Sotto il burqa

Avere 11 anni a Kabul

Di

Editore: Fabbri Editori

3.9
(466)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 176 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Spagnolo , Portoghese , Basco , Tedesco , Catalano

Isbn-10: 8845128881 | Isbn-13: 9788845128882 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Tascabile economico , eBook

Genere: Educazione & Insegnamento , Narrativa & Letteratura , Adolescenti

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Descrizione del libro
Fin a qualche tempo fa l'Afghanistan era un paese lontano, devastato da una guerra civile di cui si sapeva poco, pochissimo. Non era un argomento da prima pagina. Poi, l'11 settembre 2001, l'attentato alle Twin Towers di New York. e poi la guerra degli Stati Uniti e dei loro alleati contro il responsabile della strage, Osama bin Laden,nascosto proprio in Afghanistan. In breve tempo parole come burqa, talebani, Kabul sono diventate note a tutti. Questo libro raccontqa alcuni mesi della vita di una ragazzina, Parvana, a Kabul. E' una vita immaginata, ma basata su racconti di vite vere. Noi non sappiamo che cosa sarà dell'Afghanistan. Non sappiamo che cosa succederà a tutte le Parvane che vivono laggiù.Possiamo solo sperare che, come Parvana, guardino sempre avanti. Col chador, o sotto il burqa. Ma avanti.Premio Andersen 2002. Quindicesima edizione.
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  • 4

    Due occhi profondi mi osservavano nascosti da un bellissimo quanto insolito chador verde. Era poco distante da me la donna che lo indossava, il suo viso era giovane, bello, innocente. Mi osservava men ...continua

