Siddhartha

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Förlag: Albert Bonniers Förlag

4.0
(23167)

Language: Svenska | Number of Pages: 150 | Format: Others | På andra språk: (andra språk) English , Spanish , Chi traditional , Portuguese , German , French , Italian , Galego , Dutch , Slovenian , Chi simplified , Greek , Catalan , Russian , Danish , Czech , Romanian , Esperanto

Isbn-10: 9100109134 | Isbn-13: 9789100109134 | Publish date: 

Translator: Nils Holmberg

Category: Fiction & Literature , Philosophy , Religion & Spirituality

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Bokbeskrivning

Saknas

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  • 2

    questo romanzo non mi è piaciuto molto: forse perché l' ho letto dopo narciso e boccadoro, forse perché non sono abbastanza informata sulla cultura orientale. sta di fatto che mi è sembrata la ripetiz ...fortsätt

    questo romanzo non mi è piaciuto molto: forse perché l' ho letto dopo narciso e boccadoro, forse perché non sono abbastanza informata sulla cultura orientale. sta di fatto che mi è sembrata la ripetizione della storia di narciso e boccadoro. ora, non so l'ordine in cui l' autore li ha scritti, ma io ne sono stata un po' delusa

    sagt den 

  • 4

    Nella realtà non esiste quella cosa che chiamiamo imparare. C'è soltanto un sapere che è ovunque, che è Atman, che è in me e in te e in ogni essere. E così comincio a credere: questo sapere non ha nessun peggiore nemico che il voler sapere.

    I sassi non se lo chiedono. Non se lo chiedono nemmeno le piante. E neppure gli animali, che per molti versi sono li esseri più vicini a noi in tutto il creato, sembrano domandarsi: Un coniglio non c ...fortsätt

