Shirley

Publisher: Oxford University Press

3.8
(284)

Language: English | Number of Pages: 718 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Spanish , German , Italian , Dutch , Portuguese

Isbn-10: 0192833782 | Isbn-13: 9780192833785 | Publish date:  | Edition Reissue

Also available as: Audio Cassette , Hardcover , Others , Unbound , Mass Market Paperback , Leather Bound , eBook , Audio CD

Category: Fiction & Literature , History , Romance

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Book Description
With an introduction and notes by: Smith, Margaret;
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  • *** This comment contains spoilers! ***

    4

    Una lettura che mi ha molto provato. E non solo per la scrittura densa e fin troppo precisa utilizzata nella narrazione, ma soprattutto per le contrastanti sensazioni che mi ha suscitato: tenerezza e ...continue

    Una lettura che mi ha molto provato. E non solo per la scrittura densa e fin troppo precisa utilizzata nella narrazione, ma soprattutto per le contrastanti sensazioni che mi ha suscitato: tenerezza e rabbia, comprensione e fastidio, complicità e disinteresse, tormento ed estasi. Ne sono uscita abbastanza soddisfatta, ma la corrente alternata ha affaticato i miei occhi e il mio spirito.
    Le storie sono molte e molti e vari sono i personaggi che le animano, in un intreccio narrativo per niente scontato ma neanche imprevedibile, un po' nello stile della nostra amata Charlotte. Shirley, nel gioco ingannevole del titolo, non è la protagonista del romanzo, ma di sicuro ne è il collante e l'elemento catalizzatore: intorno a lei, per lei e contro di lei, tutto si muove, si sviluppa, si placa; bella e ricca, è una figura ambivalente e contraddittoria e per questo un personaggio molto ben riuscito: luminosa e oscura, accogliente e introversa, indomita eppure remissiva, mi ricorda la volubile Bathsheba di Thomas Hardy ma anche la dimessa Catherine Sloper di Henry James e come loro sa stupire e suscitare nel lettore sentimenti opposti di simpatia e fastidio. Tutt'altra cosa è Caroline,quella che a parer mio è la vera protagonista del romanzo: è così vera nella sofferenza eppure così composta nella sua ossessione d'amore che non si può non amarla, perché l'umiliante esperienza di un'impulsività repressa dalle circostanze o dalla posizione sociale e familiare è troppo vicina alla vita reale per non sentirla, mentre si legge, sulla pelle e dentro al petto; e sicuramente c'è molto in lei della vita e dell'anima dell'Autrice anche se le parole migliori, le più rivoluzionarie, le più indomite e le più temerarie sono pronunciate da Shirle, l'Alter ego dell'Autrice, ossia quello che la Bronte avrebbe potuto essere se avesse avuto fortuna e ricchezza dalla sua. Ma Caroline, riservata e profonda fino allo spasmo, è nostra figlia e la nostra sorella più piccola, e con lei siamo solidali e attente, a lei vogliamo bene e per lei ci aspettiamo il meglio. Grande commozione, dunque, di fronte ai momenti di pura e semplice felicità che la Bronte le riserva.
    Dei personaggi maschili ho amato solo Robert: schietto, rude, austero, ma anche calcolatore e pronto a sposarsi senza amore pur di salvare la sua fabbrica e la sua vita, un personaggio autentico e per niente romantico, se non verso il finale. Louis, invece, è insopportabile, un bacchettone represso e pusillanime che alla fine farà l'asso-piglia-tutto, proprio in virtù del suo carattere: un cane da guardia sottomesso e fedele che riesce ad ottenere col minimo sforzo pappa e cuccia per tutta la vita.
    Una parola sul contesto sociale e storico dell'opera: sicuramente rifinito, ben documentato e circostanziato, mi sembra, tuttavia, pervaso da uno spirito poco solidale nei confronti dei lavoratori della classe operaia (la ribellione si punisce con la deportazione e siamo tutti felici), piuttosto ostile nei confronti di altre religioni e molto, ma molto, nazionalista. Insomma, Viva la Gran Bretagna e il perfetto popolo inglese, ma solo se è agiato e, ovviamente, anglicano.