    Due occhi profondi mi osservavano nascosti da un bellissimo quanto insolito chador verde. Era poco distante da me la donna che lo indossava, il suo viso era giovane, bello, innocente. Mi osservava mentre, con il Kindle in mano, sceglievo la prossima lettura. Il suo sguardo era curioso e sincero; mi fece capire che anche lei amava leggere, e mi chiese tra quali libri fossi indecisa. In un attimo mi avvicinai a lei, sedendo al suo fianco sulla panchina. Non ci scambiammo nessun tipo di contatto, ma una scossa elettrica mi percorse dentro e fu come se tra noi nacque un legame invisibile ma profondo. Come quando ritrovi una persona che pensavi di aver dimenticato e invece scopri come il suo ricordo è ancora vivido. Le sue labbra erano ferme e mute, ma i suoi occhi lasciavano intendere che seguiva con attenzione i miei discorsi sul romanzo che presto avrei letto. Quando mi rispose restai stupita da ciò che mi disse: voleva raccontarmi lei una storia. La sua voce delicata e melodica iniziò a narrarmi di una storia accaduta non molto tempo fa, quando sia io sia lei eravamo poco più che bambine. Era la fine degli anni 90 e l'inizio di un nuovo millennio. In Afghanistan, una benestante famiglia era stata costretta dai bombardamenti incessanti della guerra a trasferirsi di casa in casa, fino a giungere in una stanza diroccata dai muri costruiti con la paura e la forza, che fungeva da abitazione, in una zona centrale di Kabul. La vita cambiò in modo così veloce per tutti che non sembrava possibile. Non esistevano più le scuole, non potevano più uscire di casa le donne se non accompagnate da un uomo di famiglia, con il burqa a coprire ogni centimetro del corpo e del viso. Guadagnarsi da vivere era diventato pressoché impossibile, sopravvivere era diventato il pensiero di ogni giorno.​
    La allora undicenne Parvana sentiva la mancanza del suo lamentarsi dei compiti assegnati a scuola e delle insegnanti severe. Odiava doversi nascondere dallo chador quando accompagnava il padre zoppicante, obbligato a sua volta di portare la barba lunga, al mercato di Kabul; odiava starsene a sedere in un angolo, cercando di passare il più inosservata possibile mentre il padre svolgeva il suo lavoro come traduttore di lettere. Parvana odiava tutto di quella sua nuova vita, odiava che la guerra avesse strappato la vita a suo fratello maggiore, che la guerra aveva tolto una gamba a suo padre, che aveva chiuso lei e le altre donne in casa impedendo loro di uscire e studiare. Odiava anche avere una stanza sola come casa, odiava dover andare a prendere pesanti secchi di acqua per portarli fino al loro appartamento. Ma specialmente Parvana odiava tutte quelle persone che continuavano a bombardare giorno e notte la sua terra, senza pensare a chi si trovava lì, tra quelle mura, su quelle strade, sotto lo stesso cielo.
    Ma le cose erano destinate a cambiare ancora per quella bambina dai lunghi capelli neri, la sua famiglia e per tante altre persone ancora. Quando il padre di Parvana viene trascinato via dalla sua famiglia senza motivo, l'unica persona in grado di aiutarli a sopravvivere è proprio la giovane protagonista di questa storia che, con un paio di forbici e i vestiti del suo defunto fratello, è pronta ad andare a lavorare al mercato, spacciandosi come ragazzo, per leggere e scrivere al posto di suo padre che ancora non è stato rilasciato dalle carceri.
    Grazie alle parole semplici, alla marcatura del carattere, alla descrizione di una vita vissuta giorno per giorno, è stato facile immaginare questa bambina con i capelli lunghi e fini che cadono sul pavimento, i vestiti un po' grandi del fratello su quel corpicino smilzo che può ancora passare per maschio. Con il racconto di questa ragazza riesco ad immaginare la sensazione dell'uscire di casa senza più la paura dell'essere donna ma con la paura di essere scoperti.​
    Ed è tra la polvere rovente di Kabul che mi muovo insieme ai passi del piccolo Malali -metaforico di una ragazza coraggiosa-, e la seguo con gli occhi fragili e bagnati, con sempre una lacrima pronta a cadere, durante il duro lavoro e i pesanti sacrifici. Con gli stessi occhi vedo Parvana incontrare Shauzia, una sua amica trasformatasi in ragazzo del tè per portare anche lei denaro a casa. Assieme all'amica ritrovata, Parvana ritrova il coraggio e la forza di andare avanti e di lottare per Nooria, sua sorella maggiore sempre in conflitto tra di loro, che deve sposare un uomo che non ha mai visto; lottare per Maryam e Ali, i più piccoli della casa; lottare per la mamma che deve sopportare tutto il peso della sofferenza da sola; e per il papà, rinchiuso in orribili carceri senza motivo. Questo è quello che decide di fare Parvana, in un giorno apparentemente uguale ad un altro, per cambiare il tragico percorso delle cose. ​
    Per Parvana questo è solo l'inizio della sua nuova vita da Hossain.​
    Per l'Afghanistan, specialmente per le donne, questa è una denuncia di ciò che furono costrette a sopportare quando il loro paese fu conquistato dal regime talebano.​
    Nella storia di Sotto il burqa, il cuore del lettore si lega a quello della ragazza dai due nomi, unificandolo in sofferenze e gioie. Malgrado si tratti di una storia ideata con la fantasia, si basa su racconti di vite vere di ogni Parvana e Shauzia dell’Afghanistan, e come tali hanno bisogno di essere rese note al mondo, hanno bisogno di urlare l’atrocità che ancora c’è nel mondo e hanno bisogno che qualcuno le ascolti.​

    “-Sono capace di leggere quella lettera come il papà- sussurrò Parvana tra le pieghe del chador.
    Non osò pronunciare quelle parole ad alta voce. L’uomo seduto accanto a suo padre non voleva certo sentirla parlare. E così nessun altro al mercato di Kabul. In realtà non avrebbe neppure dovuto essere lì. I talebani avevano ordinato a tutte le donne e le ragazze di restare chiuse in casa.”

