Sessanta racconti

Di

Editore: Arnoldo Mondadori (Oscar Scrittori Moderni, 1573)

4.3
(1931)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 531 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Catalano , Farsi

Isbn-10: 8804458755 | Isbn-13: 9788804458753 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
Riuniti in raccolta dallo stesso Buzzati nel 1958, i Sessanta racconti vengono a ragione considerati una vera "summa" del mondo poetico dello scrittore. Vi si trova rappresentata l'intera gamma dei suoi motivi ispiratori, dalla visione surreale della vita all'orrore per la città, dagli automatismi esistenziali introdotti dall'uomo tecnologico alla suggestione metafisica. Il taglio del racconto ben si presta alla narrativa di Buzzati che, vero mago della composizione breve, spaziando tra meraviglioso, favoloso e immaginario traduce in gioco, tragedia o mistero le situazioni che possono apparire più banali o scontate.
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  • 5

    Pare di visitare una mostra, dove 60 stanze contengono ognuna una magia. Si passa, si osserva, si legge. E poi si ritorna, nelle stanze dove la lettura si fa più profonda, più intensa. L'angoscia di f ...continua

    Pare di visitare una mostra, dove 60 stanze contengono ognuna una magia. Si passa, si osserva, si legge. E poi si ritorna, nelle stanze dove la lettura si fa più profonda, più intensa. L'angoscia di fondo, quella che pervade buona parte dei racconti, rimane sospesa, paralizzando i sentimenti. Difficile scuotersi, ed è solo la voglia di passare al racconto successivo che riesce a far abbandonare la fine del racconto. Grande scrittore, Buzzati, sorretto da una scrittura che già nel 1958 prefigurava scenari a venire.

    ha scritto il 

  • 4

    Buzzati è una cosa mia

    I "Sessanta Racconti" si trovano nella mia libreria da anni e li ho letti periodicamente, integrandoli con altre antologie buzzatiane.
    Posso dirlo con sicurezza: mai una delusione, mai uno sbadiglio.
    ...continua

    I "Sessanta Racconti" si trovano nella mia libreria da anni e li ho letti periodicamente, integrandoli con altre antologie buzzatiane.
    Posso dirlo con sicurezza: mai una delusione, mai uno sbadiglio.
    Soddisfazione, mentre in testa mi balena un'affermazione: il più grande scrittore al mondo di racconti.
    Forse più dell'amato Calvino, sempre perfetto e appagante? Chissà, forse sì...
    Sulla mia pelle, Buzzati si adagia come il plaid caldo e vellutato in una sera d'inverno e come un tubino fresco e leggiadro nelle mattine di estate: all'occasione, diventa conforto e incoraggiamento. Concede quel che mi occorre. E', insomma, una cosa mia, una certezza.

    Così, certe storie restano come paradigma di momenti esistenziali.
    - "La bussola del geografo" che impazzisce e, anziché a Sud, porta vorticosamente verso se stessi (I sette messaggeri);
    - Milano che sa essere romantica, fra tigli e falcette di luna (Paura alla Scala);
    - Le stagioni, i pali del telegrafo, l'indecisione fra ricordo e rassegnazione in Inviti superflui;
    - Il destino e il presunto disprezzo dell'amore in Direttissimo;
    - "Le peccaminose intemperanze della fantasia" in Era proibito.

    Sì, sono racconti di surrealtà, di indizi antichi rivelati nell'istante in cui riaccadono, di misteri e di vicende ataviche o atemporali, di geometrie impossibili e occasioni dolorosamente perse, di perfidie e di amarezze.
    Ma adesso m'accorgo che le mie note rimandano tutte a vaghi cenni di inguaribile romanticismo.
    Che sorpresa continua sei, caro scrittore.
    Alla prossima, certa, rilettura!

    p.s. E' sempre molto buffo assegnare 4 stelline. Mentre si illuminano, compare il giudizio: "ottimo", e allora mi sento una maestrina che decide di premiare il più bravo della classe.
    Quando le stelline, invece, sono cinque, en plein, la definizione di "eccellente" è extrascolastica e più matura...
    In realtà, in questo caso come in tanti altri, il mio sentimento è quello di pura esaltazione di fronte a un capolavoro - altro che tema in classe.

    ha scritto il 

  • 5

    Inquietante

    Non c'è altro termine per definire i racconti di Buzzati. Questa vena di inquietudine permea tutti i racconti come d'altronde alcuni romanzi, primo fra tutto Il Deserto dei Tartari. Una umanità varia ...continua

