Storie di ordinaria follia

Erezioni Eiaculazioni Esibizioni

Di

Editore: Feltrinelli (Universale economica, 816)

3.9
(6858)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 342 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo , Portoghese , Ceco , Greco

Isbn-10: 8807808161 | Isbn-13: 9788807808166 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Pier Francesco Paolini

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri , Tascabile economico , eBook

Genere: Biografia , Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
"Rispetto alla tradizione letteraria americana si sente che Bukowski realizza uno scarto, ed è uno scarto significativo", ha scritto Beniamino Placido su "la Repubblica", aggiungendo: "in questa scrittura molto 'letteraria', ripetitiva, sostanzialmente prevedibile, Bukowski fa irruzione con una cosa nuova. La cosa nuova è lui stesso, Charles Bukowski. Lui che ha cinquant'anni (al tempo in cui scrive questi racconti, attorno al '70), le tasche vuote, lo stomaco devastato, il sesso perennemente in furore; lui che soffre di emorragie e di insonnia; lui che ama il vecchio Hemingway; lui che passa le giornate cercando di racimolare qualche vincita alle corse dei cavalli... Edizione speciale per i cinquant'anni della casa editrice.
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  • 4

    Al liceo avevo un compagno di classe, che veniva a scuola due volte no e una sì, e quando veniva, sempre rigorosamente con la sua felpa gialla e i pantaloni del pigiama sotto i jeans, affrontava le le ...continua

    Al liceo avevo un compagno di classe, che veniva a scuola due volte no e una sì, e quando veniva, sempre rigorosamente con la sua felpa gialla e i pantaloni del pigiama sotto i jeans, affrontava le lezioni con menefreghismo. Aveva pochi amici e si prendeva gioco di tutti gli altri.
    Inutile dire che era un musicista e che aveva già alle spalle dei problemi che i professori definivano "di sfondo sociale"...
    Io lo consideravo il più intelligente della classe, e sicuramente quello più sensibile. Senza contare il fatto che era per me un buon amico.
    Rileggere Bukowski mi ha fatto ripensare a lui. La sua rabbia quasi silenziosa e il suo cinismo, che non sfociano mai in rassegnazione, il suo sarcasmo, le sue storie quasi psichedeliche...tutto mi riportava alla mente il suo modo di parlare e ragionare.

    Soprattutto in alcuni passi, come questo:

    Tutti abbiamo udito la donnetta che dice: "Oh, è terribile quello che fanno questi giovani a se stessi, secondo me la droga è una cosa tremenda." Poi tu la guardi, la donna che parla in questo modo: è senza occhi, senza denti, senza cervello, senz'anima, senza culo, né bocca, né calore umano, né spirito, niente, solo un bastone, e ti chiedi come avran fatto a ridurla in questo stato i tè con i pasticcini e la chiesa.

    Ammetto che questo libro a tratti mi ha annoiata, forse perché non riuscivo a cogliere qualcosa dietro al "marciume" di tanto alcol e sesso descritto. Ma in molti tratti, soprattutto per il pensiero al mio compagno di classe, mi ha trasmesso tanta tenerezza.

    ha scritto il 

  • 2

    Di sicuro non è facile scegliere con quale approccio affrontare la traduzione di un libro che al suo interno ha termini in slang ammmericano. Ma fatico comunque a capire la scelta fatta in questi racc ...continua

    Di sicuro non è facile scegliere con quale approccio affrontare la traduzione di un libro che al suo interno ha termini in slang ammmericano. Ma fatico comunque a capire la scelta fatta in questi racconti. Una traduzione quasi dialettale, ci mancava quasi qualche "ah bella!" Le storie ne risultano a volte ridicole e poco credibili.
    Peccato, avrebbe meritato di più.

    ha scritto il 

  • 4

    Dal forte taglio autobiografico o forse no, quella che si delinea in questo racconto/romanzo, che forse racconto o romanzo non è, è la narrazione di un'inquietudine e di un estremo desiderio di afferm ...continua

