Se non ora, quando?

Di

Editore: Einaudi

4.2
(706)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 264 | Formato: Altri

Isbn-10: 8806540157 | Isbn-13: 9788806540159 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , eBook

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Storia

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  • 5

    Un romanzo profondo, di grande spessore e che insegna così tante cose che in una recensione proprio non si riesce a farcele stare tutte. Cinque stelle sarebbero scontate per una figura come Primo Levi ...continua

    Un romanzo profondo, di grande spessore e che insegna così tante cose che in una recensione proprio non si riesce a farcele stare tutte. Cinque stelle sarebbero scontate per una figura come Primo Levi, per tutto quello che lui rappresenta al cospetto della Storia, per tutto quello che lui ha patito. Ma le cinque stelle ci stanno in pieno anche per l'opera letteraria in sé, prescindendo da tutto il resto. E' un libro denso e lieve al tempo stesso, sia nei personaggi che nelle descrizioni, sia nei dialoghi che nella trama. La cultura e il carattere degli ebrei sono descritti e spiegati attraverso piccoli episodi, piccoli proverbi, qualche citazione storica e qualche citazione dalle sacre scritture, con una grande capacità di mescolare il tutto e farlo stare in una piccola tasca del racconto: tanta abilità non si trova nemmeno in Oz o Yehoshua. La scelta di raccontare l'orrore della seconda guerra mondiale senza ambientare pressoché nulla nei campi di sterminio, non sminuisce affatto il valore dell'opera, non c'è alcun senso di incompletezza come si potrebbe temere in un primo momento, e non c'è nemmeno quell'atmosfera di fiaba come invece si trova in "L'Educazione europea" di Romain Gary e che sotto un certo punto di vista può risultare fuori luogo se si parla di Resistenza. Non si perde neanche per un attimo la solidità della storia: inventata, con personaggi inventati, ma ambientata tra luoghi ed eventi assolutamente veritieri. A tratti ironico ma mai burlone, forte ma senza eccessi drammatici. Intende esprimere il significato della vita alla macchia, lo spirito della partigianeria, e ci riesce perfettamente. E si trovano ottimamente espressi anche il senso di colpa e di smarrimento dei sopravvissuti, e il tema dell'uguaglianza e della pace tra i popoli e le religioni.

    E' la storia del viaggio, attraverso l'Europa e attraverso la distruzione della guerra, dal Luglio '43 all'Agosto '45, di una banda di ebrei russi e polacchi, uomini e donne, che nasce come "repubblica delle paludi" e si trasforma in una spedizione diretta in Palestina. Si notano da subito alcuni punti di contatto con "La chiave a stella": quando parla il protagonista Mendel, oltre a sentirlo un po' alter ego dell'autore, sembra proprio di vedere e sentire Faussone. Nelle ambientazioni ci sono comunque alcune somiglianze anche con il già citato "L'educazione europea": la vita nei boschi, con i rifugi sottoterra e le capanne di legno, le azioni di sabotaggio e le serate intorno al fuoco a parlare, a riflettere, a cercare di abbracciare tutta l'Europa in uno sguardo. Levi dimostra qui capacità di comporre atmosfere con una ricchezza e un'espressività tali che non si trovano in "La chiave a stella" e, per quel che mi ricordo, nemmeno in "Se questo è un uomo" o "La tregua". Il cast di personaggi che viene componendosi di man in mano che il viaggio procede, è a dir poco brillante, avvincente e coinvolgente. Quasi viene da rifiutarsi di credere che dei bei personaggi come questi abbiano potuto, nella realtà, approdare in Palestina e mettersi a fare dei rastrellamenti.

    Ricopio qualche citazione perché ci sono passaggi di struggente poesia, passaggi delicati come un quadro di Chagall, pagine dal sapore epico con masse di genti, intere popolazioni in movimento come in una grandiosa scena in un film kolossal, e un finale magistrale che racchiude insieme nella stessa stanza - anzi, nello stesso corridoio - nascita e morte, speranza e disperazione. Questo libro è un vero spartiacque, in tutti i sensi e le accezioni possibili.

