Sea of Poppies

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Publisher: John Murray Publishers Ltd

3.9
(744)

Language: English | Number of Pages: 480 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) Italian , Spanish

Isbn-10: 0719568951 | Isbn-13: 9780719568954 | Publish date: 

Also available as: Softcover and Stapled , Mass Market Paperback , Paperback , Others , Audio CD , eBook

Category: Fiction & Literature , History , Travel

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Book Description
At the heart of this epic saga, set just before the Opium Wars, is an old slaving-ship, The Ibis. Its destiny is a tumultuous voyage across the Indian Ocean, its crew a motley array of sailors and stowaways, coolies and convicts. In a time of colonial upheaval, fate has thrown together a truly diverse cast of Indians and Westerners, from a bankrupt Raja to a widowed villager, from an evangelical English opium trader to a mulatto American freedman. As their old family ties are washed away they, like their historical counterparts, come to view themselves as jahaj-bhais or ship-brothers. An unlikely dynasty is born, which will span continents, races and generations. The vast sweep of this historical adventure spans the lush poppy fields of the Ganges, the rolling high seas, and the exotic backstreets of China. But it is the panorama of characters, whose diaspora encapsulates the vexed colonial history of the East itself, which makes Sea of Poppies so breathtakingly alive -- a masterpiece from one of the world's finest novelists.
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  • 5

    Dal papavero al fumo e dal fumo al fuoco

    Il commento riguarda l’insieme della Trilogia dell’Ibis (in italiano: Mare di papaveri, Il fiume dell’oppio e Diluvio di Fuoco). Ho trovato splendidi tutti e tre i libri, dando loro 5 stelle, cosa che ...continue

    Il commento riguarda l’insieme della Trilogia dell’Ibis (in italiano: Mare di papaveri, Il fiume dell’oppio e Diluvio di Fuoco). Ho trovato splendidi tutti e tre i libri, dando loro 5 stelle, cosa che mi capita di rado, ma si tratta di una lettura trascinante nonostante la mole, capace di tenere le fila di tantissimi personaggi sullo sfondo di una vicenda storica complessa, risultando tuttavia estremamente scorrevole.

    Il primo volume è tutto concentrato sui personaggi: ambientato perlopiù in India intorno al 1840, nella regione del Bengala, introduce diversi personaggi (tutti protagonisti a pari merito e tutti direttamente o indirettamente legati all’oppio), che finiranno, dopo varie vicissitudini per ritrovarsi sulla goletta Ibis, in un viaggio che salderà i loro destini e causerà allo stesso tempo un irreversibile mutamento di rotta nelle loro vite. Il secondo volume segue solo alcuni di quei personaggi e ne introduce di nuovi, mentre la scena si sposta nella città di Canton, in Cina, in cui si svolge il lungo braccio di ferro tra autorità cinesi e mercanti stranieri (tra cui gli inglesi i più agguerriti) che porterà alla prima guerra dell’oppio. Nel terzo volume, ambientato tra Canton, Macao e Hong Kong ritroviamo quasi tutti i personaggi iniziali, schierati su opposti fronti di una guerra che vedrà la Cina umiliata dalla potenza bellica inglese.

    La trama movimentata e i tanti personaggi ottimamente caratterizzati ne fanno una lettura appassionante: non mancano infatti avventure di terra e di mare, amori, rovesci di fortuna, salvataggi, vendette, separazioni&ritrovamenti, eroismo&abiezione, dramma&comicità… insomma l’azione declinata nei mille modi del romanzo di ambientazione esotica. Grazie alla grande varietà di personaggi, tutti diversi per nazionalità, estrazione sociale, lingua e religione, l’autore riesce a darci una visione degli eventi da una molteplicità di punti di vista.

    In secondo luogo, questo insieme così variegato fa perno su un tema, l’oppio, di cui ci vengono narrate tutte le ramificazioni: la sua coltivazione e le ricadute sociali sulla popolazione indiana, la sua commercializzazione in Asia e gli enormi guadagni che ne derivavano, i dilemmi morali che (non?) presentava, fino all’ignobile guerra che gli inglesi si sentirono in diritto di dichiarare per imporlo definitivamente alla Cina, nel nome del libero mercato. Insomma lo spaccato di un’epoca in cui sono anche delineati bene i rapporti di forza tra l’Inghilterra, potenza coloniale tanto militare quanto commerciale, e la Cina, vero gigante dai piedi d’argilla, corrotto e disorganizzato.