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  • 5

    "Oggi, se mi sento superflua, mi ritiro in solitudine, avvolgendomi nella mia indipendenza come in un mantello e lasciando cadere il mio orgoglio come un velo. Da sposata, non potrei!"

    Shirley (1849) è un romanzo di stampo sociale che venne pubblicato a due anni di distanza da Jane Eyre e che, in parte, dovrebbe aver ispirato Nord e sud (1855) di Elizabeth Gaskell, amica e infine bi ...continue

    Shirley (1849) è un romanzo di stampo sociale che venne pubblicato a due anni di distanza da Jane Eyre e che, in parte, dovrebbe aver ispirato Nord e sud (1855) di Elizabeth Gaskell, amica e infine biografa di Charlotte.

    L’ambientazione è quella dell’Inghilterra settentrionale, nello specifico dello Yorkshire, del 1812. Sullo sfondo delle guerre napoleoniche e dei fermenti sociali derivanti dalla progressiva meccanizzazione del lavoro industriale, si snodano le vicende di ben due eroine femminili: Caroline Helstone e Shirley Kelddar.

    Il lettore può conoscere il carattere schivo e riflessivo di Caroline sin dalle prime pagine: la ragazza, orfana di padre e abbandonata dalla madre, vive con lo zio, il reverendo Mr Helstone, nella parrocchia di Briarfield e ama trascorrere il tempo con i suoi cugini di origine belga, Hortense e Robert Moore. Robert gestisce uno stabilimento tessile, Hollow’s Mill, che purtroppo sta attraversando un momento di forte crisi economica, e sogna di poter riscattare il nome della sua famiglia attraverso il successo negli affari. Il suo rapporto con Caroline non è di facile comprensione: da una parte c’è l’affetto che li lega in quanto cugini, dall’altra si percepisce una fascinazione e un’attrazione reciproca e se Caroline ammette solo a se stessa di amare Robert, Robert non si concede di indugiare sui propri sentimenti prima di un’affermazione professionale.

    In questa situazione di forte dubbio in merito a ciò che le riserva il futuro, Caroline conosce Shirley Keeldar, giovane ereditiera, dal carattere vivace e intraprendente nonché proprietaria dei terreni in cui Robert vive e fa progredire la fabbrica.

    La mia recensione continua qui: https://perseinunbuonlibro.wordpress.com/2016/08/11/ilclassicodelmese-shirley/

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  • 3

    Scritto due anni dopo "Jane Eyre", "Shirley" si differenzia da quest’ultimo per l’ambientazione e per l’intreccio narrativo: Charlotte Bronte ha scelto infatti di ambientare la sua storia nella campag ...continue