    "L'aria che entrava dalle finestre aperte, insieme con il fiato umido delle paludi e del bosco, trascinava altri sentori aspri ed inconsueti, di drogheria, di bruciaticcio, di retrobottega e di miseria."

    "…la canzone è sciocca, ma insieme è penetrata da una tenerezza strana, come di un sogno stralunato e tiepido fiorito nel tepore di una casetta di legno, accanto alla grande stufa di maiolica, sotto i travi affumicati del soffitto; e sopra il soffitto indovini un cielo buio e nevoso, in cui magari nuotano un gran pesce d'argento, una sposa vestita di veli bianchi, e un caprone verde a testa in giù."

    "Un gruppo, uno strano gruppo; profughi diversi dai soliti, diversi dai rottami umani che da giorni e giorni le sfilavano davanti in quell'ufficio. Sporchi e stanchi, ma diritti; diversi negli occhi, nella parlata, nel portamento."

    "Non sembrava che entro la banda ci fossero tensioni o disaccordi permanenti. I componenti si proclamavano sionisti, ma di tendenze svariate, con tutte le sfumature che si possono inserire fra il nazionalismo ebraico, l'ortodossia marxista, l'ortodossia religiosa, l'egualitarismo anarchico e il ritorno tolstoiano alla terra, che ti redimerà se tu la redimi."

    "Ognuno di loro, uomo o donna, aveva sulle spalle una storia diversa, ma rovente e pesante come il piombo fuso; ognuno avrebbe dovuto piangere cento morti se la guerra e tre inverni terribili gliene avessero lasciato il tempo e il respiro. Erano stanchi, poveri e sporchi, ma non sconfitti; figli di mercanti, sarti, rabbini e cantori, si erano armati con le armi tolte ai tedeschi, si erano conquistato il diritto ad indossare quelle uniformi lacere e senza gradi, ed avevano assaporato più volte il cibo aspro dell'uccidere."

    ha scritto il 

  • 4

    Ricordo di aver pensato, come mai avesse deciso di scrivere un romanzo.
    Probabilmente ne sentì la necessità, a partire da quegli accenni ne La tregua ad un modo diverso di essere ebrei in tempo di gu ...continua

    Ricordo di aver pensato, come mai avesse deciso di scrivere un romanzo.
    Probabilmente ne sentì la necessità, a partire da quegli accenni ne La tregua ad un modo diverso di essere ebrei in tempo di guerra.

    Gli ebrei sterminati nei loro villaggi, sepolti nelle fosse comuni, bruciati o gasati, sono sullo sfondo. In primo piano ci sono dei combattenti, dispersi dell’esercito russo, o dispersi della vita.
    Mendel, che in un altro mondo fu orologiaio, deciso, lucido e mite, Leonid che convive con il suo privato tormento che lo spinge a perdersi, Gedale il comandante impulsivo, suonatore di violino dall’animo lieto.
    Levi com’era, come poteva diventare, come avrebbe voluto essere?
    Tre uomini e molti altri che attraversano l’Ucraina verso Ovest per incontrarsi a Turov, da cui proseguiranno verso la Germania e poi giù in Italia.
    Il tutto tra gruppi di banditi e di partigiani russi e polacchi, tra neve, ghiaccio, paludi e campagne abbandonate, in rifugi di fortuna, tane sotterranee spesso, e ogni tanto qualche azione di guerriglia contro i tedeschi.
    Partigiani scomodi perché nessuno vuol avere a che fare con loro, per tutti sono ebrei prima che russi o polacchi o qualsiasi altra cosa. Secoli di pregiudizio affiorano sempre anche di fronte ad un solo nemico comune.

    Di reale ci sono le storie che, racimolate qua e là, hanno alimentato le vicende del libro, come sempre nella scrittura pulita e pacata (con una punto di umorismo) di Levi.

    Non l’ho riletto gli ho solo trovato posto in libreria, però l’ho sfogliato.
    Tra gli autori consultati da Levi compare Barnet Litvinoff, storico, fratello di Emanuel Litvinoff del quale ho finito di leggere Europei perduti qualche giorno fa.
    Nomi ignorati per un sacco di tempo e poi d’improvviso il mondo è piccolo.

    1982 - 22.02.2016

    ha scritto il 

  • 3

    SE NON ORA QUANDO?

