Shosha

Di

Editore: Longanesi (I narratori; 6)

3.9
(335)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 222 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo

Isbn-10: A000015250 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Mario Biondi

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Religione & Spiritualità

Ti piace Shosha?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Ordina per
  • 5

    la malinconia del lettore

    Definire l’indefinibile è impresa ardua, così come il poter spiegare lo straniamento che mi ha lasciato questo romanzo. Mi è piaciuto? Sì. Moltissimo. Ma per quanto da giorni ci pensi, non riesco a in ...continua

    Definire l’indefinibile è impresa ardua, così come il poter spiegare lo straniamento che mi ha lasciato questo romanzo. Mi è piaciuto? Sì. Moltissimo. Ma per quanto da giorni ci pensi, non riesco a individuarne il motivo vero. Certo, è un gran romanzo, che si potrebbe tranquillamente allineare a quelli di classica tradizione: la storia, i personaggi, le descrizioni vivide, le puzze, i colori, i dialoghi, le molte dotte digressioni, sono tutti elementi importanti eppure non essenziali, dato che molti altri romanzi le possiedono senza tuttavia avermi regalato questo stato di attesa felice o infelice, non saprei. Forse, mi ha solo lasciato addosso tanta malinconia. E, a ben pensarci, credo che proprio la malinconia sia la vera protagonista del romanzo.

    Molti ebrei si sono ribellati al nazismo e hanno imbracciato il fucile, tantissimi altri si sono rifugiati per tempo in paesi lontani, fuggendo la minaccia di Hitler. Ma la maggior parte dei personaggi di Singer viene presentata come soggiogata dalla malia del Destino. Una fascinazione dolente e perversa che ha il nome di Rassegnazione; peggio, di attesa della Morte o volontà suicida. “Se sentissi d’aver ancora la forza di ricominciare” dice Celia ad Arele, il protagonista, “non rimarrei qui un giorno di più. Vado avanti solo per forza d’inerzia, o chiamatela come volete. Sono malata. Non voglio andare in terra straniera. Voglio morire a casa mia. Cosa può farmi ancora Hitler? Non ricordo chi abbia detto che un cadavere è onnipotente, non ha paura di nessuno. Non mi suicido perché la morte è troppo importante per assumersela tutta d’un colpo. Coloro che si suicidano vogliono sfuggire alla morte una volta per tutte. Ma coloro che non sono tanto codardi imparano a goderne il gusto.”
    L’attesa, quindi. L’attesa di un destino ineluttabile al quale non si può né si vuole sottrarsi. Anche Haiml, il compagno di Celia, teme di più “la seccatura del viaggio che non la persecuzione dei nazisti.” Persino i gentili (i non ebrei) non sfuggono a questa fascinazione. L’americana Betty, attrice insoddisfatta, non desidera altro che incontrare la Morte. “Sam è morto improvvisamente, di schianto” dice ad Arele. “Ho sofferto molto, ma l’ho invidiato. Per la gente come me la morte è un processo lungo. Cominciamo a morire esattamente quando iniziamo a maturare.”
    E così via, tutti gli altri personaggi, anche la piccola, infantile, dolcissima Shosha, sembrano non anelare ad altro che a varcare l’Ultima Soglia, come se solo la Morte possa dare un senso di compiutezza alla vita. Personaggi, gli ebrei di Singer, che paiono rassegnati da sempre a essere considerati carne da macello.
    Eppure non risultano perdenti, hanno piuttosto una loro dignità che li rende tragici, simili a quelli delle tragedie greche, dove è inutile opporsi al volere degli dei. In questo secondo me sta la loro grandezza e la loro dignitosa malinconia. qui il finale di un film dove ritrovo la stessa atmosfera del libro.

    http://www.youtube.com/watch?v=fcZWZhUozr4

    le ultime domande che si pongono i sopravvissuti tredici anni dopo: “Cosa ne pensi, Tsutsik, esiste da qualche parte una risposta o no?” “No, nessuna risposta” “E allora, che cosa sto aspettando?” mi fanno venire in mente una delle canzoni più belle di tutti i tempi, una canzone che pone domande ma che non trova, non troverà mai risposte.

    http://www.youtube.com/watch?v=vWwgrjjIMXA

    ha scritto il 

  • 4

    “Nessuno sa cosa vuole il cielo . Se Dio avesse voluto che gli ebrei vivessero , non avrebbe creato gli Hitler”

    Aaron (Arele) Greidinger , il giovane figlio di un rabbino , “educato sulla base di tre lingue morte- l'ebraico , l'aramaico e lo yiddish” , lascia la serenità dell'infanzia trascorsa in Via Krochmaln ...continua