    Scritto due anni dopo "Jane Eyre", "Shirley" si differenzia da quest’ultimo per l’ambientazione e per l’intreccio narrativo: Charlotte Bronte ha scelto infatti di ambientare la sua storia nella campagna dello Yorkshire ai tempi delle guerre napoleoniche.
    La trama è presto detta: a causa del conflitto, l’industria e il commercio inglesi sono in seria difficoltà, e il giovane imprenditore Robert G. Moore si ritrova di fronte ad un dilemma: dichiarare il suo amore a Caroline, orfana di buona famiglia, ma povera, o sposare per convenienza l’amica di quest’ultima, Shirley, giovane ereditiera che con le sue proprietà potrebbe risanare i suoi debiti e rilanciarne l'attività? Attorno a questa decisione ruota una costellazione di personaggi, più o meno importanti, che danno vita ad un ritratto corale delle condizioni di vita e dei fermenti sociali dell’epoca.
    Altra differente scelta stilistica della Bronte è quella di rinunciare alla narrazione in prima persona, almeno per la maggior parte del romanzo: scelta che si confà all'esigenza di mettere in risalto tutti gli aspetti del contesto in cui si svolge la storia, ma che, secondo la mia modesta opinione, impoverisce il tutto. Ritengo, infatti, che questo romanzo non sia all'altezza di "Jane Eyre", perché molto più confacente ai dettami della letteratura del tempo, e quindi poco audace e originale, scritto forse per accontentare i gusti del pubblico di allora.
    Va detto che i ritratti dei personaggi sono sempre molto vividi, resi con la solita sagacia, oltre che con molta ironia, specie nel caso di figure maschili; quelle femminili, invece, soprattutto le due protagoniste, le amiche Caroline e Shirley, presentano il consueto spessore e complessità, a cui si sommano modernità di pensiero e voglia di autodeterminazione. Entrambe, seppur in modo diverso, sono figure affascinanti, le cui qualità si compensano a vicenda. Tuttavia, credo che questi elementi non bastino a risollevare una storia piuttosto prevedibile, che a tratti sembra quasi un richiamo ad altri famosi capolavori della letteratura inglese.
    Nel complesso, quindi, il romanzo mi è piaciuto, pur non convincendomi fino in fondo.

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  • 5

    Shirley is the second novel written by Charlotte Brontë, her first one was the most famous Jane Eyre.
    As Charlotte Brontë said at the beginning of the story Shirley is not like Jane Eyre:
    " If you th ...continue

