Satyricon

Di

Editore: Giunti Editore

4.0
(2162)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 320 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Francese , Olandese , Galego , Giapponese , Greco , Portoghese , Ceco

Isbn-10: 8809033523 | Isbn-13: 9788809033528 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , Cofanetto , Copertina morbida e spillati , Copertina rigida , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Umorismo

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Descrizione del libro
Il Satyricon segna il punto più alto e moderno del romanzo antico, di cuiperaltro costituisce una continua ironica parodia. La narrazione si sviluppaintorno alla storia contrastata e avventurosa di due innamorati, una coppiaomosessuale, più che mai aperta a varietà di incontri e situazioni, e il lietofine neppure si intravede. Ma le vicende del duo (o meglio di un perenne evolubile triangolo) sono per l'autore poco più che un pretesto narrativo. Veroprotagonista è ciò che appare sullo sfondo: una società sfrenata e volgare, incui campeggiano l'arroganza e il cattivo gusto dei "nuovi ricchi"(Trimalchione).
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  • 5

    Il miglior romanzo dell'antichità e del mondo moderno.

    Credo che il Satyricon di Petronio sia uno dei più grandi lavori di narrativa dell'antichità ed avvicinato forse solo da Luciano. Di grandi romanzi in Occidente non si vedrà più traccia sino al settec ...continua

    Credo che il Satyricon di Petronio sia uno dei più grandi lavori di narrativa dell'antichità ed avvicinato forse solo da Luciano. Di grandi romanzi in Occidente non si vedrà più traccia sino al settecento di certo. Chi ha avuto, dopo di lui, tale capacità di districarsi tra generi diversi, tale verve e umorismo? Che peccato, che ignobile peccato che la sua licenziosità priapica lo abbia stroncato nel corso dei secoli.

    ha scritto il 

  • 4

    È un libro scritto da un pagano dell'antica Roma. Oggi, per la nostra mentalità, potrebbe essere un libro scandaloso e pornografico ma suoi tempi era semplicemente libertino.
    Ci sono tutti i vizi dell ...continua

    È un libro scritto da un pagano dell'antica Roma. Oggi, per la nostra mentalità, potrebbe essere un libro scandaloso e pornografico ma suoi tempi era semplicemente libertino.
    Ci sono tutti i vizi della Roma imperiale, in primis la lussuria e la cofanaggine dei nuovi arricchiti. I personaggi sono in balia delle loro voglie sessuali e dei loro appetiti. Ci si accoppia uomini con uomini, ragazzini e matrone, orge e sveltine, e si mangia come animali insaziabili, senza misura. È un testo felliniano, perché solo il genio di Fellini poteva metterlo in scena.

    ha scritto il 

  • 3

    Attualissimo

    Sembra scritto ieri, i soliti difetti, le solite macchiette, la stessa società di debosciati privi di ritegno.
    Curioso sicuramente anche che l'omosessualità che oggi tanto ci agita, perfino In parlame ...continua

    Sembra scritto ieri, i soliti difetti, le solite macchiette, la stessa società di debosciati privi di ritegno.
    Curioso sicuramente anche che l'omosessualità che oggi tanto ci agita, perfino In parlamento, qui ci sia e basta, dato di fatto, non discutibile e per nulla sconvolgente.

    ha scritto il 

  • 0

    il testo è frammentario e dispersivo, gli episodi sembrano essere slegati tra di loro e spesso si scade nella volgarità - sembra di essere in un racconto di Miller o Bukowsky- ma considerando che que ...continua

    il testo è frammentario e dispersivo, gli episodi sembrano essere slegati tra di loro e spesso si scade nella volgarità - sembra di essere in un racconto di Miller o Bukowsky- ma considerando che questo è l'antesignano del genere, il precursore della gogliardia spinta resta una piacevole lettura
    e ci regala alcune belle immagini poetiche.

    ha scritto il 

  • 5

    Uno dei miei desideri più reconditi è che, da qualche parte, vengano per caso ritrovati altri frammenti del Satyricon. Poche cose al mondo mi divertono quanto quest'opera frammentaria ma ricchissima d ...continua