    I sassi non se lo chiedono. Non se lo chiedono nemmeno le piante. E neppure gli animali, che per molti versi sono li esseri più vicini a noi in tutto il creato, sembrano domandarsi: Un coniglio non cerca di avere un opinione di sé, un corvo non si arrovella a capire che cosa lo distingue da una mucca. Ma l'uomo? L'uomo - come ci parla Herman Hesse in Siddhartha -, l'uomo si è sempre interrogato sulla natura infruttuosa del suo essere. E da sempre è angosciato dall'incertezza della riposta.
    Questa domanda penso derivi dal numero di esperienze che caratterizzano il nostro bagaglio culturale. L'uomo, come essere animale, superiore e potente, si guarda attorno, vede il mondo e fa alcune ponderazioni. La prima è che tutto ciò che vede è fuori da lui. Il mondo gli appare come indistinto, lontano a sé, come qualcosa a cui è stato costretto a separare. Infinitamente più grane di lui, si sente fiero, violato, vulnerabile come una piccola onda che, intimorito dalla vastità dell'oceano, sogna soltanto di essere un'onda più grossa, più maestoso per non essere schiacciato dalle altre onde. E in questa percezione di due entità indistinte - l'uomo come essere che vede e sente, e l'uomo come conoscitore di qualcosa a lui sconosciuto - è radicata la perpetua insoddisfazione dell'uomo. La tristezza. La solitudine.
    Il mondo che lo circonda è stato messo assieme in maniera così intelligente e perfetta che non può essere stato lui l'artefice. Ma allora ci è il vero creatore? Ci dunque? E' così che si mette alla ricerca di un Creatore, in cerca di un Dio, anche di qualcosa necessariamente fuori di sé, capace di aver fatto l'intero universo, compreso a se stesso.
    E' così che è stata concepita la storia di Siddharta. E' cosi che, viaggiatrice proveniente da una dimensione anni luce, ho letto la storia che Hesse si portava dentro completamente fuori al mondo di cui il romanzo è una filosofia di vita non fondata da nessuno, se non dallo stesso autore, saggezza sedimentata attraverso un certo numero di esperienze. Tanto meno ho considerato questo piccolo libriccino non tanto quanto una storia, un romanzo, ma uno strumento in cui si cerca la conoscenza di sé; la conoscenza dell' Io.
    In Siddartha l'uomo finisce per restare con una limitata visione di sé, proprio perché tutto ciò che la sua coscienza percepisce è fuori dal suo Io, e perché l'uomo prende per realtà indiscutibile questa distinzione fra sé e ciò che percepisce e conosce. Esattamente come fa il protagonista di questo romanzo, che vede se stesso come qualcosa di lontano e diverso da se. Piccolo grande uomo cresciuto mentre il sole bruniva sulle sue spalle lucenti. Abile nel saper riconoscere, nella profondità del suo essere, l'Atman indistruttibile con tutta la totalità del mondo. Sommerso da un torrente di sogni e incubi, alla ricerca della fonte originaria del proprio Io, di cui è necessario impadronirsene. Tutto il resto è ricerca, errore e deviazione.
    Il in questo romanzo sta nel modo in cui lo si percepisce, e percepirlo, capirlo a fondo è una grande soddisfazione: la soddisfazione di aver saputo leggere l'anima di un essere solo e distinto separato da tutti gli altri. In un mondo variopinto, raro, misterioso, in cui il cielo sembra fluire lentamente contro un fiume; fra enigma e magia, muovendosi agile come una figura impregnata di luce.
    Da quando il seme della scrittura ha affondato le sue radici e ha cominciato a crescere, ho compreso come alcune storie hanno bisogno di parole per essere raccontate. Se adoperate con maestria, ti fanno prigioniero, ti si attorcigliano intorno alle membra come la tela di un ragno e, se trascurate, si ammalano e muoiono ossessionandoci.
    Trovarle nel momento giusto, specie se bisogna parlare di un grande classico della letteratura inglese come quello di Siddharta, è un impresa piuttosto ardua. Osservare lo schermo completante bianco del pc e il cursore di word che continua fastidiosamente a lampeggiare, ti costringe a rimanere soggiogato al punto da non riuscire a creare nemmeno un semplice periodo e, solo alla fine, angustiata e affranta, aspetti in un miracolo. In un illuminazione. In un barlume di speranza che ti desti da questo strano stato comatoso.
    Cancello frasi che non hanno senso se non per me stessa, infastidita e confusa combatto come Don Chisciotte e i suoi temibili mulini a vento. Dov'è finita l'ispirazione? Cosa me ne faccio io delle parole, se in un momento come questo sembrano un dolce scherzo della natura, inventate per fermarmi a creare un discorso logico, quando la voce nella mia testa continua a essere assordante?
    Quella di Siddartha avrebbe dovuto essere una confessione, uno sfogo della mia anima sola e un po' malinconica che, fuggendo in una realtà completamente diversa da quella attuale, avrebbe potuto essere una breve pausa nel tormentare senza posa il mio spirito, effimero stordimento contro l'insoddisfazioni insensate che talvolta ci riserva la vita. Su una sfilza di figure simboliche che fanno parte di un paesaggio a cui si dà una certa importanza, quella di Hesse avrebbe dovuto spiccare maggiormente. Ma descriverne la meravigliosa e poetica essenza sarebbe a dir poco riduttivo. Avrei dovuto oltrepassare i confini di una trama complessa, elevarmi in un cielo pieno di stelle in cui persino le tenebre non riescono ad ammantare ogni cosa, assistere alla scena di un ragazzo in piedi, immobile, col cuore colmo di collera, d'incertezza, di compassione. Diventare vuota, vuota di fame, di pensieri, di vita, di sogni, di gioie e dolori, lasciandomi andare a me stessa per non cogliere più le gioie nascoste nel cuore. Mi sono sentita svuotata, completamente aperta ai miracoli, quando ogni residuo del mio Io fosse superato ed estinto. Entrando in un circolo di trasformazioni che hanno ucciso i miei sensi. Sguscino fuori in mille forme estranee.
    Nonostante abbia una sua struttura, questo romanzo è un contenitore di ricordi e delicate riflessioni. Detriti trascurati dalla memoria e dal tempo, incastonati in sfere di vetro come la neve che, una volta scossi, permettono alla voce narrante di prendere vita.
    Con una serie di ragionamenti che nascono dall'esperienza di se stessi e del mondo, accompagnata dalla voce gracchiante di un guru, sono stata catapultata fuori dal tempo e dallo spazio, con la coscienza di un uomo solo e distrutto che imbocca la strada del pellegrinaggio, Realtà che sta dietro alla coscienza ordinaria. Specchio che riflette un vuoto raccapricciante che fa riscontro dal terribile vuoto dell'anima di chi legge. Abbandonare il passato, avvolto come in un velo, infinitamente lontano, infinitamente superato, infinitamente indifferente, una storia che ho accolto centellinandola in ogni singola parola, tranquilla, aperta, in attesa di una qualche forma di miracolo. Semplicemente ascoltando, affondano la mia vita nel cuore del giovane protagonista, nei suoi affanni, in ogni sua ansia di sapere.

