Rubè

Di

Editore: Mondadori

3.7
(112)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 420 | Formato: Altri

Isbn-10: 8804509856 | Isbn-13: 9788804509851 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida

Genere: Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Rubè (1921) è la storia di un uomo destinato ad essere eletto deputato in Parlamento per il collegio di Calinni, un paese del Sud, ma che gli eventi storici precipitano nella tragedia di una fine prematura e drammatica. Fin dalle prime pagine del suo romanzo, Giuseppe Antonio Borgese ci fornisce la chiave di lettura per comprendere la personalità e, di conseguenza, anche le vicende del protagonista. Tutto sta nella semplice filosofia di vita ereditata dal padre, che "giudicava che tutti, a cominciare da se medesimo, fossero intrusi in questo mondo, fuorché i geni e gli eroi". Questa sentenza inchioda Filippo Rubè a vivere la propria esistenza ("un involto che qualcuno gli avesse affidato senza dirgliene il contenuto né più passasse a ritirarlo") sospinto da un'ambizione disperata.
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  • 4

    “Rubè”: il romanzo del ritorno all’ordine dopo la bufera frammentista de “La Voce”. Così la storia della letteratura ha interpretato l’esordio sulla lunga distanza di Giuseppe Antonio Borgese (Mondado ...continua

    “Rubè”: il romanzo del ritorno all’ordine dopo la bufera frammentista de “La Voce”. Così la storia della letteratura ha interpretato l’esordio sulla lunga distanza di Giuseppe Antonio Borgese (Mondadori, Euro 10), relegandolo forse in una dimensione di secondo piano, emulativa del realismo dei Grandi (Verga, Tozzi). In realtà “Rubè” nel canone italiano ci potrebbe rientrare a pieno diritto e senza sfigurare.

    L’impianto del romanzo poggia la sua costruzione sul tema, perturbante, del doppio: mette in scena due coppie, Filippo e Eugenia e Federico e Mary. Rubè è personaggio costruito magistralmente, roso dall’arrivismo, dal riuscire a tutti i costi, ad imporre i suoi magniloquenti progetti. La sua complessità va al di là del tipo novecentesco dell’inetto. Avvocato al quale l’avvocatura va stretta, intravede nella grande guerra la scala per il successo. Il personaggio la affronta da interventista, non sapremo mai quanto convinto, vociando a pieni polmoni il suo coraggio ma ritraendosi sempre quando si tratterà di agire. Lo vediamo invocare il fronte quasi a identificare la sua figura con l’eroe di guerra per poi fuggirne appena può.

    Tra i pregi del romanzo sicuramente dobbiamo annoverare l’aver dipinto in modo parossistico ma veritiero la figura dell’interventista; Borgese intercetta in modo quasi scientifico il sovversivismo primonovecentesco, quell’intendere la politica di qualsiasi colore fosse come se rispondesse ad esigenze apolitiche, istintuali, individuali. Non a caso, vedremo Rubè passare con disinvoltura da un polo politico all’altro nel giro di poche pagine.
    L’unica azione degna di questo nome che compie, il ferimento in un attacco in trincea viene cercato volutamente, con fare teatrale. La dimensione teatrale nel mostrarsi al pubblico del personaggio principali ma anche di quelli secondari, pensiamo alle reazioni di Eugenia all'allontanamento del marito, sono tipiche dei romanzi degli anni ’20 e ‘30 e gli scrittori giovani, che alla piccola borghesia fanno le pulci, usano l’ostentazione teatrale dei gesti di questi personaggi piccoli ma che si sentono grandi per squalificarli. Troviamo un’amplificazione “patetica” dei gesti anche ne “Gli indifferenti” di Moravia. Per Filippo da subito la figura di Federico si pone come alter ego, come doppio, da raggiungere, da emulare e che però si sposta sempre un po’ più in là come l’orizzonte. Filippo inizialmente è invaghito di Mary, ragazza di origini americane, ma questa andrà sposa proprio a Federico… La mancata conquista di Mary diventa per Filippo un’ossessione che egli inconsciamente tenta di rimpiazzare con amori “puri”, come quello per Eugenia, donna della dimensione intima, sola che forse coglie il vero Rubè, il Rubè, per esempio, che piange perché ha paura di non essere all’altezza del compito di grande soldato che egli stesso si è cucito addosso. Oppure con amori altrettanto esotici e proibiti come quello per Celestina.

