Sfida a Poirot

I Classici del Giallo Mondadori n. 1234

Di

Editore: Arnoldo Mondadori Editore

3.7
(932)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 220 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Chi semplificata , Tedesco , Francese , Spagnolo , Ceco , Olandese , Catalano

Data di pubblicazione: 

Traduttore: Moma Carones

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , Copertina rigida , eBook

Genere: Criminalità , Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
Una donna cieca fin troppo intraprendente. Quattro orologi che segnano tutti le quattro e tredici, anche se in realtà sono solamente le tre. Il cadavere di uno sconosciuto. Questo è quanto Colin Lamb trova al 19 di Wilbraham Crescent. E dal momento che la polizia di Crowdean brancola letteralmente nel buio, Lamb non ha scelta: rivolgersi a Hercule Poirot, vecchio amico di famiglia. “Dev’essere un delitto molto semplice” dichiara l’investigatore belga. “Perché sembra così complicato.” Ma la faccenda non pare tanto semplice, specialmente quando la conta dei cadaveri comincia ad aumentare.
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  • 2

    L'ultima Agatha - 01 ago 16

    Abbandoniamo di nuovo Miss Marple (e non ce la si fa più…) tornando al mio più congeniale Poirot. Almeno così dice il titolo italiano. E cominciamo subito con una bella tirata d’orecchi a pubblicitari ...continua