    La maggior parte degli uomini sono come una foglia secca, che si libra e si rigira nell'aria e scende ondeggiando al suolo. Ma altri, pochi, sono come stelle fisse, che vanno per un loro corpo preciso, e non c'è vento che li tocchi, hanno in se stessi la loro legge e il loro cammino.

    sagt den 

  • 5

    Siddharta, giovane indiano, intelligente e con un futuro promettente decide di abbandonare la famiglia per diventare Samana insieme al fedele amico Giovinda; e da qui ha inizio la vicenda che portarà ...fortsätt

    Siddharta, giovane indiano, intelligente e con un futuro promettente decide di abbandonare la famiglia per diventare Samana insieme al fedele amico Giovinda; e da qui ha inizio la vicenda che portarà il protagonista a prendere delle scelte a intraprendere certe strade che lo porteranno a un'intensa riflessione sulla vita e sul suo significato, sulla sua essenza. da uomo saggio, povero e predicatore diventerà ricco e avido, lussurioso e materialista; ma dopo anni di traviamento Siddharta prenderà atto dei suoi errori, dei suoi peccati e rinuncerà a tutto quello che aveva guadagnato tornando a cercare la via originaria, tornando a cercare la perfezione, la dottrina che lo renderà felice, Perfetto. tutto questo percorso di vita permetterà Siddharta di concepire una sua filosofia di vita che lo porterà alla serenità, alla piena conoscenza di se, alla piena consapevolezza di quella che è la vita. Questa la storia di personaggi affascinanti che si muovono nell'India del VI secolo a.C. che restano nella nostra memoria. L'ultimo monologo di Siddharta è geniale e anche attuale, la ricerca di Siddharta non è una ricerca disinteressata e passiva, è un continuo scoprire, cercare, capire se stesso e il mondo nella sua fisicità e nella sua anima perchè entrambe rendono l'uomo un Buddha. le descrizioni dei luoghi, delle persone ma soprattutto dei sentimenti, dei pensieri, delle relazioni dei personaggi sono piacevolissime, a metà fra la prosa e la poesia.

    sagt den 

  • 4

    IL TEMPO

    "Hai appreso anche tu quel segreto del fiume: che il tempo non esiste?". Un chiaro sorriso si diffuse sul volto di Vasudeva. "Si Siddharta" rispose.
    "Ma è questo ciò che tu vuoi dire: che il fiume si ...fortsätt

    "Hai appreso anche tu quel segreto del fiume: che il tempo non esiste?". Un chiaro sorriso si diffuse sul volto di Vasudeva. "Si Siddharta" rispose.
    "Ma è questo ciò che tu vuoi dire: che il fiume si trova dovunque in ogni istante, alle sorgenti e alla foce, alla cascata, al traghetto, alle rapide, nel mare, in montagna, dovunque in ogni istante, e che per lui non vi è che presente, neanche l'ombra del passato, neanche l'ombra dell'avvenire?". "Si, questo" disse Siddharta. "E quando l'ebbi appreso, allora considerai la mia vita, e vidi che è anch'essa un fiume, vidi che soltanto ombre, ma nulla di reale, separano il ragazzo Siddharta dall'uomo Siddharta e dal vecchio Siddharta. Anche le precedenti incarnazioni di Siddharta non furono un passato, e la sua morte e il suo ritorno a Brahma non sono un avvenire.
    Nulla fu, nulla sarà: tutto è. Tutto ha realtà e presenza". Siddharta parlava con entusiasmo; questa rivelazione l'aveva reso profondamente felice. Oh, non era forse il tempo la sostanza di ogni pena, non era forse il tempo la sostanza di ogni tormento e d'ogni paura, e non sarebbe stato superato e soppresso tutto il male, tutto il dolore del mondo, appena si fosse superato il tempo, appena si fosse trovato il modo di annullare il pensiero del tempo?"

