Sessanta racconti

Di

Editore: Arnoldo Mondadori (Oscar Scrittori Moderni, 1573)

4.3
(1954)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 531 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Catalano , Farsi

Isbn-10: 8804458755 | Isbn-13: 9788804458753 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
Riuniti in raccolta dallo stesso Buzzati nel 1958, i Sessanta racconti vengono a ragione considerati una vera "summa" del mondo poetico dello scrittore. Vi si trova rappresentata l'intera gamma dei suoi motivi ispiratori, dalla visione surreale della vita all'orrore per la città, dagli automatismi esistenziali introdotti dall'uomo tecnologico alla suggestione metafisica. Il taglio del racconto ben si presta alla narrativa di Buzzati che, vero mago della composizione breve, spaziando tra meraviglioso, favoloso e immaginario traduce in gioco, tragedia o mistero le situazioni che possono apparire più banali o scontate.
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  • 5

    "Ma la mia anima e' deprecabilmente timida, invano la redarguisco, le sue ali tremano, i suoi dentini diafani battono appena la si conduce verso la soglia delle grandi avventure.

    Sessanta racconti onirici, grotteschi, surreali, inquietanti, amari. In questa raccolta c'e' tutto Buzzati, c'e' tutta la sua visionarieta', la sua vista introspettiva sull'intima natura dell'essere u ...continua

    Sessanta racconti onirici, grotteschi, surreali, inquietanti, amari. In questa raccolta c'e' tutto Buzzati, c'e' tutta la sua visionarieta', la sua vista introspettiva sull'intima natura dell'essere umano, il suo senso di angoscia interiore perenne che ricorda molto Kafka.
    Ci sono alcuni racconti che sono delle perle come "non aspettavano altro"(che ricorda molto come stile e atmosfere Lovercraft), "l'incantesimo della natura" e "la corazzata Todd".
    Una metafora dell'esistenza umana descritta in sessanta storie con ironia e surrealita'.
    Un capolavoro.

    "Ma la mia anima e' deprecabilmente timida, invano la redarguisco, le sue ali tremano, i suoi dentini diafani battono appena la si conduce verso la soglia delle grandi avventure. Cosi' sono fatto, purtroppo, e ho davvero paura che il tuo re sprechi il suo tempo ad aspettarmi nel palazzo bianco in mezzo al deserto, dove probabilmente sarei felice".

    ha scritto il 

  • 5

    Non "Sessanta Racconti", bensì " Racconti dell'Inquietudine" dovevano chiamarsi, come del Mistero e dell'Assurdo sono quelli di Poe.
    Sessanta modi diversi di insinuarsi nella psiche umana martellandol ...continua

    Non "Sessanta Racconti", bensì " Racconti dell'Inquietudine" dovevano chiamarsi, come del Mistero e dell'Assurdo sono quelli di Poe.
    Sessanta modi diversi di insinuarsi nella psiche umana martellandola dall'interno, in modo che nulla sia visibile da fuori, se non lo schianto finale, la putrefazione che tutto rigenera.
    Meraviglioso Buzzati, ha creato la sua "città personale", come la Buzziade della Scarzuola francescana in provincia di Terni: un luogo oltre il tempo, dove i personaggi rispondono a regole diverse, dettate in contesti misteriosi, né Italia né fuori; un luogo dello spirito prima che fisico o geografico, dove non valgono le leggi umane bensì quelle, indecifrabili, della contorta psiche umana.

    ha scritto il 

  • 5

    Questi sessanta racconti sono nello stesso tempo simili e diversi. Diversi per ambientazione, periodo storico, lunghezza, ma tutti simili in quella indeterminazione di fondo che lascia Buzzati, come u ...continua

    Questi sessanta racconti sono nello stesso tempo simili e diversi. Diversi per ambientazione, periodo storico, lunghezza, ma tutti simili in quella indeterminazione di fondo che lascia Buzzati, come un retrogusto amaro che insiste nella mente del lettore anche quando ha chiuso le pagine del libro. In alcuni casi manca propio il finale, ma non conta poi molto.