    Non c'è altro termine per definire i racconti di Buzzati. Questa vena di inquietudine permea tutti i racconti come d'altronde alcuni romanzi, primo fra tutto Il Deserto dei Tartari. Una umanità varia e miltiforme che vive nell'inatteso, nel misterioso, nel non voluto. E pur lasciando nel lettore la stessa inquietudine che probabilmente era l'obiettivo dello scrittore il volume è un capolavoro. Ogni racconto, nella sua brevità dice tutto.

    ha scritto il 

  • 5

    Cronache dal meta-mondo

    Buzzati fa così, a volte ci precipita direttamente nello straordinario, nel bel mezzo di grandi deserti, immense pianure, montagne aspre, campagne solitarie. E ci troviamo in terre ignote e lontane, i ...continua

    Buzzati fa così, a volte ci precipita direttamente nello straordinario, nel bel mezzo di grandi deserti, immense pianure, montagne aspre, campagne solitarie. E ci troviamo in terre ignote e lontane, in compagnia di viaggiatori alla ricerca di un senso. Ma lo fa con quel suo scrivere semplice e raffinatissimo, quasi senza che ce ne accorgiamo tanto ogni cosa ci sembra familiare.

    Altre volte, più spesso, ci si trova in consuete situazioni quotidiane: mentre si viaggia in treno, a tavola all’ora di pranzo, nello studio di un medico, suonano alla porta e cose simili. Tutto è ok, tutto è in ordine. Poi un qualcosa accade, uno scarto impercettibile, quasi da non farci caso, e d’improvviso si apre una sottile fessura in cui s’insinua l’enigma esistenziale.

    Si parla di viaggi, di morte, di amore, di solitudine, di attesa. Tutto ha a che fare con l’inquietudine del vivere, con l’imperscrutabile, con il mistero insolubile individuato come ganglio ultimo di sé e delle cose.

    A significare che il senso della realtà è oltre la realtà stessa, Aristotele inventò la metafisica (oltre il reale). Siamo qui ed ora, è il nostro mondo, ma se abbiamo occhi per guardare, se siamo capaci di metterci in viaggio, esiste un meta-mondo in controluce, nascosto e dentro, o appena dietro. Una terra sconosciuta dove “gli oggetti e i processi più ordinari appaiano assolutamente nuovi ed ignoti, sicché in tal modo si dischiude la loro vera essenza” (Schopenhauer)

    Questi “Sessanta racconti”, ad elevatissimo contenuto simbolico, sono delle potenti allegorie metafisiche. Quando si legge Buzzati si ha la sensazione di trovarsi di fronte ad un quadro di De Chirico: gli oggetti, le viste, le piazze, ogni cosa insomma é immediatamente riconoscibile e consueta, ma l’insieme decontestualizza, allude ad altro, sfronda il superfluo e addita l’essenziale.

    Buzzati è un giornalista, il nostro inviato speciale in questo meta-mondo, e i suoi racconti sono le cronache ed i reportage che giungono fino a noi da un paese remoto e familiare, dalla lontana terra incognita di una intuizione aristotelica. Così immanente. Così inaccessibile.

    ha scritto il 

  • 5

    E se...?

    Buzzati è il maestro del "What if?". Cosa succederebbe se un cane vedesse dio? Se il caldo facesse impazzire una città? Se un lebbroso decidesse di guarire? Se tutti parlassero contemporaneamente al t ...continua

    Buzzati è il maestro del "What if?". Cosa succederebbe se un cane vedesse dio? Se il caldo facesse impazzire una città? Se un lebbroso decidesse di guarire? Se tutti parlassero contemporaneamente al telefono? Se le automobili si ammalassero di peste? Visionario, confonde. Ironico, bacchetta. La morale stupida. E alimenta le nostre paure più antiche e la creatività di quando eravamo bambini. Rodari giocava con le parole, Buzzati con le storie e i loro finali interpretabili in decine di modi. Fortuna che mentre faceva il giornalista, ogni tanto si annoiava. E dalla "noia" nascono esperimenti letterari come questi. L'ho preso dalla biblioteca, spero di trovare una edizione come si deve da tenere.

    ha scritto il 

  • 4

    Il filo rosso che lega tutti i racconti, pure nella varietà e nella multiformità, è una vena di inquietudine.
    Quasi tutti sono ricoperti di un sottile velo di disfatta, sia che parlino di storie ...continua

    Il filo rosso che lega tutti i racconti, pure nella varietà e nella multiformità, è una vena di inquietudine.
    Quasi tutti sono ricoperti di un sottile velo di disfatta, sia che parlino di storie d’amore , sia che raccontino di epidemie che colpiscono le automobili.

    Non mi soffermerò su tutti i racconti, e neanche sui miei preferiti che sono, in ordine di apparizione, "L’assalto al grande convoglio", "Sette piani", "Il borghese stregato", "Sciopero dei telefoni" - una vera chicca, nel quale vi è anche l’intuizione del potere delle chat E ciascuno credette di parlare con donne giovani e bellissime, ciascuna si illudeva che dall’altra parte dei fili ci fossero uomini di magnifico aspetto, ricchi, interessanti… - , "Grandezza dell’uomo".