    Abbandoniamo di nuovo Miss Marple (e non ce la si fa più…) tornando al mio più congeniale Poirot. Almeno così dice il titolo italiano. E cominciamo subito con una bella tirata d’orecchi a pubblicitari del libro che non rispettano il lettore. Infatti, che bisogno c’era di cambiare il titolo originale che recita “Gli orologi”? Essendo proprio gli orologi un punto nodale del grande “imbroglio” che questa volta ha ordito la nostra Agatha. Imbroglio benevole, sia chiaro. Dove, per l’appunto, su 274 pagine Poirot compare in circa 25. Non che abbia un ruolo marginale, ma tutta la vicenda, la storia ed il racconto ruota intorno a Colin Lamb (nome di fantasia, essendo il protagonista una spia dei Servizi Segreti britannici, che noi attenti lettori sappiamo essere il figlio del Sovraintendente Battle, protagonista di ben 4 romanzi della nostra Maestra). Lamb, non riuscendo a venire a capo della vicenda, chiede ad un tratto a Poirot di aiutarlo. In due capitoli brevi, intervallati dal racconto che scorre, Colin racconta ad Hercule cosa succede, chi ha detto cosa, e come. Solo da pagina 250 a 270 circa Poirot, più per vanità che per reale bisogno, si fa vedere fuori di casa, e, nella cittadina teatro dell’azione, spiega a Colin ed all’attonito ispettore Hardcastle come si sono svolti i fatti. Tutto comincia quando Sylvia, una segretaria “a ore” viene inviata dalla sua capa per un contratto presso Wilbraham Crescent #19. Arrivata in anticipo, entra e trova in salone un morto ed una serie di orologi (almeno 6) di cui quattro avanti di un’ora. In quel mentre entra la padrona di casa, Miss Pebmarsh che si rivela essere cieca, insegnante di Braille, ed all’oscura della venuta di Sylvia. Che spaventata corre in strada dove si imbatte in Colin, che sta investigando su di un misterioso intrigo spionistico che coinvolgi i servizi segreti russi (siamo nel ’63) e un pezzo di carta con una mezzaluna (“crescent” in inglese) ed il numero 61. Tutto il romanzo si svolge poi intorno a questi appartamenti di Wilbraham ed ai loro abitanti. Intanto, il morto non si sa chi sia, non se ne viene a capo dell’identità. Pe due volte il Jury dovrà rinviare la causa non avendo elementi. Ma le deposizioni femminili in tribunale (di Sylvia, della signorina Pebamrsh, e di Katherina, il capo di Sylvia) allarmano Edna, una collega di Sylvia. Questa cerca di riportare i suoi sospetti alla polizia, ma viene uccisa prima di poterlo fare. Nel frattempo si fa avanti anche una sedicente attrice che confessa di conoscere il morto come un suo ex-marito fuggito quindici anni prima. Mendace, che la polizia se ne accorge, ma prima che riesca a farla confessare, anche lei muore. Rimangono i vicini: la signora Ramsey, che deve badare a due figli adolescenti in assenza di un marito sempre misteriosamente lontano, il signor Naughton, ex-insegnante di matematica in pensione, i coniugi Blend, una volta sempre in bolletta ed ora stranamente agiati grazie ad una eredità di un parente della signora Blend. Per complicare il tutto, Agatha ci presenta anche la tormentata storia di Sylvia (in origine Rosemary Sylvia), che pensa di essere orfana, ed in realtà fu lasciata dalla madre prematuramente incinta ad una zia che la cresciuta ed accudita. Sottolineiamo di passaggio, che uno degli orologi sulla scena del delitto, era una sveglietta con su scritto Rosemary. Blandamente la nostra scrittrice cerca di convogliare i sospetti proprio su Sylvia. Certo è che mette tanta carne al fuoco, che un po’ disorienta. Come disorienta la presenza – assenza di Poirot. Che si è fatto ripetere tutti i dialoghi da Colin e che appunto nelle ultime pagine svela tutti i misteri. Scopriamo così che l’appunto di Colin era stato letto al contrario (a questo c’ero arrivato), che il signor Ramsey è una spia fuggita a Mosca (ce lo rivela Colin), che una persona aveva una sorella, e che quindi non poteva essere chi diceva di essere, che anche la cieca nasconde dei misteri (ma non legati alla morte). Ci viene rivelato anche chi sia la madre di Sylvia. Ed infine, utilizzando due aforismi tratti da “Alice nel Paese delle Meraviglie”, come il morto venga da lontano, e che gli orologi erano un falso indizio, messo a bella posta per confondere le acque. Le citazioni sono appunto “Fa il tricheco: ecco il momento / di usar più di un argomento / ceralacca, bastimenti, / scarpe, cavoli e potenti. / Sai perché ribolle il mare? E se i porci san volare?” (che spiega il mistero degli orologi) e “Venne il vecchio d'oltremare e lo fecero ammazzare” (che spiega il morto). Inciso, le due citazioni sono tratte non da Alice ma dal secondo libro “Attraverso lo specchio” (e qualcuno lo poteva scrivere). Alla fine, vediamo che anche Poirot sta invecchiando (tanto che decide di scrivere una sua opera magna sui detective letterari, facendo una specie di “romanzo nel romanzo”, citando autori veri o finti, tra cui l’eponimo della stessa Christie, quella Ariadne Oliver che compare citata in ben nove romanzi della nostra). Peccato che la sua saga stia andando verso la fine, ma, d’altra parte, se non ci fosse una fine non avrebbe senso iniziare.

    ha scritto il 

  • 3

    Poirot in (troppe) poche pagine.

    Andando verso la fine letteraria del personaggio Poirot, diminuiscono anche le sue presenze nello sviluppo della trama. Questo ne è un esempio, in quanto l'investigatore belga, ormai vecchio e annoi ...continua

    Andando verso la fine letteraria del personaggio Poirot, diminuiscono anche le sue presenze nello sviluppo della trama. Questo ne è un esempio, in quanto l'investigatore belga, ormai vecchio e annoiato nella sua casina , compare solo in pochissime pagine giusto il tempo di dare la soluzione finale. In compenso un libro che si fa leggere, come tutti della serie. Ma non uno dei migliori, purtroppo.

    ha scritto il 

  • 5

    Blog Stories Review: http://storiesbooksandmovies.blogspot.it/2015/03/sfida-poirot-agatha-christie.html