    “Se non ora quando?” edito nel 1982 da Einaudi nella collana narrativa “Supercoralli” può essere considerato il primo romanzo di Primo Levi perché tutto ciò che vi è raccontato non è stato vissuto in ...continua

    “Se non ora quando?” edito nel 1982 da Einaudi nella collana narrativa “Supercoralli” può essere considerato il primo romanzo di Primo Levi perché tutto ciò che vi è raccontato non è stato vissuto in prima persona dall’autore come in “ Se questo è un uomo” e “La tregua”. Egli, pur ispirandosi a fatti realmente accaduti, inventa storia e personaggi intrecciando una trama assolutamente credibile in un contesto storico concreto e provato.
    Ambientato tra il luglio del 1943 e l’agosto del 1945, il libro racconta l’odissea di un gruppo di partigiani ebrei di diverse nazionalità, ma per lo più russi e polacchi, che affrontano un lungo viaggio che li porterà dalla Russia, alla Polonia, alla Germania e infine all’Italia, con la speranza di potere da qui raggiungere la Palestina e iniziare così una nuova vita dopo aver lasciato alle spalle un’esistenza in cui tutto è stato distrutto. Ognuno di loro ha alle spalle una storia di vita annientata, annullata dalla ferocia della guerra ma soprattutto dall’empietà dell’ideologia nazista. I personaggi principali sono tanti ma in particolar modo si distinguono Mendel ex orologiaio che ha visto morire la moglie sotto i suoi occhi, Gedale, il “capo” della banda, pronto all’azione e animato da un attaccamento alla vita che esercita in un connubio di impulso e razionalità, Leonid che cerca la morte con il coraggio dei suicidi e una miriade di altri personaggi non meno importanti tra i quali spiccano un manipolo di donne, ognuna con un fardello personale di dolore immane che sono riuscite a trasformare in forza e determinazione. Durante questo lungo esodo, oppressi da una natura matrigna che li morde con il suo gelo e con ogni genere di provocazione, nella lotta alla sopravvivenza quotidiana per procacciare cibo e beni di prima necessità necessari a non soccombere, essi daranno strenua battaglia alle forze tedesche, rallentando la loro avanzata e favorendo la vittoria dell’Armata Rossa e la fine della guerra.
    Non più pecore al macello rassegnate al destino dei forni, ma uomini e donne che cercano di inventare il loro destino, che cercano a tutti i costi di salvarsi dai tedeschi, anche esercitando la vendetta ma soprattutto cercando di preservare la propria dignità, uomini e donne che desiderano vivere come vivono tutti gli altri popoli, che vogliono lavorare e mantenersi e avere quattro mura in un Paese che possa essere considerato la loro casa. Uomini e donne che ora non hanno più nulla, né una casa, né una patria, né un avvenire.
    In questo loro lungo viaggio, nella steppa gelata, nella neve e nel fango scoprono una libertà nuova, una libertà sconosciuta ai loro padri e ai loro nonni, un contatto con gli altri uomini amici e nemici, un legame con la natura e con l’azione, un sentire così forte da ubriacarli come il vino fino a non riuscire più a distinguere la benedizione dalla maledizione, fino a sentirsi allegri e feroci come animali a cui si schiude la gabbia o come schiavi insorti alla vendetta, pagata cara anche al prezzo della vita.
    E, dopo essersi battuti come leoni, sottostare sempre alla vergogna di non essere morti, di avere un privilegio che non è stato meritato, anche se consapevoli che essere vivi non è una colpa ma dentro di sé sentirla tale, pesante come un macigno.
    Ma la vita è più forte della morte e il mondo, come dopo il grande Diluvio Universale, esige di essere ricreato, di essere ripopolato, impone a chi è sopravvissuto di risalire dalle profondità dell’inferno, dal caos della battaglia, dalla confusione totale del dopo verso la luce di un’esistenza “normale”, dell’essere solo uomini tra gli altri uomini e porre fine a quella guerra “di mille tedeschi contro un ebreo e di mille morti ebrei contro un morto tedesco”.
    E se non così, come? E se non ora, quando?