    Ma qualche parulella almeno sul racconto Il critico d’arte, non solo perché è un’arguta e ironica riflessione sullo strapotere della critica e sul rapporto tra codice artistico figurativo e sua transcodificazione nel linguaggio, ma anche per altri rimandi.
    Il critico d’arte è Paolo Malusardi che alla Biennale, davanti alle opere di Leo Squittina, ha uno sbandamento: il nome gli ricorda vagamente qualcosa, i suoi quadri non gli dicono invece proprio nulla.
    S’incorna e rischia: decide comunque di scrivere un articolo, sperando di rivelarsi scopritore di talenti passati inosservati, e far così schiattare di invidia i colleghi.
    Cosa dire, però.
    Potrei dire che Squittinna è un astrattista. Che i suoi quadri non vogliono rappresentare niente. Che il suo linguaggio è un puro gioco….
    Poi l’illuminazione: far nascere dall’astrattismo una critica astrattista, infrangendo tutte le catene del linguaggio.
    Il pittore” scrisse, padroneggiato da un incalzante raptus”di del dal col affioriccio ganolsi coscienziamo la simileguarsi. Recusia estemesica! Altrinon si memocherebbe il persuo stisse in corisadicone elibuttorro. Ziano che dimannuce lo qualitare rumelettico di sabirespo padronò. E sonfio tezio e stampo egualiterebbero nello Squittina il trilismo scernosti d’ancomacona percussi. Tambron tambron, quilera dovressimo, ghiendola namicadi coi tuffro fulcrosi, quantano, sul gicla d’nogiche i metazioni, gosibarrre, che piò levapo si su predomioranzabelusmetico, rifè comerizzando per rerare la biffetta posca o pisca. Verè chi…

    Chiossape, mi sono chiesta, se Fosco Maraini e le sue fanfole….

    E mi sono chiesta anche quanta laicità vi sia in Buzzati: pensando ai racconti "Il cane che ha visto Dio", "I reziari", "L’uomo che volle guarire", "24 marzo 1958", "Le tentazioni di Sant’Antonio", "Il disco si posò": mi è sembrato molto presente un sentire religioso, ma più che come anelito, come ingombro.
    Un altro motivo di inquietudine, tra i tanti senza forma e senza nome che popolano i sessanti racconti.

    Buzzati, Buzzati.
    Che ne so io di Buzzati, dopo aver letto i Sessanta racconti e oltre alla vaga reminescenza de Il deserto dei tartari letto nel cenozoico e a non significativi cenni biografici?
    Niente.
    Sarebbe il caso di studiare, di cercare, di andare oltre la semplice lettura dei racconti , poiché così, a sentimento, quasi tutti mi hanno ispirato collegamenti anche arditi, arditissimi.
    [ho persino pensato persino a Bernardo, il soccombente. Ma poiché non devo fare esami e non mi devo sottoporre a nessuna valutazione, non devo tenere seminari e manco una lezione, anche stavolta passerò oltre, o cazzeggerò invece di approfondire]

    ha scritto il 

  • 4

    Una serie di bei racconti di un grande scrittore italiano. Toccando vette poetiche e svariando tra vari "generi", sempre con una punta di ironia, di sorriso, ma anche con la consapevolezza dolce-amara ...continua

    Una serie di bei racconti di un grande scrittore italiano. Toccando vette poetiche e svariando tra vari "generi", sempre con una punta di ironia, di sorriso, ma anche con la consapevolezza dolce-amara che una fine c'è sempre.

    ha scritto il 

  • 5

    I sette messaggeri, Sette piani, L’assalto al grande convoglio, Eppure battono alla porta, Il mantello, L’uccisione del drago, Una cosa che comincia per elle, Paura alla scala, I reziarii, La canzone ...continua