    Shirley is the second novel written by Charlotte Brontë, her first one was the most famous Jane Eyre.
    As Charlotte Brontë said at the beginning of the story Shirley is not like Jane Eyre:
    " If you think, from this prelude, that anything like a romance is preparing for you, reader, you never were more mistaken. Do you anticipate sentiment, and poetry, and reverie? Do you expect passion, and stimulus, and melodrama? Calm your expectations; reduce them to a lowly standard. Something real, cool and solid lies before you; something unromantic as Monday morning. "
    The novel is settled in the Yorkshire, in the early Nineteenth century and it tells about the workers' protests against the industrialization, which brought poverty instead of prosperity.
    One of the main character is Robert Moore, the owner of a mill; his workers are common people penalized by an historic contest that condemns them to poverty as the industrial machines have replaced part of their work.
    Moore is a Belgian gentleman who belongs to a powerful commercial dynasty destroyed by the Napoleonic wars and by the English Government that stooped the exportations with the continent.
    He wishes to rehabilitate his family's name through his textile industry.
    Those who suffer from the results of the war, like Moore, demand peace and they insist on it with the energy of desperation.
    Tradesmen, when they speak against war, always profess to hate it because it is a bloody and barbarous proceeding.
    Reading the novel, we understand that the structural narration supports the industrial class in the person of Robert Moore and only at end of the story, the conflict is solved by Moore's generosity
    Bur it is a clearly reactionary solution.
    And even if Shirley can be considered a social novel, the writer also narrates a love story.
    The first paragraphs are dedicated to the secondary character Caroline Helston.
    She is the child of parents separated soon after her birth, in consequence of disagreement of disposition.
    Caroline has never known her mother, as she was taken from her in infancy, and has not since seen her; her father dies comparatively young. Rumors have reached her ear of what that father's character was: he was not a good man, and that he was never kind to her.
    Her uncle, the rector, had for some years been her sole guardian. He was not, as we are aware, much adapted, either by nature or habits, to have the charge of a young girl.
    He had taken little trouble about her education; probably he would have taken none if she, finding herself neglected, had not grown anxious on her own account, and asked, every now and then, for a little attention, and for the means of acquiring such amount of knowledge as could not be dispensed with. Still, Caroline has a depressing feeling that she is inferior, that her attainments are fewer than are usually possessed by girls of her age and station; and very glad is she to avail herself of the kind offer made by her cousin.
    She dreams to marry him, Robert Moore.
    But sometimes she is afraid to speak to him, lest she should be too frank, lest she should seem forward - for she has more than once regretted bitterly overflowing, superfluous words, and fears she has said more than he expected her to say, and that he would disapprove what he might deem her indiscretion
    She likes him, she would be an excellent wife to him, however she is quiet and timid with him - very docile, but not communicative.
    Caroline Helstone is just eighteen years old, and at eighteen the true narrative of life is yet to be commenced. Before that time we sit
    listening to a tale, a marvelous fiction, delightful sometimes and sad sometimes, almost always unreal. Before that time our world is heroic, its inhabitants half-divine or semi-demon; its scenes are dream- scenes; darker woods and stranger hills, brighter skies, more dangerous waters, sweeter flowers, more tempting fruits, wider plains, drearier deserts, sunnier fields than are found in nature, over- spread our enchanted globe.
    At eighteen, hope smiles on us, and promises happiness tomorrow.
    Love, when he comes wandering like a lost angel to our door, is at once admitted, welcomed, embraced. His quiver is not seen; if his arrows penetrate, their wound is like a thrill of new life. There are no fears of poison.
    In short, at eighteen the school of experience is to be entered, and her humbling, crushing, grinding, but yet purifying and invigorating lessons are yet to be learned.
    And Caroline doesn't know that Robert feels tender sentiments towards her, but he doesn't want to surrender to the flatteries of love. He is too busy with his work.
    Caroline loves without being asked to love - a natural, sometimes an inevitable chance, but big with misery.
    Robert, indeed, has sometimes seemed to be fond of her; but why? Now, what is she to do? To give way to her feelings, or to vanquish them? To pursue him, or to turn upon herself? If she is weak, she will try the first expedient - will lose his esteem and win his aversion; if she has sense, she will be her own governor, and resolve to subdue and bring under guidance the disturbed realm of her emotions. She will determine to look on life steadily, as it is; to begin to learn its severe truths seriously, and to study its knotty problems closely, conscientiously.
    Caroline meditates in her own way on the subject; speculated on his feelings, on his life, on his fears, on his fate; to understand its perplexities, liabilities, duties, exactions.
    Her earnest wish is to see things as they were, and not to be romantic. By dint of effort she contrived to get a glimpse of the light of truth here and there, and hops that scant ray might suffice to guide her.
    "Different, indeed,' she concludes, "is Robert's mental condition to mine: I think only of him; he has no room, no leisure to think of me". The feeling called love is and has been for two years the predominant emotion of her heart: always there, always awake, always astir.
    Then, too, her imagination is full of pictures; images of Moore; scenes where he and she had been together.
    "I have to live, perhaps, till seventy years. As far as I know, I have good health: half a century of existence may lie before me. How am I to occupy it? What am I to do to fill the interval of time which spreads between me and the grave?' She reflects.
    "I shall not be married, it appears, " she continues. "I suppose, as Robert does not care for me, I shall never have a husband to love, nor little children to take care of. Till lately I had reckoned securely on the duties and affections of wife and mother to occupy my existence. I consider, somehow, as a matter of course, that I am growing up to the ordinary destiny, and never troubled myself to seek any other; but now, I perceive plainly, I may have been mistaken. Probably I shall be an old maid. I shall live to see Robert married to someone else, some rich lady: I shall never marry. What was I created for, I wonder? Where is my place in the world?'"
    "Your place is to do good to others, to be helpful whenever help is wanted. " That is right in some measure, and a very convenient doctrine for the people who hold it; but I perceive that certain sets of human beings are very apt to maintain that other sets should give up their lives to them and their service, and then they require them by praise: they call them devoted and virtuous. Is this enough? Is it to live? Does virtue lie in abnegation of self? I do not believe it. Undue humility makes tyranny; weak concession creates selfishness. " She thinks.
    She is now precisely in that state, when, if her constitution has contained the seeds of consumption, decline, or slow fever, those diseases would have been rapidly developed, and would soon have carried her quietly from the world. People never die of love or grief alone; though some die of inherent maladies, which the tortures of those passions prematurely force into destructive action.
    They are brought to a certain point of dilapidation; they are reduced to pallor, debility, and emaciation.
    They live on; and though they cannot regain youth and gaiety, they may regain strength and serenity.
    "Our power of being happy lies a good deal in ourselves, I believe ",remarks Caroline sagely.
    "I would never marry. I should not like to find out that what I loved did not love me, that it was weary of me, and that whatever effort I might make to please would hereafter be worse than useless, since it was inevitably in its nature to change and become indifferent.
    When I feel my company superfluous, I can comfortably fold my independence round me like a mantle, and drop my pride like a veil, and withdraw to solitude. If married, that could not be. "
    When Caroline realizes that her dream are broken, Shirley and her true mother come on the stage.
    Shirley Keeldar is a beautiful girl and a rich heiress.
    She shows she had been sincere in saying she should be glad of Caroline's society.
    The two girls are completely different one from another, like the day and the night.
    As we can see, Caroline is a sweet and shy girl, always held back by the idea that people cannot want her, that she cannot amuse them.
    Shirley is a happy and brilliant girl, who isn't afraid of prejudices.
    Shirley's head runs on other things than money and position. She is glad to be independent as to property: by fits she is even elated at the notion of being lady of the manor. In Caroline, Miss Keeldar has first taken an interest because she is quiet, retiring, looked delicate, and seemed as if she needs someone to take care of her. Her predilection increases greatly when she
    discovers that her own way of thinking and talking is understood and responds to by this new acquaintance.
    Caroline's instinct of taste, too, is like her own: such books as Miss Keeldar has read with the most pleasure, are Miss Helstone's delight also. They can have the comfort of laughing together over works of false sentimentality and pompous pretension.
    The minds of the two girls being toned in harmony, often chime very sweetly together.
    Caroline is a Christian, but she believed, sometimes, that God has turned His face from her. At moments she is a Calvinist, and, sinking into the gulf of religious despair, she saw darkening over her the doom of reprobation.
    "But if you are my mother, the world is all changed to me. Surely I can live - I should like to recover - - "she says to her mother.
    'You must recover. You drew life and strength from my breast. Daughter! we have been long parted: I return now to cherish you again. " said her mother.
    The human heart can suffer. It can hold more tears than the ocean holds waters. We never know how deep - how wide it is, till misery begins to unbind her clouds, and fill it with rushing blackness.
    And at the end of the novel the clouds disappear and the sun shines again in the life of Caroline and Shirley.