    ha scritto il 

  • 5

    Pare di visitare una mostra, dove 60 stanze contengono ognuna una magia. Si passa, si osserva, si legge. E poi si ritorna, nelle stanze dove la lettura si fa più profonda, più intensa. L'angoscia di f ...continua

    Pare di visitare una mostra, dove 60 stanze contengono ognuna una magia. Si passa, si osserva, si legge. E poi si ritorna, nelle stanze dove la lettura si fa più profonda, più intensa. L'angoscia di fondo, quella che pervade buona parte dei racconti, rimane sospesa, paralizzando i sentimenti. Difficile scuotersi, ed è solo la voglia di passare al racconto successivo che riesce a far abbandonare la fine del racconto. Grande scrittore, Buzzati, sorretto da una scrittura che già nel 1958 prefigurava scenari a venire.

    ha scritto il 

  • 4

    Buzzati è una cosa mia

    I "Sessanta Racconti" si trovano nella mia libreria da anni e li ho letti periodicamente, integrandoli con altre antologie buzzatiane.
    Posso dirlo con sicurezza: mai una delusione, mai uno sbadiglio.
    ...continua

    I "Sessanta Racconti" si trovano nella mia libreria da anni e li ho letti periodicamente, integrandoli con altre antologie buzzatiane.
    Posso dirlo con sicurezza: mai una delusione, mai uno sbadiglio.
    Soddisfazione, mentre in testa mi balena un'affermazione: il più grande scrittore al mondo di racconti.
    Forse più dell'amato Calvino, sempre perfetto e appagante? Chissà, forse sì...
    Sulla mia pelle, Buzzati si adagia come il plaid caldo e vellutato in una sera d'inverno e come un tubino fresco e leggiadro nelle mattine di estate: all'occasione, diventa conforto e incoraggiamento. Concede quel che mi occorre. E', insomma, una cosa mia, una certezza.

    Così, certe storie restano come paradigma di momenti esistenziali.
    - "La bussola del geografo" che impazzisce e, anziché a Sud, porta vorticosamente verso se stessi (I sette messaggeri);
    - Milano che sa essere romantica, fra tigli e falcette di luna (Paura alla Scala);
    - Le stagioni, i pali del telegrafo, l'indecisione fra ricordo e rassegnazione in Inviti superflui;
    - Il destino e il presunto disprezzo dell'amore in Direttissimo;
    - "Le peccaminose intemperanze della fantasia" in Era proibito.

    Sì, sono racconti di surrealtà, di indizi antichi rivelati nell'istante in cui riaccadono, di misteri e di vicende ataviche o atemporali, di geometrie impossibili e occasioni dolorosamente perse, di perfidie e di amarezze.
    Ma adesso m'accorgo che le mie note rimandano tutte a vaghi cenni di inguaribile romanticismo.
    Che sorpresa continua sei, caro scrittore.
    Alla prossima, certa, rilettura!

    p.s. E' sempre molto buffo assegnare 4 stelline. Mentre si illuminano, compare il giudizio: "ottimo", e allora mi sento una maestrina che decide di premiare il più bravo della classe.
    Quando le stelline, invece, sono cinque, en plein, la definizione di "eccellente" è extrascolastica e più matura...
    In realtà, in questo caso come in tanti altri, il mio sentimento è quello di pura esaltazione di fronte a un capolavoro - altro che tema in classe.

    ha scritto il 

  • 5

    Inquietante

    Non c'è altro termine per definire i racconti di Buzzati. Questa vena di inquietudine permea tutti i racconti come d'altronde alcuni romanzi, primo fra tutto Il Deserto dei Tartari. Una umanità varia ...continua

    Non c'è altro termine per definire i racconti di Buzzati. Questa vena di inquietudine permea tutti i racconti come d'altronde alcuni romanzi, primo fra tutto Il Deserto dei Tartari. Una umanità varia e miltiforme che vive nell'inatteso, nel misterioso, nel non voluto. E pur lasciando nel lettore la stessa inquietudine che probabilmente era l'obiettivo dello scrittore il volume è un capolavoro. Ogni racconto, nella sua brevità dice tutto.