    I sette messaggeri, Sette piani, L’assalto al grande convoglio, Eppure battono alla porta, Il mantello, L’uccisione del drago, Una cosa che comincia per elle, Paura alla scala, I reziarii, La canzone di guerra, Il re a Horm el-Hagar, La fine del mondo, Il crollo della Balinverna, Qualcosa era successo, Gli amici, I topi, All’idrogeno, Appuntamento con Einstein, 24 marzo 1958, Le tentazioni di Sant’Antonio, Il bambino tiranno, Il musicista invidioso, Rigoletto, La frana, Non aspettavano altro, Le mura di Anagoor, L’inaugurazione della strada, L’incantesimo della natura, Direttissimo, Sciopero dei telefoni, Battaglia notturna alla Biennale di Venezia, Occhio per occhio, I Santi, Il critico d’arte.
    Trentaquattro racconti ottimi, di cui quattordici, quelli in corsivo, straordinari. Dei restanti racconti, soltanto quattro non sono buoni o sufficientemente buoni, o al minimo discreti, essendo alcune delle cose più penose e imbarazzanti che mi sia mai ritrovato a leggere. Non sono abbastanza numerosi, comunque, per farmi togliere le cinque stelle.
    Nell’arco di quasi trent’anni, avrò preso e rimesso almeno cento volte sullo scaffale di varie librerie Il deserto dei Tartari. Alla fine l’ho comprato. Non l’ho ancora letto, ma in compenso ho comprato altri Buzzati, e nessuno finora mi ha deluso. Di sorprese ne ho avute molte. Per quanto riguarda questa raccolta, si prendano, fra i tanti, Eppure battono alla porta, Il bambino tiranno, L’incantesimo della natura, Non aspettavano altro, che, pur privo di elementi sovrannaturali, è un grande racconto dell’orrore: i dialoghi sono potenti ed esatti. A volte la scrittura dell'autore è datata, ma questo è ovvio, tutto diventa datato, se passano decenni. E si parla di scrittura. Nelle Operette morali di Leopardi ho letto cosacce di cui pochi non riderebbero, ma Leopardi non è per niente datato. Essere datati è un’altra cosa. Ha a che fare con l’ingenuità, con i ‘grandi ideali’, con certi ‘universi morali’ costruiti a tavolino, o che danno l’impressione (il risultato è lo stesso) di essere stati costruiti a tavolino. Ecco, ora che di Buzzati ho letto abbastanza, un autore come Calvino mi sembra, tolti uno o due romanzi, datato. Anche gli scritti degli anni settanta — soprattutto gli scritti degli anni settanta. Datato e poco convincente, in special modo quando si cala nel reale. Per esempio non riesco a sopportare i suoi dialoghi, suonano sempre artificiosi. Se una notte d’inverno un viaggiatore è pieno di dialoghi convenzionali e indisponenti, come del resto lo sono le situazioni in cui si ritrovano i personaggi. Non ho mai contato le volte che ho iniziato una lettura di Calvino senza portarla a termine, anzi, senza superare le prime venti, trenta pagine, ma so che sono state tante, troppe. Credo che Calvino non abbia mai avuto il coraggio di superare un certo limite, e che in fondo sia sempre stato politicamente corretto, prima ancora che questa espressione divenisse un atteggiamento sociale, la qual cosa, a lungo termine, è distruttiva per uno scrittore. Nei suoi scritti il bianco e il nero non si sono mai veramente mescolati. Da questo punto di vista, perché Calvino scriveva meglio, Buzzati gli è superiore. Ha più inventiva, è più profondo, più evocativo. Scava di più.
    Non era nelle mie intenzioni mettere a confronto Calvino e Buzzati, eppure alla fine mi è sembrato necessario, dato che l’uno è stimatissimo, e l’altro posizionato su un piano a lui inferiore. Per non parlare del fatto che entrambi avevano una propensione per il ‘favoloso’. E del fatto che sono italiani. In ogni caso, si tratta solo della mia opinione.

    ha scritto il 

  • 5

    Come Parlare

    Come parlare del Silenzio? cosa aggiungere ad una parola che già in sè nasconde e dice tutto allo stesso tempo? A quali suoni "altri" prestare il proprio orecchio quando è quello pesante e lievemente ...continua

    Come parlare del Silenzio? cosa aggiungere ad una parola che già in sè nasconde e dice tutto allo stesso tempo? A quali suoni "altri" prestare il proprio orecchio quando è quello pesante e lievemente mistico di una goccia a prendere il sopravvento?
    Si è già detto tutto su questa raccolta di racconti e sul suo autore. Ben poco può essere aggiunto se non quella sensazione di necessario silenzio, un poco sospeso ed un poco definitivo, che ci coglie durante la lettura. Sono racconti che appartengono non al regno della parola, ma a quello del silenzio ed in questo senso sono tanto più grandi dei commenti che possiamo farne.

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro che a tredici/quattordici anni mi lasciò meravigliato.
    Ancora oggi molti dei racconti sono di una genialità spiazzante e mi accorgo che, se devo inventare una situazione fantastica o surreale ...continua

    Un libro che a tredici/quattordici anni mi lasciò meravigliato.
    Ancora oggi molti dei racconti sono di una genialità spiazzante e mi accorgo che, se devo inventare una situazione fantastica o surreale, il più delle volte devo fare attenzione a non plagiare involontariamente questo o quel racconto.
    Se questo non è lasciare un'impronta...

    ha scritto il 

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