Satyricon

Testo latino a fronte

Di

Editore: Giulio Einaudi

4.0
(2153)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 302 | Formato: Cofanetto | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Francese , Olandese , Galego , Giapponese , Greco , Portoghese , Ceco

Isbn-10: A000075682 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Tascabile economico , Copertina morbida e spillati , Copertina rigida , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Umorismo

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Descrizione del libro
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  • 4

    È un libro scritto da un pagano dell'antica Roma. Oggi, per la nostra mentalità, potrebbe essere un libro scandaloso e pornografico ma suoi tempi era semplicemente libertino.
    Ci sono tutti i vizi dell ...continua

    È un libro scritto da un pagano dell'antica Roma. Oggi, per la nostra mentalità, potrebbe essere un libro scandaloso e pornografico ma suoi tempi era semplicemente libertino.
    Ci sono tutti i vizi della Roma imperiale, in primis la lussuria e la cofanaggine dei nuovi arricchiti. I personaggi sono in balia delle loro voglie sessuali e dei loro appetiti. Ci si accoppia uomini con uomini, ragazzini e matrone, orge e sveltine, e si mangia come animali insaziabili, senza misura. È un testo felliniano, perché solo il genio di Fellini poteva metterlo in scena.

    ha scritto il 

  • 3

    Attualissimo

    Sembra scritto ieri, i soliti difetti, le solite macchiette, la stessa società di debosciati privi di ritegno.
    Curioso sicuramente anche che l'omosessualità che oggi tanto ci agita, perfino In parlame ...continua

    Sembra scritto ieri, i soliti difetti, le solite macchiette, la stessa società di debosciati privi di ritegno.
    Curioso sicuramente anche che l'omosessualità che oggi tanto ci agita, perfino In parlamento, qui ci sia e basta, dato di fatto, non discutibile e per nulla sconvolgente.

    ha scritto il 

  • 0

    il testo è frammentario e dispersivo, gli episodi sembrano essere slegati tra di loro e spesso si scade nella volgarità - sembra di essere in un racconto di Miller o Bukowsky- ma considerando che que ...continua

    il testo è frammentario e dispersivo, gli episodi sembrano essere slegati tra di loro e spesso si scade nella volgarità - sembra di essere in un racconto di Miller o Bukowsky- ma considerando che questo è l'antesignano del genere, il precursore della gogliardia spinta resta una piacevole lettura
    e ci regala alcune belle immagini poetiche.

    ha scritto il 

  • 5

    Uno dei miei desideri più reconditi è che, da qualche parte, vengano per caso ritrovati altri frammenti del Satyricon. Poche cose al mondo mi divertono quanto quest'opera frammentaria ma ricchissima d ...continua

    Uno dei miei desideri più reconditi è che, da qualche parte, vengano per caso ritrovati altri frammenti del Satyricon. Poche cose al mondo mi divertono quanto quest'opera frammentaria ma ricchissima di personaggi e situazioni, e sono convinta che l'opera nella sua interezza debba essere stata davvero un gioiellino!
    Indimenticabile la cena di Trimalcione, ma ciò che davvero preferisco sono le miriadi di situazioni di contorno, si vedano ad esempio la seduzione di Circe e il disastro che ne consegue, col povero Encolpio che è impossibilitato a renderle i dovuti "omaggi" e passa da un guaio all'altro nel tentativo di guarire.
    I personaggi sono tutti ottimamente caratterizzate e questo rende il Satyricon una lettura ancor oggi modernissima. Ognuno di loro rappresenta i vizi - soprattutto - e le virtù di una fetta di umanità più che mai eterogenea. Trimalcione, per esempio, è un liberto arricchito che ostenta il suo sfarzo e, inconsapevolmente, la sua grande ignoranza; Eumolpo è un poeta lussurioso e bistrattato, ma scaltrissimo; Gitone è un giovinetto che non ha esitazioni nell'usare la sua grande bellezza come arma di difesa o di seduzione.
    Di avventura in avventura - e di guaio in guaio -, Petronio offre una satira a tratti spietata della società del suo tempo, che ben poco differisce da quella odierna, e si concede di tanto in tanto spunti di riflessione sull'esistenza.
    Gran personaggio dev'essere stato anche lui, l'autore del Satyricon!
    Una delle mie letture preferite, sempre.

    ha scritto il 

  • 5

    Lo specchio dell'Italia, immutato nei tempi, in un linguaggio spurio ed irriverente. Ci si diverte, si può apprezzare un latino barocco e colloquiale, la descrizione di un mondo marcio e decadente, ma ...continua

    Lo specchio dell'Italia, immutato nei tempi, in un linguaggio spurio ed irriverente. Ci si diverte, si può apprezzare un latino barocco e colloquiale, la descrizione di un mondo marcio e decadente, ma in fondo emerge l'eterno berlusconiano, inaffondabile, e ho il dubbio che chi lo descrive, lo decanti e lo accetti. Forse non c'è scampo : il mondo è questo.

    ha scritto il 

  • 0

    Finalmente – è dai tempi del liceo che desideravo farlo – ho potuto leggere il SATYRICON di Petronio integralmente, sia pure nella forma frammentaria in cui ci è pervenuto – purtroppo...Ma come nota L ...continua