    ha scritto il 

  • 5

    Cronache dal meta-mondo

    Buzzati fa così, a volte ci precipita direttamente nello straordinario, nel bel mezzo di grandi deserti, immense pianure, montagne aspre, campagne solitarie. E ci troviamo in terre ignote e lontane, i ...continua

    Buzzati fa così, a volte ci precipita direttamente nello straordinario, nel bel mezzo di grandi deserti, immense pianure, montagne aspre, campagne solitarie. E ci troviamo in terre ignote e lontane, in compagnia di viaggiatori alla ricerca di un senso. Ma lo fa con quel suo scrivere semplice e raffinatissimo, quasi senza che ce ne accorgiamo tanto ogni cosa ci sembra familiare.

    Altre volte, più spesso, ci si trova in consuete situazioni quotidiane: mentre si viaggia in treno, a tavola all’ora di pranzo, nello studio di un medico, suonano alla porta e cose simili. Tutto è ok, tutto è in ordine. Poi un qualcosa accade, uno scarto impercettibile, quasi da non farci caso, e d’improvviso si apre una sottile fessura in cui s’insinua l’enigma esistenziale.

    Si parla di viaggi, di morte, di amore, di solitudine, di attesa. Tutto ha a che fare con l’inquietudine del vivere, con l’imperscrutabile, con il mistero insolubile individuato come ganglio ultimo di sé e delle cose.

    A significare che il senso della realtà è oltre la realtà stessa, Aristotele inventò la metafisica (oltre il reale). Siamo qui ed ora, è il nostro mondo, ma se abbiamo occhi per guardare, se siamo capaci di metterci in viaggio, esiste un meta-mondo in controluce, nascosto e dentro, o appena dietro. Una terra sconosciuta dove “gli oggetti e i processi più ordinari appaiano assolutamente nuovi ed ignoti, sicché in tal modo si dischiude la loro vera essenza” (Schopenhauer)

    Questi “Sessanta racconti”, ad elevatissimo contenuto simbolico, sono delle potenti allegorie metafisiche. Quando si legge Buzzati si ha la sensazione di trovarsi di fronte ad un quadro di De Chirico: gli oggetti, le viste, le piazze, ogni cosa insomma é immediatamente riconoscibile e consueta, ma l’insieme decontestualizza, allude ad altro, sfronda il superfluo e addita l’essenziale.

    Buzzati è un giornalista, il nostro inviato speciale in questo meta-mondo, e i suoi racconti sono le cronache ed i reportage che giungono fino a noi da un paese remoto e familiare, dalla lontana terra incognita di una intuizione aristotelica. Così immanente. Così inaccessibile.

    ha scritto il 

  • 5

    E se...?

    Buzzati è il maestro del "What if?". Cosa succederebbe se un cane vedesse dio? Se il caldo facesse impazzire una città? Se un lebbroso decidesse di guarire? Se tutti parlassero contemporaneamente al t ...continua

    Buzzati è il maestro del "What if?". Cosa succederebbe se un cane vedesse dio? Se il caldo facesse impazzire una città? Se un lebbroso decidesse di guarire? Se tutti parlassero contemporaneamente al telefono? Se le automobili si ammalassero di peste? Visionario, confonde. Ironico, bacchetta. La morale stupida. E alimenta le nostre paure più antiche e la creatività di quando eravamo bambini. Rodari giocava con le parole, Buzzati con le storie e i loro finali interpretabili in decine di modi. Fortuna che mentre faceva il giornalista, ogni tanto si annoiava. E dalla "noia" nascono esperimenti letterari come questi. L'ho preso dalla biblioteca, spero di trovare una edizione come si deve da tenere.

    ha scritto il 

  • 4

    Il filo rosso che lega tutti i racconti, pure nella varietà e nella multiformità, è una vena di inquietudine.
    Quasi tutti sono ricoperti di un sottile velo di disfatta, sia che parlino di storie ...continua

    Il filo rosso che lega tutti i racconti, pure nella varietà e nella multiformità, è una vena di inquietudine.
    Quasi tutti sono ricoperti di un sottile velo di disfatta, sia che parlino di storie d’amore , sia che raccontino di epidemie che colpiscono le automobili.