    “Rubè” è forse romanzo troppo figlio del suo tempo, in certe lungaggini, in certo far peregrinare incessantemente i propri personaggi (costante riscontrabile anche in “Tre Operai” di Carlo Bernari) ma costruisce in modo magistrale la figura di un personaggio umano troppo umano. Rubè con le sue contraddizioni ci rappresenta. Cosa siamo alfine se non un fascio di impulsi e di paure gettato nel mare dell’ambiguità? Forse “Rubè” da questo punto di vista è fin troppo pessimista ma il monito a non farci guidare troppo da istinti che ci portano a sbandare, quello sì, rimane.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Un intellettuale con un futuro ben programmato impatta contro la realtà di un'Italia nel prima, durante e dopo la I guerra mondiale. Le certezze di un uomo che svaniscono nella nube di sogni infranti ...continua

    Un intellettuale con un futuro ben programmato impatta contro la realtà di un'Italia nel prima, durante e dopo la I guerra mondiale. Le certezze di un uomo che svaniscono nella nube di sogni infranti e nell'immobilismo, solo in parte colpevole, di un inetto; con un finale apparente paradossale e tragicomico, ma pregno di significato, anche in prospettiva futura.

    Lo sfondo storico è l'Italia dei primi anni del Novecento, in uno dei pochissimi romanzi che hanno saputo descrivere questo periodo con una maestria degna di encomio. Si comprende cosa sia successo e perché si assisterà, di lì a poco, all'ascesa al potere del fascismo, dopo uno scontro tra i sostenitori del comunismo e i sostenitori del fascismo che vedrà i suoi strascichi cruenti ancora a distanza di più di mezzo secolo dai fatti narrati.

    Da leggere per chi vuole capire a fondo il nostro paese.

    ha scritto il 

  • 4

    E se fosse proprio Rubè...

    ...la figura letteraria di inane a vivere più credibile, tra le tante che la prima metà del Novecento ci ha lasciate? (Con buona pace dei pur grandi Pirandello e Svevo, la stessa ironia dei loro inett ...continua

    ...la figura letteraria di inane a vivere più credibile, tra le tante che la prima metà del Novecento ci ha lasciate? (Con buona pace dei pur grandi Pirandello e Svevo, la stessa ironia dei loro inetti li eleva di almeno una spanna sopra il martoriato e vago capo di Rubè, la cui egoità è meno facilmente localizzabile di quelle altre) E se nei pensieri via via più sconclusionati e febbrilmente morbosi del protagonista su onore, eroismo, famiglia, fede, politica stesse qualcosa che è ancora sedimentato nell'animo del trentenne italiano che, a fronte della crisi economia e di valori, non può evitare di sentirsi come «un frutto che ha la buccia intatta, ma dentro è tutto mangiato dal baco»? Di là dal melò che colora le principali vicende "in esterno" del narrato, questo romanzo potrebbe considerarsi la cronaca degli stati d'animo di un alienato, ma non di quelli che farfugliano insensatezze, no; bensì del peggior tipo di alienato: quello che vuole arrivare sulla carozza della logica a circoscrivere il vuoto interiore, dare mille nomi alle giusitificazioni della mancanza di (voglia di) responsabilità (in questo, direi quasi opposto ai Cosini e ai Mattia Pascal), scatenando una dialettica sofistica che centrifuga e rende intercambiabili l'avvocato e il disertore.

    Ottima lettura, autore da rivalutare - anche in certe ruvidezze, penso volute, dello stile.

    ha scritto il 

  • 0

    Inorganicità della memoria: don felipe e donna italia

    Sicuramente non imparò a nuotare a Long Island il Rubè, come peraltro la maggior parte degli antieroi letterari italiani del primo quarto di novecento, una empasse culturale dall’estremo gelido fascin ...continua

    Sicuramente non imparò a nuotare a Long Island il Rubè, come peraltro la maggior parte degli antieroi letterari italiani del primo quarto di novecento, una empasse culturale dall’estremo gelido fascino, le cui trame celate Borgese meravigliosamente fila e annoda nel suo telaio romanzesco.
    È perennemente in viaggio Rubè, dalla Sicilia al fronte, da Roma a Milano, da Napoli a Bologna, alla ricerca di un ruolo o di un destino, accomunando a sé la confusa ricerca di un’identità nazionale, gettando luce su un rompicapo di protofasciste contraddizioni.
    E sarà perché il frammentarsi dell’io (“Perché il curioso è che io non so più come mi chiamo: Filippo Rubè, Filippo Burè, Filippo Morello. Filippo sempre però: don Felipe”) è tema anche pirandelliano, e sarà perché la malattia come condizione esistenziale (“E non sono buono nemmeno a impazzire. È la società che è infetta, reverendo padre”) è pure di sveviana memoria, o sarà piuttosto per le stilistiche fioriture (“giudicava che tutti, a cominciare da se medesimo, fossero intrusi in questo mondo, fuorché i geni e gli eroi”) che eguagliano la maestria dannunziana, sarà insomma per la coperta dei Pirandello, Svevo, D’Annunzio se il testo di Borgese continua a non godere del ruolo che gli spetterebbe.
    Per me, capolavoro.