    Ma la cosa che più caratterizza la trilogia è la scelta del linguaggio. Il libro è stato scritto in inglese, ma ogni personaggio parla un inglese diverso, costellato da innumerevoli termini locali (indiani, cinesi, portoghesi, mix di più lingue ecc.) che all’epoca costituivano parte integrante della lingua e che gli stessi britannici residenti in India usavano abitualmente. Avendo letto la prima parte in italiano ho potuto apprezzare il lavoro del traduttore, per il quale non deve essere stato facile restituire in italiano questo affascinante miscuglio di influenze, che, nonostante qualche difficoltà di comprensione, non fa che aggiungere sapore a un piatto già ricchissimo. Un piatto di cui consiglio almeno l’”assaggio” del primo volume, che si presta alla lettura anche da solo, ma che sono sicura lascerà la voglia di gustare anche il resto.

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  • 3

    Termini difficile non permettono di godersi il racconto

    Forse sarebbe bastato un glossario da qualche parte per facilitare la lettura. La trama non e' complicatissima ma e' difficile rilassarsi ed immergersi nella lettura e nell'ambientazione a causa di nu ...continue

    Forse sarebbe bastato un glossario da qualche parte per facilitare la lettura. La trama non e' complicatissima ma e' difficile rilassarsi ed immergersi nella lettura e nell'ambientazione a causa di numerosi termini incomprensibili. Penso che tradotto completamente potrebbe essere bellissimo.

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  • 1

    Una stella e due maroni

    Sarà un romanzo corale, polifonico, ecc. Forse, dico. Ma essendo un romanzo, oltre ad essere tutte queste cose, dovrebbe anche far accadere qualcosa. E invece non accade nulla. La trama va avanti a ca ...continue

    Sarà un romanzo corale, polifonico, ecc. Forse, dico. Ma essendo un romanzo, oltre ad essere tutte queste cose, dovrebbe anche far accadere qualcosa. E invece non accade nulla. La trama va avanti a calci in culo, se di trama si può parlare. Soporifero, inutile, spocchioso fino al modo di tradurlo. Poiché l'originale è scritto utilizzando diversi dialetti indiani e lingue imbastardite, i traduttori si preoccupano di precisare che molti termini sono stati lasciati così come sono stati scritti dall'autore. Per non tradire la complessità, dicono. Così mi sono imbattuto in frasi tipo questa: "svolse il suo batrang e, nello scorgere il colore del sanando di Gibutry, decise che la sua ninghuy sarebbe rimasta, per quel giorno, al suo posto". Una pena, se non fosse ridicolo. Non ascolterò mai più i consigli del conoscente che me ne ha cantato le lodi, quel masochista dei miei batrang.

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  • 3

    Il romanzo scorre rapido in un dosaggio calibrato di avventura e passione resuscitando, sapientemente, la qualità del romanzo ottocentesco. L'autore propone caratteri solidi e ben definiti, ambientaz ...continue

    Il romanzo scorre rapido in un dosaggio calibrato di avventura e passione resuscitando, sapientemente, la qualità del romanzo ottocentesco. L'autore propone caratteri solidi e ben definiti, ambientazioni ricche di dettagli, excursus storico-geografici, utili per definire il contesto narrativo, e un fitto vocabolario di termini propri della marineria e del commercio ottocenteschi che consentono al lettore di perdersi completamente in questo nuovo mondo. Un eleogio particolare va ai traduttori che hanno saputo rendere la molteplicità delle lingue con grande eleganza.