    Valutazione: 4+

    ha scritto il 

  • 3

    solo tre stelline perchè un vero finale non c'è, altrimenti gliene spetterebbero di più... in poche pagine riesce a farti capire bene cos'è l'Afghanistan dei talebani, e l'autrice scrive in modo molto ...continua

    solo tre stelline perchè un vero finale non c'è, altrimenti gliene spetterebbero di più... in poche pagine riesce a farti capire bene cos'è l'Afghanistan dei talebani, e l'autrice scrive in modo molto comprensibile e scorrevole, nonostante i numerosi termini in lingua araba. E' un libro per ragazzi, ma va benissimo anche per chi ragazzo non lo è più...

    ha scritto il 

  • 4

    Il titolo del romanzo anticipa già l'argomento principale del racconto, cioè la difficile vita delle donne sotto un velo che le copre completamente. Il diritto di pensiero e di parola oggi sembra un ...continua

    Il titolo del romanzo anticipa già l'argomento principale del racconto, cioè la difficile vita delle donne sotto un velo che le copre completamente. Il diritto di pensiero e di parola oggi sembra un diritto acquisito, ma purtroppo ascoltando i tg e leggendo libri come questo, ci si accorge che così non è e le donne orientali sono costrette ad una prigionia continua sotto un velo.
    Mi hanno colpita la forza e il coraggio di Parvanadi non arrendersi e non abbattersi di fronte alla sua tragica situazione , situazione che 'l'accomuna a tutte le altre donne afghane. Davvero toccante.

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro pieno di significato

    Ho letto questo libro ormai 3 anni fa, avevo più o meno 12 anni, e sinceramente è stato uno dei libri più belli che abbia letto in quell'età. E' un libro semplice, senza paroloni o altre cose che potr ...continua

    Ho letto questo libro ormai 3 anni fa, avevo più o meno 12 anni, e sinceramente è stato uno dei libri più belli che abbia letto in quell'età. E' un libro semplice, senza paroloni o altre cose che potrebbero distaccarsi dal tema principale del libro che parla della libertà delle donne nei paesi dove la figura femminile non viene ritenuta uguale a quella maschile. La protagonista è una bambina che mano a mano cresce sempre di più, proprio grazie alla situazione in cui è costretta a vivere.
    In questo periodo il mondo è intriso di guerre che non finiscono più e molte volte ci scordiamo che sono in atto anche delle guerre "psicologiche" create da UMANI nei confronti di UMANI e questo libro ne parla.
    Il libro mi è piaciuto sopratutto perchè spiega le cose esattamente come vanno nella realtà e non si tira indietro nel dire in che razza di mondo viviamo. E' consigliato a ragazzi giovani, ma io lo consiglio vivamente anche a chi vuole approfondire questo argomento leggendo qualcosa dal punto di vista di una ragazzina.
    p.s: comprerei il libro anche solo dalla copertina bellissima :')

    ha scritto il 

  • 4

    LIbro semplice ed efficace

    E' un testo semplice e adatto anche a dei ragazzi, le tematiche della guerra, della povertà, della discriminazione sono affrontate in modo non banale ma nemmeno troppo eccessivo. Un ottimo libro per a ...continua

    E' un testo semplice e adatto anche a dei ragazzi, le tematiche della guerra, della povertà, della discriminazione sono affrontate in modo non banale ma nemmeno troppo eccessivo. Un ottimo libro per avvicinare un giovane lettore alla storia afghana. Peccato che il libro non ha una vera e propria fine e che sia necessario, probabilmente, acquistare il seguito per avere un finale vero e proprio.

    ha scritto il 

  • 4

    Si parla poco di Afghanistan, di questi tempi; l'ISIS ha cancellato i talebani dalla nostra occidentale memoria. Dunque perché non leggere ora dell'avventura di Parvana, e ricordarci della vastità del ...continua

    Si parla poco di Afghanistan, di questi tempi; l'ISIS ha cancellato i talebani dalla nostra occidentale memoria. Dunque perché non leggere ora dell'avventura di Parvana, e ricordarci della vastità del mondo, e dei troppi conflitti dimenticati?