    Uno dei miei desideri più reconditi è che, da qualche parte, vengano per caso ritrovati altri frammenti del Satyricon. Poche cose al mondo mi divertono quanto quest'opera frammentaria ma ricchissima di personaggi e situazioni, e sono convinta che l'opera nella sua interezza debba essere stata davvero un gioiellino!
    Indimenticabile la cena di Trimalcione, ma ciò che davvero preferisco sono le miriadi di situazioni di contorno, si vedano ad esempio la seduzione di Circe e il disastro che ne consegue, col povero Encolpio che è impossibilitato a renderle i dovuti "omaggi" e passa da un guaio all'altro nel tentativo di guarire.
    I personaggi sono tutti ottimamente caratterizzate e questo rende il Satyricon una lettura ancor oggi modernissima. Ognuno di loro rappresenta i vizi - soprattutto - e le virtù di una fetta di umanità più che mai eterogenea. Trimalcione, per esempio, è un liberto arricchito che ostenta il suo sfarzo e, inconsapevolmente, la sua grande ignoranza; Eumolpo è un poeta lussurioso e bistrattato, ma scaltrissimo; Gitone è un giovinetto che non ha esitazioni nell'usare la sua grande bellezza come arma di difesa o di seduzione.
    Di avventura in avventura - e di guaio in guaio -, Petronio offre una satira a tratti spietata della società del suo tempo, che ben poco differisce da quella odierna, e si concede di tanto in tanto spunti di riflessione sull'esistenza.
    Gran personaggio dev'essere stato anche lui, l'autore del Satyricon!
    Una delle mie letture preferite, sempre.

    ha scritto il 

  • 5

    Lo specchio dell'Italia, immutato nei tempi, in un linguaggio spurio ed irriverente. Ci si diverte, si può apprezzare un latino barocco e colloquiale, la descrizione di un mondo marcio e decadente, ma ...continua

    Lo specchio dell'Italia, immutato nei tempi, in un linguaggio spurio ed irriverente. Ci si diverte, si può apprezzare un latino barocco e colloquiale, la descrizione di un mondo marcio e decadente, ma in fondo emerge l'eterno berlusconiano, inaffondabile, e ho il dubbio che chi lo descrive, lo decanti e lo accetti. Forse non c'è scampo : il mondo è questo.

    ha scritto il 

  • 0

    Finalmente – è dai tempi del liceo che desideravo farlo – ho potuto leggere il SATYRICON di Petronio integralmente, sia pure nella forma frammentaria in cui ci è pervenuto – purtroppo...Ma come nota L ...continua

    Finalmente – è dai tempi del liceo che desideravo farlo – ho potuto leggere il SATYRICON di Petronio integralmente, sia pure nella forma frammentaria in cui ci è pervenuto – purtroppo...Ma come nota Luciano Canfora le opere latine e greche non sono nient'altro che le vestigia di un “intero infranto” che dobbiamo sforzarci ogni volta di ricostruire nella sua irragiungibile vastità.
    Le avventure che Encolpio, Ascilto e Gitone sperimentano, i personaggi più o meno raccomandabili che incontrano, la cena-spettacolo di Trimalchione cui partecipano, la vasta non gratuita oscenità di alcune situazioni assegnano l'opera al genere del romanzo picaresco. Tuttavia – ed è perciò che ci duole lo stato frammentario del testo – qui si offre una viva, icastica rappresentazione dell'età neroniana, di come la società romana avesse subito una profonda, irreversibile trasformazione. Icona dei nuovi costumi e dei nuovi valori è il liberto Trimalchione. Quest'ultimo, quasi ignaro dell'entità delle proprie ricchezze, è invece consapevole della libertà e della potenza che il danaro garantisce a chi lo possiede, anche a dispetto delle sue origini servili. Accadrà ancòra ed ancòra nei secoli successivi: basti pensare alla decadenza della nobiltà siciliana con la conseguente ascesa dei “massari”.
    Buona lettura!

    ha scritto il 

  • 4

    La satira, ai tempi di Roma

    Dunque: come si può deridere i costumi romani, specie nell'ambito sociale e sessuale, riuscendo, nel medesimo tempo anche a criticarli?
    Semplice: descrivendo le imprese picaresche di un gruppo di pers ...continua

    Dunque: come si può deridere i costumi romani, specie nell'ambito sociale e sessuale, riuscendo, nel medesimo tempo anche a criticarli?
    Semplice: descrivendo le imprese picaresche di un gruppo di personaggi romani, inclini ai vizi della tavola, alla promiscuità sessuale (con maschi o con femmine non fa differenza) e succubi delle credenze religiose più incomprensibili.
    La lettura è piacevole, in una prosa miscelata, spesso, con parti di poesia declamate da alcuni dei protagonisti.
    Molto carina la parte finale in cui il protagonista, non riuscendo a soddisfare una donna crotonese, fatto picchiare da questa, si affida ad una coppia di vecchie per guarire il suo strumento di piacere.

    ha scritto il 

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