    Aaron (Arele) Greidinger , il giovane figlio di un rabbino , “educato sulla base di tre lingue morte- l'ebraico , l'aramaico e lo yiddish” , lascia la serenità dell'infanzia trascorsa in Via Krochmalna per stabilirsi in un'altra zona di Varsavia dove, barcamenandosi alla meglio in un ambiente ben diverso da quello lasciato , inizia a lavorare come correttore di bozze e a frequentare un circolo di scrittori .
    Qui egli conosce persone che si riveleranno molto importanti nella sua vita ritrovandosi inaspettatamente impegnato nella stesura di un dramma teatrale in lingua Yiddish per compiacere i desideri di un'attrice , Betty , che si invaghisce di lui , ma soprattutto di Sam , il di lei ricchissimo ed anziano pigmalione americano .
    E la trama del soggetto , su suggerimento di Betty , lo porta a ritornare sui luoghi dov'era vissuto e dove egli rivede Shosha , compagna inseparabile dei suoi giochi infantili per la quale già allora provava un sentimento profondo totalmente ricambiato , il cui sviluppo fisico e mentale è però rimasto più vicino a quello di una bambina che non di una donna .
    Scritto splendidamente , ambientato nei quartieri ebrei della Varsavia negli anni fra le due guerre mondiali , è un romanzo quasi certamente autobiografico nel quale l'avanzata inarrestabile del nazismo, mai citata direttamente ma percepita continuamente come tragico compimento di un destino inaccettabile , fa da sfondo ad una narrazione ricca di personaggi , di situazioni e di dialoghi vibranti nella quale momenti di grande potenza (molto intense le pagine dell'epilogo dedicate al “ricordo” di un mondo cancellato per sempre ) si alternano ad altri più leggeri e persino divertenti .
    Ma esso è soprattutto un romanzo che parla d'amore inteso in tutte le sue accezioni anche se declinato in maniere diverse .
    Infine una nota di apprezzamento per la splendida fotografia della copertina nella quale il fotografo è riuscito a catturare un'espressione indefinibile sul volto grazioso , e già di per sé particolarissimo , della bambina ritratta che non poteva essere più calzante alla figura di Shosha .

    ha scritto il 

  • 4

    Singer è uno scrittore abilissimo nel rendere vivi i personaggi e un maestro nel costruire dialoghi perfetti.
    Dal punto di vista storico questo romanzo ci dà una testimonianza molto interessante. Rend ...continua

    Singer è uno scrittore abilissimo nel rendere vivi i personaggi e un maestro nel costruire dialoghi perfetti.
    Dal punto di vista storico questo romanzo ci dà una testimonianza molto interessante. Rende quel clima di antisemitismo diffuso, le speranze infrante dei giovani ebrei stalinisti, l'incombere di Hitler, il senso di isolamento mondiale della comunità ebraica (tutte le porte sono chiuse per loro) stretta tra Hitler e Stalin, e l'abbandono di Dio ( se vuole che il suo popolo si moltiplichi perchè Hitler?). Interessante la capacità del giovane scrittore io narrante Aaron di comprendere e anticipare gli eventi.
    Uno dei personaggi, lo scrittore-filosofo Feitelzohn, poco sviluppato in questo romanzo, assomiglia al mago di Lublino. La vicenda ha al centro Aaron e un gruppo di donne: la fidanzata marxista, la cameriera, l'attrice ebrea americana, l' intellettuale e una amica d'infanzia con il cervello e il candore di una bambina (Shosha), tutte quante in qualche modo innamorate di lui, benchè Aaron non sembri particolarmente intraprendente o affascinante. Questo aspetto del romanzo non mi è piaciuto particolarmente. Aaron non ha il fascino del mago di Lublino, in certi momenti sembra in balia dell'ultima donna che incontra. Fatica a dire di no.
    L'ambiente intellettuale dei caffè di Varsavia mi è parso velenoso, cinico, realisticamente descritto e un po' respingente. Anche l'amore per l'amica Shosha è un po' strano in un romanzo realistico come questo. Anche la giustificazione che dà al mondo(è l'unica donna di cui possa fidarmi) è strana. Probabilmente Shosha esprime la nostalgia per un mondo che si è fermato nel tempo o che è stato fermato nel tempo nella sua crescita conservando nella memoria bellezza e candore delle cose incontaminate dell'infanzia.
    Della storia la cosa più interessante non è la vicenda, la trama ma quello che sta tra le righe, i pensieri e le idee dei personaggi, il mondo che si intravede e la chiave di lettura che ne danno Aaron e i vari personaggi. Interessante l'ironia dei dialoghi con la fidanzata stalinista Dora e il suo compagno.
    Una cosa che colpisce nei romanzi di Singer è come spesso i suoi personaggi vengano posti davanti al dilemma se lasciare la Polonia. Ad Aaron viene ripetutamente offerto di poter andare negli USA e lui rifiuta ogni volta per poi accettare alla fine ma portandosi dietro Shosha, la giovane moglie. E' come se Singer rimettesse ogni volta in discussione la sua scelta personale e in qualche modo desiderasse condividere il destino di chi è rimasto o portarsi dietro qualcosa di più di quel mondo. Questo è un'aspetto terribile e una ferita inguaribile della sua vicenda umana resa molto bene nella famiglia Moskat dove tutti i personaggi restano lì a Varsavia con Hitler alle porte. Al lettore immaginare che fine faranno. In Shosha, Aaron si porta dietro l'amica-moglie ma la perde nel viaggio verso gli USA. Chissà che il libro non sia una mano tesa attraverso il passato verso qualcuno lasciato a Varsavia, probabilmente verso tutto un mondo che è stato cancellato lasciando nei sopravvissuti, soprattutto in chi se ne è andato in tempo, un incolmabile senso di colpa.