    Dal forte taglio autobiografico o forse no, quella che si delinea in questo racconto/romanzo, che forse racconto o romanzo non è, è la narrazione di un'inquietudine e di un estremo desiderio di affermazione. Di sé, dei propri modi di vivere senza preoccupazioni, di fare le cose con estrema leggerezza e con la profondità di un vero artista. La scrittura segue il profondo movimento interiore dell'autore/protagonista: a volte accelera, a volte rallenta, in alcuni casi regala favole di altri, che potrebbero essere favole dello stesso protagonista; la mancanza di punteggiatura o la mancata applicazione di alcune regole grammaticali, come l'utilizzo delle maiuscole, lì dove compaiono, avvolgono il lettore in un reale passaggio guidato all'interno della vita dell'artista, e danno la sensazione tangibile di essere spettatori a guardare ciò che capita. Ancora meglio, mettono il lettore nella posizione di ascoltatore di una storia che sta venendo appena raccontata dall'interlocutore-autore. L'evoluzione della storia è quasi inesistente, il tempo non assume connotati chiari e lineari: tutti gli eventi potrebbero accadere nello stesso momento, non c'è sequenzialità, né causa-effetto, a riprova del forte desiderio di affermazione dell'estro dell'autore nella figura del protagonista, che vuole vivere nella maniera più elementare possibile, anticonvenzionale. Quest'ultima, che assume la forma della satira o della critica velata se non crudamente palesata, nella sua estremizzazione è estremamente semplice. I richiami alla politica, ai costumi in cambiamento con l'arrivo della televisione, alle possibilità e alle condizioni lavorative, alle differenze sociali lo rendono uno spaccato prezioso di un'epoca, che si ripropone anche nel terzo millennio, seppure in maniere differenti. Selvaggiamente sentimentale, per certi versi atroce, certamente eccessivo, con quest'opera Buk rende a tutti noi la possibilità di essere nudi e crudi, veri e tutti uguali di fronte alle sovrastrutture culturali che ci allontanano dal seguire le nostre primarie necessità e ci farebbero essere estremi, dannati, ma forse più felici. Un'esperienza multisensoriale della vita.

    ha scritto il 

  • 3

    I racconti di questa raccolta, va detto, sono un po' monotoni. Per fortuna, piú si va vanti, più la monotonia dei temi è compensata da una serie di riflessioni, spunti e massime sulla vita che, finalm ...continua

    I racconti di questa raccolta, va detto, sono un po' monotoni. Per fortuna, piú si va vanti, più la monotonia dei temi è compensata da una serie di riflessioni, spunti e massime sulla vita che, finalmente, danno un senso al tutto.

    ha scritto il 

  • 5

    a volte persino commovente

    Sono racconti che ho tentato di leggere molti , ma molti, anni fa. mi hanno fatto schifo e non sono riuscito a finirli. Adesso li ho trovati quasi tutti magnifici, forse bisogna dare un limite anagraf ...continua

    Sono racconti che ho tentato di leggere molti , ma molti, anni fa. mi hanno fatto schifo e non sono riuscito a finirli. Adesso li ho trovati quasi tutti magnifici, forse bisogna dare un limite anagrafico ai lettori maschi. Chi lo sa cosa ne pensa l'altra parte del cielo e in generale gli astemi..

    ha scritto il 

  • 5

    "Signori, arriva il momento, nella vita di ogni uomo, in cui questi deve scegliere fra resistere o scappare. Io scelgo di resistere."

    Bukowski non è per tutti. O si ama o si odia.
    Ci sono pochi autori ...continua

    "Signori, arriva il momento, nella vita di ogni uomo, in cui questi deve scegliere fra resistere o scappare. Io scelgo di resistere."

    Bukowski non è per tutti. O si ama o si odia.
    Ci sono pochi autori che riescono a farmi smettere di pensare e al tempo stesso riflettere fino allo strenuo come fa lui.
    Quando si vuole staccare dalla facciata di questo mondo, leggere la provocazione e l'imperfezione assoluta di Bukowski è l'ideale.

    "Mi veniva da piangere, ma non ci riuscivo. provavo solo un'amara stanchezza, una nausea triste: quando ti senti giù, che più a terra non potresti. mi capite cosa intendo. ognuno di voi l'avrà provata, qualche volta. a me capita spesso di provarla, troppo spesso."