    ha scritto il 

  • 4

    lettura fondamentale

    se a buon diritto studiamo D'Annunzio, altrettanto dovremmo fare con questo Rubè, confutazione di tutte le velleità dannunziane (il soldato, l'amante, il superuomo in genere, nella versione travisata ...continua

    se a buon diritto studiamo D'Annunzio, altrettanto dovremmo fare con questo Rubè, confutazione di tutte le velleità dannunziane (il soldato, l'amante, il superuomo in genere, nella versione travisata da D'Annunzio e non nel senso inteso da Nietzsche). Il romanzo è soprattutto questo; scritto con prosa notevole, che mi ha ricordato lo Sciascia de Il consiglio d'Egitto, forse non rapidissimo e avvincente nella trama, ma non è certo un bestseller... anzi molto ma molto di più. Da leggere, per rifletterci sopra.

    ha scritto il 

  • 3

    Forse a causa di una bellissima conferenza su questo libro lo avevo immaginato migliore,ma mi ha deluso un po'.
    Per quanto sia un libro da leggere e apprezzare, non sono riuscita a farmi piacere il pr ...continua

    Forse a causa di una bellissima conferenza su questo libro lo avevo immaginato migliore,ma mi ha deluso un po'.
    Per quanto sia un libro da leggere e apprezzare, non sono riuscita a farmi piacere il protagonista e se la lettura scorreva agile in taluni parti, in altri mi annoiavo.

    ha scritto il 

  • 4

    Un romanzone misconosciuto.

    La storia è quella di un poraccio, Filippo Rubé, in crisi di identità ad ogni livello, incapace di affermare una qualsiasi possibile versione di se stesso, impantanato in mezzo alla Storia tra comunis ...continua

    La storia è quella di un poraccio, Filippo Rubé, in crisi di identità ad ogni livello, incapace di affermare una qualsiasi possibile versione di se stesso, impantanato in mezzo alla Storia tra comunisti e fasciti.
    Croce e delizia del romanzo è la lingua di B.: precisa, selettiva, aurea per il lettore per efficacia narrativa e rapidità di analisi introspettiva, ma l’insistenza di B. nella scelta di ogni singolo lemma alla lunga spossa il malcapitato lettore. Resta, però, una lettura, seppur non semplice, obbligata per capire quanto fosse complesso il panorama del Novecento – quanto misconosciuto il genio di B. già dai suoi contemporanei.

    Nota per me: da rileggere con maggior lena, ma non ora.

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    ha scritto il 

  • 4

    1/2 (Ri)scoprite Borgese

    L'affermazione nella società della piccola borghesia del primo decennio del Novecento, passa anche per il nodo dell'interventismo e del neutralismo al conflitto mondiale: la prima scelta è nettamente ...continua

    L'affermazione nella società della piccola borghesia del primo decennio del Novecento, passa anche per il nodo dell'interventismo e del neutralismo al conflitto mondiale: la prima scelta è nettamente dettata dall'entusiasmo dannunziano per il superuomo.
    Comprendere a giochi fatti, che questa separazione è del tutto inutile - quando la guerra tocca, tocca chiunque - così come confessarsi d'aver avuto paura anche solo di sparare un colpo per poi auspicare nella fortuna del caso la definitiva celebrazione dell'eroe, sconcertano e lacerano l'individuo. Il crollo dei propri ideali stordisce, tanto che i giorni bigi sostituiranno i colori, gonfiato dalla dissolutezza che rende effimera e vuota una propria riscossa; necessitando di morire più che di vivere. Il dopoguerra è l'età della cenere.

    ha scritto il 

  • 4

    Non filano via liscie le 392 pagine di Rubé, primo romanzo di Giuseppe Antonio Borgese, ma ne vale la pena, perché è un bellissimo romanzo utile a capire tanto di ciò che sono stati i primi decenni de ...continua

    Non filano via liscie le 392 pagine di Rubé, primo romanzo di Giuseppe Antonio Borgese, ma ne vale la pena, perché è un bellissimo romanzo utile a capire tanto di ciò che sono stati i primi decenni del Novecento...

    ha scritto il