    sagt den 

  • 5

    Il viaggio spirituale per eccellenza, attraverso varie dottrine fino alla perdizione del materialismo per poi trarre le conclusioni finali. Un romanzo che conquista perché costringe chi legge a medita ...fortsätt

    Il viaggio spirituale per eccellenza, attraverso varie dottrine fino alla perdizione del materialismo per poi trarre le conclusioni finali. Un romanzo che conquista perché costringe chi legge a meditare, può piacere o non piacere, ma dopo averlo letto si è di sicuro più ricchi dentro.

    sagt den 

  • 5

    Quelli che non hanno capito questo libro sono dei uomini-bambini

    E' un libriccino che si legge velocemente ma che la sua comprensione richiede un secolo. Il Siddartha è forse l'opera più travagliata che Hesse ha scritto nella sua vita. Sognava, in tutta la sua vita ...fortsätt

    E' un libriccino che si legge velocemente ma che la sua comprensione richiede un secolo. Il Siddartha è forse l'opera più travagliata che Hesse ha scritto nella sua vita. Sognava, in tutta la sua vita, che questa fosse tradotta e reperibile anche in India per la pura curiosità di sapere e conoscere le reazioni di quel Paese che le aveva dato tanto. Hesse, più volte ha sottolineato quanto fosse per lui difficile la comprensione della religiosità umana e la sua curiosità lo ha portato a immergersi nel buddismo, nonostante la sua educazione cristiana. L'avvento dello scontro bellico e la sua vita personale lo spinsero però a un certo rifiuto del dogma religioso. Ed è infatti il finale del Siddartha che rende evidente la inutilità dei dogmi ma soprattutto delle parole. La crisi del linguaggio, forse molto simile a quella di Hoffmansthal, ha reso queste ultime pagine un tormento per la maggior parte dei suoi lettori. Capisci il tutto ma non capisci il senso, perché effettivamente non esiste un dettaglio, un principio, una soluziona immutabile della vita. L'uomo che continua a cercare e ricercare è l'uomo che non comprende e che non vive nel suo essere. Lo stesso Hermann, nelle sue lettere, sostiene che il finale di questo romanzo sia un adatto messaggio dell'Europa, dato che l'India e la filosofia dell'individuo che Hermann inconsciamente la definisce "dottrina del Siddartha", contraddicendo quindi la sua teoria sulla morte di tutti i dogmi e ideologie, non sono tanto asiatiche come appaiono e anzi, molto probabilmente sono la liberazione dal suo pensiero indiano. Ed è qui che s'inizia a riconoscere Schopenhauer (uno trai primi che occidentalizzò il pensiero orientale), Nietzche (la sua teoria sulla morte delle ideologie e religioni) e Novalis («Diventare un essere umano è un'arte»). Probabilmente ha ragione Hermann a scrivere nelle sue lettere che in pochi capiscono il finale di Siddartha. Lo capiamo in pochi perché - come l'autore storico - noi siamo per lo più persone in costante ricerca, che non notiamo cosa abbiamo avanti e che siamo incapaci di amare il mondo per l'unità inscindibile che è. Il Siddartha ci riuscì, alla fine della sua vita, dopo aver percorso tutte le strade possibili, essere diventato ricco e aver vissuto nel vizio, aver rinunciato di nuovo a tutto, pure alla vita, ma soprattutto credendo in vano di poter essere il Cristo per suo figlio. Il protagonista - ma sopratutto l'autore storico - si rende conto solo alla fine di tutto ciò che i dogmi sono il vano sforzo dell'uomo per insegnare all'altro, quando in realtà basterebbe solo saper ascoltare.
    E allora sì, si diventa il Siddartha o almeno ci si avvicina a lui.

    sagt den 

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