    ha scritto il 

  • 4

    Shosha è un classico romanzo di formazione (come dicono quelli bravi) in cui si racconta l’educazione sentimentale tutta yiddish di Aaron Greidinger, il figlio del rabbino della via Krochmalna a Varsa ...continua

    Shosha è un classico romanzo di formazione (come dicono quelli bravi) in cui si racconta l’educazione sentimentale tutta yiddish di Aaron Greidinger, il figlio del rabbino della via Krochmalna a Varsavia, che abbandona l'ortodossia chassidim, l’universo della sua infanzia chiuso ermeticamente su ogni lato dall’idea di Dio, per inoltrarsi nel multiforme e contraddittorio mondo delle idee, delle donne, della politica, della letteratura, del teatro, con tutto il vagone di smarrimenti, complessi e sensi di colpa che ne consegue. Dopo un inizio un po' troppo sommario e sbrigativo il ritmo si assesta e il libro prende a scorrere con l'ampia e placida sicurezza dei classici.

    Il nucleo del libro è l’amore “impossibile” di Aaron per Shosha, un tempo compagna di giochi, oggi donna-bambina mai cresciuta per chissà quale strana malattia e rimasta mentalmente all’età di sei anni, una fuga illogica verso un angolo d'innocenza perduto nel microcosmo del ghetto, un fragilissimo guscio d’uovo deposto nella Polonia di fine anni Trenta che attende di essere sbriciolata dagli enormi ingranaggi d’acciaio di Hitler e Stalin. Nel controluce di questo sentimento malinconico Singer fotografa con fatalismo e disincanto l'anima di un mondo sull’orlo del baratro, come un uomo che si guarda allo specchio un attimo prima di diventare un fantasma.

    ha scritto il 

  • 4

    è un amore sgraziato, incomprensibile, ingenuo, mistico quello tra aron e shosha- che pervade tutto il libro, straripa e corre parallelo con l'amore per un mondo ormai scomparso- quello della varsavia ...continua

    è un amore sgraziato, incomprensibile, ingenuo, mistico quello tra aron e shosha- che pervade tutto il libro, straripa e corre parallelo con l'amore per un mondo ormai scomparso- quello della varsavia prebellica, con le sue miserie, le sue contraddizioni, i suoi sfarzi poi spazzati via dall'invasione nazista. è un libro di donne questo romanzo- oltre a shosha ci sono sua madre bashele, dora, betty, celia, tekla: tutte diverse fra loro, tutte inquiete e preda di pulsioni, fermenti, ideali, sconforto. è un romanzo nostalgico, appassionato, un po' sconclusionato eppure pieno di umanità- teso tra ragione, religione, innocenza e paura; forse non il miglior singer, ma l'ho trovato splendido e imperfetto.

    ha scritto il 

  • 4

    l'amore, che tanto sembra essere presente in questo libro, è un amore fuori dagli schemi, un po' malato e sgraziato, forse incomprensibile, estremamente umano nel suo non sembrarlo. Non so, ma a tratt ...continua

    l'amore, che tanto sembra essere presente in questo libro, è un amore fuori dagli schemi, un po' malato e sgraziato, forse incomprensibile, estremamente umano nel suo non sembrarlo. Non so, ma a tratti l'impressione è di una quasi irriverente e sicuramente dolorosa allegoria dell'amore divino nei confronti dell'uomo, un'allegoria bagnata nell'attesa, battezzata in questo modo a non essere mai completa.

    ha scritto il