    Ci riconoscete? Siamo le pecore del ghetto,
    Tosate per mille anni, rassegnate all’offesa.
    Siamo i sarti, i copisti ed i cantori
    Appassiti nell’ombra della Croce.
    Ora abbiamo imparato i sentieri della foresta,
    Abbiamo imparato a sparare, e colpiamo diritto
    Se non sono io per me, chi sarà per me?
    Se non così, come? E se non ora, quando?
    I nostri fratelli sono saliti al cielo
    Per i camini di Sobibór e di Treblinka,
    Si sono scavati una tomba nell’aria.
    Solo noi pochi siamo sopravvissuti
    Per l’onore del nostro popolo sommerso
    Per la vendetta e la testimonianza.
    Se non sono io per me, chi sarà per me?
    Se non così, come? E se non ora, quando?
    Siamo i figli di Davide e gli ostinati di Massada.
    Ognuno di noi porta in tasca la pietra
    Che ha frantumato la fronte di Golia.
    Fratelli, via dall’Europa delle tombe
    Saliamo insieme verso la terra
    Dove saremo uomini fra gli altri uomini
    Se non sono io per me, chi sarà per me?
    Se non così, come? E se non ora, quando?

    ha scritto il 

  • 5

    E' la narrazione di un viaggio dalla Russia/Polonia a Milano di un gruppo di ebrei scampati, partigiani ... ma non è la storia in sé a prendere, ma la narrazione. Le descrizioni tanto dei paesaggi qua ...continua

    E' la narrazione di un viaggio dalla Russia/Polonia a Milano di un gruppo di ebrei scampati, partigiani ... ma non è la storia in sé a prendere, ma la narrazione. Le descrizioni tanto dei paesaggi quanto dei caratteri non sono mai indulgenti: non ci sono scuse al perché delle cose, accadono e basta.

    ha scritto il 

  • 4

    Se non ora, quando? è un romanzo scritto da Primo Levi. Dopo la sua pubblicazione nel 1982 ricevette immediatamente un buon riscontro sia da parte del pubblico che dalla critica vincendo nello stesso ...continua

    Se non ora, quando? è un romanzo scritto da Primo Levi. Dopo la sua pubblicazione nel 1982 ricevette immediatamente un buon riscontro sia da parte del pubblico che dalla critica vincendo nello stesso anno il Premio Campiello e il Premio Viareggio. Può essere considerato il primo vero romanzo dell'autore di Se questo è un uomo in quanto l'autore non ha vissuto in prima persona i fatti narrati, ma nonostante il forte legame con il tema della guerra si tratta di un romanzo rappresentante una storia inventata.
    Il libro è cronologicamente ambientato tra luglio 1943 e agosto 1945 e narra le drammatiche avventure di quei partigiani ebrei polacchi e russi che combattono per sopravvivere e per ricostruirsi una nuova esistenza in fuga dai loro luoghi di origine. Levi ha affermato di essersi ispirato nella creazione dei personaggi ad alcuni giovani ebrei sionisti che si erano aggregati al convoglio ferroviario allestito dai Russi che li avrebbe riportati in Italia.
    Il libro di Primo Levi Se non ora quando? ha come protagonista una brigata di partigiani ebrei nella Russia invasa dai nazisti. Hanno preso le armi e marciano cantando un loro inno che dice: «Siamo le pecore del ghetto, Tosate per mille anni, rassegnate all’offesa. (...) Abbiamo imparato a sparare e colpiamo diritto (...) Siamo i figli di Davide e gli ostinati di Massada.
    Ognuno di noi porta in tasca la pietra che ha frantumato la fronte di Golia. Fratelli, via dall’Europa delle tombe...». E il ritornello recita la celebre frase del rabbino Hillel (II secolo): «Se non sono io per me, chi sarà per me? Se non così, come? E se non ora, quando?».
    Da qui prende piede e nasce Il movimento SE NON ORA QUANDO, nato dalle piazze il 13 febbraio 2011 e consolidatosi alla fine dell’incontro nazionale di Siena dello stesso anno. Da più di due anni, nei territori di tutta Italia si sta lavorando sui temi cari alle donne e presenti all’interno della agenda politica Snoq (lavoro, salute, rappresentanza, rappresentazione, violenza di genere, welfare, ecc.) e SNOQ è oramai parte della realtà sociale. Forse è impietoso il parallelismo tra i partigiani di Primo Levi e i partigiani antiberlusconiani. Se indignarvi o meno lo lascio decidere a voi, di certo resta l’empietà dei tempi moderni.