    Dopo aver percorso lunghi ed intricati sentieri letterari negli ultimi mesi, sono tornata a casa ...continua

    Blog Stories Review: http://storiesbooksandmovies.blogspot.it/2015/03/sfida-poirot-agatha-christie.html

    Dopo aver percorso lunghi ed intricati sentieri letterari negli ultimi mesi, sono tornata a casa. Il genere giallo per tutto questo tempo è stato lì ad attendermi a braccia aperte. Negli ultimi giorni, infatti, ho sentito un richiamo provenire dall'angolino Christie della mia piccola libreria. In quelle pagine mi aspettano tantissime ma mai troppe avventure di Hercule Poirot e Miss Marple. La scelta è, quindi, ricaduta su Sfida a Poirot, una delle ultime indagini del detective belga. Questo romanzo si colloca nel gruppo delle storie del Dopoguerra, composto da molte avventure considerate 'minori' - nella maggior parte dei casi - rispetto ai grandi classici del primo periodo. Fortunatamente non condivido questa diffusa credenza: in passato ho apprezzato molto Macabro Quiz [recensione] del 1959 e ho intenzione di leggere molti, molti altri romanzi di Poirot.

    Dimenticatevi la rigida struttura narrativa tipica degli altri romanzi di questa autrice. Sfida a Poirot segue uno schema alternativo, tutto suo. E' quindi difficile fare paragoni con le precedenti opere. In questo caso, quindi, formula vincente... si cambia ma non delude. Sin dalla prima pagina, infatti, il lettore viene rapito dalla serie degli eventi. Impossibile sfuggire alla curiosità, la stessa che anima e mantiene giovane la mente del detective Poirot, qui ritratto sempre e solo in luoghi chiusi, stanze della sua abitazione o di un albergo. Questa lettura è un elogio alla brillante ed infallibile mente dell'ometto paffuto con i baffi, capace di risolvere un delitto quasi perfetto senza mai recarsi sui luoghi del crimine. Il suo personaggio rimane sullo sfondo per più di tre quarti del romanzo: solo alla fine farà la sua trionfale e grandiosa apparizione.

    Il vero protagonista è, infatti, Colin Lamb, un biologo marino arruolato nei servizi segreti di Sua Maestà con l'incarico di indagare su alcuni loschi affari di un individuo di Wilbraham Crescents. Inaspettatamente si ritroverà coinvolto, insieme all'ispettore Hardcastle, nelle indagini sul ritrovamento di un cadavere di uno sconosciuto in un'abitazione. Ogni vicino è sospettato, nessuno può affermare di non essere anche solo incuriosito da quanto avvenuto. Proprio la curiosità è la vera arteria di questa lettura. Il lettore è curioso, i personaggi sono curiosi e, addirittura, Poirot ammette di essere curioso. Questa teoria, nata dopo poche pagine, trova una dimostrazione in uno degli ultimi capitoli con cui, volontariamente o no, la Christie ha omaggiato La Finestra sul cortile, film del 1854 che figura tra i miei preferiti in assoluto. Non vi svelo altro su questo particolare: dovete scoprire tutto da soli.

    Interessante anche la lunga riflessione di Poirot su alcuni celebri personaggi di romanzi polizieschi. L'investigatore belga si improvvisa portavoce della stessa autrice ed esprime pareri positivi ed entusiasti su - udite, udite! - mr. Sherlock Holmes.
    Unica pecca di questo libro: il titolo originale, The Clocks, si riferisce evidentemente ad alcuni oggetti considerati indizi importanti per l'indagine. Purtroppo, dopo l'importante ruolo ricoperto nella prima parte, vengono un po' abbandonati a loro stessi.