    Il papà di Parvana viene arrestato dai talebani a Kabul, lasciando la moglie e la figlia più grande costrette in casa senza il permesso di uscire in assenza di un uomo. Parvana è abbastanza giovane da assumere le sembianze di un ragazzo e così di avventurarsi all'esterno, per guadagnare quello che basta a sfamare la sua famiglia. Di certo Kabul non è un luogo sicuro, e così grazie alle prossime nozze della sorella maggiore Nooria quest'ultima insieme alla madre e al piccolo Ali si trasferisce in un'altra città, separandosi da Parvana.
    Ha inizio qui il capitolo successivo, "Il viaggio di Parvana"; letto da solo rimangono molti gli interrogativi di questo romanzo, perciò aspetto per un giudizio globale di aver letto il secondo ed il terzo volume.

    ha scritto il 

  • 4

    devo ringraziare Jay per la bella lettura, toccante e incredibile nella sua inimmaginabile, per noi, condizione delle donne nella cultura araba più integralista

    ha scritto il 

  • 4

    Sono i secondi anni Novanta e i talebani sono al potere in Afghanistan. Kabul è devastata dalle bombe e disseminata di mine antiuomo. Le donne non possono lavorare e nemmeno studiare, sono costrette a ...continua

    Sono i secondi anni Novanta e i talebani sono al potere in Afghanistan. Kabul è devastata dalle bombe e disseminata di mine antiuomo. Le donne non possono lavorare e nemmeno studiare, sono costrette a indossare il burqa e non possono uscire senza essere scortate da un uomo.
    Parvana ha undici anni e vive a Kabul, nei secondi anni Novanta. Lei sa leggere e scrivere e ogni giorno va al mercato con suo padre, che legge e scrive lettere per chi non sa farlo. È quando suo padre viene arrestato per aver studiato in Inghilterra molti anni prima che Parvana si ritrova un peso enorme sulle spalle: guadagnare abbastanza per sfamare sua madre, le sue sorelle, suo fratello e sé stessa. Si trasforma in un ragazzo e ogni mattina va al mercato a leggere e scrivere lettere per i suoi clienti, ritorna a casa per il pranzo e poi torna al mercato per lavorare di pomeriggio, quando il coprifuoco si avvicina raccoglie le sue cose e rincasa, poi esce per prendere l’acqua al pozzo e la porta nella stanza spoglia in cui vive tutta la famiglia. Tutti i giorni ripete le stesse cose e presto iniziano a mancarle le noiose giornate trascorse a scuola a studiare, ma incontra Shauzia una sua vecchia compagna travestita da ragazzo che vende il tè al mercato.
    I giorni trascorsi con lei a lavorare sono un po’ più leggeri, ma più il tempo passa e più i problemi aumentano, fin quando Parvana non sa più dove si trovino sua madre e tutti i suoi fratelli.

    “Sotto il burqa” mi ha sorpresa perché mi aspettavo un libro completamente diverso. In poche pagine Deborah Ellis è riuscita a raccontare una storia ricca di tantissimi particolari.
    Il modo in cui vivono le donne, e gli afghani in generale, è così diverso da come viviamo noi che non l’avevo mai immaginato così prima di leggere il libro. Il passaggio che mi ha segnata di più è il dilemma su cosa sia giusto e cosa no tra lasciare l’Afghanistan perché si ha il diritto di vivere liberamente o restare perché si ha il dovere di provare a cambiare il proprio paese. Ci vuole tanto coraggio per entrambe le scelte, forse più per rimanere, ma non ce n’è una giusta e una sbagliata. Con questa lettura ho capito cosa voglia dire non avere la libertà di stampa e di parola. Inoltre sapevo che una grande parte della popolazione afghana fosse analfabeta, ma non avrei mai immaginato che persino i soldati talebani non sapessero leggere e scrivere. Con la stessa sorpresa di Parvana ho scoperto che anche i soldati talebani hanno dei sentimenti e ho smesso di identificarli solamente come sono visti dall’Occidente: fondamentalisti islamici che opprimono la popolazione afghana e che hanno nascosto per anni Osama Bin Laden. Questo è vero, ma è quello che fanno, non quello che provano nel farlo.
    “Sotto il burqa” tratta dei temi molto complessi con una scrittura semplice da comprendere e molto scorrevole ed è per questo che lo consiglio alle ragazze di tutte le età che vivono nei paesi in cui si sa poco e niente della realtà dell’Afghanistan e anche a tutte le Parvana del mondo.

    ha scritto il 

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