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  • 4

    la versione integrale

    Naturalmente la lettura del libro vero e proprio e non di un adattamento per ragazzi, è stata completamente diversa, se non altro per il numero di pagine!
    La prima parte del libro mi è sembrata come u ...continue

    Naturalmente la lettura del libro vero e proprio e non di un adattamento per ragazzi, è stata completamente diversa, se non altro per il numero di pagine!
    La prima parte del libro mi è sembrata come una sorta di introduzione, una presentazione dei molteplici personaggi, delle famiglie, delle loro case e delle loro dinamiche, una rappresentazione fedele dei vari scenari che avremmo incontrato durante la lettura.
    Sicuramente non è stata una parte avvincente, ma credo che l'autrice, che si riconferma nel mio giudizio grandiosa all'ennesima potenza, sia stata in realtà molto abile, perche compiuta questa operazione, poteva sentirsi librera di narrare solo i fatti, gli accadimenti, i dialoghi e l'intreccio delle vicende, certa che non avremmo avuto bisogno, noi lettori, di ulteriori spiegazioni o dettagli.
    Così dall'arrivo della protagonista che da' il titolo al libro, Shirley, tutto cambia e diventa pieno di brio, di colori dalle mille sfumature.
    I due intrecci amorosi raccontati sono stati appassionanti, ognuno a suo modo, non sdolcinati ma assolutamente reali. Le malattie e le convalescenze hanno suscitato pietà, preghiere e profondo desiderio di guarigione. Il contesto storico sociale, con le difficoltà legate al blocco del commercio dovuto alla guerra, la fame e la povertà dei lavoratori costretti alla rivolta dalla disperazione, viene fuori dalla lettura in tutta la sua dura verità.
    Un'opera notevole, molto apprezzata e coinvolgente che manifesta in pieno la magistrale bravura di C. Bronte.