    "È una sera come tante. la gente viene da me, parlano, mi ragguagliano: i futuri rabbini, i rivoluzionari con i loro fucili, l'FBI, le puttane, le poetesse, i giovani poeti californiani, un professore dell'università di Berkley, un altro che abita a Riverside, tre o quattro ragazzi della strada, barboni e vagabondi con i libri di Bukowski accatastati nel cervello... dapprincipio pensavo che questa banda di intrusi assassinasse i miei momenti più belli e preziosi. invece ho avuto fortuna. fortuna sì. perchè ognuno di loro, uomo o danna, mi ha portato qualcosa e mi ha lasciato qualcosa, e non devo più sentirmi come Jeffers dietro un muro di pietra. eppoi ho avuto fortuna anche in un altro modo, perchè quel po' di fama di cui godo è nascosta e tranquilla e non sarò mai un altro Henry Miller, con gente accampata nel giardino di casa mia. gli dèi sono stati buoni con me, mi hanno tenuto in vita, sono ancora vivo e vegeto, posso prendere appunti, osservare, percepire la bontà della buona gente, sentire il miracolo che sale su su pel mio braccio come un topo pazzo. una tale vita, donata a me all'età di 48 anni, anche se domani chissà, è il più dolce dei sogni."

    "Quando il mondo ammetterà che TUTTE le parti rientrano nel quadro d'insieme, si potrà cominciare a sperare. qualsiasi cosa l'uomo vede è vera. non è mica stata portata lì da qualche forza estranea: era lì prima che lui nascesse. non biasimatelo per il fatto che egli stesso la vede, e non date a lui la colpa se diventa matto solo perchè maestri e sacerdoti non furono abbastanza saggi da insegnargli che l'esplorazione della realtà non ha mai termine, e che siamo degli stronzi a limitarci all'abbiccì del mondo."

    “Il padre di Paul, Harvey, mi stava guardando. Gli lessi negli occhi che, a questo punto, non mi reputava più un grande scrittore, dopotutto. Forse, anzi, un pessimo scrittore.
    Bah, nessuno può restare nascosto per sempre.”

    ha scritto il 

  • 5

    O con amore o niente

    Quando ho deciso di aprire questo libro, l'ho fatto con un po' di scetticismo. "Ma sì, sarà il solito autore americano sopravvalutato. Uno che fa il gradasso scrivendo storie di sesso e di sbronze". E ...continua

    Quando ho deciso di aprire questo libro, l'ho fatto con un po' di scetticismo. "Ma sì, sarà il solito autore americano sopravvalutato. Uno che fa il gradasso scrivendo storie di sesso e di sbronze". Eppure, mi sbagliavo. Quello che troviamo tra le pagine dei 62 racconti è più dell’"ordinaria follia". È il malessere autobiografico di uno scrittore, di un giornalista a tempo perso, che cerca di arrivare a fine mese e sbarcare il lunario con i mestieri più umili. Nelle pagine di Bukowski, quello che incontriamo non è solo il lavoratore precario e occasionale che si trasforma in ubriacone non appena riscuote la paga, non ci sono solo prostitute, amori facili, ubriacature a poco prezzo e scommesse alle corse dei cavalli (una vera e propria passione a cui non è possibile resistere, l'ennesima droga con cui l'autore cerca di ovattare i colpi della dura realtà quotidiana). C'è tutto il dolore della precarietà, dell'insoddisfazione perenne, del rifiuto degli schemi e degli standard imposti dalla società a cui il ribelle cerca di non piegarsi ma a cui è costretto a sottostare, se vuole rimanere in vita. Non ci sono alternative. La città - Los Angeles, in questo caso - tanto amata e odiata non fa sconti, non concede pietà. E poi le donne. Descritte come oggetti, come semplici "macchine da fottere". Ma l’apparenza del più becero maschilismo lascia trapelare un raggio di poesia. Perché è questo che è, in fondo, il mal di vivere. I bassifondi. Il degrado. La povertà. Le sbornie. Strumenti per trovare un senso in una vita che sembra non avere indirizzo né direzione. Strappare un piccolo, insulso, attimo di bellezza che per una volta valga la pena vivere.

    ha scritto il 

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