    Finalmente – è dai tempi del liceo che desideravo farlo – ho potuto leggere il SATYRICON di Petronio integralmente, sia pure nella forma frammentaria in cui ci è pervenuto – purtroppo...Ma come nota Luciano Canfora le opere latine e greche non sono nient'altro che le vestigia di un “intero infranto” che dobbiamo sforzarci ogni volta di ricostruire nella sua irragiungibile vastità.
    Le avventure che Encolpio, Ascilto e Gitone sperimentano, i personaggi più o meno raccomandabili che incontrano, la cena-spettacolo di Trimalchione cui partecipano, la vasta non gratuita oscenità di alcune situazioni assegnano l'opera al genere del romanzo picaresco. Tuttavia – ed è perciò che ci duole lo stato frammentario del testo – qui si offre una viva, icastica rappresentazione dell'età neroniana, di come la società romana avesse subito una profonda, irreversibile trasformazione. Icona dei nuovi costumi e dei nuovi valori è il liberto Trimalchione. Quest'ultimo, quasi ignaro dell'entità delle proprie ricchezze, è invece consapevole della libertà e della potenza che il danaro garantisce a chi lo possiede, anche a dispetto delle sue origini servili. Accadrà ancòra ed ancòra nei secoli successivi: basti pensare alla decadenza della nobiltà siciliana con la conseguente ascesa dei “massari”.
    Buona lettura!

    ha scritto il 

  • 4

    La satira, ai tempi di Roma

    Dunque: come si può deridere i costumi romani, specie nell'ambito sociale e sessuale, riuscendo, nel medesimo tempo anche a criticarli?
    Semplice: descrivendo le imprese picaresche di un gruppo di pers ...continua

    Dunque: come si può deridere i costumi romani, specie nell'ambito sociale e sessuale, riuscendo, nel medesimo tempo anche a criticarli?
    Semplice: descrivendo le imprese picaresche di un gruppo di personaggi romani, inclini ai vizi della tavola, alla promiscuità sessuale (con maschi o con femmine non fa differenza) e succubi delle credenze religiose più incomprensibili.
    La lettura è piacevole, in una prosa miscelata, spesso, con parti di poesia declamate da alcuni dei protagonisti.
    Molto carina la parte finale in cui il protagonista, non riuscendo a soddisfare una donna crotonese, fatto picchiare da questa, si affida ad una coppia di vecchie per guarire il suo strumento di piacere.

    ha scritto il 

  • 0

    Che pecca non poterci dire satirici.

    Da qualche parte c’è Petronio - il Petronio che conosco io non è il consigliere di Nerone: è il servitore del consigliere, gli prende il nome per dare un cappello in più alla sua opera giullaresca: “ ...continua

    Da qualche parte c’è Petronio - il Petronio che conosco io non è il consigliere di Nerone: è il servitore del consigliere, gli prende il nome per dare un cappello in più alla sua opera giullaresca: “Chapeau!” – guancia nel palmo, gomito a fare perno, che si chiede: “Come lo finisco, il mio romanzo? E come lo inizio? Deciso questo, saprei pure come continuarlo. Altrimenti lo lascio così, magari tra qualche secolo cominceranno a credere che c’era un intero andato perduto a causa delle censure o del fatto che gli amanuensi, arrivati a determinati passi, avevano poi la mano troppo occupata per continuarne la copiatura… E non sospetteranno che la mia opera è proprio la somma sghemba dei suoi frammenti.”

    Non la metterei giù così dura da ridurla alla domanda: discendiamo dai Vangeli o dal Satyricon? Perché la risposta, italiana, è ahimè ovvia: non discendiamo né dagli uni né dagli altri, ma, per abbondante quieto-vivere, a domanda si risponde: dai Vangeli; perché, senza averli letti, dai Vangeli si-sa che a leggerli ci si salva dopo la morte, mentre del Satyricon, senza averlo letto, si-sente che è roba per gente perduta, e se lo si legge non si cambia poi idea di molto.

    Ho letto entrambi e maluccio, tra i dieci e i venti anni, e del Satyricon, per esempio, ne avevo un ricordo molto più confuso. Ora, grazie alla nuova traduzione a dargli compattezza e modernità, nel Satyricon – per le sue mutilazioni lo è ancor di più – riconosco un’opera che a pubblicarla, oggi di oggi e in tutti gli oggi del passato e del futuro, è coraggiosa e dissacrante e onesta come pochissime altre. Un’opera eccezionale. Che viene sempre rifiutata e che rientra sempre di straforo.

    I Vangeli invece sono il contrario: è un’opera normativa, conclamata; ma non se la fila nessuno e secondo me sono più i lettori del Satyricon che non lo dicono che, tra quelli che lo dicono, dei Vangeli – e a dirla tutta mi sa che sono di più quelli che leggono i Vangeli e non lo dicono che quelli che non li leggono e dicono di farlo, almeno tutte le domeniche (come se ascoltare qualcuno che ne legge brani a suo uso corrispondesse a aver letto e per intero e per conto proprio)!

    Leggendo della cena di Trimalcione ho cominciato a sospettare delle interpolazioni: questa non è letteratura, è critica politica dei costumi del potere dall’inchiostro ancora fresco!, insomma, è letteratura-letteratura.

    Senza esagerare però, come fanno certe interpretazioni di maniche larghissime: di “Satyricon” ce n’è troppo poco per dare un giudizio complessivo. La coppia Encolpio e Gitone resta ineguagliata, condivido, e nessun personaggio è riuscito a scalzare dall’immaginario il posto occupato da Trimalcione; la novella della matrona di Efeso e quella dell’efebo di Pergamo sono di una irriverenza caustica intatta, le situazioni proposte – entro i limiti abbozzati – originali dopo circa duemila anni, e almeno altri due personaggi hanno dei caratterini unici: Ascilto è – anche anatomicamente – ben stagliato, assieme al poetazzo Eumolpo il palpone, ma… MA COSA?

    C’è tanta di quell’umanità in ascolto e di simpatia verso le gesta e i gestacci umani nel Satyricon che è uno spreco, non organizzarne letture pubbliche. Non dico tutti i giorni. Magari solo qualche stralcio, la domenica. Fosse pure per variare un po’.

    ha scritto il 

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