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  • 5

    Che dire di un romanzo così? Se non che è stato concepito da una delle menti più intelligenti, sensibili e appassionate che siano mai esistite sulla faccia della terra?

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  • 4

    Un vero classico

    Quando leggo classici di questa levatura, ammiro inevitabilmente la capacità, di tali autori, di descrivere in maniera così delicata e precisa quello che accade "dentro" i personaggi, oltre che fuori. ...continue

    Quando leggo classici di questa levatura, ammiro inevitabilmente la capacità, di tali autori, di descrivere in maniera così delicata e precisa quello che accade "dentro" i personaggi, oltre che fuori. Come quando osservi un quadro e ti accorgi di piccole pennellate che sembrano quasi frutto di un esercizio artistico fine a se stesso, ma che sono una scelta comunicativa precisa. Ti immergi dentro i personaggi, dentro le atmosfere, dentro le epoche. Ogni tanto, bisogna leggere un classico per ricordarsi che c'è tutto un altro modo di scrivere e di fare letteratura.

    said on 

  • 3

    ""la grandezza delle loro opere per essi era motivo per non fermarsi,ma per andare avanti.non avrebbero potuto trovare maggior motivo di piacere o di soddisfazione che nell'esercizio della propria art ...continue

    ""la grandezza delle loro opere per essi era motivo per non fermarsi,ma per andare avanti.non avrebbero potuto trovare maggior motivo di piacere o di soddisfazione che nell'esercizio della propria arte e nell'infinito riprodursi di verità e bellezza.il successo incita allo sforzo; e l'abitudine facilita il successo (recensione di inizio Ottocento)"
    (...)Charlotte Bronte,col suo splendido talento per la prosa,inciampava e cadeva con quell'arma così grossolana tra le mani. con quella stessa arma George Eliot commise delle atrocità impossibili da descrivere. Jane Austen la guardò,ne rise ed escogitò un linguaggio assolutamente naturale e armonioso,adeguato alle sue necessità e non se ne allontanò mai. Così con minor talento letterario di quanto ne avesse Charlotte Bronte,riuscì a dire infinitamente di più."
    (Una stanza tutta per sè, Virginia Woolf)

    sensazione che come la Woolf ho percepito sempre più forte man mano che si avvicinava l'epilogo. bellissima la parte "sociale",una vera lezione di storia,economia e relazioni tra diversi ceti sociali;molto meno la parte "romantica".

    sempre la Woolf." un libro non è fatto di frasi messe una accanto all'altra,ma di frasi costruite,se un 'immagine può essere utile,ad arcate o cupole"
    nella mia immagine di questo progetto architettonico le cupole e le arcate non sono esenti da crepe.

    said on 

  • 4

    un boccone succulento

    L'ho divorato in due giorni, incollati alle pagine i miei occhi non riuscivano a staccarsi! Anche se immaturo mi è piaciuto moltissimo, fino agli ultimi capitoli non riuscivo proprio a capiere gli int ...continue

    L'ho divorato in due giorni, incollati alle pagine i miei occhi non riuscivano a staccarsi! Anche se immaturo mi è piaciuto moltissimo, fino agli ultimi capitoli non riuscivo proprio a capiere gli intrecci di sentimenti che C. bronte aveva ideato! interessante anche il contesto storico!
    E' stato molto difficile da trovare, e l'edizione non è sicuramente delle più belle (vedi la copertina!) ma ne è valsa davvero la pena!

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