    ha scritto il 

  • 4

    Un avventuroso viaggio dall'Unione Sovietica fino al nord Italia nel tentativo di ostacolare l'avanzata dei tedeschi e supportare la controffensiva degli Alleati: si potrebbe riassumere così la trama ...continua

    Un avventuroso viaggio dall'Unione Sovietica fino al nord Italia nel tentativo di ostacolare l'avanzata dei tedeschi e supportare la controffensiva degli Alleati: si potrebbe riassumere così la trama del romanzo storico di Primo Levi Se non ora, quando?, vincitore di numerosi riconoscimenti tra cui il Premio Campiello ed il Premio Viareggio. Protagonista è Mendel, un orologiaio ebreo che ha perso la moglie nel rastrellamento del suo villaggio e decide, non ancora trentenne, di unirsi ai partigiani russi e polacchi, guidati dal medesimo spirito di rivalsa contro l'oppressore e dallo stesso desiderio di ricominciare una vita che sembra quasi un miraggio.
    Assistiamo alla meticolosa descrizione della quotidianità nei campi improvvisati: amori che nascono e finiscono, imboscate, intercettazioni telefoniche, stralci di notizie che giungono con giorni di ritardo... l'esperienza partigiana, soprattutto di quei resistenti che sono ebrei e sionisti, è in continuo mutamento, subordinata agli ordini dell'Armata Rossa e ai capricci della storia.
    Primo Levi ricostruisce in maniera grandiosa l'epopea di una banda di partigiani frutto della sua fantasia, documentandosi però con l'aiuto delle testimonianze e delle ricostruzioni dell'epoca. Nella sua storia c'è ancora spazio per la speranza, anche in un mondo ormai allo sfacelo, che tira fuori senza sosta la sua bestialità, ad esempio nel riferimento finale allo sgancio della bomba atomica su Hiroshima.
    Assistiamo attoniti a tanta violenza e il caos sembra avvolgere anche noi tra le sue spire.

    La mia recensione completa su http://librisucculenti.blogspot.it/2013/07/se-non-ora-quando-anno-ii-lettura-59.html

    ha scritto il 

  • 4

    Negli ultimi due anni della seconda guerra mondiale un gruppo di ebrei russi combatte contro i tedeschi in temerarie azioni partigiane e, suo malgrado, pure contro i pregiudizi atavici che l’ebraismo ...continua

    Negli ultimi due anni della seconda guerra mondiale un gruppo di ebrei russi combatte contro i tedeschi in temerarie azioni partigiane e, suo malgrado, pure contro i pregiudizi atavici che l’ebraismo spesso subisce. Le vicende storiche portano il gruppo su una rotta che va dalla Russia asiatica spossata dalla lunga guerra difensiva all’odiata Germania che alfine crolla: con epilogo in Italia, alla ricerca di un porto e di una nave che permetta di realizzare il sogno della Terra Promessa.
    Un bel romanzo, in gran parte frutto d’invenzione, peraltro molto credibile: Levi narra eventi che chiaramente potrebbero averlo sfiorato, prima quale internato in campo di concentramento e poi quale fuggitivo diretto faticosamente verso casa. Le emozioni dello scrittore dovevano essere dunque forti: più di quelle del lettore, che arrivano in parte smorzate da una narrazione molto descrittiva, soprattutto impegnata a trasmettere gli elementi realistici più funzionali alla documentazione storica.

    ha scritto il 

  • 4

    "Contro la disperazione ci sono solo due difese, lavorare e combattere, ma non sempre bastano. Ce n’è anche una terza, che è di raccontarci delle bugie uno con l’altro: ci caschiamo tutti." (p. 50) ...continua

    "Contro la disperazione ci sono solo due difese, lavorare e combattere, ma non sempre bastano. Ce n’è anche una terza, che è di raccontarci delle bugie uno con l’altro: ci caschiamo tutti." (p. 50)

    ha scritto il 

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