    Non mi soffermerò su tutti i racconti, e neanche sui miei preferiti che sono, in ordine di apparizione, "L’assalto al grande convoglio", "Sette piani", "Il borghese stregato", "Sciopero dei telefoni" - una vera chicca, nel quale vi è anche l’intuizione del potere delle chat E ciascuno credette di parlare con donne giovani e bellissime, ciascuna si illudeva che dall’altra parte dei fili ci fossero uomini di magnifico aspetto, ricchi, interessanti… - , "Grandezza dell’uomo".

    Ma qualche parulella almeno sul racconto Il critico d’arte, non solo perché è un’arguta e ironica riflessione sullo strapotere della critica e sul rapporto tra codice artistico figurativo e sua transcodificazione nel linguaggio, ma anche per altri rimandi.
    Il critico d’arte è Paolo Malusardi che alla Biennale, davanti alle opere di Leo Squittina, ha uno sbandamento: il nome gli ricorda vagamente qualcosa, i suoi quadri non gli dicono invece proprio nulla.
    S’incorna e rischia: decide comunque di scrivere un articolo, sperando di rivelarsi scopritore di talenti passati inosservati, e far così schiattare di invidia i colleghi.
    Cosa dire, però.
    Potrei dire che Squittinna è un astrattista. Che i suoi quadri non vogliono rappresentare niente. Che il suo linguaggio è un puro gioco….
    Poi l’illuminazione: far nascere dall’astrattismo una critica astrattista, infrangendo tutte le catene del linguaggio.
    Il pittore” scrisse, padroneggiato da un incalzante raptus”di del dal col affioriccio ganolsi coscienziamo la simileguarsi. Recusia estemesica! Altrinon si memocherebbe il persuo stisse in corisadicone elibuttorro. Ziano che dimannuce lo qualitare rumelettico di sabirespo padronò. E sonfio tezio e stampo egualiterebbero nello Squittina il trilismo scernosti d’ancomacona percussi. Tambron tambron, quilera dovressimo, ghiendola namicadi coi tuffro fulcrosi, quantano, sul gicla d’nogiche i metazioni, gosibarrre, che piò levapo si su predomioranzabelusmetico, rifè comerizzando per rerare la biffetta posca o pisca. Verè chi…

    Chiossape, mi sono chiesta, se Fosco Maraini e le sue fanfole….

    E mi sono chiesta anche quanta laicità vi sia in Buzzati: pensando ai racconti "Il cane che ha visto Dio", "I reziari", "L’uomo che volle guarire", "24 marzo 1958", "Le tentazioni di Sant’Antonio", "Il disco si posò": mi è sembrato molto presente un sentire religioso, ma più che come anelito, come ingombro.
    Un altro motivo di inquietudine, tra i tanti senza forma e senza nome che popolano i sessanti racconti.

    Buzzati, Buzzati.
    Che ne so io di Buzzati, dopo aver letto i Sessanta racconti e oltre alla vaga reminescenza de Il deserto dei tartari letto nel cenozoico e a non significativi cenni biografici?
    Niente.
    Sarebbe il caso di studiare, di cercare, di andare oltre la semplice lettura dei racconti , poiché così, a sentimento, quasi tutti mi hanno ispirato collegamenti anche arditi, arditissimi.
    [ho persino pensato persino a Bernardo, il soccombente. Ma poiché non devo fare esami e non mi devo sottoporre a nessuna valutazione, non devo tenere seminari e manco una lezione, anche stavolta passerò oltre, o cazzeggerò invece di approfondire]

    ha scritto il 

  • 4

    Una serie di bei racconti di un grande scrittore italiano. Toccando vette poetiche e svariando tra vari "generi", sempre con una punta di ironia, di sorriso, ma anche con la consapevolezza dolce-amara ...continua

    Una serie di bei racconti di un grande scrittore italiano. Toccando vette poetiche e svariando tra vari "generi", sempre con una punta di ironia, di sorriso, ma anche con la consapevolezza dolce-amara che una fine c'è sempre.

    ha scritto il 

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