    Con queste chicche spero di avervi incuriosito ;)

    ha scritto il 

  • 3

    Mmmmmm....stavolta la zia Agatha mi ha un po delusa!! Forse perchè il nostro caro Hercule compare solo di sfuggita...non è lui il vero detective in questa avventura, ma non so.....carino ma niente a c ...continua

    Mmmmmm....stavolta la zia Agatha mi ha un po delusa!! Forse perchè il nostro caro Hercule compare solo di sfuggita...non è lui il vero detective in questa avventura, ma non so.....carino ma niente a che vedere con altre sue perle che ho letto!!!

    ha scritto il 

  • 1

    Trovo questa avventura di Poirot particolarmente scadente ovvia e senza particolare carisma. Il colpevole di capisce subito e il buon investigatore appare solo in qualche pagina del libro...

    ha scritto il 

  • 4

    “Il Tricheco e il Carpentiere"

    ...E stavolta sono riuscito a scoprire il colpevole prima della risoluzione del caso grazie a pochi indizi minuscoli!! Anche se comunque non sono riuscito a scoprire tutta la storia che la prozia Agat ...continua

    ...E stavolta sono riuscito a scoprire il colpevole prima della risoluzione del caso grazie a pochi indizi minuscoli!! Anche se comunque non sono riuscito a scoprire tutta la storia che la prozia Agatha ci aveva messo dietro...

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Ultracomplicato doppio (o triplo) intrigo nel quale come al solito non si capisce una mazza sino al finale. Solo Poirot riuscirà ad arrivare ai colpevoli. Beato lui, perché con questi indizi...
    Curios ...continua

    Ultracomplicato doppio (o triplo) intrigo nel quale come al solito non si capisce una mazza sino al finale. Solo Poirot riuscirà ad arrivare ai colpevoli. Beato lui, perché con questi indizi...
    Curiosità: alla mitica Ariadne Oliver si aggiunge nel panorama dei giallisti fittizi della Christie il defunto Garry Gregson. A giudicare dalla trama dei suoi libri immagino non verrà rimpianto particolarmente.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Ogni tanto ci vuole la cara vecchia Agatha, anche se in questo romanzo di sicuro non ha dato il meglio di sé, ha voluto raccontare un omicidio bizzarro e poi non è stata in grado di reggere la soluzio ...continua

    Ogni tanto ci vuole la cara vecchia Agatha, anche se in questo romanzo di sicuro non ha dato il meglio di sé, ha voluto raccontare un omicidio bizzarro e poi non è stata in grado di reggere la soluzione.

    Un uomo sconosciuto viene assassinato al numero 19 di Wilbraham Crescent, nella casa di una signora non vedente, tale Millicent Pebmarsh. A scoprire il cadavere è Sheila Webb, una giovane impiegata di una copisteria che era stata inviata proprio a quell’indirizzo per svolgere un lavoro. Mentre la ragazza fugge urlando a perdifiato, si scontra con Colin Lamb, un giovane agente dei servizi segreti che stava conducendo delle indagini lì intorno.
    A rendere più strana tutta la faccenda, che già vede un cadavere non identificato che non aveva alcuna ragione per trovarsi in quella casa, è la presenza nell’abitazione di alcuni orologi che mostrano l’ora 4.13 e che non appartengono alla padrona di casa.

    Le indagini vengono affidate all’ispettore Hardcastle che cerca di barcamenarsi insieme a Lamb tra le testimonianze degli abitanti di Wilbraham Crescent.

    A seguito di una richiesta di Lamb, Poirot interviene solo a metà del romanzo con un paio di citazioni criptiche (in questo romanzo sembra un tantino rimbambito) e poi apparecchia la soluzione senza sforzo nelle pagine finali.
    A parte l’inutile e assurda storia d’amore tra Colin Lamb e Sheila, anche il colpevole e il movente (che non avevo assolutamente intuito) sono un po’ tirati per i capelli. Ma la cosa meno riuscita è la spiegazione legata agli orologi: l’assassina li ha posizionati sulla scena del delitto, solo per complicare la faccenda, in realtà non hanno alcuna ragion d’essere! Bè vabbè…

    ha scritto il