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  • 5

    La complessità del subcontinente indiano prende voce in questo maestoso romanzo polifonico. Grazie a una lingua bastarda, mimetica rispetto alla pluralità corale dei personaggi, Gosh ci accompagna in ...continue

    La complessità del subcontinente indiano prende voce in questo maestoso romanzo polifonico. Grazie a una lingua bastarda, mimetica rispetto alla pluralità corale dei personaggi, Gosh ci accompagna in un viaggio guidato dalle rotte dell'oppio: dalla coltivazione massiccia imposta ai contadini nelle campagne, fino agli scambi con la Cina che, di lì a poco, avrebbero portato l'Inghilterra alla guerra. Quest'oro nero e melmoso si appiccica alla pelle dei coolie che, abolita la schiavitù, emigrano volontariamente da un paese immiserito. Ma bagna anche i magnati inglesi o il giovane ufficiale americano figlio di una schiava liberata. Investe tutta un'umanità che trova spazio nei templi di Deeti: colei che, attraverso la magia del segno, mantiene vivo il ricordo dell'epopea per terra e fiume, fino al Nero Oceano. Con maestria, Gosh intreccia destini lontani fino a farli confluire sulla Ibis, la goletta diretta a Mauritius col suo carico dolente di passioni, amori, odi, ricchezze e miserie. C'è tanto romanzo d'avventura, in queste pagine, ma c'è anche il realismo magico sudamericano. C'è, insomma, una letteratura meticcia che si nutre di mille culture e multiformi orizzonti. C'è la Storia con la maiuscola e le molte storie minuscole ricostruite e inventate con amore, fino a fondersi in un'armonia polifonica e perfetta. Dalla Ibis è difficile scendere; è con gioia che proseguo il mio viaggio...

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  • 3

    Nonostante la mole consistente, questo primo volume della trilogia creata da Ghosh scorre veloce e cattura all'interno di una realtà distante non soltanto nel tempo (prima metà dell'Ottocento) ma anch ...continue

    Nonostante la mole consistente, questo primo volume della trilogia creata da Ghosh scorre veloce e cattura all'interno di una realtà distante non soltanto nel tempo (prima metà dell'Ottocento) ma anche e soprattutto nello spazio, nelle tradizioni, nella lingua, nei rapporti umani. L'aspetto linguistico è sicuramente il più lampante: la descrizione di oggetti, luoghi, cibi, persone passa attraverso l'intersecarsi dei numerosissimi idiomi presenti sul territorio indiano, che inizialmente potrebbe risultare in qualche modo ostico ma al quale si fa rapidamente l'abitudine, finché si giunge ad una vera e propria identificazione tra i vari personaggi e le loro parlate. La lotta spietata per l'espansione coloniale delle grandi potenze emerge costantemente nel romanzo, e diventa violenta nella descrizione del trattamento riservato agli indigeni, i girmitiya ammassati nelle navi e trasportati nelle isole per essere brutalmente sfruttati per l'esclusivo guadagno della madrepatria. A questo si uniscono tutte le fragilità dei personaggi, spesso dilaniati da crisi identitarie che riguardano la propria sessualità, il colore della pelle, la posizione sociale e libertà di pensiero e di azione.

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  • 5

    Ho finito di leggerlo per la terza volta. Non posso dire con immutato piacere, perché la recente lettura di Moby Dick aggiunge sapore alla terminologia marinara, e il diabolico equipaggio di uomini gi ...continue

    Ho finito di leggerlo per la terza volta. Non posso dire con immutato piacere, perché la recente lettura di Moby Dick aggiunge sapore alla terminologia marinara, e il diabolico equipaggio di uomini giallo-tigre della lancia di Achab getta la sua fosca ombra sui lascari dell'Ibis, che ora mi appaiono amici fraterni. E c'è anche, nel ritmo di avventura e nel gioco dei travestimenti, qualcosa del Dumas del Conte di Montecristo; e nel mescolare la storia con l'invenzione, un po' della passione documentaristica di Hugo.
    E' uno di quei libri che leggo d'un fiato, che fatico a lasciare per andare a dormire o a preparare il pranzo o a compiere qualsiasi altro dovere quotidiano. L'ho quasi imparato a memoria, e ancora mi affascina e mi cattura come la prima volta, e i suoi assurdi personaggi sono più vivi e reali dei miei vicini di casa.

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