impressionante, ma l'ambientazione da sola, per quanto solida, non fa un romanzo. A volte avevo l'impressione di star leggendo un saggio. Se il mio unico intento fosse stato quello di documentarmi sul periodo storico, naturalmente sarebbe stato quello il genere che avrei scelto; ma avevo tra le mani un romanzo, ma quel che ne ho ricavato è stata solo Storia e nessuna storia. L'abilità della Bellonci di trasformare le parole in racconto si mostra solo al livello microscopico del dettaglio, delle rivelazioni di poche secondi, dei motti di quattro righe, ma tutte le sue incantevoli sottigliezze non sono state capaci di delineare ai miei occhi un quadro d'insieme che fosse in grado di toccare in me una qualche vera corda.

    Accademicamente esemplare; narrativamente deludente.

    ha scritto il 

  • 0

    la noia rinascimentale

    nonostante sia un'amante del romanzo storico, ho dovuto abbandonare questo libro, vincitore del premio Strega in anni passati, perché non reggevo la noia che mi suscitavano le pagine di un bel persona ...continua

    nonostante sia un'amante del romanzo storico, ho dovuto abbandonare questo libro, vincitore del premio Strega in anni passati, perché non reggevo la noia che mi suscitavano le pagine di un bel personaggio storico, reso secondo me scialbo e privo assolutamente di fascino. Una scrittura accurata ed elegante, che ricalca probabilmente una corrispondenza epistolare di corte, ma faticosa e ripetitiva.

    ha scritto il 

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